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- Piero Fortuna
2000 - Monte AMIATA e dintorni
Di Andrea "Andreifus" Coppola
Sono le 10.30 di domenica 4 giugno 2000. Il mio cellulare sta squillando: è Maurizio "Ghibli" che chiama dalle “Rughe” sulla S.S. Cassia Bis - il famigerato posto dove gli incalliti VFRristi romani si incontrano per dare inizio alle scorribande extra-urbane domenicali.Non mi pare particolarmente gaio (come invece capita ogni volta che ci riuniamo per simili motivi); minaccia vendette e ripercussioni contro i membri "romani" desaparecidos, ma poi mi dice: "Carmelo “Melobiker” è con noi e si sta caffeinizzando, appena riusciamo a staccarlo dalla tazzina, partiamo".
Io e la mia paziente meta’ attendo nei pressi di Viterbo (il nostro rendez-vous è sulla S.S. Cassia, prima dell'allaccio per la superstrada Viterbo_Orte) : Ok, sono le 10.40 e, tempo 30 minuti, saranno al punto di raccolta (il secondo, per loro!).
Dopo poco sono lì, a scrutare la strada, odo il rumore caratteristico della VFR e vedo dei minacciosi fari accesi in avvicinamento: Melobiker in versione muletto, e Maurizio & Signora in versione, invece, ufficiale VFR It@lia Club.
Carmelo l’ eroe di Spello , nonostante la stanchezza, è "della partita" e la cosa ci fa molto piacere.
Si parte in direzione Montefiascone e qui verso il Lago di Bolsena nel meraviglioso toboga di curve e mezzi tornanti con fondo stradale rifatto di recente e dal grip eccellente.
Seguitando lungo la strada per Siena; il percorso ormai lo conosciamo, è quello della volta scorsa, dello Spellentreffen : le curve si susseguono una dietro l'altra che è un piacere (le macchine pure) e quindi ci impegniamo blandamente, in una serie di "sorpassi & rientri" senza mai rischiare più di tanto.
Ghibli ci dà dentro per collaudare la nuova Dunlop D207 posteriore, Carmelo pure (infatti lo perdiamo), io un po' meno e seguo (il gruppo che non c'è più...). Ritroviamo il muletto ed il suo valente cavaliere ad un benzinaio (l'unico aperto nel giro di 30 Km), tappa necessaria per abbeverare le nostre assetate cavalcature (la mia Y2K un po' meno...).
Il caldo aumenta quando decidiamo di ripartire in direzione Acquapendente paese dei “Pugnaloni”, ed il ritmo ricomincia a farsi serrato : Maurizio "Ghibli" ci da ancora più dentro e, mentre il generoso pneumatico posteriore sembra convincersi che l'andatura è quella che fa per lui (angolo di piega compreso), è la gomma davanti che manifesta qualche perplessità al riguardo: sono dietro a lui quando: curva, controcurva, S stretta, tornantino a sx in salita, si allarga, saltella, sbacchetta e...fiuuuu!
Maurizio si ferma appena in tempo sul ciglio della strada, per il piacere di Daniela, la sua compagna... (nessuno saprà mai cosa gli ha detto negli istanti immediatamente successivi alla fermata "forzata"...)
Tutto OK, un' occhiata veloce al posteriore, sospensioni, la gomma anteriore ormai è arrivata: si riparte!
La strada pero' non ci è amica, perché la graniglia e la condensa delle emissioni di zolfo (il Monte Amiata e’ pieno di soffioni boraciferi “imbrigliati”) sparsa in prossimità delle curve aiuta il prode motociclista a perdere qualche chilo in portentose sudate: il sottoscritto, poco dopo, si trova davanti, a pochi metri ed in curva (quasi un tornante) ormai in piega, una bella macchina che, uscita da una laterale, vuole immettersi proprio sulla mia traiettoria...
Per fortuna che il malcapitato (è proprio il termine giusto) sardomobilista, fa appena in tempo ad immaginare l'effetto del logo stampigliato sul suo cofano: DUNLOP SPORTMAX II etc, e impronta una rapida retromarcia... scampato pericolo ! (la seconda volta).
La mia consorte Giuly in questa circostanza si fa sentire, ma la censura mi impone di stendere un velo sul cosa mi ha sussurrato all'orecchio...
Abbadia S. Salvatore è il paese che saluta i prodi in parata, prima dell'attacco alla vetta.
Si sale e si piega, bene ma con la pendenza sale anche la temperatura del liquido di raffreddamento della mia Y2K (109 oC); la temperatura esterna, invece, diminuisce sensibilmente (22°C) attraversando il fitto bosco di castagni.
Siamo a pochi chilometri dalla vetta quando... incrociamo una VFR 50o che sta scendendo, ma... è la new-entry Pino “Pinowsky” proprio lui che, solo poche ore prima, era stato accusato di averci dato una clamorosa BUCA!
Invece, il prode cavaliere era già arrivato prima di noi (per un disguido del reparto comunicazioni), e stava mestamente tornando a Roma, meditando (anche lui) tremende vendette da porre in essere nei nostri confronti!
BENE, lo accogliamo calorosamente (il mondo è pieno di VFRristi, e sono tutti veramente simpatici), e di li a poco ci infiliamo - è proprio il caso di dirlo - in uno degli scenari più disgustosi che ci sia mai capitato di vedere : giunti alla fine della strada (vetta del Monte Amiata) milioni forse miliardi di mosche, moschini, zanzare e simili volano nell'aria in quello che potrebbe essere il paradiso dell’ entomologo, tanto che è difficile parlare senza "imboccarne" qualcuno!
Essendo ormai orario del giusto pasto, nonostante la comprensibile delusione di Carmelo che pregustava pantagrueliche pietanze, a tradimento sfoderiamo le nostre vettovaglie da campo che poi, tra un morso e l'altro, verranno ulteriormente farcite con della saporita fauna volante locale...
Un'oretta passata a parlare insieme, durante la fase digestiva, conferma a tutti, ancora una volta, che la compagnia VFRristica è estremamente gradevole, le zavorre chiacchierano piacevolmente, tutti gli altri "seguono a ruota"!
Finalmente, dopo un necessario caffè, decidiamo di ripartire anche perche’ sta calando un nebbione poco rassicurante e, fatti i piani cartina alla mano, ci dirigiamo a valle verso S. Fiora, prima tappa del cammino di rientro.
Beh, a mio parere, quella del rientro è stata la parte più divertente di tutta la giornata: le strade abbastanza larghe e l'asfalto, salvo qualche raro caso a ridosso del Monte Amiata, sempre in condizioni discrete, hanno consentito di piegare in sicurezza a tutti i partecipanti.
Elmo, Sorano e poi Pitigliano dove, tra gli sguardi poco rassicuranti di due vigili in motorino, che non smettevano di girarci intorno come avvoltoi (le VFR hanno il loro fascino, forse...), parcheggiamo in curva all'entrata del pittoresco borgo le nostre amate.
Il posto è splendido e merita una diversione culturale seppur breve.
Io e Carmelo ci addentriamo nel centro storico (per un immancabile caffè nella piazza centrale) ed al nostro rientro, dopo pochi minuti, troviamo solo le moto, abbandonate dal resto della comitiva che, guidata dalla zavorrina Giuliana, è andata all'attacco di qualche monumento di interesse storico-artistico (e come ti sbagli?).
Fortunatamente il gruppo si ricongiunge al tavolo di un bar, dove passiamo qualche altro momento tutti insieme tra commenti motociclistico-culturali.
La temperatura esterna, salita nel corso della giornata, inizia lentamente a diminuire, per cui decidiamo di ripartire per l'ultima tappa del percorso: Valentano – (via Piansanese) - Tuscania - Vetralla (dove Andrea "Andreifus", che sta scrivendo, si stacca dal gruppo, direzione S. Martino al Cimino) - Roma.
La strada è invitante e contornata da un bel panorama verde che non abbiamo il tempo di ammmirare, le curve ci offrono la possibilità di macinare ben bene le spalle dei nostri pneumatici e sentire ululare il V4 nei sorpassi dei sardomobilisti in rientro (Sana libidine motociclistica!).
L'ultimo saluto prima del rientro, con la promessa di vederci nuovamente, lo scambiamo all'incrocio con la via Cassia, prima dell'entrata a Cura di Vetralla; da li a Roma ci sono ancora circa 75 chilometri di strada statale che ognuno di noi, ne sono certo, ha percorso con la mente ancora sulle strade battute insieme, durante questa bellissima giornata che abbiamo saputo vivere e condividere con la medesima, sana, passione motociclistica...

