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2001 - Un week-end in Maremma di Maurizio "RossoBlu" Migliozzi

Eccomi ritornato dal mio Week End lungo in Maremma e dintorni. Come avevo gia' accennato prima di partire, questo è stato il primo viaggetto di una certa durata da me effettuato e, tanto per esagerare un po’, anche il primo dotato di zavorra.>BR> Quindi, questo è anche il mio primo report, speriamo di essere all’altezza di tanti altri soci del VIC che così bravi sono nella pianificazione, condotta e soprattutto nel mettere a disposizione degli altri membri le esperienze maturate nel loro peregrinare. Com’è andataa'Ecco qui:
Venerdì 13/07 (un americano si sarebbe tagliato le vene piuttosto che partire quel giorno):
Partenza, con calma, da Ozzano Emilia alle 14:00, facendo un piccolo tratto della ss 9 (via Emilia) fino a Idice per poi svoltare a sinistra verso il passo della Raticosa, percorrendo la Valle dell’Idice attraversando Castel Dei Britti, Mercatale, Monterenzio, San Benedetto Querceto, Frassineto ed arrivando infine al Passo della Raticosa.
Una vera disdetta è stato, a parte il fondo sconnesso, anche trovare quantita' notevoli di sassi e brecciolino in ogni curva, per un fenomeno che ancora non mi spiego, negli ultimi 3 km prima del passo.
Giunto al passo, mi sono diretto verso Firenze lungo la ss 65. Anche qui stanno riasfaltando e i primi 3 Km dopo il passo sono molto sconnessi e sporchi di pietruzze. In localita' La Casetta si svolta per la ss 503 verso Firenzuola. La strada è veramente bella e divertente con curve, controcurve e tornanti larghi da prendere tranquillamente in velocita'.

Arrivato a Firenzuola ho proseguito attraverso il Giogo di Scarperia (mt 882) per Scarperia e San Piero a Sieve dove ho preso la ss 551. La strada è tutta a fondo valle e piuttosto noiosa e attraversa Borgo San Lorenzo, Vicchio fino a Dicomano dove ci si immette sulla ss 67 fino a Sandetole dove si prende la ss 556. Questa è un’altra guduria, salendo fino al Valico Croce ai Mori (995 mt) per poi scendere verso Stia (la strada qui diventa ss 310) e Poppi dove ci si immette sulla ss 70 verso Bibbiena.
Da questo punto in poi si tratta di puro trasferimento in quanto la strada, soprattutto da Bibbiena ad Arezzo (ss 71), è pianeggiante e molto trafficata. Arrivato ad Arezzo alle 17.45 circa, c’è il tempo per un pieno, scaricare la moto, lavarsi, ovviamente baciare la zavorrina che ivi risiede, cenare e infilarsi a letto visto che il giorno dopo, secondo i miei piani, la PARTENZA è fissata alle 08.30.
Fin qui mi sono posto svariati quesiti, il più pressante è stato: “...ma com’è che mi c**o addosso ad ogni curva e non riesco a percorrerla a non più di 40 kmh?” Depresso e demoralizzato, vado a nanna sperando in giorni migliori.
Sabato 14/07 :
Ovviamente i programmi orari sono tutti miserabilmente saltati considerando anche che sia a me che alla mia meta' la sveglia non è molto simpatica e la calma che ci contraddistingue in ogni occasione la fa da padrone.
In ogni caso, dopo esserci bardati di tuta completa (un vero sconforto mi ha preso quando i nuovi stivaletti della zav non ne volevano sapere né di infilarsi e né tantomeno di chiudersi) di pelle e caricata la moto, si parte verso le 10:40, sotto un caldo allucinante, alla volta di Monte San Savino Lungo la ss 73 dove, dopo la sosta e foto di rito, si riparte per Asciano percorrendo la ss 73, ss 326 e ss 438. Arrivati ad Asciano abbiamo preso la ss 451 verso Buonconvento fermandoci presso l’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore, la quale

ovviamente era chiusa in quell’orario (12:30 circa) ma che è davvero bella e circondata da un’area boschiva veramente stupenda.
Si riparte poi alla volta di Buonconvento dove, presi dal caldo e dalla morsa della fame, ci si ferma subito fuori dal centro storico presso il ristorante “Il Giardino” dove, almeno, abbiamo pranzato sotto un gazebo ricavato in un giardinetto posto al centro di una piazza, insomma al fresco tanto per essere brevi.
La sosta si rivela più lunga del previsto e comincia a prendermi lo sconforto di non farcela ad arrivare in cima al Monte Amiata ad un orario accettabile. Comunque si riparte percorrendo un breve tratto di ss 2 per poi infilarci sulla ss 323 verso Montalcino, paese che non abbiamo avuto neanche il tempo di vedere dalla moto in quanto abbiamo proseguito tutto d’un fiato verso l’abbazia di Sant’Antimo.
Trattasi di abbazia in stile romanico, isolata tra le colline.

dell’alta Maremma e da cui si gode davvero di un bel paesaggio…secondo me non è eccezionale ma vale la pena di una visita.
Solita foto e si riparte per il Monte Amiata. Passiamo per Seggiano e da qui si sale per il Monte Amiata. Sulla salita verso la cima si dipanano tutta una serie di strade che più o meno, lungo percorsi differenti, portano tutte allo stesso posto.
La strada è davvero bella, poco trafficata e, soprattutto, corre per la quasi sua totalita' all’interno di un bosco davvero stupendo (e fresco !!!).
In men che non si dica arriviamo al punto più alto dove la strada ci consente di arrivare e cioè a quota 1670 mt circa. Per arrivare in vetta (1734 mt) basta fare una passeggiatina oppure prendere la seggiovia panoramica.
L’aria è davvero frizzante e non riusciamo a toglierci la giacca della tuta, inoltre scegliamo di non andare fino in cima ma di fermarci a prendere il sole in uno degli chalet la' presenti. Ripartiamo dopo circa un’oretta, cioè alle 19:00, e scendiamo più a valle. In realta' giriamo intorno al monte e passiamo per Castel del Piano, Arcidosso, S. Fiona, Piancastagnaio senza fermarci ma scattando solo qualche foto volante.
Finiamo la nostra giornata ad Abbadia San Salvatore alloggiando presso l’Hotel Roma, un Albergo dotato di tutto, bar, ristorante e, per quello che vediamo, frequentato da persone anziane in cerca di riposo.
Entriamo in tuta e il proprietario ci prende subito in simpatia, non si stacca più facendo 3000 domande sulla moto e portandoci le borse qua e la'. Alla fine ci sistema in una “dependance” distaccata dall’Albergo.
Stanza matrimoniale con bagno, telefono, TV e, udite udite, garage privato per la moto. Devo dire che non siamo andati a caso ma avevo preso accordi prima di partire in merito. Ah, dimenticavo, il tutto per 70.000 Lire.
Ci rilassiamo un attimo, doccia e siamo gia' fuori per visitare il paese. E’ strapieno di gente che passeggia anche se l’unica vera cosa interessante da vedere è l’Abbazia, posta in centro, che sembra un piccolo borgo medioevale con tanto di mura e portone. All’interno ci sono personaggi vestiti alla medioevale e anche un’osteria in stile dell’epoca, peccato che abbiano gia' terminato tutto.
Non ci va di cercare un ristorante così ci fermiamo nel primo Pub che troviamo dove ordiniamo un panino a testa, un piatto di patatine e una birra. Tempo trascorso dall’ordine alla consegnaa'Un’ora e mezza, incredibile!!!
Siamo veramente stanchi, un po’ per la giornata intensa, un po’ per il caldo incredibile che abbiamo subito, io da solo ho bevuto più di 4 litri di liquidi !! Andiamo a letto e crolliamo subito, stavolta però, in maniera più realistica, fissiamo l’ora della partenza a “quando ci svegliamo”.
Domenica 15/7 :
In realta' metto la sveglia alle 08.15 tanto per farci capire che ore sono. Ci vestiamo, facciamo i bagagli, scendiamo, colazione e siamo pronti a partire. Altra raffica di domande da parte del proprietario dell’Albergo e, verso le 11.00 (!!!!) si parte.
La temperatura è un po’ più bassa rispetto al giorno prima e si sta davvero meglio. Ci dirigiamo verso Castell’Azzara. Sulla strada ci fermiamo di fianco ad un magnifico campo di girasoli e facciamo alcune foto veramente molto belle.
Passiamo Castell’Azzara e andiamo verso Sorano dove ci fermiamo. Parcheggiamo al lato della strada in un piazzaletto tra la banchina ed un

palazzo, all’ombra. Un vigile ci dice che se lasciamo la moto lì ci fa la multa, mentre se giriamo l’angolo del palazzo (senza esagerare a 5 metri di distanza) c’è l’area di sosta per i motocicli, un fazzoletto d’asfalto di 5 metri per 5 in salita “di sbieco” ed al sole.
Lo guardo e gli faccio presente che il mio veicolo è una VFR e non un motociclo, al che lui estrae il blocchetto e io immediatamente sposto la moto. Il paese è molto carino, medioevale e arroccato su uno sperone di roccia.
C’è davvero una bella vista e un piacevolissimo venticello…. A parte questo niente di più. Ripartiamo verso Pitigliano, che in pratica è una Sorano più grande. Anche qui ci fermiamo e facciamo qualche foto. E’ da notare che da quando siamo partiti abbiamo incessantemente percorso strade magnifiche, senza una macchina, con curve e grip eccezionali e panorami mozzafiato.
Mi permetto anche qualche virtuosismo in curva, alternandoli con le immancabili “fetecchie” che ancora mi affliggono. Comunque, incredibilmente, mi sento più sicuro con zavorra e bagaglio che da solo e scarico. Mah, sara' forse perché la mia Lei sulla moto ci sa stare davvero molto bene?

Ripartiamo per Sovana, dove ci fermiamo. Il paese è davvero molto carino e praticamente è una piazza con una serie di abitazioni medioevali e una chiesa in stile Romanico molto interessante.
Ripartiamo alla volta di Saturnia; siamo alla ricerca delle famose cascate che formano delle vasche naturali di calcare dove ci si può mettere a mollo finchè si vuole, anche perché il posto è aperto al pubblico e gratis. Poco prima di arrivare a Saturnia trovo un distributore della FINA aperto…incredibile, di Domenica.
Mi fermo perché tra l’altro sono quasi a secco. Qui si è sfiorata la TRAGEDIA. Scendo dalla moto e scambio 2 chiacchiere con la zav, mentre arriva un ragazzino di circa 14 anni che mi chiede: “Pieno?” Gli rispondo: “Sì!” Lui comincia a mettere benzina, quando dopo 30 secondi mi chiede: “Ci arrivo a 10.000 Lire?” Gli rispondo che doveva mettere finchè il serbatoio non fosse stato pieno e, comunque, ci sarebbero entrate almeno 35.000 £. Poi, cominciando a dubitare dell’esperienza del figuro, aggiungo: “Dai, faccio io….” Ma lui mi risponde che era un benzinaio esperto.
Va beh, mi fido e continuo la conversazione con la mia fidanzata quando vedo che il ragazzo ha finito l’operazione e si appresta, nel consueto modo atto ad evitare la caduta di gocce sul serbatoio, a estrarre e riporre la pistola. Ma, improvvisamente, con un movimento repentino del polso, gira la pistola, la corica sul serbatoio e comincia a sbatterla sulla vernice dello stesso per sgrullarla !!!!! In un millisecondo e con un balzo felino sono sul soggetto, con una mano gli afferro il polso e con l’altra la pistola.
Miracolosamente, dopo un quarto d’ora di controlli, il serbatoietto adorato è intatto. Il proprietario della pompa, più per la mia faccia che per le mie parole, mi gira alla larga, mi scuso con la mia Lei per aver perso il controllo e sostiamo per 5 minuti a Saturnia.
Ripartiamo proseguendo per Montemerano dove ci immettiamo sulla ss 322 andando verso Scansano dove nemmeno ci fermiamo. Continuiamo il viaggio sulla ss 322, arriviamo a Grosseto e, a Roselle, ci immettiamo sulla ss 223 che porta a Siena.
Purtroppo incappiamo nel Mega traffico del rientro dal mare, tutti fermi tranne noi che ci permettiamo andature intorno ai 100 kmh, approfittando anche del fatto che dall’altro lato non veniva nessuno.
A Paganico lasciamo questa trafficatissima strada e ci buttiamo sulla ss 73 verso Roccastrada, lo superiamo così come Monticiano. Dopo 4 Km dal paese, in localita' Madonnina, giriamo a sinistra sulla ss 441 e, dopo 1500 mt, svolta a sinistra per San Galgano, una stupenda Abbazia con l’intera struttura quasi intatta ma mancante del tetto, come quelle fantastiche Cattedrali in Inghilterra, Scozia ed Irlanda. La chiesa è davvero molto grande e doveva essere stupenda “da intatta”, ci sono anche resti di un bellissimo chiostro di cui rimangono solo poche colonnine.

Inoltre, percorrendo una breve strada sterrata si arriva ad una chiesa circolare dove S. Galgano piantò la sua spada (era un cavaliere prima di diventare sacerdote) nella roccia... ed è ancora lì ben piantata!!! Siamo rapiti dal luogo e, dopo mezz’ora di sosta, ripartiamo. Sono gia' le 21:00 e le previste soste a Monteriggioni per la sagra medioevale e l’attraversamento della Valle del Chianti saltano.
Ritorniamo sulla ss441 e poi sulla ss 73 che ci conduce a Siena. Da lì ci immettiamo sulla ss 326 verso Sinalunga e poi, a Lucignano, svoltiamo sulla superstrada per Arezzo dove arriviamo alle 22.00. Sono distrutto, appena la forza di scaricare la moto e salire in casa. Sorpresa!! Ad Arezzo, dopo le 22:00, l’unica pizzeria che consegna a domicilio non recapita più pizze.
Immediatamente penso che ad Ozzano Emilia ce ne sono due che sono attive fino all’01:00. Va beh, preso dai morsi della fame mi rivesto e le vado a prendere da una Pizzeria “normale”. Il tempo di mangiare e gia' ronfiamo sonoramente. Dico solo che ero così stanco che mi sono svegliato non so quante volte per i dolori al collo, spalle, gambe, polpacci,…dappertutto!!!
Lunedì 16/7 :
Non c’è molto da dire. La mia ragazza lavora ma io sono in ferie. Decido di poltrire tutto il giorno e di rimandare il rientro a casa al giorno dopo.
Martedì 16/7 :
Mi sveglio con calma, faccio i bagagli, mi vesto e verso le 11:40 parto. Non voglio percorrere la stessa strada dell’andata a ritroso, così scelgo di fare un giro dell’Appennino Romagnolo. Parto da Arezzo lungo la ss 71 fino a Bibbiena.
Il vento è davvero forte e continuera' a soffiare per tutto il pomeriggio rendendo la guida a volte davvero difficoltosa. A Bibbiena ho svoltato per la ss 70 fino a Poppi per poi prendere la direzione di Camaldoli. Arrivo sull’Eremo, la strada per arrivarci corre all’interno di un bel bosco.

La temperatura è fresca, peccato per le foglie e gli aghi di pino che ricoprivano la strada a causa del vento. Sigaretta, foto, e si riparte verso Badia Prataglia. Attraverso il passo Fangacci (mt 1234), a Badia Prataglia riprendo la ss 71 che mi conduce a Bagno di Romagna attraverso il passo Mandrioli (mt 1173).
La strada è davvero bella, tortuosa e scende in una valle stretta e davvero divertente. A Bagno di Romagna faccio benzina guardando a vista il benzinaio per la salute del serbatoio e riparto lungo la ss 3 bis verso San Piero in Bagno, dopo di chesvolto per la ss 310 verso S. Sofia, attraversando il Passo C. D. Carnaio (776 mt).
Proseguo per Galeata ma qui, invece che svoltare per Strada S. Zeno, sbagliando, proseguo fino a Meldola, dove giro per Predappio. Salgo di nuovo la montagna per poi scendere a Predappio e torno indietro lungo la ss 9 ter fino a Strada San Zeno. Qui risalgo il Colle delle Cento Forche (passo 551 mt) e arrivo a Rocca San Casciano.
Prendo la ss 67 verso Forlì ma 2 Km prima di Dovadola svolto verso Modigliana passando per il passo del Trebbio (575 mt). Da Modigliana Arrivo a San Adriano e poi, lungo la ss 302 giungo a Marradì. Da Marradì raggiungo Palazzuolo sul Senio (passo a 721 mt) e da qui verso Coniale attraverso il Valico del Paretaio (950 mt).
Qui ho preso la ss 610 verso Castel del Rio, Fontanelice, Casalfiumanese e Imola dove, dopo aver svoltato per la Via Emilia, sono arrivato finalmente a casa alle 19.45 dopo 8 ininterrotte ore di curve e montagne appenniniche, quasi un mini Duri e Puri, no?
Considerazioni
Tutto il giretto è stato di circa 1050 km e 31 ore delle quali 25 sulla moto. Come ho detto, è stata la prima esperienza ed infatti gli errori principali sono subito venuti alla luce. In primo luogo in fase di pianificazione ho scelto mete troppo ravvicinate tra loro, infatti in alcune di esse siamo solo passati senza fermarci.
Poi, ma questo e un discorso molto personale, se voglio dormire di più la mattina devo prevedere meno km da percorrere oppure bisogna che parta prima.
Il peso del mezzo, complessivo e comprensivo di moto, 2 passeggeri e bagaglio è stato di circa 450 kg ma, nonostante questo, la VFR si è sempre dimostrata sicura e sufficientemente maneggevole, anche con l’assetto standard che, sebbene molle, ha sempre egregiamente assorbito le asperita' del fondo stradale talvolta davvero marcate.
Il mio stile di guida, di natura tranquillo, all’inizio del viaggio è stato un po’ messo in crisi ma è migliorato con il proseguire del viaggio. In pratica anch’io ho tolto tutta la cera dalle gomme anche se la mia prudenza ha fatto sì che venissi "sverniciato" in sequenza da:
Le giustificazioni, comunque inaccettabili, sono:
Comunque sto migliorando, forse mi sarebbe utile una puntatina in pista ma, in fondo, a me va bene così, piano piano migliorerò, fermo restando che se i soci del VIC reputano inaccettabile sottoporre un qualsiasi esemplare di VFR a simili umiliazioni, sono pronto a vendere tutto e comprarmi una ER 5 per espiare le mie colpe.
Per ciò che riguarda l’equipaggiamento ho trovato molto utile l’interfono. Un mio amico me ne ha prestato un vecchio esemplare ad aria della Nolan che si sente davvero bene anche a 140 kmh anche se la conformazione degli auricolari fa un male cane. Oggi ho ritirato quello speditomi da Toby della Tuyacom….sara' sicuramente un mito in confronto.
Infine, davvero utile e comoda si è dimostrata la borsa da serbatoio magnetica, io poi, nel mio terrore dei graffi e prendendo spunto da uno dei vostri consigli, ho messo sul serbatoio un doppio strato di pellicola Domopak per poi piazzarci sopra la borsa: non si è mossa di un millimetro in marcia e mi ha fatto stare molto più tranquillo nel metterla e toglierla.
Che dire.….ah, ecco, sarebbe un mito fare il prossimo viaggetto in compagnia dei Soci V.I.C. !!

