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- gabrisag
2007 - Elefantentreffen (by Flavio "Er secco")
Il motivo conduttore dell'Elefantentreffen è il continuo confronto con la natura avversa.
Siamo a Loh, nei pressi di Thurmansbang-Solla, dove la Germania confina con Austria e Repubblica Ceca con delle movimentate colline alberate dove normalmente, a fine gennaio, c'è la neve e le temperature sono una decina di gradi sotto lo zero.
L'attività al campo base consiste soprattutto nel riuscire a sopravvivere, con l'ausilio di fuochi, cibo e tende per la notte.
C'è anche chi dorme in albergo, chi si porta la moto col furgone, chi arriva in auto, ma qui si deve parlare di gente che va a vedere l'Elefantentreffen. (i cosiddetti fighetti) ma va bene anche così.
I mezzi con i quali si arriva e ci si muove, e quelli con i quali si sopravvive fanno si che si crei un piccolo circo che di sicuro trova i suoi estimatori tra gli amanti del genere o semplici curiosi.
Come tutte le cose particolari che hanno un fascino ed una storia, nel secondo millennio è diventato una "firma", cosicché in molti ne parlano e molti altri ci vanno, spesso rimanendo delusi ma fieri di aver messo anche quella tacca sulla canna del fucile.
Il nostro Elefantetreffen 2007 inizia dalla fine di quello 2006.
Infatti, dopo le vicissitudini del viaggio di andata, tutti (Emanuele in testa), abbiamo detto: “ BASTA, ci siamo già stati, la nostra esperienza l’abbiamo fatta, è stato bello e indimenticabile, non vale la pena rischiare tanto, ecc.”.
Quando ci siamo incontrati per scambiarci le foto sento Emanuele che mentre chiude il portatile dice: “Però l’anno prossimo ci organizziamo meglio”, lo guardo tra lo stupito e il divertito e da lì ho capito che l’avventura sarebbe continuata.
Le temperature primaverili e campi fioriti in tutta Europa ci fanno desistere e decidiamo che non vale la pena sciropparsi 2.400 Km per una scampagnata. Se non c’è la neve che gusto c’è?
Domenica 21 verso l’ora di pranzo mi chiama Emanuele e mi dice :”Arriva il freddo e la neve, io vado, tu che fai?".
Secondo voi potevo mandarlo da solo?
Attacco il telefono e dico a Rita: "Giovedì parto" e lei: "Allora ti devo preparare la roba?".
Tutto qui.
Di corsa vado al lavoro per chiedere le ferie e qui trovo il capo di turno (motociclista) che mi dice "vai tranquillo".
Poi la corsa per preparare la moto e l’attrezzatura necessaria.
Per la moto in realtà c’è poco da fare se non montare le moffole impellicciate sui semimanubri e controllare per scrupolo il livello olio, ma il giorno prima di partire ho un problema alla pinza del freno anteriore che riesco a risolvere in giornata smontando e rimontando l'impianto.
Ci voleva ben altro ormai per fermarmi.
Poi inizia lo scervellamento.
Cosa potrà servire?
Sacco a pelo -30°, materassino, vettovaglie, vestiti no perché avevo già tutto addosso, ecc.
C’è sempre la paura di dimenticarti qualcosa di importante.
Quindi si parte e si fa il conto di chi c'è, infatti a causa dell'incertezza molti hanno preso altri impegni ed alla fine ci ritroviamo io con il mitico VFR 750 ed Emanuele Mansuel con il GS e, come dice Venditti: “Partirono in due ed erano abbastanza”
L'equipaggio è collaudato, insieme nel 2006 siamo già stati al raduno.
Notte insonne come da copione a rigirarsi nel letto, prima dell'alba si carica la moto e si parte alle 7.00 di giovedì dall'autogrill a Roma Nord.
Con Emanuele vado tranquillo, se c'è da stare sulla moto a fare chilometri e poco al bar non si tira indietro.
Le soste sono cadenzate dal serbatoio del mio VFR e ci fermiamo sempre prima dei 200 km.
Colazione ad Arezzo, l'Appennino ci risparmia la temuta neve e ci ritempriamo con una cioccolata calda a Modena dove incontriamo i primi "colleghi" elefanti, un gruppo misto di romani e toscani col quale ci ritroveremo anche a Trento ed a Solla.
Qualche parola con i simpatici incontri e poi di nuovo in sella.
Il viaggio non è poi stato neanche troppo monotono, qualche goccia d’acqua, un pò di nebbia e tutta la pianura Padana in piega per il forte vento trasversale.
Alle 16,30 arriviamo a Irshenberg, poco sotto Monaco dove troviamo subito una gastehaus per la notte.
Il morale è buono, il paesaggio è innevato e siamo in pieno clima da raduno, cerco di parlare in tedesco ed è già molto che riusciamo a farci capire per mangiare qualcosa!!!
Ci mettiamo a letto con il proposito di partire l’indomani mattina alle 8,00 pronosticando l’arrivo nella fossa in circa due ore.
La mattina seguente inizia a nevicare, decidiamo di farci una foto in moto sulla neve per far vedere che ci abbiamo guidato sopra, metti che non ci sarebbe più capitato?
Meschini, non immaginavamo neppure lontanamente quello che ci attendeva da lì in poi.
Dopo accurato sopralluogo scendo la rampa del garage, giro largo per trovarmi dritto sulla stradina innevata che immette sulla strada principale in curva ed in salita ma con l’asfalto abbastanza gripposo.
Lancio la moto a 10 Km/h, tiro la frizione per farla scorrere liscia e dritta ed ad un tratto...
SBAMM la moto scivola di lato e mi ritrovo il piede sinistro ( già reduce da recente frattura) incastrato sotto la carena, lo sfilo e tentiamo di rialzare la moto.
Macchè, noi la tiriamo su e lei continua a scivolare.
Alla fine ci riusciamo, Emanuele mi accompagna reggendomi il posteriore, arrivo sulla strada, mi faccio la salita poi scendo per aiutarlo a fare altrettanto e partiamo convinti che una volta raggiunta l’Autobahn saremmo stati a cavallo. Un calvario per arrivarci, sulla strada bianca e ghiacciata si andava lentamente e con i piedi per terra lasciandoci dietro una coda di auto impazienti.
Giunti in autostrada con la neve sui bordi e la strada bagnata, iniziamo ad allungare.
Improvvisamente sento l'anterione moooolto leggero, rallento un poco ma a ogni tir che mi sorpassava sentivo la moto scivolare sulla destra , rallento drasticamente ed inizio a pregare, lì mi sono letteralmente ca@ato sotto, ed è allora che mi sono venuti mille pensieri tipo:
"ma chi me l'ha fatto fare",
"ma ci sono già stato l'anno scorso" ,
"se scivolo sulla destra la moto va verso sinistra e me la spalmano come quella di Snoopy ma se scivolo sulla sinistra......"
con questi allegri pensieri siamo andati avanti finchè non ci siamo fermati in una piazzola per poter fare un summit.
Decidiamo di proseguire con massima cautela fino all'autogrill distante una ventina di Km per poi decidere se proseguire o tornare indietro.
All'autogrill troviamo tre colleghi alle prese nel rimettere in piedi le moto noi entriamo lentamente, facciamo benzina, incrociamo gli sguardi e contemporaneamente partiamo: dobbiamo continuare.
Arriviamo senza problemi all'uscita dell'autostrada a Hengersberg e ci concediamo un buon cioccolato caldo, facciamo benzina, Emanuele monta il Garmin e prima di partire un gruppo di inglesi che cerca di arrivare al raduno con delle enduro monocilindriche, ci chiede di poterci seguire e volentieri acconsentiamo.
Scopriamo con stupore che il Garmin col freddo fa tilt e così ci perdiamo sulle alture della Bayerischer Wald .
Dovevate vedere che spettacolo: questo trenino in giro per le colline innevate e ogni tanto Emanuele che alzava il braccio per dire: "Avemo sbagliato dovevamo girare di là" e gli inglesi imperterriti che ci seguivano .
Ci hanno pure ringraziato! Ma per averli portati alla fossa o per il giro turistico nei boschi ghiacciati?
Alla fine però, arriviamo al raduno.
L'emozione che si prova alla vista di quello spettacolo è unica e non c'è un modo per poterla esprimere a parole, bisogna starci per capirlo.
Ok, una cosa l'abbiamo fatta, ce ne mancano due: sopravvivere qui dentro e tornare sani a casa.
Si parcheggia e ci si porta dietro qualche borsa, giusto per andare a prendere il posto per la tenda.
Una volta trovato bisogna spalare la neve, accendere il fuoco e mettere della paglia come base isolante per la tenda.
Io mi occupo del fuoco che con un'accetta e un paio di "Bild" si accende senza molte difficoltà.
Emanuele si occupa invece della paglia e che spettacolo vederlo arrivare nella fossa con la moto carica come un mulo e con le catene.
La scena da sola valeva il prezzo del biglietto.
Finalmente ci siamo e ci godiamo un po' di relax montando la tenda e divertendoci con la vita da campo, parlando in lingue indecifrabili con i vicini, bevendo vinbrulé e grigliando arrosticini di pecora, salsicce e polenta fatta nel paiolo portato da casa e innaffiando il tutto con vino rosso e grappa.
Il contesto è quello classico dell'Elefantentreffen.
E poi fuochi, botti, bengala e razzi che illuminano il buio e contribuiscono a tenere su il morale.
Quando la stanchezza prende il sopravvento troviamo la strada della tenda, non prima di aver misurato la temperatura: -14°C ma siamo bene equipaggiati - cosa fondamentale - e stiamo benone.
L'unica avventura notturna consiste nel lento ed inesorabile rotolamento del nostro igloo lungo il pendio, io ed Emanuele sembravamo due criceti dentro il rullo.
Durante la notte però perdo un po' di serenità, la temperatura si è alzata repentinamente ed ha iniziato a nevicare!
Sbaraccare tutto e fare le borse mentre nevica è difficoltoso, così come è problematico far muovere il VFR su trenta centimetri di neve fresca in salita.
Quindi non ci proviamo neanche!
Facciamo un sopralluogo sulla strada e c'è la conferma che si muovono solo i mezzi con i tasselli, le ruote stradali non hanno presa.
Non c'è altro da fare che aspettare che le condizioni migliorino.
Una cosa è certa, escludiamo di passare un'altra notte in tenda, quindi Emanule mi propone di attendere ancora qualche ora, se continuasse a nevicare prenderemo il GS per cercare un albergo e se tutto fosse pieno chiederemo ospitalità in un fienile.
Il VFR lo recupereremo quando sarà possibile.
Questa era l'ipotesi peggiore che si poteva configurare, e siccome ci sembrava niente male l'umore ha iniziato a migliorare.
Il VFR è ancora lì, ricoperto da 30 cm di neve.
Sconsolato lo pulisco con amorevole cura, si avvia al secondo tentativo e, quando la sento in moto, quel sound mi rigalvanizza perchè sembrava dirmi:
"Và tutto bene non può succedere niente di male mai a due come noi" come canta Max Pezzali.
Iniziamo a smontare la tenda sfruttando una breve tregua e quando siamo pronti Emanuele mi fa la "proposta indecente": tentare di fare la salita col VFR, lui mi avrebbe assistito seguendomi a piedi.
Parto con molta perplessità ma poi vedo che riesco ad andare e dopo cento metri mi lascia solo per tornare a prendere il GS.
L'andatura sulle colline è comunque ridotta perché nevica meno ma si è alzata una bufera di vento che porta neve sulla strada.
Finalmente raggiungiamo l'autogrill e ci rimettiamo in ordine, ci si cambiano gli indumenti bagnati e si sistemano i bagagli che temporaneamente erano tutti sul GS.
Siamo nel primo pomeriggio e decidiamo di cercare di arrivare a Monaco dove ci fermeremo per la notte.
Preferiamo continuare col sano principio di non viaggiare di notte.
La pianura bavarese sembra accoglierci nel migliore dei modi addirittura con un pallido sole.
Quindi la velocità aumenta, il freddo è pungente ma quello che sorprende è il vento forte e teso.
Tanto che siamo costretti a rallentare dato che il fondo è comunque bagnato.
Ma non è finita qui.
Procedendo con la moto bella inclinata per contrastare il vento a circa centotrenta si delinea sulla strada qualcosa di mai visto prima.
Il vento ha portato dai campi attigui delle lingue di neve trasversali alla strada, tipo quello che succede con la sabbia nel deserto.
Non c'è tempo di fare altro che spaventarsi e sperare di passare indenni nonostante la velocità.
Fortunatamente così avviene e ci prepariamo a superare le altre in sequenza.
Non c'è modo di allentare la tensione del viaggio, ad ogni angolo ne spunta una nuova.
Comunque Monaco si avvicina, nonostante tutto, e la mente già è sintonizzata con la doccia calda della gastehaus.
E invece no, il cielo si copre, la visiera si sporca, è neve o sono davanti che alzano l'acqua?
Superati i camion si vede chiaramente che si tratta di neve, nevica e si attacca sull'asfalto.
Al lato della strada c'è un gruppo di motard fermi, forse sono scivolati.
Qualche centinaio di metri a seguire vedo il secondo gruppo di moto ferme ed un rallentamento generale del traffico.
Emanuele decide che è cosa saggia mettersi a passo d'uomo, magari nella corsia di destra per non dare fastidio.
Ma in questa manovra, probabilmente troppo brusca, la moto si intraversa e va giù in mezzo all'autostrada.
Fortuna che io avevo rallentato per tempo, l'ho puntato mentre scivolava per avere modo di raggiungere una velocità che mi permettesse di non montargli sopra per poi passarlo come una porta dello slalom speciale, riuscendo a portare a termine la manovra con la dolcezza necessaria.
I motociclisti a bordo strada sono spagnoli e corrono a tirarlo su, anche loro sono scivolati in quel punto esatto.
Ci fermiamo per fare il punto della situazione, io avevo anche deciso di non muovermi da lì a costo di montare la tenda e dormire nel sacco a pelo fino all'arrivo di qualcosa, ma che cosa?
Si avvicina una pattuglia di Polizia Stradale, dopo esserci sincerati sulle nostre condizioni gli spieghiamo, in un perfetto italo-anglo-tedesco, che aspetteremo il passaggio dello spargisale prima di proseguire.
Ci rincuora sapere che la prossima uscita dista un chilometro ed un altro chilometro ci separa da un alberghetto.
Due chilometri si fanno, piano quanto si vuole ma si fanno.
Gli spagnoli ripartono, noi ci apprestiamo a seguirli quando Emanuele si gira per controllare che io sia in partenza.
In quel momento vede una Golf stationwagon che schizza fuori dalle normali corsie, ora è in sbandata e procede a velocità sostenuta in un principio di testacoda.
Il problema è che la direzione è quella mia che però non lo so perché guardo avanti a me, vorrebbe gridare ma non ce n'è il tempo.
L'auto conclude la sua corsa col posteriore nel fosso laterale e solo con quell'ultimo tonfo mi giro a guardare, il conducente esce incolume e ci guarda con aria aggressiva, come fosse colpa nostra, almeno quella è la sensazione.
Siccome non ci teniamo a concludere la giornata con una scazzottata ripartiamo subito e guadagniamo l'uscita e più avanti raggiungiamo l'hotel, la nevicata continua e per raggiungere l'entrata ci sono dieci centimetri di neve fresca, Emanuele tira giù le zampe e tira dritto, io lo seguo a ruota col VFR.
Siamo gli unici ospiti della gastehaus gestita da una coppia di signori gentilissimi, difficile capirsi però, parlano inglese quasi come io parlo il tedesco.
Sono veramente squisiti: lei ci guardava con aria preoccupata come guardasse i suoi figli, lui invece non era stupito più di tanto.
Appena giunto nel garage mi sono abbassato per baciare la mia piccola, se lo è meritato: è stata veramente grande.
Andiamo a letto presto, ripensando alle vicende della giornata e godendoci i nostri caldi piumini, invero molto meglio del fienile che agognavamo!
Parlando con Emanuele dicevo che se e quando saremmo arrivati a casa,ci sarebbe rimasto dentro qualcosa di unico.Così è stato.
Dopo una fantastica colazione che ci fa commuovere partiamo alle 9.00 in punto giacché ormai abbiamo capito che prima il ghiaccio potrebbe essere un possibile inconveniente.
Passiamo veloci la "tangenziale" di Monaco superata la quale ci accorgiamo che la bassa temperatura e la strada bagnata (e la perenne neve a bordo strada.) sono poco amichevoli e ci potrebbero tirare qualche scherzetto.
Così superiamo anche l'ultima insidia appostata in uno svincolo autostradale ghiacciato, affrontato a velocità moderata Emanuele passa liscio, io sbando ma riesco a controllare, alziamo lo sguardo e vediamo un Audi fuoristrada con già i primi soccorsi.
Un pallido sole fa capolino tra nuvole e la strada a tratti si asciuga.
Passiamo veloci Innsbruch e tiriamo avanti, vogliamo passare la Alpi prima possibile, poi si potrà stare più tranquilli.
Il Brennero ci accoglie con un sole splendente che ci fomenta in un discesone a manetta spalancata.
Sulle ali dell'entusiasmo arriviamo quasi a Verona dove ci fermiamo per un pranzo frugale e prendere un pò di sole.
Per noi è fatta, ancora a centinaia di chilometri da casa sappiamo bene che è solo questione di tempo, gli amici al telefono ci consigliano di passare gli Appennini prima che faccia buio.
Detto fatto, di nuovo in sella arriviamo a Firenze con le ultime luci del giorno ed alle sette siamo a casa.
Inizio a pensare che oltre al famoso "mal d'Africa" si possa iniziare a delineare qualcosa di simile per il raduno degli Elefanti.
Il rigraziamento maggiore comunque va al mio compagno di viaggio Emanuele con il quale ho condiviso tutte le difficoltà di questa strana avventura e con il quale, aiutandoci a vicenda, siamo riusciti a divertirci ed a tornare a casa senza danni degni di nota.
Aggiungo che non ho parole per ringraziarlo degli intensi momenti passati insieme. Lo so che è una frase un po' "equivoca" ma non ci sono altri termini adatti :-)))
P.S. E come detto perentoriamente l'anno scorso:adesso basta,questo è l'ultimo!!! :-)
Flavio er secco
Siamo a Loh, nei pressi di Thurmansbang-Solla, dove la Germania confina con Austria e Repubblica Ceca con delle movimentate colline alberate dove normalmente, a fine gennaio, c'è la neve e le temperature sono una decina di gradi sotto lo zero.
L'attività al campo base consiste soprattutto nel riuscire a sopravvivere, con l'ausilio di fuochi, cibo e tende per la notte.
C'è anche chi dorme in albergo, chi si porta la moto col furgone, chi arriva in auto, ma qui si deve parlare di gente che va a vedere l'Elefantentreffen. (i cosiddetti fighetti) ma va bene anche così.
I mezzi con i quali si arriva e ci si muove, e quelli con i quali si sopravvive fanno si che si crei un piccolo circo che di sicuro trova i suoi estimatori tra gli amanti del genere o semplici curiosi.
Come tutte le cose particolari che hanno un fascino ed una storia, nel secondo millennio è diventato una "firma", cosicché in molti ne parlano e molti altri ci vanno, spesso rimanendo delusi ma fieri di aver messo anche quella tacca sulla canna del fucile.
Il nostro Elefantetreffen 2007 inizia dalla fine di quello 2006.
Infatti, dopo le vicissitudini del viaggio di andata, tutti (Emanuele in testa), abbiamo detto: “ BASTA, ci siamo già stati, la nostra esperienza l’abbiamo fatta, è stato bello e indimenticabile, non vale la pena rischiare tanto, ecc.”.
Quando ci siamo incontrati per scambiarci le foto sento Emanuele che mentre chiude il portatile dice: “Però l’anno prossimo ci organizziamo meglio”, lo guardo tra lo stupito e il divertito e da lì ho capito che l’avventura sarebbe continuata.
Le temperature primaverili e campi fioriti in tutta Europa ci fanno desistere e decidiamo che non vale la pena sciropparsi 2.400 Km per una scampagnata. Se non c’è la neve che gusto c’è?
Domenica 21 verso l’ora di pranzo mi chiama Emanuele e mi dice :”Arriva il freddo e la neve, io vado, tu che fai?".
Secondo voi potevo mandarlo da solo?
Attacco il telefono e dico a Rita: "Giovedì parto" e lei: "Allora ti devo preparare la roba?".
Tutto qui.
Di corsa vado al lavoro per chiedere le ferie e qui trovo il capo di turno (motociclista) che mi dice "vai tranquillo".
Poi la corsa per preparare la moto e l’attrezzatura necessaria.
Per la moto in realtà c’è poco da fare se non montare le moffole impellicciate sui semimanubri e controllare per scrupolo il livello olio, ma il giorno prima di partire ho un problema alla pinza del freno anteriore che riesco a risolvere in giornata smontando e rimontando l'impianto.
Ci voleva ben altro ormai per fermarmi.
Poi inizia lo scervellamento.
Cosa potrà servire?
Sacco a pelo -30°, materassino, vettovaglie, vestiti no perché avevo già tutto addosso, ecc.
C’è sempre la paura di dimenticarti qualcosa di importante.
Quindi si parte e si fa il conto di chi c'è, infatti a causa dell'incertezza molti hanno preso altri impegni ed alla fine ci ritroviamo io con il mitico VFR 750 ed Emanuele Mansuel con il GS e, come dice Venditti: “Partirono in due ed erano abbastanza”
L'equipaggio è collaudato, insieme nel 2006 siamo già stati al raduno.
Notte insonne come da copione a rigirarsi nel letto, prima dell'alba si carica la moto e si parte alle 7.00 di giovedì dall'autogrill a Roma Nord.
Con Emanuele vado tranquillo, se c'è da stare sulla moto a fare chilometri e poco al bar non si tira indietro.
Le soste sono cadenzate dal serbatoio del mio VFR e ci fermiamo sempre prima dei 200 km.
Colazione ad Arezzo, l'Appennino ci risparmia la temuta neve e ci ritempriamo con una cioccolata calda a Modena dove incontriamo i primi "colleghi" elefanti, un gruppo misto di romani e toscani col quale ci ritroveremo anche a Trento ed a Solla.
Qualche parola con i simpatici incontri e poi di nuovo in sella.
Il viaggio non è poi stato neanche troppo monotono, qualche goccia d’acqua, un pò di nebbia e tutta la pianura Padana in piega per il forte vento trasversale.
Alle 16,30 arriviamo a Irshenberg, poco sotto Monaco dove troviamo subito una gastehaus per la notte.
Il morale è buono, il paesaggio è innevato e siamo in pieno clima da raduno, cerco di parlare in tedesco ed è già molto che riusciamo a farci capire per mangiare qualcosa!!!
Ci mettiamo a letto con il proposito di partire l’indomani mattina alle 8,00 pronosticando l’arrivo nella fossa in circa due ore.
La mattina seguente inizia a nevicare, decidiamo di farci una foto in moto sulla neve per far vedere che ci abbiamo guidato sopra, metti che non ci sarebbe più capitato?
Meschini, non immaginavamo neppure lontanamente quello che ci attendeva da lì in poi.
Dopo accurato sopralluogo scendo la rampa del garage, giro largo per trovarmi dritto sulla stradina innevata che immette sulla strada principale in curva ed in salita ma con l’asfalto abbastanza gripposo.
Lancio la moto a 10 Km/h, tiro la frizione per farla scorrere liscia e dritta ed ad un tratto...
SBAMM la moto scivola di lato e mi ritrovo il piede sinistro ( già reduce da recente frattura) incastrato sotto la carena, lo sfilo e tentiamo di rialzare la moto.
Macchè, noi la tiriamo su e lei continua a scivolare.
Alla fine ci riusciamo, Emanuele mi accompagna reggendomi il posteriore, arrivo sulla strada, mi faccio la salita poi scendo per aiutarlo a fare altrettanto e partiamo convinti che una volta raggiunta l’Autobahn saremmo stati a cavallo. Un calvario per arrivarci, sulla strada bianca e ghiacciata si andava lentamente e con i piedi per terra lasciandoci dietro una coda di auto impazienti.
Giunti in autostrada con la neve sui bordi e la strada bagnata, iniziamo ad allungare.
Improvvisamente sento l'anterione moooolto leggero, rallento un poco ma a ogni tir che mi sorpassava sentivo la moto scivolare sulla destra , rallento drasticamente ed inizio a pregare, lì mi sono letteralmente ca@ato sotto, ed è allora che mi sono venuti mille pensieri tipo:
"ma chi me l'ha fatto fare",
"ma ci sono già stato l'anno scorso" ,
"se scivolo sulla destra la moto va verso sinistra e me la spalmano come quella di Snoopy ma se scivolo sulla sinistra......"
con questi allegri pensieri siamo andati avanti finchè non ci siamo fermati in una piazzola per poter fare un summit.
Decidiamo di proseguire con massima cautela fino all'autogrill distante una ventina di Km per poi decidere se proseguire o tornare indietro.
All'autogrill troviamo tre colleghi alle prese nel rimettere in piedi le moto noi entriamo lentamente, facciamo benzina, incrociamo gli sguardi e contemporaneamente partiamo: dobbiamo continuare.
Arriviamo senza problemi all'uscita dell'autostrada a Hengersberg e ci concediamo un buon cioccolato caldo, facciamo benzina, Emanuele monta il Garmin e prima di partire un gruppo di inglesi che cerca di arrivare al raduno con delle enduro monocilindriche, ci chiede di poterci seguire e volentieri acconsentiamo.
Scopriamo con stupore che il Garmin col freddo fa tilt e così ci perdiamo sulle alture della Bayerischer Wald .
Dovevate vedere che spettacolo: questo trenino in giro per le colline innevate e ogni tanto Emanuele che alzava il braccio per dire: "Avemo sbagliato dovevamo girare di là" e gli inglesi imperterriti che ci seguivano .
Ci hanno pure ringraziato! Ma per averli portati alla fossa o per il giro turistico nei boschi ghiacciati?
Alla fine però, arriviamo al raduno.
L'emozione che si prova alla vista di quello spettacolo è unica e non c'è un modo per poterla esprimere a parole, bisogna starci per capirlo.
Ok, una cosa l'abbiamo fatta, ce ne mancano due: sopravvivere qui dentro e tornare sani a casa.
Si parcheggia e ci si porta dietro qualche borsa, giusto per andare a prendere il posto per la tenda.
Una volta trovato bisogna spalare la neve, accendere il fuoco e mettere della paglia come base isolante per la tenda.
Io mi occupo del fuoco che con un'accetta e un paio di "Bild" si accende senza molte difficoltà.
Emanuele si occupa invece della paglia e che spettacolo vederlo arrivare nella fossa con la moto carica come un mulo e con le catene.
La scena da sola valeva il prezzo del biglietto.
Finalmente ci siamo e ci godiamo un po' di relax montando la tenda e divertendoci con la vita da campo, parlando in lingue indecifrabili con i vicini, bevendo vinbrulé e grigliando arrosticini di pecora, salsicce e polenta fatta nel paiolo portato da casa e innaffiando il tutto con vino rosso e grappa.
Il contesto è quello classico dell'Elefantentreffen.
E poi fuochi, botti, bengala e razzi che illuminano il buio e contribuiscono a tenere su il morale.
Quando la stanchezza prende il sopravvento troviamo la strada della tenda, non prima di aver misurato la temperatura: -14°C ma siamo bene equipaggiati - cosa fondamentale - e stiamo benone.
L'unica avventura notturna consiste nel lento ed inesorabile rotolamento del nostro igloo lungo il pendio, io ed Emanuele sembravamo due criceti dentro il rullo.
Durante la notte però perdo un po' di serenità, la temperatura si è alzata repentinamente ed ha iniziato a nevicare!
Sbaraccare tutto e fare le borse mentre nevica è difficoltoso, così come è problematico far muovere il VFR su trenta centimetri di neve fresca in salita.
Quindi non ci proviamo neanche!
Facciamo un sopralluogo sulla strada e c'è la conferma che si muovono solo i mezzi con i tasselli, le ruote stradali non hanno presa.
Non c'è altro da fare che aspettare che le condizioni migliorino.
Una cosa è certa, escludiamo di passare un'altra notte in tenda, quindi Emanule mi propone di attendere ancora qualche ora, se continuasse a nevicare prenderemo il GS per cercare un albergo e se tutto fosse pieno chiederemo ospitalità in un fienile.
Il VFR lo recupereremo quando sarà possibile.
Questa era l'ipotesi peggiore che si poteva configurare, e siccome ci sembrava niente male l'umore ha iniziato a migliorare.
Il VFR è ancora lì, ricoperto da 30 cm di neve.
Sconsolato lo pulisco con amorevole cura, si avvia al secondo tentativo e, quando la sento in moto, quel sound mi rigalvanizza perchè sembrava dirmi:
"Và tutto bene non può succedere niente di male mai a due come noi" come canta Max Pezzali.
Iniziamo a smontare la tenda sfruttando una breve tregua e quando siamo pronti Emanuele mi fa la "proposta indecente": tentare di fare la salita col VFR, lui mi avrebbe assistito seguendomi a piedi.
Parto con molta perplessità ma poi vedo che riesco ad andare e dopo cento metri mi lascia solo per tornare a prendere il GS.
L'andatura sulle colline è comunque ridotta perché nevica meno ma si è alzata una bufera di vento che porta neve sulla strada.
Finalmente raggiungiamo l'autogrill e ci rimettiamo in ordine, ci si cambiano gli indumenti bagnati e si sistemano i bagagli che temporaneamente erano tutti sul GS.
Siamo nel primo pomeriggio e decidiamo di cercare di arrivare a Monaco dove ci fermeremo per la notte.
Preferiamo continuare col sano principio di non viaggiare di notte.
La pianura bavarese sembra accoglierci nel migliore dei modi addirittura con un pallido sole.
Quindi la velocità aumenta, il freddo è pungente ma quello che sorprende è il vento forte e teso.
Tanto che siamo costretti a rallentare dato che il fondo è comunque bagnato.
Ma non è finita qui.
Procedendo con la moto bella inclinata per contrastare il vento a circa centotrenta si delinea sulla strada qualcosa di mai visto prima.
Il vento ha portato dai campi attigui delle lingue di neve trasversali alla strada, tipo quello che succede con la sabbia nel deserto.
Non c'è tempo di fare altro che spaventarsi e sperare di passare indenni nonostante la velocità.
Fortunatamente così avviene e ci prepariamo a superare le altre in sequenza.
Non c'è modo di allentare la tensione del viaggio, ad ogni angolo ne spunta una nuova.
Comunque Monaco si avvicina, nonostante tutto, e la mente già è sintonizzata con la doccia calda della gastehaus.
E invece no, il cielo si copre, la visiera si sporca, è neve o sono davanti che alzano l'acqua?
Superati i camion si vede chiaramente che si tratta di neve, nevica e si attacca sull'asfalto.
Al lato della strada c'è un gruppo di motard fermi, forse sono scivolati.
Qualche centinaio di metri a seguire vedo il secondo gruppo di moto ferme ed un rallentamento generale del traffico.
Emanuele decide che è cosa saggia mettersi a passo d'uomo, magari nella corsia di destra per non dare fastidio.
Ma in questa manovra, probabilmente troppo brusca, la moto si intraversa e va giù in mezzo all'autostrada.
Fortuna che io avevo rallentato per tempo, l'ho puntato mentre scivolava per avere modo di raggiungere una velocità che mi permettesse di non montargli sopra per poi passarlo come una porta dello slalom speciale, riuscendo a portare a termine la manovra con la dolcezza necessaria.
I motociclisti a bordo strada sono spagnoli e corrono a tirarlo su, anche loro sono scivolati in quel punto esatto.
Ci fermiamo per fare il punto della situazione, io avevo anche deciso di non muovermi da lì a costo di montare la tenda e dormire nel sacco a pelo fino all'arrivo di qualcosa, ma che cosa?
Si avvicina una pattuglia di Polizia Stradale, dopo esserci sincerati sulle nostre condizioni gli spieghiamo, in un perfetto italo-anglo-tedesco, che aspetteremo il passaggio dello spargisale prima di proseguire.
Ci rincuora sapere che la prossima uscita dista un chilometro ed un altro chilometro ci separa da un alberghetto.
Due chilometri si fanno, piano quanto si vuole ma si fanno.
Gli spagnoli ripartono, noi ci apprestiamo a seguirli quando Emanuele si gira per controllare che io sia in partenza.
In quel momento vede una Golf stationwagon che schizza fuori dalle normali corsie, ora è in sbandata e procede a velocità sostenuta in un principio di testacoda.
Il problema è che la direzione è quella mia che però non lo so perché guardo avanti a me, vorrebbe gridare ma non ce n'è il tempo.
L'auto conclude la sua corsa col posteriore nel fosso laterale e solo con quell'ultimo tonfo mi giro a guardare, il conducente esce incolume e ci guarda con aria aggressiva, come fosse colpa nostra, almeno quella è la sensazione.
Siccome non ci teniamo a concludere la giornata con una scazzottata ripartiamo subito e guadagniamo l'uscita e più avanti raggiungiamo l'hotel, la nevicata continua e per raggiungere l'entrata ci sono dieci centimetri di neve fresca, Emanuele tira giù le zampe e tira dritto, io lo seguo a ruota col VFR.
Siamo gli unici ospiti della gastehaus gestita da una coppia di signori gentilissimi, difficile capirsi però, parlano inglese quasi come io parlo il tedesco.
Sono veramente squisiti: lei ci guardava con aria preoccupata come guardasse i suoi figli, lui invece non era stupito più di tanto.
Appena giunto nel garage mi sono abbassato per baciare la mia piccola, se lo è meritato: è stata veramente grande.
Andiamo a letto presto, ripensando alle vicende della giornata e godendoci i nostri caldi piumini, invero molto meglio del fienile che agognavamo!
Parlando con Emanuele dicevo che se e quando saremmo arrivati a casa,ci sarebbe rimasto dentro qualcosa di unico.Così è stato.
Dopo una fantastica colazione che ci fa commuovere partiamo alle 9.00 in punto giacché ormai abbiamo capito che prima il ghiaccio potrebbe essere un possibile inconveniente.
Passiamo veloci la "tangenziale" di Monaco superata la quale ci accorgiamo che la bassa temperatura e la strada bagnata (e la perenne neve a bordo strada.) sono poco amichevoli e ci potrebbero tirare qualche scherzetto.
Così superiamo anche l'ultima insidia appostata in uno svincolo autostradale ghiacciato, affrontato a velocità moderata Emanuele passa liscio, io sbando ma riesco a controllare, alziamo lo sguardo e vediamo un Audi fuoristrada con già i primi soccorsi.
Un pallido sole fa capolino tra nuvole e la strada a tratti si asciuga.
Passiamo veloci Innsbruch e tiriamo avanti, vogliamo passare la Alpi prima possibile, poi si potrà stare più tranquilli.
Il Brennero ci accoglie con un sole splendente che ci fomenta in un discesone a manetta spalancata.
Sulle ali dell'entusiasmo arriviamo quasi a Verona dove ci fermiamo per un pranzo frugale e prendere un pò di sole.
Per noi è fatta, ancora a centinaia di chilometri da casa sappiamo bene che è solo questione di tempo, gli amici al telefono ci consigliano di passare gli Appennini prima che faccia buio.
Detto fatto, di nuovo in sella arriviamo a Firenze con le ultime luci del giorno ed alle sette siamo a casa.
Inizio a pensare che oltre al famoso "mal d'Africa" si possa iniziare a delineare qualcosa di simile per il raduno degli Elefanti.
Il rigraziamento maggiore comunque va al mio compagno di viaggio Emanuele con il quale ho condiviso tutte le difficoltà di questa strana avventura e con il quale, aiutandoci a vicenda, siamo riusciti a divertirci ed a tornare a casa senza danni degni di nota.
Aggiungo che non ho parole per ringraziarlo degli intensi momenti passati insieme. Lo so che è una frase un po' "equivoca" ma non ci sono altri termini adatti :-)))
P.S. E come detto perentoriamente l'anno scorso:adesso basta,questo è l'ultimo!!! :-)
Flavio er secco

