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2000 - TRENTINO : tra MONTE BONDONE e la VAL SUGANA



18 Giugno 2000

Ok, eccomi di nuovo qui a raccontarvi di un’altra giornata passata in sella al VFR, gironzolando di qua e di la’ per le italiche terre, con lo scopo di curare la malattia (si chiama ‘sindrome cronica di dipendenza da curve’) che mi ha colpito poco tempo dopo l’acquisto della mitica cavalcatura.

Questa volta, abbiamo organizzato con gli amici del VFR It@lia Club un giretto dalle parti di Trento, tra il Monte Bondone e la Val Sugana, passando per Folgaria, Passo Vezzena ed Asiago; siamo riusciti a formare un piccolo gruppetto di gente proveniente da varie regioni : Liguria (Hermann), Lombardia (io e Giangi) e Veneto (Renato e Carla). In più c’è la Wild-Card Eamonn, un mio collega di Londra con il suo Suzuki Bandit 600 (noooo, non e’ venuto da Londra apposta, è già qui per lavoro da un paio di mesi! ;o) ).

La partenza è fissata abbastanza presto, visto che il percorso di avvicinamento da Milano ai luoghi oggetto della scorreria e’ abbastanza lungo, per cui alle 8 di mattina il vicinato viene risvegliato al dolce suono dei 4 cilindri a V e via che si parte; lettura tachimetro : 31.162 (però, 4.000 km in un mese e mezzo, niente male!).

Il primo appuntamento è con Eamonn davanti all’ufficio, dopodichè prendiamo l’autostrada Milano-Venezia fino all’area di Servizio di Dalmine, dove incontriamo Giangi e la sua VFR verde : ci scambiamo dei saluti, plachiamo la sete di carburante delle belve e proseguiamo lungo l’autostrada verso Brescia, in mezzo al traffico intenso dei vacanzieri domenicali in sardomobile.

Viaggiamo tranquilli ad andatura turistica (140 km/h) cercando di districarci nel traffico, come sempre conviene stare sulla corsia di destra, e lasciare i forzati delle quattro ruote a litigare sulle altre due corsie.

A Brescia Est usciamo finalmente dall’autostrada (a proposito, uno degli effetti collaterali della malattia di cui sopra si chiama ‘forte intolleranza ai percorsi autostradali’) e seguiamo le indicazioni per Salò e Madonna di Campiglio, il traffico è sempre intenso ma la strada è dritta e veloce, almeno fino a quando non raggiunge i contrafforti delle montagne, dove diventa una normale e noiosa strada di fondovalle.

L’andatura è resa difficoltosa dalle code che si formano in corrispondenza dei paesi e bisogna stare attenti alle ‘alzate di genio’ dei sardomobilisti (tipo improvvisi cambi di direzione, immissioni a rischio, frenate brusche e immotivate, ecc..).

Nei pressi di Salò prendiamo la deviazione per la Val Sabbia, sempre accompagnati dal traffico intenso e dal bel panorama di montagne e boschi; da queste parti la presenza dei motociclisti si fa sentire, cominciano anche a spuntare dei nuovi esemplari di "mototuristi" in sella agli scooteroni : evidentemente, dopo aver conquistato le aree cittadine, cominciano ad apprezzare la libertà di movimenti delle due ruote anche in occasione delle gite fuori porta, chissà se questo nuovo modo di viaggiare li spingerà a comprarsi una moto seria !

Dopo il lago D’Idro (sosta nicotinica), entriamo in Trentino percorrendo il bellissimo fondovalle delle Valli Giudicarie, ampi prati in basso e boschi e montagne verso l’alto; il traffico diminuisce e il ritmo si fa più veloce, attraversiamo Tione di Trento ed in poco tempo arriviamo a Ponte Arche in perfetto orario (11.00) per l’appuntamento con Renato ed Hermann.

Il tempo di fare le presentazioni e scattare un po’ di foto poi si riparte verso Sarche, dove prendiamo la strada verso il Monte Bondone e finalmente la smania piegaiola trova libero sfogo : il traffico svanisce completamente e ci possiamo scatenare su di una bella strada larga e pulita, caratterizzata da curve molto ampie e dai stupendi panorami circostanti.

In cima al monte facciamo una sosta per ammirare il panorama circostante, Eamonn è letteralmente estasiato : lui di solito usa la moto in quel di Londra e dintorni, per cui non è abituato alla bellezza dei panorami e delle strade percorse finora, sta scoprendo un nuovo modo di andare in moto (dice che le curve fatte oggi non le fa neanche in un anno in UK) ed è contento come una pasqua.

Durante la pausa, mi esibisco in una scena fantozziana : cerchiamo di verificare come mai sulla moto di Eamonn non funziona la luce degli stop, mi chino ad osservare l’interruttore del freno posteriore ma sulla Bandit è posizionato in una posizione infelice, cerco di guardare meglio e….AAAARRRRRGGGGHHHHHH !!!!!! una craniata micidiale sulla marmitta bollente con annessa ustione di primo grado !!! ……… Meglio che lascio perdere le velleità da meccanico !

Ripartiamo per la discesa verso il fondovalle, passando per Garniga e Cimone lungo una strada in mezzo al bosco, bisogna stare attenti perché l’asfalto è sporco di ghiaia e foglie e la carreggiata è molto stretta (credo che due sardo facciano fatica a passare).

A Nomi , breve adunata consiliare : è decisamente ora di pranzo ma qui fa molto caldo, per cui riprendiamo la marcia dirigendoci verso Folgaria, dove sicuramente farà più fresco.

Anche la strada per Folgaria è divertente, anche se un po’ trafficata, tante curve, prima larghe, poi sempre più strette, fino a diventare quasi dei tornanti, le generose prestazioni del V4 regalano forti scariche di adrenalina, anche se un paio di ‘scodate’ mi ricordano che, a causa delle gomme consumate, non posso esagerare con la manetta.

Ben presto arriviamo in paese e ci fermiamo un’oretta per rifocillarci, poi ripartiamo di nuovo verso il Passo di Vezzena, lungo quello che probabilmente è il ‘pezzo forte’ della gita di oggi : il percorso che si snoda attraverso i bellissimi boschi del Trentino fitti di altissimi pini ed abeti, e la strada larga e generosamente farcita di ampie curve realizzano alla perfezione il concetto di Sport-Touring insito nel VFR, che permette di godere sia della guida rilassata in estasiata ammirazione del panorama, che della libido causata dalle generose prestazioni del motore e della ciclistica in occasione dei tratti più ‘guidati’.

Purtroppo, uno spiacevole incontro guasta parte del viaggio : subito dopo il Passo incrociamo una pattuglia di carabinieri impegnata nei rilevamenti, dall’altra parte della strada due moto parcheggiate ed un gruppo di centauri dall’aria triste e nel fossato di fianco alla strada si intravede una moto sportiva seminascosta nell’erba…..è facile lasciarsi prendere la mano da questi percorsi, bisogna sempre tener presente che l’insidia è sempre dietro l’angolo !

Dopo Vezzena, scendiamo verso Asiago lungo una strada in leggera discesa che costeggia il Torrente Assa con ampie curve veloci, il traffico aumenta ed ogni tanto la nostra carovana di VFR viene rallentata da qualche colonna di sardomobili in coda dietro ai camper.

Raggiunto Asiago, proseguiamo per Gallio, Foza, Enego ed i numerosi tornanti che ci fanno scendere in Val Sugana, dove ci fermiamo in corrispondenza dell’incrocio con la superstrada proveniente da Bassano.

Qui salutiamo Renato e Carla che prendono la direzione di Bassano, mentre il resto della colonna si dirige verso Trento.

Dopo un’oretta di noiosa superstrada, poco prima di Trento facciamo il punto della situazione, Hermann deve andare a S.Michele all’Adige, dove ha lasciato la sua zav…ehm, moglie, mentre io, Giangi e Eamonn, che dobbiamo tornare a Milano, abbiamo due alternative : o 250 km di autostrada (orrore !) oppure rientro attraversando il Passo del Tonale e la Valcamonica.

Da parte mia non ho alcun dubbio, ma sono un po’ preoccupato per Eamonn, che non è abituato a questi ‘tour de force’ e non vorrei che il suo entusiasmo da curve si trasformi in nausea!

Per quanto riguarda Giangi, bè, mi basta dargli un’occhiata ed ho già capito che anche lui, come me, non ha la minima intenzione di rientrare in autostrada.

Comunque, messo al corrente di tutti i dettagli, anche Eamonn non ci mette molto a decidere (evidentemente anche lui comincia a soffrire della stessa mia malattia…) e riprendiamo allegramente la marcia verso nord ed il Tonale, abbandonando l’autostrada e le sue code di sardomibilisti al loro destino.

A S.Michele, teoricamente, dovremmo lasciare anche Hermann, ma evidentemente non è ancora sazio (oramai me ne sono accorto da tempo, anche lui è malato grave!) e, dopo un breve saluto a sua moglie, decide di accompagnarci ancora per un po’ lungo la strada che risale la Val di Non, in mezzo alle sterminate piantagioni di mele che rendono famosa questa valle.

Poco prima di Cles il richiamo della famiglia e del GP di F1 (traditore !) hanno la meglio, per cui salutiamo anche il simpatico Hermann con la promessa di andare presto a trovarlo in Liguria.

Adesso che stiamo per entrare in Val di Sole, spero che mi perdonerete una piccola digressione : sono molto legato a questa valle, che ho scoperto la prima volta più di 10 anni fa, grazie alla mia ex-moglie (i suoi genitori sono originari di Pellizzano) e da allora me ne sono innamorato, l’ho percorsa in lungo ed in largo a piedi, in bicicletta, con gli sci, a cavallo, in moto, ogni volta che ci torno (le mie figlie passano qui la maggior parte delle ferie estive) resto sempre incantato dalla bellezza dei boschi, dei laghi, delle valli laterali, delle montagne, dei sentieri e dei ghiacciai…..basta! non vado oltre, altrimenti cominciate a pensare che sono stato pagato dalla pro-loco.

Dunque, tornando ala descrizione del viaggio, la nostra colonna, ormai composta da 2 VFR (io e Giangi) ed un Suzuki Bandit (Eamonn), entra in Val di Sole e subito si trova ad affrontare una bellissima ed entusiasmante stretta sequenza di curve che però dura poco, dopo 4-5 km la strada si raddrizza e proseguiamo veloci in mezzo al bel panorama fatto di boschi e piante di mele.

A Pellizzano i miei amici motociclisti sono così gentili da permettermi una sosta per salutare le mie due piccole pesti, mentre loro ne approfittano per riposare un po’ : sono le 7 e mezza di sera, è tutto il giorno che siamo in giro e la strada da fare per rientrare a casa è ancora lunga….per cui, bando ai sentimentalismi, si riparte, le curve del Tonale aspettano !

Via veloci fino a Vermiglio, e poi ricominciano le danze, da qui al Tonale è tutta una curva, la strada è larga, pulita e l’asfalto offre un buon grip, mi diverto come un pazzo, conosco a memoria questa strada e, stranamente, non mi sento neanche troppo stanco, solo il polso destro è un po’ indolenzito ma per il resto è tutto a posto.

In cima al Tonale fa un freddo cane (qui siamo a 1700 mt. !) per cui non ci penso neanche a fare la solita sosta sotto il monumento ai caduti, via che si tira dritto fino a Ponte di Legno, poi per Edolo e la Val Camonica.

Ormai siamo in piena fase di rientro, lungo la valle la strada veloce ed il traffico che si fa sempre più intenso tolgono ogni attrattiva al viaggio e la VFR viene sfruttata a dovere solo in occasione dei sorpassi e di qualche breve tratto curvilineo sgombro dal traffico.

Proseguiamo fino a Lovere, dove ci fermiamo per una veloce "pizza gigante" in riva al lago, e poi lungo la superstrada fino a Bergamo per poi prendere l’autostrada per Milano.

In autostrada, naturalmente, il traffico è molto intenso, quasi bloccato, e facciamo fatica a districarci in mezzo al lungo serpentone di sardomobli tanto che ad un certo punto perdo di vista Giangi, sgusciato via in mezzo al traffico mentre io cercavo di trovare un buco per passare tra un torpedone ed una station-wagon.

Dopo un po’ anche Eamonn schizza via come un fulmine (evidentemente il traffico autostradale gli ha fatto sentire aria di casa…) e mentre arranco tra le sardo per stargli dietro, con la coda dell’occhio scorgo Giangi che sta uscendo al casello di Agrate….un vero peccato non esserci potuti salutare come si deve, vedremo di rimediare la prossima volta.

A Milano saluto anche Eamonn, che, nonostante la stanchezza, è molto soddisfatto della giornata, tanto che si è messo in testa una lista di cose da fare per poter ‘vivere’ meglio la moto : cambiare le gomme (sarà perché in Inghilterra c’è sempre un tempaccio, ma il suo battistrada sembra quello di un trattore !), installare un cupolino, borsa serbatoio, ecc…….

Allo scoccare della mezzanotte anche il mio VFR entra in garage per il meritato riposo, il tachimetro è a quota 31.909 : la ‘gitarella’ è durata 16 ore per un totale di 747 chilometri, passati in compagnia dei miei simpatici amici e del mio grande VFR, la moto più bella del mondo !

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