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Il primo













1 giorno: Sabato 29 Luglio 2000







10 passi: Tonale, Mortirolo, Stelvio, Resia, Rombo, Giovo, Pennes, Costalunga, Fedaia, Cereda







100 paesi: in Val di Sole, Val Camonica, Valtellina, Val Venosta, Austria, Valle Isarco, Val di Fassa, Agordo, Val Sugana







1000 Curve: se volete, contatele!










Ore 8.20: Si parte ! - Finalmente il grande momento e' arrivato, l'appuntamento con Renato (Il Professore) e' a Dimaro (Val di Sole) alle 8.00, la giornata promette bene: il cielo e' sereno con qualche nuvola, ma niente di preoccupante. Arrivo con un po’ di anticipo e mi metto a ripassare il percorso ma ben presto arriva Renato con una puntualita' impressionante, nonostante arrivi da 200 Km di distanza. Il tempo di scambiarci un paio di battute sulla temperatura (8-9 gradi, sembra di essere in inverno!), scattare un paio di foto segnaletiche e via che si parte verso il Tonale.

Dopo il primo tratto di strada tranquilla, a Vermiglio affrontiamo la bella serie di curve in mezzo al bosco e cominciamo a far lavorare le gomme che, vista la temperatura, fanno fatica a scaldarsi. Ogni tanto la vista si apre sulle montagne del gruppo della Presanella e non posso fare a meno di ricordare i tempi delle mie scorrerie in mezzo a quei monti... ma non c'e' tempo per nostalgie alpinistiche, oggi la giornata e' dedicata a macinare piu' strada possibile col mio VFR, per cui aprire il gas e via in piega!

Ore 8.45: il Tonale - Ci fermiamo giusto i 5 minuti necessari a scattare le fotografie di rito, non mancano i commenti sulla temperatura semi-polare (qui siamo a 1883 mt!), poi rimontiamo in sella al destriero e scendiamo verso la Val Camonica e, speriamo, temperature piu' umane. Il programma del viaggio a questo punto prevede la traversata del Gavia ma, appena arriviamo al bivio, un'amara sorpresa: un cartello rosso annuncia che il passo e' chiuso! Che si fa? Coma mai e' chiuso? I temporali sono passati, non e' che magari e' un cartello vecchio? Boh, proviamo ad andare a vedere!

Niente da fare, a Pezzo le transenne bloccano la strada ed un motociclista solitario che aveva comunque provato a 'forzare il blocco' conferma che non si puo' proseguire a causa di una frana. Vabbe', pazienza, abbiamo gia' pronto il percorso di riserva per cui giriamo le moto e puntiamo decisi verso il Passo del Mortirolo.

A Ponte di Legno sosta benzina, poi proseguiamo lungo la noiosa statale della Val Camonica fino a Monno, dove prendiamo la deviazione per il passo. La strada e' abbastanza buona fino a quando non ci lasciamo alle spalle l'ultimo abitato, poi diventa stretta e rovinata, c'e' poco da fare gli smanettoni, bisogna solo pensare a stare attenti alle macchine che scendono (molto poche) ed a godersi il panorama di boschi e pratoni verdi.

Ore 9.50: il Mortirolo - Dopo aver scavalcato il crinale che separa la Val Camonica alla Valtellina, la strada scende decisa con una serie di stretti tornanti in mezzo ai boschi, fino a quando imbocchiamo la deviazione per Grosio. Percorriamo un lungo falsopiano con un ampio panorama sulla Valtellina, poi in prossimita' del fondovalle la strada, sempre stretta e piuttosto rovinata, si fa piu' ripida e ricomincia la serie di tornanti.

A Grosio imbocchiamo la vecchia statale fino a Sondalo, dove entriamo nella nuova superstrada piena di lunghe gallerie fino a Bormio; da qui in avanti ricomincia il divertimento: la strada che sale verso lo Stelvio e' piena di curve e tornanti, ed il VFR puo' esprimersi al meglio delle sue (notevoli) qualita' di ciclistica e potenza. Su questa strada ci sono gia' stato molte volte, ma e' la prima volta che la faccio col VFR, ed e' tutta un’altra cosa! In particolare il lungo falsopiano che precede l’ultima serie di tornanti, prima del passo, mi regala una forte dose di adrenalina: in questo tratto la visibilita' e' molto ampia e, visto che non ci sono macchine, apro deciso la manetta e via veloce ! WWWOOOOWWW! Una vera libidine!

Ore 10.55: Lo Stelvio - Man mano che saliamo verso lo Stelvio il tempo, che fino a Bormio si era mantenuto sereno, si rannuvola sempre di piu', quando arriviamo al passo il cielo e' completamente coperto e, naturalmente, fa un freddo cane! Ci fermiamo a riposarci un attimo ma dopo pochi minuti comincia a nevicare (come nevicare? ma se siamo a Luglio! Si', pero' siamo sullo Stelvio! 2700 metri!), per cui in sella alla moto e ripartire in fretta!

La strada che scende verso Spondigna e' piu' stretta e trafficata di quella in salita, oltretutto ci sono un mucchio di lavori in corso per cui bisogna fare molta attenzione e proseguire con cautela. Per fortuna il tempo migliora e dopo aver superato i 47 (quarantasette!) tornanti, sbuchiamo in Val Venosta accolti da un sole stupendo. Seconda sosta benzina a Spondigna, poi imbocchiamo la trafficata statale verso Malles. Il tratto di strada che porta verso il passo Resia e', dal punto di vista del paesaggio, il piu' bello di tutto il percorso: enormi prati verdi interrotti qua e la' da coltivazioni di mele, la bellissima cittadina di Malles, i larghissimi tornanti in mezzo ad un prato enorme, i castelli, le valli laterali e la suggestione del campanile semi-sommerso dal lago di Resia. Una vista indimenticabile!

Ore 12 (circa): il Resia e l’Austria - Dopo il lago, arriviamo al passo Resia, il valico e' talmente ampio che Renato, passato in testa, non si accorge nemmeno della sua esistenza e tira dritto senza fermarsi (per cui, niente foto ufficiale! ;o) ). In Austria il tempo ricomincia a guastarsi, cominciano ad arrivare i primi scrosci di pioggia ma proseguiamo imperterriti senza fermarci ad indossare l’attrezzatura antipioggia (altrimenti che Duri & Puri saremmo?). Fortunatamente la strada, dopo una prima breve serie di curve, e' molto ampia e dritta, il traffico e' scarso e possiamo viaggiare ad andatura piuttosto sostenuta.

A Landeck imbocchiamo la superstrada (o autostrada? boh!) fino a Ebene, dove prendiamo la deviazione per la Otztal; il tempo e' sempre brutto, ogni tanto qualche fastidiosa spruzzatina, ma verso Sud si intravede un accenno di miglioramento. Speriamo bene! Piu' o meno a meta' valle, dopo quasi due ore di guida ininterrotta, il mio fondoschiena comincia a dare segni di insofferenza, per cui a Solden ci fermiamo un attimo a riposare.

Che dire dell’Austria? E’ la prima volta che ci vengo e devo dire che sono rimasto veramente colpito, qui tutto da' un’impressione di ordine e pulizia: le strade larghe, lisce, pulite e con pochissime curve, il traffico molto disciplinato, i prati ben curati, le case che sembrano appena verniciate... insomma, una noia mortale! Qausi quasi mi addormentavo!

Per fortuna, dopo Solden la strada si inerpica su per le Otztaleralpen (vi dice niente ‘sto nome? E’ dove hanno trovato Otzli, l’uomo preistorico sepolto nel ghiacciaio del Similaun) e ricominciano le curve, inoltre il tempo sembra in netto miglioramento, per cui ci si puo' sfogare un po’ sfruttando l’abbondante dose di cavalli del VFR.

Ore 14.30: il Rombo - Dopo una bella serie di tornanti ed una piccola sorpresina (la strada per il passo e' a pagamento! 9.000 Lire!!! Ufffff!!!!) arriviamo al Passo del Rombo; qui il panorama e' veramente spettacolare: verso Nord, in Austria, una cornice di montagne dalle pareti ripide e rocciose, verso Sud la vista scorre lungo tutta la Val Passiria e oltre, in lontananza verso le Dolomiti, il tutto incorniciato da un cielo che alterna piccoli squarci di azzurro in mezzo ai banchi di nuvole bianche e grigie.

La strada in discesa verso S.Leonardo e' un po’ stretta, ogni tanto ci si diverte percorrendo qualche tratto di curve, per il resto proseguiamo tranquilli godendoci il panorama. A Moso terza sosta benzina, durante la quale fa la sua ricomparsa la pioggia: sta diventando una fastidiosa costante del viaggio, ogni tanto fa capolino, poi subito dopo smette, sembra che ci stia rincorrendo aspettando il momento giusto per darci una lavata come si deve! Infatti, poco dopo aver preso la strada verso il Passo di Monte Giovo, ricomincia a piovere e siamo costretti a fermarci ad indossare le tute antipioggia; anche se il cielo e' per meta' sereno, un enorme nuvolone di fronte a noi ci fa temere che questa volta stia facendo sul serio...ma no, sta solo giocando, poco dopo smette di piovere ed esce nuovamente il sole. Comunque, la strada e' molto bagnata e, anche se le curve ed il panorama sono molto belli, anche questa volta bisogna viaggiare con cautela, anche perche' ogni tanto la pioggia torna a farci compagnia per brevi tratti.

Ore 16.10: il Giovo - Breve sosta per scattare un paio di fotografie e riprendiamo la strada in discesa verso Vipiteno; poco dopo il passo, in corrispondenza di un tornante il panorama si apre e... WWWOOOOWWWW! Uno spettacolare arcobaleno incornicia la valle, da un crinale all'altro, roba da restare senza fiato! Si impone un'altra sosta per le foto durante la quale, visto che ormai e' uscito un bel sole caldo, ne approfittiamo per toglierci le tute antipioggia.

A Vipiteno, prendiamo al deviazione per il passo di Pennes, la strada e' piena di curve veloci e divertenti, anche se ogni tanto l'asfalto e' ancora bagnato. Durante la salita, mi viene un flash-back che mi riporta indietro di 15 anni: il panorama si apre sulla Valle Isarco, riconosco una collina coperta di boschi e dopo un po’ eccola li', la polveriera di Vipiteno, dove ho buttato via un paio di settimane durante il servizio militare a far la guardia a dei capannoni semivuoti, cercando disperatamente di far passare il tempo il piu' in fretta possibile...bah, lasciamo perdere!

Ore 17.05: il Pennes - In cima al passo brilla un bel sole e ci fermiamo un po’ piu' del solito, Renato sgranocchia qualcosa mentre io cerco disperatamente di trovare un posticino appartato dove poter scaricare un po’ di fluidi organici, ma niente da fare ; da una parte del passo il pendio e' troppo ripido, dall'altra un po’ meno ma i prati sono pieni di gente e non c'e' manco un albero per potersi appartare. 'Renato! Diamoci una mossa, va', che e' tardi!' (bugiardo! In realta' la mia unica preoccupazione era quella di trovare un boschetto di fianco alla strada...).

La strada che percorre l'ampio fondo della Val Sarentina e' dritta e veloce, il panorama di boschi, prati e case ricorda molto quello dell'Austria, molto curato, ma almeno qui ogni tanto si incontra qualche vecchia malga di legno grigio, qualche prato con l'erba alta, insomma, un paesaggio un po’ piu' 'vissuto'. Mano a mano che ci avviciniamo alla parte bassa della valle, le montagne si fanno piu' vicine e scoscese, fino all'ultimo tratto prima di Bolzano dove una serie di gallerie attraversa un vero e proprio dirupo di pareti a strapiombo; sulla sinistra, in cima a dei roccioni isolati, incrociamo una serie di poderosi castelli che fanno guardia all'ingresso della valle.

Traversiamo velocemente Bolzano ed imbocchiamo la Val d'Ega, anche qui la strada sembra appesa alle pareti di roccia color mattone che caratterizzano la parte iniziale della valle; dopo poche centinaia di metri il fondovalle si apre, la strada si allarga e l'andatura si fa piu' veloce fino a quando le prime curve annunciano l'inizio della salita verso il prossimo passo.
Ore 18.40: il Costalunga - Mentre percorriamo le bellissime curve che precedono il Costalunga, raggiungiamo un gruppetto di 3 enduristi che viaggiano a velocita' sostenuta e facciamo un po’ di fatica a scrollarceli di dosso, a conferma del fatto che in fondo le prestazioni della moto non sono determinanti, quello che conta e' il manico che le guida!

Al passo c'e' il sole, anche se le condizioni del cielo continuano ad essere precarie, con grosse nuvole bianche che si scuriscono man mano che lo sguardo si allontana verso l'orizzonte. Infatti, mentre scendiamo verso la Val di Fassa i tratti soleggiati diventano sempre piu' rari, mi sa che fra poco dovremo tirare fuori un'altra volta la tuta antipioggia! Mentre ci districhiamo in mezzo al traffico del fondovalle, diretti verso Canazei, mi trovo invischiato nella manovra azzardata di un sardomobilista che per poco non provoca un disastro: nella corsia opposta un pick-up con rimorchio prende una curva un po’ troppo veloce, le ruote del rimorchio pestano contro il marciapiede e tutto l'insieme comincia a sbandare paurosamente...meno male che il fesso alla guida riesce a riprendere il controllo della situazione altrimenti, visto il traffico intenso, mi sa che avrebbe combinato un bel macello!

Ore 19.15: il Fedaia - La salita verso il passo di Fedaia e' dominata dagli imponenti contrafforti della Mardolada e dal suo incombente ghiacciaio; in cima al passo il freddo e' piuttosto pungente, d'altra parte e' tutto il giorno che, nonostante sia la fine di Luglio, il caldo non si e' certo fatto sentire, anzi! Oltretutto, cominciano a calare le prime ombre della sera, anche se le cime delle montagne sono ancora illuminate dal sole.

Lungo la discesa verso Caprile comincio a sentire la stanchezza, sono piu' di 11 ore che siamo in giro e comincia a mancare la concentrazione necessaria a godere fino in fondo del percorso. Per cui non chiedetemi niente sul questo tratto di strada: mi piazzo dietro a Renato e lo seguo docilmente, anche perche' non conosco la strada e non ho voglia di fermarmi a studiare cartine! D'altra parte, non si puo' sempre correre, qualche volta bisogna pure rilassarsi e sfruttare le doti 'tourer' del VFR: posizione di guida comoda ed elasticita' del V4.

Ore 20.15: il Cereda - Ad Agordo, giriamo a destra verso il Passo di Cereda, ormai e' quasi buio e sono decisamente stanco, i polsi indolenziti, i muscoli delle braccia e delle spalle cominciano ad irrigidirsi, per cui al Passo di Cereda ci concediamo una sosta piu' lunga del solito per riposarci un attimo.

Ma non dura molto, dopo poco tempo che ci siamo fermati, cominciano a scendere dei bei goccioloni, per cui portiamo le moto al ripario e ricominciamo il rito della vestizione con l'attrezzatura antipioggia.

Percorriamo la discesa verso Fiera di Primiero che e' ormai buio, il tempo stavolta sembra che non ci lasci scampo, cade una pioggia insistente e sopra di noi una coltre di spesse nubi nere copre completamente il cielo.

Ore 21.11: il Primo Duri & Puri? Fatto! - Arriviamo a Primolano che e' buio pesto, il tempo e' infame, siamo stanchi morti e dobbiamo fare ancora un bel po’ di chilometri prima di arrivare a casa: Renato deve andare a Treviso, mentre io devo tornare in Val di Sole, dove ho piazzato la tendina (va bene tutto, ma farsi un giro come questo partendo direttamente da Milano...).

Quello messo peggio e' sicuramente Renato, lui deve fare meno strada di me, ma dalla parte dove deve andare lui il cielo non lascia presagire nulla di buono, mentre dalla mia si intravede qualche squarcio nelle nubi. Infatti, il giorno dopo verremo a sapere che si e' dovuto sorbire un temporale micidiale, con grandine, lampi e forte vento, mentre io sono persino riuscito a fare l'ultimo tratto di strada, prima della Val di Sole, senza tuta antipioggia.

Il bilancio della giornata? Be', e' stata faticosa, molto faticosa ma e' stata una gran bella esperienza, abbiamo visto posti magnifici, percorso strade di tutti i tipi e ci siamo divertiti un sacco guidando le nostre fantastiche VFR per tutto il giorno. A conti fatti, una esperienza indimenticabile, da ripetere sicuramente, un grosso grazie a Renato, ideatore e sostenitore del progetto, ed arrivederci al prossimo anno, sempre in sella al VFR, la moto piu' bella del mondo!



STATISTICHE DI VIAGGIO

Da A Dist. In Km Ora Partenza Ora Arrivo Ore Tot. Media Km/h
Dimaro Passo d.Tonale 28 8.20 8.45 0.25 67
Passo d.Tonale Passo d. Mortirolo 51 8.50 9.50 1.00 51
Passo d. Mortirolo Bormio 30 9.58 10.31 0.33 55
Bormio Passo Stelvio 30 10.35 10.56 0.21 86
Passo Stelvio Spondigna 26 11.10 11.44 0.34 46
Spondigna Solden 143 11.53 13.35 1.42 84
Solden Passo del Rombo 30 13.55 14.32 0.37 49
Passo del Rombo Moso in Passiria 23 14.42 15.10 0.28 49
Moso in Passiria Passo Monte Giovo 27 15.33 16.10 0.37 44
Passo Monte Giovo Passo Pennes 35 16.15 17.05 0.50 42
Passo Pennes Passo di Costalunga 82 17.20 18.40 1.20 62
Passo di Costalunga Passo Fedaia 33 18.45 19.15 0.30 66
Passo Fedaia Passo di Cereda 65 19.23 20.15 0.52 75
Passo di Cereda Primolano 46 20.30 21.11 0.41 67
Totale 649,00 10.30 62