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- jurghen
2002 - Viaggio di nozze – Una scelta particolare di Vladimiro "Conte Vlad" Gessi
Prefazione:
Scriverò questo report in stile discorsivo, perché al settore vfr in rosa, visto l’argomento trattato, così piacerebbe (e perché non trovo più tutti i fogliettini del report che avevo fatto giorno per giorno). Il viaggio è stato deciso momento per momento, senza tappe obbligate, a seconda di dove ci portava il cuore, la fantasia, le montagne, il fresco e, soprattutto, il VFR.
Abbiamo deciso di sposarci in febbraio dopo aver convissuto per un paio di anni e abbiamo desiso di farlo in montagna, a inizio Luglio, a Courmayeur, in una chiesetta piccina piccina picciò abbarbicata sul fianco del maestoso Monte Bianco.
Dieci giorni prima del grande passo, vado in un concessionario honda, vedo il vtec rosso, e di getto lo compro (avevo gia' un vfr 91, ma visto che stavo per buttarmi nel pozzo, tanto valeva fare anche un’altra stupidata!). Me la consegnano il venerdi pomeriggio e subito filo dalla futura moglie a farle la sorpresa (e così capisce meglio con chi avra' a che fare). Via subito un giretto serale fino a Lecco (meta favorita dai Milanesi nelle calde serate estive). E li, sul lago, matura l’idea!
Perché non ci facciamo il viaggio di nozze, in moto? Abbiamo solo 2 settimane e non siamo allenati (l’idea originale era il giro del Monte Bianco a piedi, per rifugi, ma con mooolta calma), per cui è meglio farsi un giretto per l’Europa in moto, sempre in montagna e al fresco!
Sabato lei lavora, io mi faccio 500 km con un amico in giro per i passi del lecchese e della bergamasca, evitando l’autostrada come un matto (almeno in rodaggio no!)
Domenica carico la futura moglie e partiamo con meta Livigno passando dal Gavia (uribil) e facciamo la spesa delle ultime cose che ci servono tipo stivali, guanti, borsa da serbatoio, tute d’acqua, pizzoccherata, ecc. Splendido ritorno dalla classica St. Moriz con altri 500 km e fine del tagliando.
Lunedì mattina la porto in concessionaria per il primo tagliando (1120 km) e quello mi fa: “guardi che bisogna prenotare 20 giorni prima!” – al che svengo sul posto e inizio a spiegargli che fra 20 giorni avrò bell’e che finito il viaggio di nozze, le vacanze e tutto!
Deo Gratias si ammorbidisce e me la promette per il venerdì mattina (noi ci si sposa di sabato a 250 km da Milano).
Via di corsa a cercare i bauletti originali, e rossi li trovo solo in un posto, a prezzo pieno, senza 50 ghelli di sconto (Lafranconi - NDR). Prendo i due laterali e via a studiare come si montano e a iniziare a prepararne il contenuto.
Sorvolo sul resto della settimana, perchè come ben sanno tutti coloro che si sono sposati almeno una volta, c’è sempre qualcosa che non va nell’organizzazione, manca sempre qualcosa o qualcuno, insomma è un gran casino, uno stress impensabile!
Partenza
Venerdi mattina ritiro la moto (con anche l’antifurto nuovo e le sospensioni un filo più rigide – olio del 25) e volo a montare i bauletti. Pur non essendo ingeniere aerospaziale riesco a montarmeli in appena 3 ore da solo, poi doccia veloce, attacco i bauletti e via per quel di Courmayeur (tutta autostrada e mi hanno detto di non tirarla ancora per un migliaio di km – ma quando finisce sto rodaggio?????)).
Però un paio di entrate del vtec in terza e quarta a manetta le faccio lo stesso, e che il concessionario e il motore si impicchino, non ce la faccio più!
Arrivo ad Entreves, all’albergo, di soppiatto per non farmi vedere dal parentado gia' sul posto, faccio un’ennesima doccetta e via a lavare anche la moto.
Cena (con la moglie arrivata più tardi in macchina) con i parenti presenti e serata a chacchierare con tutti. Frescura stupenda, tempo bello!
Sabato (il matrimonio)
Questa parte non potevo non metterla perché alla sezione vfr in rosa sarebbe dispiaciuto! Però la potete saltare a piedi pari.
Dopo una splendida e ristoratrice notte al fresco (a 1300 metri non c’è la temperatura di Milano il 6 luglio) sveglia alle 7,30, doccia, barba pelo e contropelo, gel, vestizione, la moglie sparisce per la sua vestizione (indubbiamente più complessa) e giù dai parenti a far colazione! Solite domande scontate, del tipo sei riuscito a dormire, sei emozionato o roba del genere, colazione abbondante, e poi il tasto dolente! Il tempo! Nuvole basse, il Monte Bianco non si vede neppure per idea, e un freschetto, ma un freschetto, ma un freschetto, che è quasi freddo. Almeno non piove, piovigina e basta!
Nel frattempo arrivano tutti quanti gli invitati (una ottantina in tutto, ci siamo moolto limitati) e io li a baciare e stringere mani e baciare e salutare eccheppalle…
Se Dio vuole anche questo finisce, e si parte tutti per andare alla chiesetta di Notre Dames de la Guerison, a 1550 metri (ancora più freddo). Siccome siamo in anticipo, mi chiudo nel baretto con alcuni amici a scaldarmi a colpi di punch, grappa, vin brulè e simili.
E finalmente, IN ORARIO, arriva la sposa …a cavallo………….
Proprio non me la aspettavo!
Lei bella, bellissima, porta un raggio di sole in mezzo a quel grigio pioviginare.
(Ma il Monte Bianco ancora non si vede, e da quella posizione, sarebbe lui l’attrattiva principale! – beh, a parte noi, si intende)
Ma finalmente si inizia!
Sul matrimonio, visto uno visti tutti, sulla chiesa qualcosa da dire l’avrei. 80 invitati non ci stavano tutti – è proprio piccola – ma in compenso è molto raccolta ed è strapiena di ex voto di gente che si è salvata vedendosela brutta in montagna. Caratteristica, da visitare se capitate da quelle parti. E da non perdere, se il tempo è bello, è la vista che si gode dalla strada sul Monte Bianco. Da quella posizione è veramente immenso, impressionante, bianco.
Per curiosita' ci siamo voluti sposare li perché la prima uscita di due giorni che abbiamo fatto da “fidanzatini”, la ho portata in tenda – campeggio libero sotto le stelle – li in zona e di giorno, ad occhi chiusi, la ho portata fino al punto più panoramico. Poi glieli ho fatti aprire… uno spettacolo, fatelo. Comunque bella cerimonia. Essere parte in causa è decisamente diverso da essere invitati.
Riso a quintali, baci e bacioni, foto di rito (pochissime) e via verso il ristorante “La Genzianella” a Colle S. Carlo, 2000 metri (sempre più freddo!).
Menù: Aperitivo all’aperto (meno male che usciva un briciolo di sole, gli invitati arrivavano dall’afa della pianura e non erano poi troppo coperti). Antipasti di lardo con castagne calde al miele, mocetta, salame di cervo, prosciutto di montagna, funghetti ecc...
Poi polenta normale e concia in tavola a volonta', da mangiare con salsicce, coniglio, pollo in umido, capriolo, cervo, brasato, salmì, spezzatino e chi più ne ha più ne metta.
Vino rosso d’obbligo a gogò.
Una bella crostata ai frutti di bosco per torta nuziale con il classico spumantino Ferrari.
Infine la grolla o caffè alla valdostana che è stata la parte più divertente.
La grolla è fatta con caffè, grappa, genepy, zucchero chiodi di garofano e scorze d’arancia il tutto bollente e servito in una “tazza” in legno in comune fra 6 o più persone. Messa in tavola, gli viene dato fuoco (poco alcolica, vero?) e poi viene tappata per evitare l’incendio. Quindi la si inizia a bere dai beccucci cercando di evitare all’inizio di ustionarsi la lingua e passandola al proprio vicino e così via finché non si raffredda - e allora finisce in un attimo. E’ così dolce che alla fine va giù come ridere (ma fa almeno 40°), e il caffè lo hanno preso proprio tutti, astemi compresi e più di uno. Infine liquori vari e del posto (grappe a volonta').
Usciamo dal ristorante e …il sole… compare a salutarci.
La bomboniera era composta da mezzo chilo di confetti assortiti contenuti in un tulle interno e un quadrato di jeans esterno legato con un filo di cuoio, il tutto realizzato con le nostre mani. Baci abbracci foto con i parenti partenti e via all’albergo per cenare (???). E per riprendersi dalla giornata i giovani e anche i meno giovani, insomma un bel gruppetto di matti, via a giocare a biliardo! Giornata stupenda!
Domenica
Certo, mica dura solo un giorno, un matrimonio così strambo!
Sveglia alle otto, apriamo la finestra e, meraviglia, una giornata SPLENDIDA, senza una nuvola, con un cielo così blu che solo in montagna lo puoi trovare. WOW.
Colazione abbondante, baci bacioni a quei 45 invitati rimasti, e poi in 25 via a fare rafting sulla dora (www.rafting.it).
Io e la moglie prendiamo il vfr nuovo rosso e gelato e partiamo per quel di Morgex (12 km più qualche variante per scaldare le gomme tot 25 km).
Cambio vestiti con muta casco e giacca d’acqua, indottrinamento per quelli che non l’avevano mai fatto (18 di cui parecchi dalla Sardegna) e via nelle acque gelide portati dalla impetuosa corrente del fiume fin nei suoi anfratti più belli e nascosti, in mezzo ad onde e massi, con un cielo blu che ti apriva il cuore di gioia. Insomma, uno sballo! E anche chi non lo aveva mai fatto lo ha voluto finire tutto, anche l’ultimo pezzo, il più difficile e pericoloso, bambini compresi (seduti in mezzo al gommone, stavolta).
Doccia veloce alla base, alcuni parlavano come matti (adrenalina a chili e non hanno smesso che dopo un bottiglione di rosso), e poi via tutti in Val Veny, una ventina di chilometri a monte (qualche pieghetta), in una splendida pineta a 1600 metri a grigliare. Si, perché tutti quelli che non hanno fatto rafting erano andati in Val Veny alla mattina, alcuni a passeggiare, gli altri a prearare una grigliata.
Ore 14,00, arriviamo ai tavoli e ci lanciamo come lupi sulle cibarie, aperitivi, antipasti, pasta fredda, salsicce, salamelle, pancetta, puntine, costate, qualche verdurina alla griglia, anguria, torta. Spazzolato tutto in 20 minuti cronometrati!
Ore 14,30, grappino, pisolo in pineta, quattro passi per digerire, e verso le 16 anche gli ultimi invitati ripartono dopo baci, abbracci e ringraziamenti.
E, anche gli sposini stanchi dopo tanto baciare parenti ed amici, tornano finalmente in albergo per un po’ di relax e per sistemare i bauletti per il giorno dopo.
Lunedì, primo giorno – Entreves -> Schwarzwald (400 Km)
Partenza da Entreves alle ore 09:30 dopo abbondante colazione e finalmente liberi da tutti.
VFR con il pieno, noi due, i due bauletti laterali, una borsa da serbatoio con cartina a vista, e qualunque posto dove si possa arrivare completamente a nostra scelta di fronte a noi. FIGO!!!
Traforo del Monte Bianco, appena riaperto dopo il funesto incidente di 3 anni prima e mooolto più fattibile in moto. Infatti l’aria è decisamente respirabile, a differenza dell’ultima volta che ero uscito asfissiato e cianotico. A Chamonix a destra per la bellissima valle dell’Argentiere e poi su fino al Col de la Forclaz (1526 mt) che separa la Francia dalla Svizzera. Strada bella, finalmente posso aprire (seppur zavorrato) e piegare di gusto. Nonostante i mez 4 ad anteriore e posteriore, la moto risponde benissimo, è brillante, maneggevole, goduriosa, tiene bene. La moglie picchia i pugni (sulle mie costole), ma si deve abituare, il viaggio è ancora lungo. L’unica cosa strana è il VTEC, che non ho ancora capito bene come gestire e che mi fa prendere un paio di scivolatine di culo (insisto ad usare la prima in salita). Sosta al passo senza foto, e via di nuovo giù in svizzera fino a Martigny, con un panorama bellissimo. Qui, sosta per bollino autostradale (ladri di svizzeri) pieno e via, in autostrada direzione Montreaux e splendida vista del lago di Ginevra dall'alto e poi fino a Berna. Prima di Basilea usciamo dall’autostrada - bella, curvoni lunghi, aree di sosta splendide e pulite, paesaggio incantevole, sembra di essere in Svizzera!-. Non so dove, in mezzo alle colline usciamo dall’autostrada (poi scopriamo di essere a Sissach, poco prima di Basilea) per trovarci in una zona splendida, di boschi, campi verdi, colline e mulini a vento. Ci fermiamo a pranzare in un qualche posto e iniziamo a cercar di capire cosa avremmo mangiato nei giorni sucessivi. Decidiamo che avremmo mangiato bene! Dopo la sosta ripartiamo verso nord per le statali e ci dirigiamo al fiume Reno che dovremo attraversare a Rheinfelden per entrare in Foresta Nera. Lo splendido Reno ha poco di splendido: grigiastro, tutto attorno pieno di fabbriche, sembra di essere a Cinisello.
Foresta Nera o Schwarzwald, posto incantato, foreste e foreste, pini neri dappertutto e certe stradine cupe (alle 3 di un assolato pomeriggio) in mezzo ai boschi che ti fanno pensare a Robin Hood. Non avendo deciso dove ci saremmo fermati (e non conoscendo nulla, neppure la lingua) ci siamo addentrati in questa zona con un po’ di timore, principalmente per riuscire a trovare un posto per dormire e mangiare, essendo in giro alla sperainDio. E girare abbiamo girato parecchio, fra questi paesini, fino a trovare un paese, St. Blasien con uno strano mausoleo o santuario, e finalmente un posto per fermarci. Per arrivarci siamo passati da Schopfheim e a Schonau abbiamo girato a destra per Lehen, poi per Berau e infine St. Blasien. Qui consiglio di alloggiare nella pasticceria (konditorei e hotel) ad angolo di fronte alla chiesa - foto - (un po' verso sinistra) nella via principale. Vi fanno una colazione che non ne avete idea, la moglie ci tornerebbe anche in bicicletta da Milano.
La sera cena in un pub tipico della zona a base di carne patate, verdure e litri di birra (che impiegano una vita a spillare).
Totale prima tappa circa 400 Km (variazioni e smarrimenti compresi)
Martedì, secondo giorno - St. Blasien -> Innsbruck (350 Km)
Mega colazione, vestizione e via di buon'ora. Attraverso splendide e ottimamente asfaltate strade di collina in mezzo ai boschi (ho evitato apposta le stradone) arriviamo a Schaffhausen e qui ripassiamo la frontiera con la Svizzera. Aneddoto della frontiera: ci ferma il tetesco (alto biondo occhi azzurri) di guardia e ci chiede qualcosa. Noi di tedesco non si mastica proprio nulla e dopo aver tirato fuori tutti i documenti, pronti a tutto, anche ad aprire i supercompressi bauletti, riusciamo a capire che ci chiede semplicemente da dove arriviamo. Al che io "Schwarzwald" e lui "ha ha, schwarzwald" mimando con la mano pieghe a destra e sinistra e con un sorriso a 32 denti. Penso fosse un motociclista, ma non lo sapremo mai! Proseguiamo lungo la statale a sud del lago di Costanza, e non la consiglio a nessuno. Semafori e passaggi a livello ovunque, un traffico davvero notevole, un sole che spacca i caschi! Dovendolo rifare, passerei un po' più a sud, per le stradine in collina, facile perdersi ma sicuramente più divertente.
Finalmente a Rorschach inizia l'autostrada che prendiamo in direzione del Liechtenstein, usciamo dall'autostrada, lo attraversiamo (così abbiamo una nazione in più) ed entriamo in Austria.
Finalmente ricominciano le strade belle e senza traffico. Da qualche parte ci fermiamo a far benzina e scopriamo che il bollino autostradale in Austria funziona a tempo. Gente civile, mica gli svizzeri. Prendiamo il bollino per 2 settimane (pochi euro, 4 o 5 mi pare), e il poliziotto che ci ha spiegato del bollino (in inglese) ci dice anche di non prendere i due tunnel per andare a Innsbruck ma di fare i passi di montagna. Scelta sicurmente azzeccata, splendidi, da rifare. Il sedere inizia a far male, e l'ultimo pezzetto lo facciamo di nuovo in autostrada, dove scopriamo i TOURIST INFORMATION, ufficetti piazzati in alcune aree di servizio vicino alle citta' importanti che ti prenotano direttamente l'albergo a seconda delle disponibilita' e delle richieste, ti spiegano la strada, ti forniscono di cartine del posto, il tutto alla modica cifra di 5 Euro! Gente civile, mica come da noi!
Albergo in pieno centro con box per la belva, doccia, cambio, e via per Innsbruck. Cittadina turistica, molto ben organizzata, pulita, bella e godibile. Cena all'aperto nella piazza principale assaggiando le ricette tipiche della zona (non chiedetemi cos'erano, so solo che erano tedesche e buone) e giro serale per la citta'. Molto bello il parco, illuminato e perfettamente curato (e dove c'era un concerto rock con un sacco di gnocca) e il lungofiume, con delle targhe in varie lingue (anche in italiano) che spiegavano storia, abitudini e costumi della cittadina. A nanna, che oggi ci siamo fatti altri 350 Km.
Mercoledì, terzo giorno - Innsbruck -> Salisburgo (200 km)
Sveglia prestino e via in autostrada (la vallata è ampia e calda, meglio andare veloci) fino a Wörgl dove usciamo per andare a vedere Kitzbühel (restiamo sempre sciatori) lungo una strada bella e ben asfaltata. Il posto ci delude molto. La valle è ampissima (caldissima) e gli impianti da sci sembra li abbiano messi sulle collinette attorno. Il paese invece è bello, ci compriamo un po' di frutta per pranzo e lo giriamo. Ripartenza lungo l'unica strada che porta a Salisburgo. All'inizio una superstrada, poi dopo St. Johann inizia a migliorare e sembra di nuovo di essere in montagna. La parte in Germania prima di Salisburgo, poi, una vera figata. A Salisburgo entriamo in autostrada e becchiamo subito un TOURIST INFORMATION (gente civile!) che però a quanto pare reputa due motociclisti in viaggio di nozze con una moto da 25 milioni dei poveracci che non si possono permettere un 4 stelle in centro. Dopo averle fatto capire a fatica che NON abbiamo problemi di prezzo, ci indica finalmente un hotel fuori dalla citta', con la piscina, un posto splendido. Servizio ottimo, camere bellissime, cibo mega, birra pure, ambiente familiare ma splendido, silenzioso, parco interno con piscina e vista sulle montagne, e in più a 5 fermate di autobus dal centro.
Decidiamo di fermarci anche il giorno dopo a riposare e vedere Salisburgo.
Doccia, birrona, pranzo (quasi merenda) ottimo, sole e piscina. Tappa corta, ma ci voleva. Solo 200 Km o poco più, considerati i giretti in centro.
In più, a Salisburgo, sempre nei famosi Tourist Information, oltre a rifornirti di cartine ecc, ti fanno anche acquistare una tessera, la Salzburg Card, che ti permette l’accesso a tutti i musei, castelli, mostre, mezzi pubblici, il tutto prepagato a giorni (noi l’avevamo fatta di 2) e, a conti fatti, molto conveniente.
La sera, dopo un’ottima cena accompagnata da una bottiglia di Dom Perignon Cuvee 1993 (rimasta nel bauletto dopo il matrimonio), romantico giretto in centro. Veramente bello.
Giovedì, quarto giorno - Salisburgo
Sveglia comoda, colazione tetesca, e via in pantaloncini corti a girarci Salisburgo. Qui, che dire, si può fare o vedere di tutto, dall’arte alle marionette, alla mostra sulla grande guerra, a castelli e cattedrali, certo un giorno non basta se non per alcune cose. Da rifare, ma con più tempo a disposizione.
Serata tranquilla in hotel, cena e preparazione bauletti.
Venerdì, quinto giorno – Salisburgo -> Budapest (600 Km)
Sveglia presto, colazione "tetesca" (wurstel, patatine, birra e simili) partenza per Vienna (poi saltata per andare a Budapest).
Purtroppo non ricordo esattamente la strada fatta, abbiamo percorso un po’ di montagna verso sud e poi girato verso ovest fino a raggiungere la pianura e riprendere l’autostrada per Vienna, tutto con la segnaletica. Da qui, frontiera e poi autostrada tutta dritta fino a Budapest (550/600 km in totale). In pianura caldo, ma veramente caldo infernale, tipo 43/44 gradi a 150 all’ora con tuta in pelle non traforata. Nota bene sugli ungheresi: tirano a fregarti in qualsiasi modo, pur di prenderti anche un solo euro sono veramente disposti a tutto. Occhio quindi sul cambio, sul resto (ti refilano banconotone da 100.000 ma sono cecoslovacche e quindi non valgono nulla neppure da loro) ai tassisti, a non litigare per delle cazzate perché sembrano non attendere altro (soprattutto nei luoghi isolati, non certo a Budapest), ecc. ecc.
Arrivati a Budapest dopo aver girovagato 1 ora seguendo il cartello che indicava un mai trovato ufficio informazione turisti (ci eravamo abituati troppo bene in Austria) sudati grondanti e in condizioni semipietose per il caldo ci fiondiamo in centro alla ricerca di un albergo, ma l’unico decente che riusciamo a trovare, come al solito ci prende per due barboni in moto che vogliono andare in un 5 stelle. A questo punto, cercando di far capire che possiamo permetterci tranquillamente i 100 e rotti euro per notte (da loro una vera follia), il portiere con un paio di telefonate ci trova per pieta' un albergo 4 stelle in un torrione circolare dall’altra parte del Danubio. Per fargli capire che cosa si stava perdendo a livello di mance (anche se non era vero) gli piazzo in mano 50 euro (mezzo stipendio suo) e ce ne andiamo vedendolo diventare bianco cadaverico (penso dal dispiacere di non vederci più). Almeno i prossimi motociclisti li trattera' meglio… e comunque era una soddisfazione che non aveva prezzo.
Comunque l’hotel che ci ha trovato era veramente valido, se uno non soffre di vertigini. Infatti avevamo una stanza semicircolare al 22° piano, con vista su Budapest, aria condizionata, frigo bar completissimo, tv satellitare con anche la RAI e i canali hard…. insomma, completa.
Dopo una megadoccia e un riposino, usciamo e con un taxi ci facciamo portare sul bel Danubio blu per la cena. Qui, dopo aver girellato un po’ in giro, scegliamo un barcone sul fiume, e devo dire che abbiamo scelto bene. Posto riservato, all’aperto, cameriere sempre pronto, cibo ottimo, tramonto sul fiume superbo e poi le luci sui ponti e sulla riva che man mano si accendevano, solo io e lei… proprio roba da viaggio di nozze.
Sabato, sesto giorno – Budapest
Sveglia comoda, colazione, e in giro a vedere Budapest, con i suoi palazzi neogotici e liberty, le sue cattedrali e il parlamento in stile gotico, la sua vecchia fortezza e tutti i suoi ponti. Ne vale veramente la pena, anche se forse due giorni sono troppi, a meno di essere in giro con amici e non con la moglie. E meno male che la mia non fa troppo la gelosa, altrimenti non mi entrava più il casco, dalle mazzate che mi dava in testa. Bisogna dire che le ungheresi le fanno con lo stampino. 1,70 di altezza, bionde, occhi azzurri, bei lineamenti, vitino da vespa, sedere ben fatto, una quarta di seno. Se poi si considera che c’erano almeno 40 gradi e quindi non avevano certo il cappotto….. insomma, a fine giornata avevo un torcicollo bestia. Cena in un altro posto caratteristico, temporale terrificante e via a nanna.
Domenica, settimo giorno – Budapest -> Eibiswald (500 Km)
Sveglia, colazione, conto e via, autostrada (per modo di dire) verso il lago Balaton, il mare ungherese. Bisogna dire che è un posto ben attrezzato, sembra di essere in romagna. Spiaggia bianca, ombrelloni, sdraio, pedalò, luna park, discoteche, traffico, gnocca, tutto uguale, solo che quello è un lago. Finché non lo si supera e, andando in direzione Rédics (frontiera) ci sono 60 km di nulla assoluto, peggio che in Barbagia, anzi uguale, tanto anche se si incontrasse qualcuno non ci si capirebbe comunque. A 2 km dalla frontiera troviamo un ristorante-motel da camionisti e ci fermiamo a mangiare per spendere gli ultimi Lei rimasti e riposare dopo 250 km di strada pessima le dolenti chiappe. E come al solito, nei ristoranti dei camionisti si mangia bene e si spende poco.
Aneddoto di frontiera. Credo che da quelle parti non vedano molte moto, almeno non come il vufero (credo che non vedano neppure molta gente, se è per quello). Ci si mettono attorno 5 o 6 militari truci ed armati fino ai denti, gli presento i documenti e manco li guardano (tra l’altro avevamo solo la carta d’identita'), e continuano a parlarci e farci dei segni che non capiamo. Preoccupati che ci volessero far aprire anche i bauletti o perquisirci o roba del genere, tiro fuori anche i documenti della moto da sotto la sella, ma loro niente. Alla fine capisco cosa vogliono: che parto con un bel ripresone e tiro a manetta fino alla curva in fondo, a 5 o 600 metri. Solo che lo capisco io, non la Manu, e mentre parto a manetta lei urla disperata “CAZZO FAI, QUELLI CI SPARANO!” e urla fin dopo la curva, dove rallento e le spiego.
Da qui fino a Maribor (nostra teorica meta) sono almeno 100 km di strada lenta, disastrata e piena di deviazioni incomprensibili. Arriviamo a Maribor, verso le 4 di pomeriggio, pensando di trovare la tipica cittadina di montagna tappa della coppa del mondo di sci alpino, e invece troviamo una citta' di pianura con una collinozza subito dietro con, in effetti, le tracce delle piste da sci. Però per i nostri gusti faceva troppo caldo e quindi, dopo aver cercato un albergo sulla collinozza senza riuscirci, ripartiamo nella vallata del Deneb in direzione Austria. E qui, nonostante la stanchezza si faccia veramente sentire, le strade ricominciano a diventare divertenti e scatenanti. Tutta la vallata è veramente incantevole, fiume, dighe, pinete, paesini di montagna, finchè a Radlje prendiamo a destra per il passo St. Lorenzen, quasi una pista, dove un paio di smanettoni del posto hanno avuto gioco non troppo facile a superare un povero vufero stracarico. Subito dopo il passo, a destra, troviamo il paese di Eibiswald e ad unaa birreria ci fermiamo a chiedere se c’è un hotel nel nostro fiorito idioma tedesco. In pratica a gesti capiamo che dove ci siamo fermati è un hotel, birreria, ristorante, macellaio, gelateria e cinema. Ed è anche l’unico del paese e forse della zona. Che culo, erano ormai quasi le otto di sera, c’era aria di temporale ed eravamo stravolti.
Megabirra mentre ci preparano la camera e, tempo di togliere i bauletti vien giù tanta acqua da affogarci, in moto.
Doccetta, cena alla tedesca a base di un enorme filetto tenero da far paura e birra a fiumi, un giro per il paese che è piccolo ma molto bello e via a nanna. Circa 500 km totali.
Lunedì, ottavo giorno – Eibiswald -> Trieste (380 Km)
Sveglia, megacolazione, conto irrisorio, e partenza per Trieste cercando di evitare le autostrade. Scopriamo così che questa zona per andarci in moto è veramente splendida. Tutta montagna, alla mattina avevamo sotto di noi un mare di nebbia che nascondeva la vallata ma ogni tanto faceva comparire qualche laghetto. Asfalto splendido, pieghe superbe, sembrava di essere in dolomiti. In pratica invece di scendere a valle abbiamo costeggiato la frontiera slovacca fino a Villach, dove siamo rientrati in autostrada e con questa abbiamo proseguito fino ad arrivare a Trieste. Ci siamo fermati a farci un bagno al mare a Sistiana e poi, abbiamo trovato un albergo in centro, ci siamo cambiati e via, a trovare i parenti che non c’erano al matrimonio. Circa 380 km.
Martedì, nono giorno – Trieste –> S. Vito di Cadore (270 Km)
Decidiamo di andarcene in zona dolomiti e di qui rientrare verso Milano passando però ancora da Austria, Svizzera per poi scendere da St. Moriz (chiaramente non in un giorno) però, sulla Vittorio Veneto, un cretino in auto e un dormiente in TIR ci mettono lo zampino e ci fanno fare il botto a circa 100 all’ora in galleria. In totale, un bello spavento, il bauletto sinistro esploso, il codino rovinatino, dobbiamo fermarci (e meno male che è successo in Italia). Decidiamo per S. Vito di Cadore, dove abbiamo parenti di amici che ci potrebbero dare una mano.
Colmo dei colmi, dopo l’incidente inizia a piovere (l’unica volta che ci becca in moto) e, chiaramente, le tute d’acqua sono nel bauletto esploso e riparato alla meno peggio con nastro, filo di ferro ecc, e quindi inapribile a meno di non lasciare poi sull’asfalto tutto il contenuto.
Qui, trovata una splendida pensioncina familiare lontanissima dalla strada e da ogni rumore, disfiamo i bagagli e ci facciamo un giretto su fino a Cortina. Totale 270 km. Circa.
Mercoledì, e Giovedì decimo e undicesimo giorno – S. Vito di Cadore (400 Km)
Visto che alla pensioncina non vola una mosca, fa un fresco splendido, si mangia bene e a 4 palmenti, il vino è buono, e la compagnia anche, decidiamo di restare.
Tanto, qui le strade sono tutte belle, così alterniamo una mattina alle Tre Cime di Lavaredo, un pomeriggio in giro per i passi Falzarego e Giau, un giretto a funghi (neanche uno) qualche pisolo esagerato ecc. ecc. Km 400 circa.
Venerdì, dodicesimo giorno – S. Vito di Cadore -> Milano (500 Km)
Partenza, a malincuore, ma bisogna tornare a lavorare. Con un bauletto ed uno zaino ci incamminiamo verso casa, però scegliendo un bel percorso che coroni un così bel viaggio. Cortina, Passo del Falzarego, Passo di Campolongo, Passo Gardena, Passo Sella, Passo di Costalunga, Bolzano, Mendelpass, Passo del Tonale, Edolo, Bergamo, Milano.
UN MASSACRO!
Saranno non più di 500 km, ma è veramente un massacro, ci saranno 50.000 curve.
Conclusioni
Un giro sulla carta di 3600 km (anche se io lo ricordo di oltre 4000).
Speriamo che vi sia piaciuto leggerlo quanto a noi è piaciuto farlo, con tutti i suoi imprevisti belli e meno belli, con la stupenda casualità del decidere giorno per giorno o addirittura al momento, ad un incrocio, dove andremo a finire stasera.
Scriverò questo report in stile discorsivo, perché al settore vfr in rosa, visto l’argomento trattato, così piacerebbe (e perché non trovo più tutti i fogliettini del report che avevo fatto giorno per giorno). Il viaggio è stato deciso momento per momento, senza tappe obbligate, a seconda di dove ci portava il cuore, la fantasia, le montagne, il fresco e, soprattutto, il VFR.
Abbiamo deciso di sposarci in febbraio dopo aver convissuto per un paio di anni e abbiamo desiso di farlo in montagna, a inizio Luglio, a Courmayeur, in una chiesetta piccina piccina picciò abbarbicata sul fianco del maestoso Monte Bianco.
Dieci giorni prima del grande passo, vado in un concessionario honda, vedo il vtec rosso, e di getto lo compro (avevo gia' un vfr 91, ma visto che stavo per buttarmi nel pozzo, tanto valeva fare anche un’altra stupidata!). Me la consegnano il venerdi pomeriggio e subito filo dalla futura moglie a farle la sorpresa (e così capisce meglio con chi avra' a che fare). Via subito un giretto serale fino a Lecco (meta favorita dai Milanesi nelle calde serate estive). E li, sul lago, matura l’idea!
Perché non ci facciamo il viaggio di nozze, in moto? Abbiamo solo 2 settimane e non siamo allenati (l’idea originale era il giro del Monte Bianco a piedi, per rifugi, ma con mooolta calma), per cui è meglio farsi un giretto per l’Europa in moto, sempre in montagna e al fresco!
Sabato lei lavora, io mi faccio 500 km con un amico in giro per i passi del lecchese e della bergamasca, evitando l’autostrada come un matto (almeno in rodaggio no!)
Domenica carico la futura moglie e partiamo con meta Livigno passando dal Gavia (uribil) e facciamo la spesa delle ultime cose che ci servono tipo stivali, guanti, borsa da serbatoio, tute d’acqua, pizzoccherata, ecc. Splendido ritorno dalla classica St. Moriz con altri 500 km e fine del tagliando.
Lunedì mattina la porto in concessionaria per il primo tagliando (1120 km) e quello mi fa: “guardi che bisogna prenotare 20 giorni prima!” – al che svengo sul posto e inizio a spiegargli che fra 20 giorni avrò bell’e che finito il viaggio di nozze, le vacanze e tutto!
Deo Gratias si ammorbidisce e me la promette per il venerdì mattina (noi ci si sposa di sabato a 250 km da Milano).
Via di corsa a cercare i bauletti originali, e rossi li trovo solo in un posto, a prezzo pieno, senza 50 ghelli di sconto (Lafranconi - NDR). Prendo i due laterali e via a studiare come si montano e a iniziare a prepararne il contenuto.
Sorvolo sul resto della settimana, perchè come ben sanno tutti coloro che si sono sposati almeno una volta, c’è sempre qualcosa che non va nell’organizzazione, manca sempre qualcosa o qualcuno, insomma è un gran casino, uno stress impensabile!
Partenza
Venerdi mattina ritiro la moto (con anche l’antifurto nuovo e le sospensioni un filo più rigide – olio del 25) e volo a montare i bauletti. Pur non essendo ingeniere aerospaziale riesco a montarmeli in appena 3 ore da solo, poi doccia veloce, attacco i bauletti e via per quel di Courmayeur (tutta autostrada e mi hanno detto di non tirarla ancora per un migliaio di km – ma quando finisce sto rodaggio?????)).
Però un paio di entrate del vtec in terza e quarta a manetta le faccio lo stesso, e che il concessionario e il motore si impicchino, non ce la faccio più!
Arrivo ad Entreves, all’albergo, di soppiatto per non farmi vedere dal parentado gia' sul posto, faccio un’ennesima doccetta e via a lavare anche la moto.
Cena (con la moglie arrivata più tardi in macchina) con i parenti presenti e serata a chacchierare con tutti. Frescura stupenda, tempo bello!
Sabato (il matrimonio)
Questa parte non potevo non metterla perché alla sezione vfr in rosa sarebbe dispiaciuto! Però la potete saltare a piedi pari.
Dopo una splendida e ristoratrice notte al fresco (a 1300 metri non c’è la temperatura di Milano il 6 luglio) sveglia alle 7,30, doccia, barba pelo e contropelo, gel, vestizione, la moglie sparisce per la sua vestizione (indubbiamente più complessa) e giù dai parenti a far colazione! Solite domande scontate, del tipo sei riuscito a dormire, sei emozionato o roba del genere, colazione abbondante, e poi il tasto dolente! Il tempo! Nuvole basse, il Monte Bianco non si vede neppure per idea, e un freschetto, ma un freschetto, ma un freschetto, che è quasi freddo. Almeno non piove, piovigina e basta!
Nel frattempo arrivano tutti quanti gli invitati (una ottantina in tutto, ci siamo moolto limitati) e io li a baciare e stringere mani e baciare e salutare eccheppalle…
Se Dio vuole anche questo finisce, e si parte tutti per andare alla chiesetta di Notre Dames de la Guerison, a 1550 metri (ancora più freddo). Siccome siamo in anticipo, mi chiudo nel baretto con alcuni amici a scaldarmi a colpi di punch, grappa, vin brulè e simili.
E finalmente, IN ORARIO, arriva la sposa …a cavallo………….
Proprio non me la aspettavo!
Lei bella, bellissima, porta un raggio di sole in mezzo a quel grigio pioviginare.
(Ma il Monte Bianco ancora non si vede, e da quella posizione, sarebbe lui l’attrattiva principale! – beh, a parte noi, si intende)
Ma finalmente si inizia!
Sul matrimonio, visto uno visti tutti, sulla chiesa qualcosa da dire l’avrei. 80 invitati non ci stavano tutti – è proprio piccola – ma in compenso è molto raccolta ed è strapiena di ex voto di gente che si è salvata vedendosela brutta in montagna. Caratteristica, da visitare se capitate da quelle parti. E da non perdere, se il tempo è bello, è la vista che si gode dalla strada sul Monte Bianco. Da quella posizione è veramente immenso, impressionante, bianco.
Per curiosita' ci siamo voluti sposare li perché la prima uscita di due giorni che abbiamo fatto da “fidanzatini”, la ho portata in tenda – campeggio libero sotto le stelle – li in zona e di giorno, ad occhi chiusi, la ho portata fino al punto più panoramico. Poi glieli ho fatti aprire… uno spettacolo, fatelo. Comunque bella cerimonia. Essere parte in causa è decisamente diverso da essere invitati.
Riso a quintali, baci e bacioni, foto di rito (pochissime) e via verso il ristorante “La Genzianella” a Colle S. Carlo, 2000 metri (sempre più freddo!).
Menù: Aperitivo all’aperto (meno male che usciva un briciolo di sole, gli invitati arrivavano dall’afa della pianura e non erano poi troppo coperti). Antipasti di lardo con castagne calde al miele, mocetta, salame di cervo, prosciutto di montagna, funghetti ecc...
Poi polenta normale e concia in tavola a volonta', da mangiare con salsicce, coniglio, pollo in umido, capriolo, cervo, brasato, salmì, spezzatino e chi più ne ha più ne metta.
Vino rosso d’obbligo a gogò.
Una bella crostata ai frutti di bosco per torta nuziale con il classico spumantino Ferrari.
Infine la grolla o caffè alla valdostana che è stata la parte più divertente.
La grolla è fatta con caffè, grappa, genepy, zucchero chiodi di garofano e scorze d’arancia il tutto bollente e servito in una “tazza” in legno in comune fra 6 o più persone. Messa in tavola, gli viene dato fuoco (poco alcolica, vero?) e poi viene tappata per evitare l’incendio. Quindi la si inizia a bere dai beccucci cercando di evitare all’inizio di ustionarsi la lingua e passandola al proprio vicino e così via finché non si raffredda - e allora finisce in un attimo. E’ così dolce che alla fine va giù come ridere (ma fa almeno 40°), e il caffè lo hanno preso proprio tutti, astemi compresi e più di uno. Infine liquori vari e del posto (grappe a volonta').
Usciamo dal ristorante e …il sole… compare a salutarci.
La bomboniera era composta da mezzo chilo di confetti assortiti contenuti in un tulle interno e un quadrato di jeans esterno legato con un filo di cuoio, il tutto realizzato con le nostre mani. Baci abbracci foto con i parenti partenti e via all’albergo per cenare (???). E per riprendersi dalla giornata i giovani e anche i meno giovani, insomma un bel gruppetto di matti, via a giocare a biliardo! Giornata stupenda!
Domenica
Certo, mica dura solo un giorno, un matrimonio così strambo!
Sveglia alle otto, apriamo la finestra e, meraviglia, una giornata SPLENDIDA, senza una nuvola, con un cielo così blu che solo in montagna lo puoi trovare. WOW.
Colazione abbondante, baci bacioni a quei 45 invitati rimasti, e poi in 25 via a fare rafting sulla dora (www.rafting.it).
Io e la moglie prendiamo il vfr nuovo rosso e gelato e partiamo per quel di Morgex (12 km più qualche variante per scaldare le gomme tot 25 km).
Cambio vestiti con muta casco e giacca d’acqua, indottrinamento per quelli che non l’avevano mai fatto (18 di cui parecchi dalla Sardegna) e via nelle acque gelide portati dalla impetuosa corrente del fiume fin nei suoi anfratti più belli e nascosti, in mezzo ad onde e massi, con un cielo blu che ti apriva il cuore di gioia. Insomma, uno sballo! E anche chi non lo aveva mai fatto lo ha voluto finire tutto, anche l’ultimo pezzo, il più difficile e pericoloso, bambini compresi (seduti in mezzo al gommone, stavolta).
Doccia veloce alla base, alcuni parlavano come matti (adrenalina a chili e non hanno smesso che dopo un bottiglione di rosso), e poi via tutti in Val Veny, una ventina di chilometri a monte (qualche pieghetta), in una splendida pineta a 1600 metri a grigliare. Si, perché tutti quelli che non hanno fatto rafting erano andati in Val Veny alla mattina, alcuni a passeggiare, gli altri a prearare una grigliata.
Ore 14,00, arriviamo ai tavoli e ci lanciamo come lupi sulle cibarie, aperitivi, antipasti, pasta fredda, salsicce, salamelle, pancetta, puntine, costate, qualche verdurina alla griglia, anguria, torta. Spazzolato tutto in 20 minuti cronometrati!
Ore 14,30, grappino, pisolo in pineta, quattro passi per digerire, e verso le 16 anche gli ultimi invitati ripartono dopo baci, abbracci e ringraziamenti.
E, anche gli sposini stanchi dopo tanto baciare parenti ed amici, tornano finalmente in albergo per un po’ di relax e per sistemare i bauletti per il giorno dopo.
Lunedì, primo giorno – Entreves -> Schwarzwald (400 Km)
Partenza da Entreves alle ore 09:30 dopo abbondante colazione e finalmente liberi da tutti.
VFR con il pieno, noi due, i due bauletti laterali, una borsa da serbatoio con cartina a vista, e qualunque posto dove si possa arrivare completamente a nostra scelta di fronte a noi. FIGO!!!
Traforo del Monte Bianco, appena riaperto dopo il funesto incidente di 3 anni prima e mooolto più fattibile in moto. Infatti l’aria è decisamente respirabile, a differenza dell’ultima volta che ero uscito asfissiato e cianotico. A Chamonix a destra per la bellissima valle dell’Argentiere e poi su fino al Col de la Forclaz (1526 mt) che separa la Francia dalla Svizzera. Strada bella, finalmente posso aprire (seppur zavorrato) e piegare di gusto. Nonostante i mez 4 ad anteriore e posteriore, la moto risponde benissimo, è brillante, maneggevole, goduriosa, tiene bene. La moglie picchia i pugni (sulle mie costole), ma si deve abituare, il viaggio è ancora lungo. L’unica cosa strana è il VTEC, che non ho ancora capito bene come gestire e che mi fa prendere un paio di scivolatine di culo (insisto ad usare la prima in salita). Sosta al passo senza foto, e via di nuovo giù in svizzera fino a Martigny, con un panorama bellissimo. Qui, sosta per bollino autostradale (ladri di svizzeri) pieno e via, in autostrada direzione Montreaux e splendida vista del lago di Ginevra dall'alto e poi fino a Berna. Prima di Basilea usciamo dall’autostrada - bella, curvoni lunghi, aree di sosta splendide e pulite, paesaggio incantevole, sembra di essere in Svizzera!-. Non so dove, in mezzo alle colline usciamo dall’autostrada (poi scopriamo di essere a Sissach, poco prima di Basilea) per trovarci in una zona splendida, di boschi, campi verdi, colline e mulini a vento. Ci fermiamo a pranzare in un qualche posto e iniziamo a cercar di capire cosa avremmo mangiato nei giorni sucessivi. Decidiamo che avremmo mangiato bene! Dopo la sosta ripartiamo verso nord per le statali e ci dirigiamo al fiume Reno che dovremo attraversare a Rheinfelden per entrare in Foresta Nera. Lo splendido Reno ha poco di splendido: grigiastro, tutto attorno pieno di fabbriche, sembra di essere a Cinisello.
Foresta Nera o Schwarzwald, posto incantato, foreste e foreste, pini neri dappertutto e certe stradine cupe (alle 3 di un assolato pomeriggio) in mezzo ai boschi che ti fanno pensare a Robin Hood. Non avendo deciso dove ci saremmo fermati (e non conoscendo nulla, neppure la lingua) ci siamo addentrati in questa zona con un po’ di timore, principalmente per riuscire a trovare un posto per dormire e mangiare, essendo in giro alla sperainDio. E girare abbiamo girato parecchio, fra questi paesini, fino a trovare un paese, St. Blasien con uno strano mausoleo o santuario, e finalmente un posto per fermarci. Per arrivarci siamo passati da Schopfheim e a Schonau abbiamo girato a destra per Lehen, poi per Berau e infine St. Blasien. Qui consiglio di alloggiare nella pasticceria (konditorei e hotel) ad angolo di fronte alla chiesa - foto - (un po' verso sinistra) nella via principale. Vi fanno una colazione che non ne avete idea, la moglie ci tornerebbe anche in bicicletta da Milano.
La sera cena in un pub tipico della zona a base di carne patate, verdure e litri di birra (che impiegano una vita a spillare).
Totale prima tappa circa 400 Km (variazioni e smarrimenti compresi)
Martedì, secondo giorno - St. Blasien -> Innsbruck (350 Km)
Mega colazione, vestizione e via di buon'ora. Attraverso splendide e ottimamente asfaltate strade di collina in mezzo ai boschi (ho evitato apposta le stradone) arriviamo a Schaffhausen e qui ripassiamo la frontiera con la Svizzera. Aneddoto della frontiera: ci ferma il tetesco (alto biondo occhi azzurri) di guardia e ci chiede qualcosa. Noi di tedesco non si mastica proprio nulla e dopo aver tirato fuori tutti i documenti, pronti a tutto, anche ad aprire i supercompressi bauletti, riusciamo a capire che ci chiede semplicemente da dove arriviamo. Al che io "Schwarzwald" e lui "ha ha, schwarzwald" mimando con la mano pieghe a destra e sinistra e con un sorriso a 32 denti. Penso fosse un motociclista, ma non lo sapremo mai! Proseguiamo lungo la statale a sud del lago di Costanza, e non la consiglio a nessuno. Semafori e passaggi a livello ovunque, un traffico davvero notevole, un sole che spacca i caschi! Dovendolo rifare, passerei un po' più a sud, per le stradine in collina, facile perdersi ma sicuramente più divertente.
Finalmente a Rorschach inizia l'autostrada che prendiamo in direzione del Liechtenstein, usciamo dall'autostrada, lo attraversiamo (così abbiamo una nazione in più) ed entriamo in Austria.
Finalmente ricominciano le strade belle e senza traffico. Da qualche parte ci fermiamo a far benzina e scopriamo che il bollino autostradale in Austria funziona a tempo. Gente civile, mica gli svizzeri. Prendiamo il bollino per 2 settimane (pochi euro, 4 o 5 mi pare), e il poliziotto che ci ha spiegato del bollino (in inglese) ci dice anche di non prendere i due tunnel per andare a Innsbruck ma di fare i passi di montagna. Scelta sicurmente azzeccata, splendidi, da rifare. Il sedere inizia a far male, e l'ultimo pezzetto lo facciamo di nuovo in autostrada, dove scopriamo i TOURIST INFORMATION, ufficetti piazzati in alcune aree di servizio vicino alle citta' importanti che ti prenotano direttamente l'albergo a seconda delle disponibilita' e delle richieste, ti spiegano la strada, ti forniscono di cartine del posto, il tutto alla modica cifra di 5 Euro! Gente civile, mica come da noi!
Albergo in pieno centro con box per la belva, doccia, cambio, e via per Innsbruck. Cittadina turistica, molto ben organizzata, pulita, bella e godibile. Cena all'aperto nella piazza principale assaggiando le ricette tipiche della zona (non chiedetemi cos'erano, so solo che erano tedesche e buone) e giro serale per la citta'. Molto bello il parco, illuminato e perfettamente curato (e dove c'era un concerto rock con un sacco di gnocca) e il lungofiume, con delle targhe in varie lingue (anche in italiano) che spiegavano storia, abitudini e costumi della cittadina. A nanna, che oggi ci siamo fatti altri 350 Km.
Mercoledì, terzo giorno - Innsbruck -> Salisburgo (200 km)
Sveglia prestino e via in autostrada (la vallata è ampia e calda, meglio andare veloci) fino a Wörgl dove usciamo per andare a vedere Kitzbühel (restiamo sempre sciatori) lungo una strada bella e ben asfaltata. Il posto ci delude molto. La valle è ampissima (caldissima) e gli impianti da sci sembra li abbiano messi sulle collinette attorno. Il paese invece è bello, ci compriamo un po' di frutta per pranzo e lo giriamo. Ripartenza lungo l'unica strada che porta a Salisburgo. All'inizio una superstrada, poi dopo St. Johann inizia a migliorare e sembra di nuovo di essere in montagna. La parte in Germania prima di Salisburgo, poi, una vera figata. A Salisburgo entriamo in autostrada e becchiamo subito un TOURIST INFORMATION (gente civile!) che però a quanto pare reputa due motociclisti in viaggio di nozze con una moto da 25 milioni dei poveracci che non si possono permettere un 4 stelle in centro. Dopo averle fatto capire a fatica che NON abbiamo problemi di prezzo, ci indica finalmente un hotel fuori dalla citta', con la piscina, un posto splendido. Servizio ottimo, camere bellissime, cibo mega, birra pure, ambiente familiare ma splendido, silenzioso, parco interno con piscina e vista sulle montagne, e in più a 5 fermate di autobus dal centro.
Decidiamo di fermarci anche il giorno dopo a riposare e vedere Salisburgo.
Doccia, birrona, pranzo (quasi merenda) ottimo, sole e piscina. Tappa corta, ma ci voleva. Solo 200 Km o poco più, considerati i giretti in centro.
In più, a Salisburgo, sempre nei famosi Tourist Information, oltre a rifornirti di cartine ecc, ti fanno anche acquistare una tessera, la Salzburg Card, che ti permette l’accesso a tutti i musei, castelli, mostre, mezzi pubblici, il tutto prepagato a giorni (noi l’avevamo fatta di 2) e, a conti fatti, molto conveniente.
La sera, dopo un’ottima cena accompagnata da una bottiglia di Dom Perignon Cuvee 1993 (rimasta nel bauletto dopo il matrimonio), romantico giretto in centro. Veramente bello.
Giovedì, quarto giorno - Salisburgo
Sveglia comoda, colazione tetesca, e via in pantaloncini corti a girarci Salisburgo. Qui, che dire, si può fare o vedere di tutto, dall’arte alle marionette, alla mostra sulla grande guerra, a castelli e cattedrali, certo un giorno non basta se non per alcune cose. Da rifare, ma con più tempo a disposizione.
Serata tranquilla in hotel, cena e preparazione bauletti.
Venerdì, quinto giorno – Salisburgo -> Budapest (600 Km)
Sveglia presto, colazione "tetesca" (wurstel, patatine, birra e simili) partenza per Vienna (poi saltata per andare a Budapest).
Purtroppo non ricordo esattamente la strada fatta, abbiamo percorso un po’ di montagna verso sud e poi girato verso ovest fino a raggiungere la pianura e riprendere l’autostrada per Vienna, tutto con la segnaletica. Da qui, frontiera e poi autostrada tutta dritta fino a Budapest (550/600 km in totale). In pianura caldo, ma veramente caldo infernale, tipo 43/44 gradi a 150 all’ora con tuta in pelle non traforata. Nota bene sugli ungheresi: tirano a fregarti in qualsiasi modo, pur di prenderti anche un solo euro sono veramente disposti a tutto. Occhio quindi sul cambio, sul resto (ti refilano banconotone da 100.000 ma sono cecoslovacche e quindi non valgono nulla neppure da loro) ai tassisti, a non litigare per delle cazzate perché sembrano non attendere altro (soprattutto nei luoghi isolati, non certo a Budapest), ecc. ecc.
Arrivati a Budapest dopo aver girovagato 1 ora seguendo il cartello che indicava un mai trovato ufficio informazione turisti (ci eravamo abituati troppo bene in Austria) sudati grondanti e in condizioni semipietose per il caldo ci fiondiamo in centro alla ricerca di un albergo, ma l’unico decente che riusciamo a trovare, come al solito ci prende per due barboni in moto che vogliono andare in un 5 stelle. A questo punto, cercando di far capire che possiamo permetterci tranquillamente i 100 e rotti euro per notte (da loro una vera follia), il portiere con un paio di telefonate ci trova per pieta' un albergo 4 stelle in un torrione circolare dall’altra parte del Danubio. Per fargli capire che cosa si stava perdendo a livello di mance (anche se non era vero) gli piazzo in mano 50 euro (mezzo stipendio suo) e ce ne andiamo vedendolo diventare bianco cadaverico (penso dal dispiacere di non vederci più). Almeno i prossimi motociclisti li trattera' meglio… e comunque era una soddisfazione che non aveva prezzo.
Comunque l’hotel che ci ha trovato era veramente valido, se uno non soffre di vertigini. Infatti avevamo una stanza semicircolare al 22° piano, con vista su Budapest, aria condizionata, frigo bar completissimo, tv satellitare con anche la RAI e i canali hard…. insomma, completa.
Dopo una megadoccia e un riposino, usciamo e con un taxi ci facciamo portare sul bel Danubio blu per la cena. Qui, dopo aver girellato un po’ in giro, scegliamo un barcone sul fiume, e devo dire che abbiamo scelto bene. Posto riservato, all’aperto, cameriere sempre pronto, cibo ottimo, tramonto sul fiume superbo e poi le luci sui ponti e sulla riva che man mano si accendevano, solo io e lei… proprio roba da viaggio di nozze.
Sabato, sesto giorno – Budapest
Sveglia comoda, colazione, e in giro a vedere Budapest, con i suoi palazzi neogotici e liberty, le sue cattedrali e il parlamento in stile gotico, la sua vecchia fortezza e tutti i suoi ponti. Ne vale veramente la pena, anche se forse due giorni sono troppi, a meno di essere in giro con amici e non con la moglie. E meno male che la mia non fa troppo la gelosa, altrimenti non mi entrava più il casco, dalle mazzate che mi dava in testa. Bisogna dire che le ungheresi le fanno con lo stampino. 1,70 di altezza, bionde, occhi azzurri, bei lineamenti, vitino da vespa, sedere ben fatto, una quarta di seno. Se poi si considera che c’erano almeno 40 gradi e quindi non avevano certo il cappotto….. insomma, a fine giornata avevo un torcicollo bestia. Cena in un altro posto caratteristico, temporale terrificante e via a nanna.
Domenica, settimo giorno – Budapest -> Eibiswald (500 Km)
Sveglia, colazione, conto e via, autostrada (per modo di dire) verso il lago Balaton, il mare ungherese. Bisogna dire che è un posto ben attrezzato, sembra di essere in romagna. Spiaggia bianca, ombrelloni, sdraio, pedalò, luna park, discoteche, traffico, gnocca, tutto uguale, solo che quello è un lago. Finché non lo si supera e, andando in direzione Rédics (frontiera) ci sono 60 km di nulla assoluto, peggio che in Barbagia, anzi uguale, tanto anche se si incontrasse qualcuno non ci si capirebbe comunque. A 2 km dalla frontiera troviamo un ristorante-motel da camionisti e ci fermiamo a mangiare per spendere gli ultimi Lei rimasti e riposare dopo 250 km di strada pessima le dolenti chiappe. E come al solito, nei ristoranti dei camionisti si mangia bene e si spende poco.
Aneddoto di frontiera. Credo che da quelle parti non vedano molte moto, almeno non come il vufero (credo che non vedano neppure molta gente, se è per quello). Ci si mettono attorno 5 o 6 militari truci ed armati fino ai denti, gli presento i documenti e manco li guardano (tra l’altro avevamo solo la carta d’identita'), e continuano a parlarci e farci dei segni che non capiamo. Preoccupati che ci volessero far aprire anche i bauletti o perquisirci o roba del genere, tiro fuori anche i documenti della moto da sotto la sella, ma loro niente. Alla fine capisco cosa vogliono: che parto con un bel ripresone e tiro a manetta fino alla curva in fondo, a 5 o 600 metri. Solo che lo capisco io, non la Manu, e mentre parto a manetta lei urla disperata “CAZZO FAI, QUELLI CI SPARANO!” e urla fin dopo la curva, dove rallento e le spiego.
Da qui fino a Maribor (nostra teorica meta) sono almeno 100 km di strada lenta, disastrata e piena di deviazioni incomprensibili. Arriviamo a Maribor, verso le 4 di pomeriggio, pensando di trovare la tipica cittadina di montagna tappa della coppa del mondo di sci alpino, e invece troviamo una citta' di pianura con una collinozza subito dietro con, in effetti, le tracce delle piste da sci. Però per i nostri gusti faceva troppo caldo e quindi, dopo aver cercato un albergo sulla collinozza senza riuscirci, ripartiamo nella vallata del Deneb in direzione Austria. E qui, nonostante la stanchezza si faccia veramente sentire, le strade ricominciano a diventare divertenti e scatenanti. Tutta la vallata è veramente incantevole, fiume, dighe, pinete, paesini di montagna, finchè a Radlje prendiamo a destra per il passo St. Lorenzen, quasi una pista, dove un paio di smanettoni del posto hanno avuto gioco non troppo facile a superare un povero vufero stracarico. Subito dopo il passo, a destra, troviamo il paese di Eibiswald e ad unaa birreria ci fermiamo a chiedere se c’è un hotel nel nostro fiorito idioma tedesco. In pratica a gesti capiamo che dove ci siamo fermati è un hotel, birreria, ristorante, macellaio, gelateria e cinema. Ed è anche l’unico del paese e forse della zona. Che culo, erano ormai quasi le otto di sera, c’era aria di temporale ed eravamo stravolti.
Megabirra mentre ci preparano la camera e, tempo di togliere i bauletti vien giù tanta acqua da affogarci, in moto.
Doccetta, cena alla tedesca a base di un enorme filetto tenero da far paura e birra a fiumi, un giro per il paese che è piccolo ma molto bello e via a nanna. Circa 500 km totali.
Lunedì, ottavo giorno – Eibiswald -> Trieste (380 Km)
Sveglia, megacolazione, conto irrisorio, e partenza per Trieste cercando di evitare le autostrade. Scopriamo così che questa zona per andarci in moto è veramente splendida. Tutta montagna, alla mattina avevamo sotto di noi un mare di nebbia che nascondeva la vallata ma ogni tanto faceva comparire qualche laghetto. Asfalto splendido, pieghe superbe, sembrava di essere in dolomiti. In pratica invece di scendere a valle abbiamo costeggiato la frontiera slovacca fino a Villach, dove siamo rientrati in autostrada e con questa abbiamo proseguito fino ad arrivare a Trieste. Ci siamo fermati a farci un bagno al mare a Sistiana e poi, abbiamo trovato un albergo in centro, ci siamo cambiati e via, a trovare i parenti che non c’erano al matrimonio. Circa 380 km.
Martedì, nono giorno – Trieste –> S. Vito di Cadore (270 Km)
Decidiamo di andarcene in zona dolomiti e di qui rientrare verso Milano passando però ancora da Austria, Svizzera per poi scendere da St. Moriz (chiaramente non in un giorno) però, sulla Vittorio Veneto, un cretino in auto e un dormiente in TIR ci mettono lo zampino e ci fanno fare il botto a circa 100 all’ora in galleria. In totale, un bello spavento, il bauletto sinistro esploso, il codino rovinatino, dobbiamo fermarci (e meno male che è successo in Italia). Decidiamo per S. Vito di Cadore, dove abbiamo parenti di amici che ci potrebbero dare una mano.
Colmo dei colmi, dopo l’incidente inizia a piovere (l’unica volta che ci becca in moto) e, chiaramente, le tute d’acqua sono nel bauletto esploso e riparato alla meno peggio con nastro, filo di ferro ecc, e quindi inapribile a meno di non lasciare poi sull’asfalto tutto il contenuto.
Qui, trovata una splendida pensioncina familiare lontanissima dalla strada e da ogni rumore, disfiamo i bagagli e ci facciamo un giretto su fino a Cortina. Totale 270 km. Circa.
Mercoledì, e Giovedì decimo e undicesimo giorno – S. Vito di Cadore (400 Km)
Visto che alla pensioncina non vola una mosca, fa un fresco splendido, si mangia bene e a 4 palmenti, il vino è buono, e la compagnia anche, decidiamo di restare.
Tanto, qui le strade sono tutte belle, così alterniamo una mattina alle Tre Cime di Lavaredo, un pomeriggio in giro per i passi Falzarego e Giau, un giretto a funghi (neanche uno) qualche pisolo esagerato ecc. ecc. Km 400 circa.
Venerdì, dodicesimo giorno – S. Vito di Cadore -> Milano (500 Km)
Partenza, a malincuore, ma bisogna tornare a lavorare. Con un bauletto ed uno zaino ci incamminiamo verso casa, però scegliendo un bel percorso che coroni un così bel viaggio. Cortina, Passo del Falzarego, Passo di Campolongo, Passo Gardena, Passo Sella, Passo di Costalunga, Bolzano, Mendelpass, Passo del Tonale, Edolo, Bergamo, Milano.
UN MASSACRO!
Saranno non più di 500 km, ma è veramente un massacro, ci saranno 50.000 curve.
Conclusioni
Un giro sulla carta di 3600 km (anche se io lo ricordo di oltre 4000).
Speriamo che vi sia piaciuto leggerlo quanto a noi è piaciuto farlo, con tutti i suoi imprevisti belli e meno belli, con la stupenda casualità del decidere giorno per giorno o addirittura al momento, ad un incrocio, dove andremo a finire stasera.

