Report di viaggi

Di seguito puoi trovare i report di viaggi effettuati da vichinghi.

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Non ci hai capito niente? Fa lo stesso... tu manda il report come ti riesce, poi se la vedrà il webdisaster...

1996 - Isola di Thassos (Taso) - GRECIA (by Max Cappato)

Isola di Thassos (Taso) - GRECIA

La meta del nostro viaggio:

Isola di Thassos (Taso) ha una superficie di 398 kmq ed é la più settentrionale isola dell'Egeo.

La cittadina principale é Thassos, posta a nord dell'isola ricca di belle spiagge incastonate in paesaggi d'altri tempi e di rovine che ci riportano all'antica Grecia; famosa anche per il suo caratteristico marmo bianco.

Una strada principale di circa 100km fà il periplo di tutta l'isola, arricchendosi di gustose curve nella parte meridionale e orientale dell'isola, e deliziata dal panorama; a tratti corre a poco superiore al livello del mare per poi salire lungo ripide coste.

Và prestata attenzione al fondo stradale, in alcuni tratti reso scivoloso dall'aria salmastra e ai pesanti camion che trasportano enormi blocchi di marmo.

Il centro dell'isola é montuoso, poco abitato e presenta pochissime strade.
Per chi desidera spingersi all'interno lungo qualche strada bianca, é possibile noleggiare agili moto da enduro.

Da segnalare le spiagge di Macriamos, la mitica GoldenBeach a Panagia e Aliki.
Le spiagge sono libere e si possono noleggiare sdraie e ombrelloni a prezzi onestissimi, piazzandoli dove meglio preferiamo.

Snobbata dal turismo di massa e dal turismo italiano, Thassos é la meta ideale e originale per indimenticabili vacanze all'insegna della moto e del viaggio in una parte d'Europa così diversa e caratteristica, sia per le coppie che per i motard singles; questi ultimi qui potranno ammirare splendidi esemplari di fauna bipede indigena, e tentare l'approccio con la complicità del raffinato fascino tecnologico emanato dalla nostra amata cavalcatura.

La città di Thassos offre alberghi e pensioni per tutte le tasche, ma sempre a dei prezzi davvero convenienti, ed é anche molto facile soggiornare da privati che affittano stanze o appartamentini.

Sia nel '96 che nel '97, abbiamo soggiornato presso dei privati, una coppia simpatica e gentile di anziani, che alla modica cifra di L.50.000 (1996/97)per notte, per una matrimoniale con bagno e uso comune della cucina.

Thassos, offre una buona ospitalità anche a tavola, infatti sono numerosi i ristorantini tipici dove gustare i tradizionali piatti greci, quasi tutti a buon prezzo, sia nel centro storico, che nella zona del vecchio porto.
Servitevi dei ristoranti solo per cena, a pranzo sarebbe meglio una colazione al sacco, sono numerose le bancarelle e gli ambulanti dove é possibile trovare di tutto (frutta, verdura, torte, dolci, miele); per la colazione mattutina conviene arrangiarsi con la cucina della stanza e un pò di iniziativa, poiché il cappuccino é una rarità, si rischia di pagarlo quanto una cena.

Il caffé greco: un'esperienza da provare ... almeno una volta.

Periodo:

1° viaggio: 1a - 3a sett. di Agosto 1996
2° viaggio: 2a - 4a sett. di Agosto 1997

Equipaggi:

Max & Barbara su Honda VFR-RC36 (1990)
Lello & Mary su BMW1100GS (1996)

Il viaggio del '96:

Trasferimento via autostrada MI-BA.

Imbarco alle 22 da Bari per Igoumenitsa, con Minoan Lines (esperienza tristemente indimenticabile), con sistemazione posto ponte.

Arrivo a Igoumenitsa alle 13 ora locale (la Grecia é avanti di un ora rispetto all'Italia,nda).

Veloci operazioni di sbarco, attenzione a scendere dalle rampe in lamiera, e a non toccare sotto con la moto.

Itinerario da seguire, tutto in una tirata,poiché il traghetto ha portato un ritardo di 3 ore:
Igoumenitsa - Ioannina - Metsovo - Kalambaka (zona delle Meteore) - Trikala - Larissa - Thessaloniki (o Salonicco) - Amfipoli - Kavala.

Arrivo a Kavala alle 21, giusto in tempo per prendere l'ultimo traghetto della giornata che nel giro di un'ora ci sbarcherà a Thassos, la nostra sudata meta.

Il ritorno é stato effettuato sullo stesso percorso, con la differenza che ci siamo fermati due notti a Kalambaka per visitare i caratteristici monasteri ortodossi posti su curiose cime di montagne chiamate Meteore.

Ad esclusione del tratto Larissa-Salonicco (unico autostradale), tutto il resto é particolarmente divertente, sopratutto nel tratto iniziale visto che si attraversa una zona montuosa.
Il tratto da Salonicco a Amfipoli, taglia a nord la penisola calcidica (le tre dita).

Particolarmente bello per la vista, invece il tratto da Amfipoli a Kavala, a ridosso della costa.

Il viaggio del '97:

Veloce trasferimento autostradale MI-AN.
Imbarco da Ancona alle 17 con Superfast Ferries (che consiglio vivamente a tutti) per Patrasso, con sistemazione in cabina 4 posti,con bagno e doccia, insomma roba da signori.

Arrivo a Patrasso alle 15 (ora locale).

Itinerario andata:
Patrasso(Patra) - Rio - Antirio - Itea - Amfissa - Lamia - Velestino - Larissa - Thessaloniki (o Salonicco) - Amfipoli - Kavala - Isola di Thassos.

Itineraio ritorno:
Thassos - Kavala - Amfipoli - Salonicco - Larissa - Nikea - Zapio - Farsala - Neo Monastir - Lamia - Amfissa - Delfi - Itea - Antirio - Rio - Patrasso.

Al ritorno, sosta semiforzata di 2 notti a Delfi, a causa di un improvviso malore all'amico biemvuista; dopo la sua rapida ripresa, la sosta é stata adeguatamente sfruttata per visitare i famosi ed interessanti siti archeologici.

Divertente il tratto da Itea a Amfissa che costeggia le pendici del Parnasso.

Consigli Utili:

Và prestata parecchia attenzione ai numerosi camion, ed alle chiazze di gasolio a testimonianza del loro passaggio.

In genere non é difficile trovare distributori di carburante lungo questi itinerari, ma cercate di servirvi presso quelli di maggiori dimensioni e di marche più conosciute; la benzina é più economica che in Italia.

Nonostante la temperatura alta, guidate coperti e protetti.

Lungo entrambi gli itinerari é possibile sostare per bere e mangiare qualcosa nei numerosi ristoranti e trattorie, molte di tipo economico, molto frequentate da camionisti.
Oppure nei tratti costieri, nei numerosi localini delle località balneari.
Per la lingua: il greco non è molto comprensibile, a meno che i vostri studi siano di tipo classico, allora troverete qualche analogia.
Per il resto l'inglese è parlato e capito da molti, sopratutto dai più giovani.

Non mi é sembrato particolarmente problematica la questione furti, ma la prudenza non é mai abbastanza.

Attenzione, c'é la possibilità di improvvisi acquazzoni, poiché i fondi non sono il massimo, prudenza.

Le principali carte di credito sono accettate quasi ovunque.

Abbiamo soggiornato:

Isola di Thassos:
Sig. Theo Kalaviotis, Limenas Thassos Tel.0593.22588
(parla solo greco e tedesco, e con gli italiani ... a gesti)
nel 96/97: stanza doppia a L.50.000

Meteore:
Hotel Sydney di Christ & Angelo Bardas
Kastrakiou Str. KASTRAKI
Tel. 0432.23079
nel 96/97: stanza doppia a L.80.000
con breakfast e garage moto.

Delfi:
ho scordato il nome dell'hotel, ma considerando che la cittadina é meta di turismo internazionale, sono presenti numerosi alberghi in grado di soddisfare tutti i gusti e tutte le tasche.
Nella maggior parte degli hotel é presente il garage, talvolta compreso.

Note Tecniche:

Equipaggiamento personale:
caschi integrali, giacche tecniche in cordura con protezioni spalle-gomiti, jeans, stivali tecnici, guanti tecnici, tute antipioggia

Equipaggiamento moto:
Valige laterali Nonfango 40lt., borsa serbatoio, sacca su portapacchi, kit riparazione tubeless.

1996:
Da Milano Km 49.730 a Milano Km 53.330
Km percorsi: 3.600
Inconvenienti: nessuno
Pneumatici: Bridgestone BT57

1997:
Da Milano Km 61.230 a Milano Km 64.180
Km percorsi: 2.950
Inconvenienti: nessuno
Pneumatici: Bridgestone BT57

Autore:
Max Cappato
Baranzate (MI)
Socio N°519 del VFR It@lia Club

1999 - Giretto in Umbria - Toscana - alto Lazio, RossoBlu



Lo so, lo so che vi sono mancato durante tutti questi lunghi mesi. In effetti non è che sia stato molto attivo, comunque, nonostante sempre i più pressanti impegni di lavoro e le traversie legate alle bizze del tempo e del destino, non appena ne ho avuto la possibilita' non ho mai rinunciato a balzare in sella alla mia fenomenale RC 46II per fare qualche bel girettino, e questo report altro non è che un piccolo suggerimento a chi ha le mie stesse voglie e non ha idea di dove andare…. pertanto, buona lettura (sperando di non dire troppe castronerie, spero che chi abita nelle zone da me visitate non se la prenda).

1° GIORNO: La solita partenza.......

Nulla da dire qui... il giorno precedente sono arrivato da Torino e la mattina eccomi qui fresco e pimpante in quel di Ozzano Emilia ad armeggiare intorno alla mia moto per montargli il set di valigie GIVI e la borsa serbatoio…..in questa configurazione “cingolina” sembra davvero degna del suo nome. In men che non si dica sono sulla moto in partenza verso Arezzo, sede unica di zavorra personale e meta, mio malgrado, dell’80% del mio peregrinare per il mondo. Un breve sosta dal meccanico per indurire di un paio di tacche il mono-ammortizzatore (ovviamente la chiave in dotazione l’ho potuta usare per ben 2 volte prima che si deformasse) e via via verso Arezzo. Diciamo che per il tragitto non c’è nulla da dire, come al mio solito sono partito veramente tardi e non c’è stato tempo per fare qualche strada alternativa, quindi sono andato sul sicuro e sul noioso: autostrada fino a Cesena, superstrada E45 fino a Sansepolcro e ultimo tratto fino ad Arezzo. Almeno ho potuto apprezzare la stabilita del mitico VFR che, seppure così carica, non è mai scesa sotto i 160 Km/h arrivando tranquillamente anche fino a 200 km/h dandomi la, seppur misera, soddisfazione di dare la paga anche a un bellicoso centauro RSV mille munito.
KM percorsi: 205.


2° GIORNO: Inizia il divertimento.......

Vi risparmio tutti i melensi dettagli del mio incontro con la gentil zavorra e passo direttamente alla cruda cronaca del viaggio. La poverina ha dovuto lavorare quella mattina, quindi la partenza è slittata, tanto per cambiare, a circa le ore 15:00 e con mio sommo (!!!) dispiacere sono stato costretto a dormire fino a mezzogiorno. Comunque, una volta partiti direzione Spoleto, non volendo continuare a martell… ehm, a tediarci sulla E45 scegliamo il famoso "percorso alternativo" scelto comunque a caso (questa sara' una costante assoluta di tutto il viaggio) e senza alcuna consapevolezza di quale strada saremmo andati a percorrere. Va beh, ci lanciamo sulla SS71, SS73 e SS221 fino ad arrivare a Citta' di Castello. Ovviamente non ci fermiamo, data l’ora, si prosegue lungo la SS3bis, SS75, SS316 e SS3 fino ad arrivare a Spoleto percorrendo 150 km in circa 3,5 ore andando pianino ma senza mai fermarsi. Le strade non sono risultate malaccio anche se in determinati tratti il traffico è stato pesante e, comunque, in determinati punti è stato praticamente obbligatorio percorrere pezzi di E45.
Una volta arrivati a Spoleto, ci dirigiamo verso il nostro Albergo, l’hotel Europa, scelto a caso (ovviamente) ma rivelatosi poi posizionato in un punto non troppo malvagio. Infatti è proprio di fronte alla stazione delle FFSS e di fianco alla scuola di Polizia, inoltre è subito fuori dal centro che, a Spoleto, è veramente intricato e difficile da girare, almeno per un non indigeno. Purtroppo, l’albergo non è dotato di garage e parcheggio e, anche se il proprietario mi ha assicurato in ogni possibile lingua che in quella zona non è mai sparita nessuna moto, tramite un collega riesco a parcheggiare il mezzo all’interno di una caserma che era proprio lì a 2 passi... più sicura di così!!! Infine, tanto per chiudere con l’albergo, il costo non è stato proprio a buon mercato (75 € a notte) anche se l’albergo non è stato male e, tutto sommato, ci siamo trovati bene.
Va beh, comunque abbiamo il tempo di lavarci, cambiarci e siamo gia' alla ricerca di un ristorante che abbiamo trovato solo dopo una "passeggiata" di 1 km verso il centro della citt? . Finito tutto ciò... attivita' varie (!!!!!) e poi tutti a nanna.
KM percorsi: 150.



3° GIORNO: Norcia, Cascia e la Val Nerina.

Questa volta il programma è serrato, quindi animo, buona volont? , focalizzazione sull’obiettivo ed eccoci qui che mettiamo la sveglia, scattiamo in piedi, ci prepariamo in modo celere e preciso ed eccoci qui, belli motivati, ad iniziare la parte migliore del viaggio. Sembrerebbe tutto vero se non fossero le 11:30 quando cominciamo a muoverci. Partiamo da Spoleto verso Piedipaterno lungo la SS209, arrivando poi a Preci e Norcia dove ci fermiamo facendo un breve giretto e scattando qualche foto. Diciamo che la parte più interessante sarebbe la piazza anche se, a mio avviso, sono stati molto più spettacolari alcuni negozietti stracolmi di formaggi e salumi……del resto da un membro della squadriglia godereccia che cosa ci si può aspettare!



Le strade, e questa sara' una costante di tutto il viaggio, sono, come da aspettative, fantastiche, curve ampie, sede stradale larga anche se a volte sconnessa e fatta con asfalto molto abrasivo, almeno sulle strade meno frequentate ma, soprattutto, traffico zero... che goduria!!! Da Norcia si fa una piccola deviazione andando lungo la SS396 verso Castelluccio. Qui mi tocca soffermarmi un po’ perché questo paese, il più alto dell’Umbria, è posto su uno sperone roccioso che domina un altopiano situato a circa 1400 mt di altitudine dal paesaggio veramente impressionante (vedi foto) dove, tra l’altro, abbiamo anche trovato un bel po’ di neve ai lati della strada.....che eroi, eh?



Comunque si riparte verso Cascia dove ci fermiamo nuovamente per visitare la Basilica della Santa dell’impossibile. La cittadina è piccola ed arroccata su una piccola collina. In effetti, a parte la chiesa sopra citata, non è che ci sia molto altro da visitare. In ogni caso vale la pena fare una sosta, anche perché all’interno della Basilica della Santa, costruita in periodo fascista, c’è un bel gioco di colori tendenti al blu e, poi, c’è la mummia della Santa stessa che vale la visita. A questo punto si imbocca la SS320, SS471 fino a Gavelli per poi tornare a Piedipaterno sulla SS209 per fare rientro a Spoleto. In pratica, alla fine, sono stati 212 km di bellissime curve e controcurve che anche con passeggero a bordo si prendono tranquillamente in velocita' e rendono la guida veramente piacevole. Inoltre i posti, i dislivelli e le montagne sono state davvero fantastiche. Solita doccia, cena, ecc… e si va a letto, anche se questa volta siamo un po’ più distrutti del giorno prima... chissa' poi perché!!!
KM percorsi: 212



4° GIORNO: l’Alto Lazio e le cascate delle Marmore.

Questa giornata si preannuncia piuttosto interessante anche perché il tragitto tocchera' luoghi dove il sottoscritto non è mai stato e, almeno sulla carta, belli da vedere.



Si parte dunque da Spoleto e si percorre tutta d’un fiato la SS 418 e 395 toccando i paesi di Scheggino e Ferentillo.



La strada è quella che va verso Terni ed è molto larga e veloce, davvero piacevole da percorrere e poco trafficata.



A Ferentillo si prosegue per la SS 209 verso la cascata delle Marmore che intravediamo per poi proseguire per la SS 79 verso il lago di Piediluco.



Proseguiamo verso Rieti costeggiando il lago e dopo aver imboccato la SS 4 bis siamo in citt? . Ah, dimenticavo di dire che è il giorno di Pasqua ed in centro, a parte noi ed un vigile fin troppo zelante che non ci consente di accedere al centro in moto, non c’è nessuno in giro, non un negozio/bar/ristorante aperto, il deserto dei deserti insomma.



Comunque visitiamo quel poco che c’è da vedere, facciamo una puntata sul luogo che viene definito “il centro d’Italia”, sosta da McDonald’s e poi si riparte! Proseguiamo sulla SS 4 verso Cittaducale, Androco e Posta percorrendo le Gole del Velino. A dire il vero me le aspettavo molto meglio e la strada, un vero stradone tutta gallerie e viadotti non ci consente di godere appieno dello spettacolo. Imbocchiamo la SS 471 verso Leonessa per poi dirigerci sulla SS 521 verso Piediluco per poi imboccare la SS 79 verso la cascata delle Marmore. La strada è incredibilmente trafficata e sulle cascate c’è un sacco di gente.



Inoltre noi scegliamo come punto di visuale la cima delle cascate ma sarebbe meglio dirigersi sul fondo, da lì lo spettacolo si può godere sicuramente in misura migliore. Va beh, è gia' tardi ed è ora di ripartire, così ci spariamo tutto d’un fiato la gia' citata SS 79, la SS 3 e 3 ter, la SS 205 toccando Amelia, San Gemini ed Acquasparta, tutti posti che meriterebbero una sosta + visita ma che non si ha il tempo di fare. Imbocchiamo così la SS 418 tornandocene verso Spoleto…..c’è però da dire che questi ultimi 50 km sono stati caratterizzati da strade veramente fantastiche e per nulla trafficate.
KM percorsi: 282



5° GIORNO: Il giro dei laghi ed il rientro in "Arezzinia".

E’ il momento di caricare ben benino la moto e ritornare verso la zavorr-casa. certo, non è che si possa fare così, il viaggio deve concludersi in maniera degna e quindi scegliamo un percorso “panoramico”. Si parte da Spoleto, ovviamente mai prima delle 11:30, e si percorre la SS 316 fino a Todi per poi continuare lungo la SS 448 e la SS 205 fino ad Orvieto. Questo tratto è stupendo (a dir poco) ed è veramente godibile anche così carichi.



Imbocchiamo la SS 71 fino a Bolsena dove ci fermiamo in uno degli innumerevoli bar/ristoranti che si trovano proprio in riva al lago. C’è davvero un sacco di gente e la temperatura è piacevolmente calda. Ripartiamo e percorrendo la SS 2, 489, 74 e 71 facciamo il giro completo del lago di Bolsena per poi dirigerci verso Ficulle-Fabro-Citta' della Pieve e, sulla SS 599 a Panicarola. Siamo gia' sul lago Trasimeno e lo costeggiamo fino a Passignano sul Trasimeno per poi proseguire sulla SS 71 fino ad Arezzo. Questi ultimi 50/70 km sono i peggiori in quanto la strada non “dice” nulla di particolare e ci troviamo coinvolti, nostro malgrado, nel grande rientro di Pasquetta. Arriviamo a casa molto tardi, stanchi, ma contenti del viaggio appena concluso.
KM percorsi: 324



6° GIORNO: .......il solito rientro......

.....solitario, stanco e triste. Stesso percorso dell’andata, a ritroso, lungo la E45 e la A14 da Cesena ad Ozzano Emilia. Questa volta il tutto è diventato ancora più pesante per il fatto di dovere scendere dalla moto, una volta arrivato a casa, e di dover salire sulla macchina per rientrare a Torino, che, tra l’altro, è una citta' che mette un’allegria addosso.......
KM percorsi: 205


ALCUNE CONSIDERAZIONI (come al solito...)

VFR: come al solito eccezionale, a tal punto da consentirmi di viaggiare a pienissimo carico anche a 200 km/h senza un benché minimo scuotimento o beccheggio. Inoltre questo viaggio ha segnato il debutto turistico del capolino DB della zerogravity….devo dire che mi sono trovato bene. Questa volta poi, durante i nostri giretti, abbiamo sperimentato una nuova configurazione: bauletto centrale vuoto per ospitare i caschi durante le escursioni a piedi e borsa serbatoio con le cosette che ci servivano…..ci siamo trovati bene!


ABBIGLIAMENTO:

Un altro debutto, ovvero quello dell’abbigliamento in gore-tex. Io personalmente mi sono trovato bene e, visto ormai il grasso che comincia a debordare da ogni angolo del mio fisico, sono stato più comodo che con la tuta di pelle, anche se la scelta di andare in giro con i Jeans+sovrapantalone imbottito è molto peggio dell’acquisto di un pantalone di cordura gia' bello e pronto…..vedrò cosa si può fare per la prossima volta.


PAESAGGIO:

Eccezionale anche se, secondo me, la Toscana rimane sempre imbattibile sotto questo punto di vista. Per ciò che riguarda le strade, sono state quasi tutte pochissimo trafficate nonostante si trattasse del periodo Pasquale, mentre il fondo è risultato essere fin troppo spesso sconnesso e molto abrasivo.

KM TOTALI PERCORSI: 1378

2000 - GIRO DELLE ALPI FRIULANE

Di Renato Porcellato

Giugno 2000

Partenza da Monastier alle ore 9:30 direzione Pordenone per incontrarsi a casa di Carmelo.

Da Pordenone si prende la nuova superstrada che arriva fino a Sequals.

E’ larghissima, priva di traffico e di attraversamenti a raso; di fatto meglio di una autostrada: si puo’ viaggiare a 200 km/h senza il minimo problema, noi comunque ci accontentiamo di velocita’ turistiche.

Da Sequals ci dirigiamo verso Travesio in direzione della Sella Chianzutan: la strada e’ molto bella, ondulata e senza traffico.

Il tempo si fa minaccioso, ma ci sono anche squarci di sereno.

Lungo la strada riempiamo i serbatoi ed arriviamo quindi in cima alla Sella ove constatiamola presenza di due sole moto fra cui una VFR 800 grigia ; siamo tentati di entrare nel bar per contattare il proprietario, ma il cielo scuro alle nostre spalle ci spinge a proseguire.

La discesa da Sella Chianzutan e’ spettacolare: strada larga, asfalto ottimo, buona visibilita’, facendola in salita e’ il massimo, ma anche in discesa ci si diverte parecchio, tra l’altro e’ tutta “foderata” di pneumatici e balle di plastica perche’ si era appena disputata una gara, quindi si andava ancora meglio in caso di caduta (tie’).

Completata la discesa si punta verso Invillino, dove ci sorprende la pioggia.

Fermata strategica sotto la pensilina di un vecchio ambulatorio a fumare una sigaretta (non io, che sono un virtuoso, ma i “drogati” di Carmelo e Carla).

Il programma originario prevedeva di dirigersi verso Lorenzago, ma i nuvoloni neri sono proprio in quella direzione, andiamo quindi dalla parte opposta, dove sembra piu’ sereno:-P

Puntiamo percio’ su Tolmezzo e poi Paularo, con l’intento di fare il Passo di Lanza da me gia’ fatto un paio di volte diversi anni fa (con la Transalp e l’Africa Twin).

A Paularo si arriva giusto l’ora di pranzo (e’ circa l’una): con il classico colpo di fortuna, troviamo un bel tendone stile sagra paesana dove si mangia alla grande e dove non c’e’ molta gente percio’ non si lesina nelle porzioni.

Mentre mangiamo inizia a piovere: voglio dire, siamo al coperto, con la pancia piena = chissenefrega se piove!

Pero’ pensiamo con affetto a Niccolo’ “Comix” e a suo padre BMWista incallito che sono impegnati in un tour motociclistico svizzero: chissa’ se avranno avuto la nostra fortuna (certo che no, le BMW chiamano la pioggia!).

La mangiata e’ micidiale, siamo quasi in stato di catalessi, incapaci di guidare: si decide di fare due passi ed andare a prendere un caffe’ in un bar piu’ avanti.

Qui pero’ non c’e’ molto movimento ed il bar all’ora di pranzo chiude: ovviamente siamo gli unici avventori! Si ripete quindi una costante di tutto il viaggio: pochissima gente in giro.

Sara’ la giornata, saranno i friulani (Donatella conferma), ma alle volte sembra di essere in posti disabitati e fa una certa impressione perche’ ci sono le case, ma non c’e’ la gente.

Un po’ intontiti dalla mangiata, ma incoraggiati da un bel sole, riprendiamo la strada in direzione del Passo di Lanza.

La strada e’ strettissima, piena di buche e ghiaia, al massimo di viaggia a 40 km/h prestando attenzione alle macchine che arrivano in senso contrario: Carmelo, che fa da apripista, e’ praticamente sempre attaccato al clacson.

Comunque ci si addentra in posti quasi selvaggi, con panorami stupendi.

Superato il Passo, abbiamo la spiacevole sorpresa di trovare la strada chiusa causa lavori di sistemazione delle sede stradale (e’ franata la montagna!); volendo si potrebbe proseguire, ma sarebbe necessaria una enduro, non la VFR!

Torniamo al Passo dove e’ di stanza (come al solito) un gruppetto di tedeschi con BMW GS di ordinanza: facciamo qualche foto, ci beviamo un caffe’, battiamo un po’ i denti (fa un freddo cane e tira vento) e ripianifichiamo il viaggio.

Torniamo a Paularo, puntiamo verso Paluzza e Comeglians percorrendo strade favolose per i soliti tre motivi: non c’e’ traffico, l’asfalto e’ buono, le curve sono relativamente aperte.

Si mantiene quindi un ritmo fluido e veloce, vista anche l’ora (sono le 16 circa), il cielo mantiene la sua minacciosa colorazione scura, ma non piove e la strada e’ asciutta.… Speriamo bene.

Da Comeglians prendiamo la Val Pesarina, verso Forcella Lavardet e Sella Ciampigotto: se prima non c’era tanto traffico, qui non c’e’ proprio nessuno e nei 50 km che ci separano da Lorenzago incrociamo si e no 3 macchine e 2 moto.

La strada ora e’ bagnata ed il freddo quasi intenso; ci fermiamo ad un rifugio (chiuso) dove Carmelo e Donatella tempo addietro chiesero la strada perche’ si erano persi (pensa te) ed erano le 9 di sera!

Il tempo passa e puntiamo decisi verso Lorenzago da cui prendiamo la strada verso Tolmezzo, facendo quindi in direzione opposta l’itinerario originale.

Ritengo la strada che va da Lorenzago a Tolmezzo una delle piu’ gratificanti per il motociclista: sono 60 km di continue ondulazioni, curve ampie ed abbastanza veloci, asfalto in buono stato e traffico zero.

Per me e’ una delle migliori ed inoltre si adatta perfettamente alla VFR: la faccio almeno cinque volte all’anno, pur non essendo propriamente sottocasa, perche’ e’ troppo bella.

Siamo sul Passo Mauria che ormai sono le sette, Comincia a fare freddo sul serio e Carmelo batte un po’ i denti: la Carla, mossa a compassione, gli presta la sua felpa.

Ripartiamo a razzo sfruttando la strada praticamente asciutta: ci godiamo tutto il percorso fino a Tolmezzo, dove Carmelo inserisce il turbo e a velocita’ stratosferiche (non dico quali per non incorrere in giuste punizioni...) passiamo per Osoppo ed arriviamo a Sequals.

Riprendiamo la superstrada per Pordenone e Carmelo, a corto di benzina e deciso a fare l’economy run, procede a velocita’ piu’ umane.

Giunti a Pordenone, baciamo l’asfalto per ringraziare Iddio che ci ha graziato: niente pioggia tutto il giorno (almeno finche’ eravamo in sella alle VFR).

Sono quasi le 9 quando salutiamo Carmelo e Donatella: altri 50 km e siamo a casa.

Appena arrivati e posteggiata la moto, comincia a piovere. Non c’e niente da fare, oggi era proprio la nostra giornata.

Non e’ il caso di commentare il comportamento delle due VFR; una sola parola: IMPECCABILI.

Equipaggi

Renato Porcellato & Carla VFR RC46 rossa

Carmelo “Melobiker” & Donatella VFR RC46 50.mo

Tabella distanze chilometriche

Totale Km percorsi: 460

Località

Distanza

Progressivo

Monastier (TV)

0

0

Pordenone

51

51

Sella Chianzutan

67

118

Tolmezzo – Paularo

50

168

Passo di Lanza (andata e ritorno)

28

196

Paluzza – Comeglians

30

226

F.lla Lavardet – Sella Ciampigotto

30

256

Lorenzago

20

276

Passo Mauria – Tolmezzo

63

339

Carnia Piani – Osoppo – S. Daniele

41

380

Pinzano – Sequals – Pordenone

48

428

Monastier (TV)

51

479

2000 - Il Primo Raduno VIC

Quanto tempo passato, quante cose cambiate.

All'inizio del 2000 il VIC era appena nato, i primi soci erano alle prese con quella che per molti di loro era una realta' completamente nuova, un club di motociclisti virtuale, senza sede ne' regole, unito soltanto dalla passione per la moto, una in particolare, e dalla voglia di condividere le emozioni della guida.

Ma lo spirito particolare di 'fratellanza', che ha fortemente caratterizzato il VIC fin dai suoi primi vagiti, non si trovava certo a suo agio negli stretti confini imposti dalla rete, per cui ci siamo dati da fare fin da subito per incontrarci tutti e dare un volto, una voce, una consistenza agli amici che finora avevamo conosciuto solo via mail.

E cosi' e' nato lo 'Spellentreffen', il primo raduno VIC, una decina di equipaggi si sono ritrovati nel cuore dell'Umbria ed hanno dato il via ad una lunga tradizione di fratellanza.

Di seguito, i report scritti per l'occasione.

Da Milano a Spello per lo SPELLENTREFFEN 2000


Parto da Milano alle 8.50 di Venerdì, il tempo è ottimo (nonostante le ‘gufate’ dei vari meteo televisivi) e fa caldo, un’ultima controllatina alla pressione delle gomme e via che si parte; lettura tachimetro : 28.228 Km.

Subito devo affrontare in singolar tenzone un enorme serpentone di Sardomobili che arranca faticosamente lungo le tangenziali milanesi, da Nord Verso Sud.

Imbocco la Milano-Bologna, verso Lodi, il traffico diventa sopportabile e comincio a rilassarmi; viaggiando tra i 140-150, dopo circa un’ora arrivo a Piacenza ed esco dall’ autostrada, seguendo le indicazioni per la Val Trebbia.

La prima parte del percorso, da Piacenza a Bobbio, si snoda in mezzo alle belle colline ed ai verdi campi di grano punteggiati dal rosso dei papaveri, la strada è ampia, e posso viaggiare tranquillo.

Il paesaggio è talmente suggestivo che mi viene da pensare che, in fondo, forse mi piacerebbe qualche volta fare la zavorra, per farmi scarrozzare in giro da qualcuno intanto che mi godo ‘dal vivo’ (e non da dentro una gabbia di ferro e vetro) il panorama, senza lo ‘stress’ della guida.

Ma poi una breve serie di belle curve nella parte centrale del percorso mi fa cambiare subito idea, sono in moto, e non in sardomobobile, e guidare non è uno stress ma un vero piacere !

Dopo Bobbio, comincia la parte migliore : la strada affronta la montagna, serpeggiando tra i boschi, le curve si susseguono una via l’altra in una sequenza entusiasmante, su di una strada mai troppo stretta e con pochissimo traffico.

L’asfalto è ottimo e pulito e le curve sono di tutti i tipi : larghe, strette, lunghe, corte, a raffica, sempre sincere, una volta impostate scorrono via omogenee, senza sorprese. Le affronto deciso ma tranquillo, lascio quasi sempre il cambio in terza sfruttando l’elasticità del V4 e la maneggevolezza del VFR, il traffico è quasi nullo e posso godermi sia il percorso che il bel panorama di boschi con suggestivi scorci sul Trebbia.

Dopo il bivio per Zerba, la strada si distende raggiungendo il fondovalle, un ultimo breve tratto di curve un po’ insidiose e poi via tranquillo verso Torriglia e la Liguria; il tempo comincia a diventare un po’ nuvoloso ed incrocio i primi motociclisti, qualche turista tedesco su BMW carico di bagagli, e due ‘Smanettoni’ in assetto sportivo.

A Torriglia è ora di fare benzina, visto che non voglio rodermi il fegato non guardo nemmeno quanto costa la Super, per fare 273 Km ho consumato 19 lt. : la media è un po’ bassa (14 Km/Lt.), ma si sa che il V4 in autostrada beve come un cammello.

Continuando il viaggio, poco dopo il Passo della Scoffera prendo una deviazione a sinistra per Chiavari, lungo una piccola valle laterale : anche qui trovo delle gran belle curve in mezzo al bosco, ma purtroppo non riesco a godermele fino in fondo a causa della strada sempre molto dissestata, infatti nel bel mezzo di un lungo curvone a sinistra un affossamento dell’asfalto mi fa andare quasi fuori strada. Peccato, con la sede stradale messa meglio anche qui ci sarebbe stato da divertirsi !

Alla fine di questa piccola valle riprendo la strada principale verso Chiavari, piena di macchine e di camion; la strada non è larghissima e l’incrocio di due TIR causa il blocco del traffico che evito sgusciando tra i due bestioni e tra l’ invidia dei Sardomobilisti.

A Chiavari faccio il punto della situazione e mi accorgo che sono in ritardo bestiale sulla tabella di marcia : sono già le 12.30 e secondo il ruolino avrei dovuto essere qui un’ora fa (dannato serpentone tangenziale !!), per cui decido, a malincuore, di modificare il percorso previsto e, invece di passare per il Bracco, entro direttamente in autostrada; poco male, il Bracco l’ho già fatto l’anno scorso un paio di volte nello stesso giorno (davvero, dopo averlo fatto la prima volta mi è piaciuto talmente tanto che ho girato la moto e l’ho rifatto subito !!).

A questo punto, il programma prevede di attraversare il ‘cuore’ della Toscana, passando per Empoli, Siena e la zona del Montalcino, per cui mi lancio sulla A14 fino a Viareggio, poi deviazione verso Lucca (A11) e, quindi, Pistoia.

Chiaramente, su questa parte del viaggio (circa 170 Km.) c’è poco da raccontare : tanto vento, tanti camion ed ogni tanto qualche bel cespuglio di mimose a profumare l’aria.

Poco prima di Pistoia sosta nicotinica e di manutenzione : grasso per la catena e controllatina generale al destriero (la gomma posteriore si è un po’ ‘appiattita’, devo ricordarmi di chiedere ai miei amici del VFR ITALIA CLUB se hanno sentito parlare di gomme con mescola più dura al centro che ai lati, avevo letto qualcosa del genere sulla ML USA…..)

A Pistoia esco dall’autostrada e seguo le indicazioni per Empoli lungo la strada che, passando per Vinci, attraversa il Monte Albano; la strada sulla cartina promette bene, bella tortuosa, ed infatti le curve non mancano, però non riesco a godermele come si deve : l’asfalto è molto scivoloso ed un paio di ‘scodate’ frenano subito l’entusiasmo ‘piegaiolo’.

Inoltre, la segnaletica fa veramente schifo, incroci e curve pericolose non sono segnalate : addirittura, subito dopo una curva cieca, mi trovo di fronte una rotonda (appunto, non segnalata) e sono costretto ad un frenatone in piena piega.

Dopo Empoli, imbocco la SS 429 verso Siena, niente curve qui, solo una strada a scorrimento semi-veloce, piena di traffico e camion; l’unica nota positiva la danno i panorami della campagna toscana.

Dopo Poggibonsi, la musica cambia in meglio, la maggior parte del traffico si infila nella superstrada, mentre io proseguo sulla statale (SS 2 Cassia), godendomi il percorso misto/veloce ed il magnifico paesaggio : ai fianchi della strada gli imponenti pini marittimi ( che portano segni di fatali sinistri ), intorno campi di grano verde/giallo, filari di cipressi che risalgono le colline verso le fattorie, alcune appena restaurate ed altre (più belle), che mostrano i segni del tempo, colori e profumi inebrianti.

Dopo Siena, il paesaggio cambia, le colline si fanno più basse e rade, la strada attraversa ampi i campi di grano che si distendono a perdita d’occhio. Verso la zona di Montalcino la strada punta nel bel mezzo di un enorme ammasso di nuvole nere, comincio a pensare che mi toccherà tirare fuori la tuta antipioggia ( checce’ ne dicano i mototuristi , non e’ gradevole viaggiare in moto sotto la pioggia…); invece, fortunatamente, attraverso indenne la zona del temporale, solo qualche goccia d’acqua che mi aiuta a togliere un po’ di natura morta dalla visiera.

Verso Acquapendente il paesaggio si movimenta, le colline si fanno più mosse ed il panorama si arricchisce di qualche bel boschetto. In questa zona la segnaletica stradale è monotematica : va bene che “tutte le strade portano a Roma”, ma ogni tanto qualche indicazione intermedia non farebbe male…..

A S.Lorenzo un improvviso scollinamento offre un panorama fantastico sul tutto il Lago di Bolsena, che raggiungo dopo pochi minuti per una sosta ‘tecnica’ : pulizia della visiera e meritato riposo del fondoschiena (la sella del VFR è comoda, ma 8 ore di viaggio cominciano a farsi sentire…); il tempo è sempre buono, poche nuvole e tanto vento ad animare il lago, la bellezza dei luoghi attraversati da quando ho lasciato Siena mi convincono che sarà il caso di tornarci con più calma in futuro, sempre in sella alla moto (che, in fatto di godimento del paesaggio, non è neanche da paragonare alla sardo !).

Dopo la sosta, risalgo in sella al fido destriero e mi dirigo vero Orvieto lungo la ‘Via Francigena’, la strada risale la collina con belle curve e suggestive viste sul lago; dopo qualche Km, in occasione di un nuovo scollinamento, si presenta una magnifica vista su Orvieto, arroccata in cima alla collina; la discesa è molto ripida e pericolosa, le curve ed i tornanti sono strettissimi, conviene andare con molta cautela. Il panorama è sempre notevole, aiutato dalla luce del sole che a quest’ora (sono quasi le 6 di sera), comincia a ‘scaldarsi’.

Dopo Orvieto, devo raggiungere Todi e la cartina offre due possibilità : o passare per la SS 448 ed il Lago di Corbara, una strada semi-veloce che percorre il fondovalle, oppure prendere la 79bis, che risale le colline con un percorso molto più tortuoso; oramai dovreste averlo capito : non ho dubbi sulla scelta e dopo qualche difficoltà (devo ricordarmi di comprare una borsa-serbatoio, così ho la cartina sempre sott’occhio) imbocco la 79bis.

Una parola : entusiasmante ! Una bellissima strada : curve, curve, curve e poi ancora tante curve !!! Nella parte iniziale si sale in mezzo alle piantagioni di ulivi, poi si raggiunge un tratto semi-pianeggiante di vegetazione bassa ma sempre con tantissime curve una dietro l’altra (verrò poi a sapere dagli amici romani che questo tratto viene chiamato, a buon diritto, ‘la strada dalle 100 curve’). L’asfalto è bello rugoso e pulito e solo in alcuni punti, in corrispondenza degli incroci con le strade sterrate, fa la sua comparsa l’insidia della graniglia; nel bel mezzo di una curva decisa, una striscia di terra con relativa scodata, mi fa rivivere i tempi del pannolino.

Anche la stanchezza si fa sentire, la concentrazione è difficile ed ogni tanto mi esibisco in qualche ‘dritto’ e qualche scodinzolo, causato dall’eccesso di entusiasmo.

La discesa verso Todi è più riposante, le curve si diradano, la stanchezza e i lunghi tratti di strada appena asfaltata e ‘unta’, frenano la foga piegaiola.

Mi aspetta l’ultimo tratto : prima la superstrada da Todi fino all’uscita di Massa Martana, poi la statale che passa per Bastardo e Bevagna, un bel percorso che si dipana tranquillo, anche se qua e là infarcito di belle curve, tra le colline umbre nella calda luce del tramonto.

L’asfalto è molto sporco, probabilmente a causa dei camion che trasportano i materiali estratti dalle cave che ci sono lungo il percorso.

Arrivo a Spello, il bellissimo paesino meta del raduno, più o meno alle sette e mezzo di sera, il tachimetro segna 29.010 : più di 780 Km e quasi 11 ore da quando sono partito, il viaggio è stato lungo e faticoso, ma sono contento, ho attraversato posti magnifici e mi sono divertito come un maiale guidando per mezza Italia in sella al VFR, la moto più bella del mondo !

Motobyte

STATISTICHE DI VIAGGIO

Da SPELLO a CASTELLUCCIO DI NORCIA

In occasione del raduno SPELLENTREFFEN 2000, le specialita’ gastronomiche locali non sono state il solo obiettivo dell’ allegra brigata di VFRristi.

Perche’ Spello ?

Lontano dai clamori caotici dei soliti circuiti turistici, Spello conserva la necessaria quiete che ogni cavaliere anela dopo un’ intensa giornata di pieghe e poi, abbandonati caschi e tute per un po’ , si puo’ apprezzare il notevole valore storico e artistico della cittadina.

Situata alle pendici del Monte Subasio, Spello e’ sin dai tempi dei romani un importantissimo centro posto strategicamente sulla antica via Flaminia e ancora oggi le vestigia del passato possono essere ammirate pressoche’ intatte malgrado i recenti sismi.

La sua felice posizione la rende inoltre ideale base di partenza per incursioni motociclistiche negli invitanti percorsi montani dei Monti Sibillini, praticamente perfetta per i raduni del VFR ITALIA CLUB in terra umbra.
Complice una meravigliosa giornata, radunati arditi e gentili consorti, non avendo nulla da temere da Giove pluvio, assolti gli obblighi documentari ( due o tre rullini di foto in posa cavalleresca ) ed alimentari di rito, si puo’ finalmente dare vita ai V4 ed il via al mini tour.

Le VFR sono in configurazione turistica con Zavorre, bauletti, borse e quant’ altro : questo ( forse ) puo’ far supporre una gita a ritmi tranquilli ma …….

Presso la citta’ di Foligno e’ possibile imboccare la ss 77 in direzione di Camerino con un bellissimo susseguirsi di curve in salita dall’ asfalto in buone condizioni che istiga succulente pieghe complice anche lo scarso volume di traffico nei due sensi.

A Colfiorito la nostra colonna di VFR transita lentamente : le tristi vedute della realta’ di una ricostruzione post-terremoto mai avvenuta inducono a parecchie riflessioni ….

La strada che da Colfiorito conduce a Pieve Torina e’ molto malmessa nel primo tratto di altipiano ma come ricominciano le curve serie, il ritmo si fa piu’ vivace.

Un percorso in moderata discesa si dipana in una angusta gola e non concede molte possibilita’ d’ errore in quanto molto stretto ed imprevedibile ma fortunatamente il traffico in senso contrario e’ pressoche’ nullo.

A Pieve Torina la colonna V4 transita sotto gli sguardi ammirati dei residenti … e di una pattuglia dei Carabinieri che saggiamente opta di lasciarci in pace.

Imbocchiamo dunque la mitica ss 209 della Valnerina, pista pubblica di tutti i centauri del circondario e non.

Purtroppo in questo tratto le cicatrici del terremoto si leggono anche sull’ asfalto che presenta rattoppi, variazioni piano-altimetriche, tracce di bitume/nafta e quant’ altro puo’ popolare gli incubi di un motociclista sportivo.

La ss 209 attraversa il paese di Visso, rinomato centro gastronomico noto per la cucina del “castrato” ovino.

Gia’ prima di Visso le avvisaglie di cosa avremmo trovato per strada piu’ avanti le avevamo avute :

sciami di R1, GSXR, NINJA e fastidiose DUCATI ci ronzano accanto in ogni momento.

Si, la strada si fa molto piu’ larga e regolare, con curvoni anche ampi, ma la probabilita’ di trovare torpedoni turistici che tagliano le curve e’ molto alta : un invito in piena regola per gli smanettoni !

Ci si avvicina ad uno strategico bivio che conduce a Norcia o anche a Cascia localita’ di pellegrinaggi religiosi.

A Norcia ci concediamo la sosta pranzo per assaporare le delizie locali e fare qualche acquisto alla “Boutique del Pecoraro” che contrariamente alla ragione sociale vende salumi, latticini e … basta che mi rivien l’ acquolina in bocca.

Qui purtroppo il numero di VFR si riduce a 6 per il rientro alla base di due equipaggi che ci salutano con gli occhi umidi sapendo cosa avevamo in programma da li’ a poco.

Abbiamo poi saputo che i fedifraghi, non potendo sfigurare, hanno allungato di un centinaio di Km il rientro per collezionare piu’ curve possibili.

Sotto un sole decisamente caldo, abbiamo diretto le nostre VFR verso Forca Canapine ( 1540 m.slm ) su un percorso che ci ha gratificato piu’ di ogni altro e dove e’ stato possibile tenere medie molto elevate disturbate solo dalla sporadica presenza di graniglia in qualche curva.

Lo spettacolo che si presenta dalla sommita’ del passo e’ mozzafiato : l’ altopiano di Castelluccio di Norcia ( 1452 m.slm) costellato dalle fioriture primaverili e la sagoma dell’ Italia ( isole comprese naturalmente ) raffigurata ad arte su un fianco della costa montuosa con una bassa macchia boschiva.

La strada che scende da Castelluccio non ci entusiasma : per i primi chilometri e’ cosparsa di graniglia finissima e dove finalmente il fondo e’ piu’ regolare, uno stillicidio di camper, sardomobili, macchine agricole, etc ci martoriano fino a che il rabbioso ruggito dei V4 desta gli sventurati autisti facendoli sobbalzare nei fulminei ( e rischiosi) sorpassi.

Di nuovo a Visso sulla ss 209 direzione Camerino; il percorso ci ha stressato e vogliamo qualche piega decente ma non abbiamo fatti i conti con l’ orario : e’ domenica, e’ tardo pomeriggio e a quest’ ora, a tutte le latitudini, comincia il rientro dei forzati inscatolati.

Se non altro l’ allungamento di percorso che passa per Muccia e Serravalle in Chienti e’ un tracciato discreto che rallenta la marcia solo in prossimita’ di alcuni cantieri che riducono la carreggiata.

Il rientro prosegue con le sei VFR che si avvicendano lungo la ss 77 ( stavolta testata in discesa ) che ci regala gradevoli momenti adrenalinici fino all’ innesto con la E75.

E’ stata una giornata proficua e solo l’ idea di una sostanziosa cena a Torgiano ci consola mentre ci dirigiamo verso Spello su una strada noiosamente dritta

Ghibli

DA SPELLO A MILANO


Per il ritorno dal raduno VFR ITALIA CLUB, ho scelto un itinerario più spostato ad Est rispetto a quello dell’andata, dall’altra parte degli Appennini, in modo da attraversare Umbria, Emilia Romagna e Veneto; più che altro per vedere nuovi posti ma, soprattutto, per avere la possibilità di assaggiare le tanto decantate curve del mitico Passo del Muraglione.

Partenza da Spello alle 10.45, il tempo non promette bene : il cielo è quasi completamente coperto da grossi nuvoloni ma almeno non fa troppo caldo. Lettura tachimetro : 29.598.

Imbocco la E 45 verso Perugia, una superstrada a due corsie dritta e noiosa, l’unico aspetto piacevole è il panorama delle colline umbre, con i paesini arroccati in cima alle colline, condito dai colori e profumi della vegetazione.

A Perugia dovrei cambiare direzione e prendere la SS 3bis verso Città di Castello e Sansepolcro, ma mi confondo con le indicazioni stradali e mi ritrovo ingolfato nel traffico della città.

Non riuscirò mai a sintonizzarmi sulla logica perversa della segnaletica stradale : studiando la cartina, per avere un’idea delle probabili indicazioni, avevo preso nota delle città principali lungo il tragitto della SS 3Bis (Sansepolcro, Bagno di Romagna, Cesena e per finire Ravenna); dopo aver sbagliato strada, scopro invece che dovevo seguire le indicazioni per Rimini….Rimini ???!!!! Ma che ci azzecca Rimini ? Non è neanche sfiorata dalla superstrada…. Boh, valli a capire !

Comunque, dopo aver superato a fatica (e con scarso successo) la prova speciale di orientamento riprendo tranquillo il viaggio, sempre con uno sguardo preoccupato al cielo che diventa sempre più nuvoloso, cercando di capire se mi aspetta una bella lavata o se faro’ tranquillamente la doccia a casa.

A Pieve Santo Stefano esco dalla superstrada per imboccare la SS 208 ‘La Verna’, una bella strada che sale con ampi curvoni da terza piena verso il Passo dello Spino (mt. 1005), le corsie sono larghe e l’asfalto pulito, mi viene il sospetto (elementare, Watson !) che sia appena passato il Giro d’ Italia, visto che la strada è piena di scritte inneggianti ai vari Pantani, Gotti e Cipollini.

La discesa verso Bibbiena è un po’ più movimentata, la strada si fa stretta e dissestata e le curve cominciano a diventare impegnative, mi diverto molto, anche se probabilmente il percorso sarebbe più godibile se fatto in senso inverso (non mi piace molto ‘smanettare’ in discesa, è facile lasciarsi prendere la mano ed esagerare con la velocità).

Il panorama è sempre molto bello e solitario, si viaggia quasi sempre in mezzo ai boschi incrociando qua e là qualche edificio isolato; uno in particolare mi colpisce : arroccata in cima ad un enorme parete di basalto scorgo una grossa costruzione medievale costruita con la stessa roccia della parete, in modo tale che si distingue appena … ma io sono son troppo preso dalla “curvite” per indagare sulle sue origini.

A Bibbiena riprendo la strada del fondovalle verso Stia e poco dopo Poppi una graditissima sorpresa : in occasione di una sosta ‘fisiologica’ scorgo sulla strada un VFR rosso con pilota e relativa zavorra … pardòn, passeggera, che indossano due caschi gialli….ma sì, sono proprio loro ! : Niccolò “Comix” ed Elisa, anche loro reduci dallo Spellentreffen, che avevano deciso di valicare gli Appennini in questa zona, ma per l’avvicinamento avevano scelto di passare per il Lago Trasimeno.

Dopo un breve consulto, decidiamo di fare un pezzo di strada assieme fino a Dicomano, dove ci lasceremo, io per andare sul Passo del Muraglione, mentre loro proseguiranno per Borgo S.Lorenzo diretti a Scarperia ed il Passo della Raticosa (le scelte sono diverse, ma la filosofia che gli sta dietro è una sola : curve, curve, curve !).

Continuiamo il viaggio, a Stia comincia a cadere una fitta pioggerellina ma decidiamo di proseguire ad oltranza, solo se la pioggia si farà più fitta ci fermeremo ad indossare le tute antipioggia.

Invece, anche oggi ci va bene : la pioggia dopo poco smette di importunarci e possiamo proseguire tranquilli verso Valico Croce a Mori, anche se la strada è decisamente bagnata, il tempo molto nuvoloso, ed il freddo sempre più pungente man mano che ci si alza di quota.

Anche questo percorso è molto bello e suggestivo, circondato da fitti boschi e strada ampia con poche curve, basta impostare l’interruttore sulla posizione ‘TOURER’ e si può viaggiare tranquilli godendosi il panorama ( come quale interruttore ? quando avete comprato la VFR non hanno installato anche a voi un interruttore sulla nuca, con due regolazioni : ‘SPORT’ e ‘TOURER’ ? noo ?! Correte subito dal concessionario ad esigerlo , è compreso nel prezzo !! ).

Dopo il valico (955 mt., un freddo cane !), stessa musica già sentita sulla Verna : asfalto rugoso e molte più curve e divertimento; la prossima volta che passo da queste parti rifaccio lo stesso giro ma al contrario !

Mentre ci avviciniamo a Dicomano il paesaggio si distende, la montagna si addolcisce ed usciamo dalla zona dei boschi, il tempo migliora decisamente ed alla fine della discesa splende un bel sole caldo.

Ci fermiamo ad un bar per una breve sosta per rifocillarci, tediata dalla immancabile chiamata sul cellulare da parte dei colleghi dell’ufficio, dopodichè saluto Niccolò ed Elisa, con la promessa di rivederci presto per scorrazzare col VFR nelle lande nel Nord-Est.

Mi avvio sulla SS67 verso il Passo del Muraglione con po’ di trepidazione : ho sentito parlare molto spesso di questa mitica strada, chissà cosa mi aspetta ! Dopo pochi km le prime curve, molto belle, in stretta sequenza sull’asfalto bello rugoso ed in mezzo a stupendi boschi, ma non riesco a godermele come si deve, 4 giorni di fila in sella alla VFR non sono riusciti ad intaccare la passione per la guida, ma cominciano a farsi sentire sul fisico : la schiena mi fa un male cane, i polsi sono indolenziti ed il basso fondoschiena protesta vivacemente chiedendo una pausa di riflessione.

Comunque, anche se non riesco a mantenere la necessaria concentrazione, mi diverto un mondo lo stesso, ogni tanto riesco a infilare una sequenza di curve fatte come si deve e quando la stanchezza prende il sopravvento mi lascio cullare dolcemente dalla VFR godendomi il panorama.

Ben presto arrivo al Passo, quasi quasi mi dispiace che la salita sia durata così poco (circa 15 km), ma ne approfitto per una breve pausa.

Sì, lo so che a questo punto dovrei entrare nel bar per ammirare i cimeli fotografici accumulati in anni e anni di passaggi di smanettoni, ma è tardi (sono le 15.30), devo fare ancora un mucchio di strada da qui a Milano e ( l’ho già scritto ? ) sono stanco, per cui mi concedo solo una breve sosta per fare il carico di nicotina e scattare un paio di foto alla belva in bella posa ai piedi del Muraglione.

Anche la discesa dal Passo verso Forlì è molto divertente, più lunga della salita, con curve più ampie e meno ravvicinate in mezzo alle colline ed ai campi di grano; solita considerazione : meglio farla al contrario (comincio a diventare noioso ?)

A Forlì mi fermo a fare benzina e infrango un altro primato, anche se non sono molto contento : 45 bigliettoni per un pieno!!!! Mi rodo non poco , ma la mia filosofia dell’andare in moto è particolare : per me la moto è una grandissima passione e come tale la voglio tenere ben viva costi quel che costi.

Certamente a tutto c’è un limite e riguardo a benzina ed assicurazioni, quando si tratta di tirare fuori il sudato denaro mi sento sempre un po’ derubato.

Ritornando alla descrizione del viaggio, da Forlì in avanti posiziono definitivamente l’interruttore su ‘tourer’, perché questa parte del percorso l’ho progettata per vedere posti che non avevo mai visto, e non per dar sfogo alle smanie piegaiole; per cui mi assesto su di un’andatura turistica e passo con la V4 che ronza sorniona attraverso :

  • Ravenna ( le indicazioni per Venezia mi portano nel bel mezzo di un’orrenda e puzzolente zona industriale )

  • Valli di Comacchio (molto bello, con alcuni scorci sulle lagune completamente piatte, un paesaggio quasi surreale)

  • Chioggia (molto bello il porto)

  • Valle di Millecampi (con panorami mozzafiato delle paludi verso il mare)


La SS309 (Strada Romea) scorre veloce, anche se il percorso è contaminato dal traffico e dall’ impressionante quantità di camion che sono costretto a superare; in questo frangente torna utile l’abbondante cavalleria del VFR, che mi aiuta a sottrarmi brillantemente da alcune situazioni difficili causate dal solito comportamento irresponsabile degli utenti della strada a 4 e piu’ ruote.

A Mestre, visto l’orario (19.30), sono costretto ad imboccare la A4 per il lungo e mesto rientro a Milano (odio le autostrade!); raggiungo la barriera di Agrate verso le 21.30 e mi infilo nella tangenziale, è buio e sono stanco morto, ma la sveglia me la dà un’operaio dell’Anas che attraversa di corsa la tangenziale proprio mentre sto arrivando a 140 all’ora ! (ritorna la sensazione di rivivere i tempi del pannolino).

Alle 22.05 rimetto la moto in garage (tachimetro : 30.353), è ora di godere entrambi di un meritatissimo riposo dopo 4 giorni passati a scorrazzare su e giù per mezza Italia; di sicuro questo viaggio rimarrà impresso a lungo nella mia memoria, per le emozioni procurate dai bellissimi posti che ho attraversato, dai sinceri amici del club e dalla mia grande VFR, la moto più bella del mondo! (uhmmmm…dove l’ho già sentita questa ?)

Motobyte

STATISTICHE DI VIAGGIO

2000 - Monte AMIATA e dintorni

Di Andrea "Andreifus" Coppola

Sono le 10.30 di domenica 4 giugno 2000. Il mio cellulare sta squillando: è Maurizio "Ghibli" che chiama dalle “Rughe” sulla S.S. Cassia Bis - il famigerato posto dove gli incalliti VFRristi romani si incontrano per dare inizio alle scorribande extra-urbane domenicali.

Non mi pare particolarmente gaio (come invece capita ogni volta che ci riuniamo per simili motivi); minaccia vendette e ripercussioni contro i membri "romani" desaparecidos, ma poi mi dice: "Carmelo “Melobiker” è con noi e si sta caffeinizzando, appena riusciamo a staccarlo dalla tazzina, partiamo".

Io e la mia paziente meta’ attendo nei pressi di Viterbo (il nostro rendez-vous è sulla S.S. Cassia, prima dell'allaccio per la superstrada Viterbo_Orte) : Ok, sono le 10.40 e, tempo 30 minuti, saranno al punto di raccolta (il secondo, per loro!).

Dopo poco sono lì, a scrutare la strada, odo il rumore caratteristico della VFR e vedo dei minacciosi fari accesi in avvicinamento: Melobiker in versione muletto, e Maurizio & Signora in versione, invece, ufficiale VFR It@lia Club.

Carmelo l’ eroe di Spello , nonostante la stanchezza, è "della partita" e la cosa ci fa molto piacere.

Si parte in direzione Montefiascone e qui verso il Lago di Bolsena nel meraviglioso toboga di curve e mezzi tornanti con fondo stradale rifatto di recente e dal grip eccellente.

Seguitando lungo la strada per Siena; il percorso ormai lo conosciamo, è quello della volta scorsa, dello Spellentreffen : le curve si susseguono una dietro l'altra che è un piacere (le macchine pure) e quindi ci impegniamo blandamente, in una serie di "sorpassi & rientri" senza mai rischiare più di tanto.

Ghibli ci dà dentro per collaudare la nuova Dunlop D207 posteriore, Carmelo pure (infatti lo perdiamo), io un po' meno e seguo (il gruppo che non c'è più...). Ritroviamo il muletto ed il suo valente cavaliere ad un benzinaio (l'unico aperto nel giro di 30 Km), tappa necessaria per abbeverare le nostre assetate cavalcature (la mia Y2K un po' meno...).

Il caldo aumenta quando decidiamo di ripartire in direzione Acquapendente paese dei “Pugnaloni”, ed il ritmo ricomincia a farsi serrato : Maurizio "Ghibli" ci da ancora più dentro e, mentre il generoso pneumatico posteriore sembra convincersi che l'andatura è quella che fa per lui (angolo di piega compreso), è la gomma davanti che manifesta qualche perplessità al riguardo: sono dietro a lui quando: curva, controcurva, S stretta, tornantino a sx in salita, si allarga, saltella, sbacchetta e...fiuuuu!

Maurizio si ferma appena in tempo sul ciglio della strada, per il piacere di Daniela, la sua compagna... (nessuno saprà mai cosa gli ha detto negli istanti immediatamente successivi alla fermata "forzata"...)

Tutto OK, un' occhiata veloce al posteriore, sospensioni, la gomma anteriore ormai è arrivata: si riparte!

La strada pero' non ci è amica, perché la graniglia e la condensa delle emissioni di zolfo (il Monte Amiata e’ pieno di soffioni boraciferi “imbrigliati”) sparsa in prossimità delle curve aiuta il prode motociclista a perdere qualche chilo in portentose sudate: il sottoscritto, poco dopo, si trova davanti, a pochi metri ed in curva (quasi un tornante) ormai in piega, una bella macchina che, uscita da una laterale, vuole immettersi proprio sulla mia traiettoria...

Per fortuna che il malcapitato (è proprio il termine giusto) sardomobilista, fa appena in tempo ad immaginare l'effetto del logo stampigliato sul suo cofano: DUNLOP SPORTMAX II etc, e impronta una rapida retromarcia... scampato pericolo ! (la seconda volta).

La mia consorte Giuly in questa circostanza si fa sentire, ma la censura mi impone di stendere un velo sul cosa mi ha sussurrato all'orecchio...

Abbadia S. Salvatore è il paese che saluta i prodi in parata, prima dell'attacco alla vetta.

Si sale e si piega, bene ma con la pendenza sale anche la temperatura del liquido di raffreddamento della mia Y2K (109 oC); la temperatura esterna, invece, diminuisce sensibilmente (22°C) attraversando il fitto bosco di castagni.

Siamo a pochi chilometri dalla vetta quando... incrociamo una VFR 50o che sta scendendo, ma... è la new-entry Pino “Pinowsky” proprio lui che, solo poche ore prima, era stato accusato di averci dato una clamorosa BUCA!

Invece, il prode cavaliere era già arrivato prima di noi (per un disguido del reparto comunicazioni), e stava mestamente tornando a Roma, meditando (anche lui) tremende vendette da porre in essere nei nostri confronti!

BENE, lo accogliamo calorosamente (il mondo è pieno di VFRristi, e sono tutti veramente simpatici), e di li a poco ci infiliamo - è proprio il caso di dirlo - in uno degli scenari più disgustosi che ci sia mai capitato di vedere : giunti alla fine della strada (vetta del Monte Amiata) milioni forse miliardi di mosche, moschini, zanzare e simili volano nell'aria in quello che potrebbe essere il paradiso dell’ entomologo, tanto che è difficile parlare senza "imboccarne" qualcuno!

Essendo ormai orario del giusto pasto, nonostante la comprensibile delusione di Carmelo che pregustava pantagrueliche pietanze, a tradimento sfoderiamo le nostre vettovaglie da campo che poi, tra un morso e l'altro, verranno ulteriormente farcite con della saporita fauna volante locale...

Un'oretta passata a parlare insieme, durante la fase digestiva, conferma a tutti, ancora una volta, che la compagnia VFRristica è estremamente gradevole, le zavorre chiacchierano piacevolmente, tutti gli altri "seguono a ruota"!

Finalmente, dopo un necessario caffè, decidiamo di ripartire anche perche’ sta calando un nebbione poco rassicurante e, fatti i piani cartina alla mano, ci dirigiamo a valle verso S. Fiora, prima tappa del cammino di rientro.

Beh, a mio parere, quella del rientro è stata la parte più divertente di tutta la giornata: le strade abbastanza larghe e l'asfalto, salvo qualche raro caso a ridosso del Monte Amiata, sempre in condizioni discrete, hanno consentito di piegare in sicurezza a tutti i partecipanti.

Elmo, Sorano e poi Pitigliano dove, tra gli sguardi poco rassicuranti di due vigili in motorino, che non smettevano di girarci intorno come avvoltoi (le VFR hanno il loro fascino, forse...), parcheggiamo in curva all'entrata del pittoresco borgo le nostre amate.

Il posto è splendido e merita una diversione culturale seppur breve.

Io e Carmelo ci addentriamo nel centro storico (per un immancabile caffè nella piazza centrale) ed al nostro rientro, dopo pochi minuti, troviamo solo le moto, abbandonate dal resto della comitiva che, guidata dalla zavorrina Giuliana, è andata all'attacco di qualche monumento di interesse storico-artistico (e come ti sbagli?).

Fortunatamente il gruppo si ricongiunge al tavolo di un bar, dove passiamo qualche altro momento tutti insieme tra commenti motociclistico-culturali.

La temperatura esterna, salita nel corso della giornata, inizia lentamente a diminuire, per cui decidiamo di ripartire per l'ultima tappa del percorso: Valentano – (via Piansanese) - Tuscania - Vetralla (dove Andrea "Andreifus", che sta scrivendo, si stacca dal gruppo, direzione S. Martino al Cimino) - Roma.

La strada è invitante e contornata da un bel panorama verde che non abbiamo il tempo di ammmirare, le curve ci offrono la possibilità di macinare ben bene le spalle dei nostri pneumatici e sentire ululare il V4 nei sorpassi dei sardomobilisti in rientro (Sana libidine motociclistica!).

L'ultimo saluto prima del rientro, con la promessa di vederci nuovamente, lo scambiamo all'incrocio con la via Cassia, prima dell'entrata a Cura di Vetralla; da li a Roma ci sono ancora circa 75 chilometri di strada statale che ognuno di noi, ne sono certo, ha percorso con la mente ancora sulle strade battute insieme, durante questa bellissima giornata che abbiamo saputo vivere e condividere con la medesima, sana, passione motociclistica...

2000 - TRENTINO : tra MONTE BONDONE e la VAL SUGANA

18 Giugno 2000

Ok, eccomi di nuovo qui a raccontarvi di un’altra giornata passata in sella al VFR, gironzolando di qua e di la’ per le italiche terre, con lo scopo di curare la malattia (si chiama ‘sindrome cronica di dipendenza da curve’) che mi ha colpito poco tempo dopo l’acquisto della mitica cavalcatura.

Questa volta, abbiamo organizzato con gli amici del VFR It@lia Club un giretto dalle parti di Trento, tra il Monte Bondone e la Val Sugana, passando per Folgaria, Passo Vezzena ed Asiago; siamo riusciti a formare un piccolo gruppetto di gente proveniente da varie regioni : Liguria (Hermann), Lombardia (io e Giangi) e Veneto (Renato e Carla). In più c’è la Wild-Card Eamonn, un mio collega di Londra con il suo Suzuki Bandit 600 (noooo, non e’ venuto da Londra apposta, è già qui per lavoro da un paio di mesi! ;o) ).

La partenza è fissata abbastanza presto, visto che il percorso di avvicinamento da Milano ai luoghi oggetto della scorreria e’ abbastanza lungo, per cui alle 8 di mattina il vicinato viene risvegliato al dolce suono dei 4 cilindri a V e via che si parte; lettura tachimetro : 31.162 (però, 4.000 km in un mese e mezzo, niente male!).

Il primo appuntamento è con Eamonn davanti all’ufficio, dopodichè prendiamo l’autostrada Milano-Venezia fino all’area di Servizio di Dalmine, dove incontriamo Giangi e la sua VFR verde : ci scambiamo dei saluti, plachiamo la sete di carburante delle belve e proseguiamo lungo l’autostrada verso Brescia, in mezzo al traffico intenso dei vacanzieri domenicali in sardomobile.

Viaggiamo tranquilli ad andatura turistica (140 km/h) cercando di districarci nel traffico, come sempre conviene stare sulla corsia di destra, e lasciare i forzati delle quattro ruote a litigare sulle altre due corsie.

A Brescia Est usciamo finalmente dall’autostrada (a proposito, uno degli effetti collaterali della malattia di cui sopra si chiama ‘forte intolleranza ai percorsi autostradali’) e seguiamo le indicazioni per Salò e Madonna di Campiglio, il traffico è sempre intenso ma la strada è dritta e veloce, almeno fino a quando non raggiunge i contrafforti delle montagne, dove diventa una normale e noiosa strada di fondovalle.

L’andatura è resa difficoltosa dalle code che si formano in corrispondenza dei paesi e bisogna stare attenti alle ‘alzate di genio’ dei sardomobilisti (tipo improvvisi cambi di direzione, immissioni a rischio, frenate brusche e immotivate, ecc..).

Nei pressi di Salò prendiamo la deviazione per la Val Sabbia, sempre accompagnati dal traffico intenso e dal bel panorama di montagne e boschi; da queste parti la presenza dei motociclisti si fa sentire, cominciano anche a spuntare dei nuovi esemplari di "mototuristi" in sella agli scooteroni : evidentemente, dopo aver conquistato le aree cittadine, cominciano ad apprezzare la libertà di movimenti delle due ruote anche in occasione delle gite fuori porta, chissà se questo nuovo modo di viaggiare li spingerà a comprarsi una moto seria !

Dopo il lago D’Idro (sosta nicotinica), entriamo in Trentino percorrendo il bellissimo fondovalle delle Valli Giudicarie, ampi prati in basso e boschi e montagne verso l’alto; il traffico diminuisce e il ritmo si fa più veloce, attraversiamo Tione di Trento ed in poco tempo arriviamo a Ponte Arche in perfetto orario (11.00) per l’appuntamento con Renato ed Hermann.

Il tempo di fare le presentazioni e scattare un po’ di foto poi si riparte verso Sarche, dove prendiamo la strada verso il Monte Bondone e finalmente la smania piegaiola trova libero sfogo : il traffico svanisce completamente e ci possiamo scatenare su di una bella strada larga e pulita, caratterizzata da curve molto ampie e dai stupendi panorami circostanti.

In cima al monte facciamo una sosta per ammirare il panorama circostante, Eamonn è letteralmente estasiato : lui di solito usa la moto in quel di Londra e dintorni, per cui non è abituato alla bellezza dei panorami e delle strade percorse finora, sta scoprendo un nuovo modo di andare in moto (dice che le curve fatte oggi non le fa neanche in un anno in UK) ed è contento come una pasqua.

Durante la pausa, mi esibisco in una scena fantozziana : cerchiamo di verificare come mai sulla moto di Eamonn non funziona la luce degli stop, mi chino ad osservare l’interruttore del freno posteriore ma sulla Bandit è posizionato in una posizione infelice, cerco di guardare meglio e….AAAARRRRRGGGGHHHHHH !!!!!! una craniata micidiale sulla marmitta bollente con annessa ustione di primo grado !!! ……… Meglio che lascio perdere le velleità da meccanico !

Ripartiamo per la discesa verso il fondovalle, passando per Garniga e Cimone lungo una strada in mezzo al bosco, bisogna stare attenti perché l’asfalto è sporco di ghiaia e foglie e la carreggiata è molto stretta (credo che due sardo facciano fatica a passare).

A Nomi , breve adunata consiliare : è decisamente ora di pranzo ma qui fa molto caldo, per cui riprendiamo la marcia dirigendoci verso Folgaria, dove sicuramente farà più fresco.

Anche la strada per Folgaria è divertente, anche se un po’ trafficata, tante curve, prima larghe, poi sempre più strette, fino a diventare quasi dei tornanti, le generose prestazioni del V4 regalano forti scariche di adrenalina, anche se un paio di ‘scodate’ mi ricordano che, a causa delle gomme consumate, non posso esagerare con la manetta.

Ben presto arriviamo in paese e ci fermiamo un’oretta per rifocillarci, poi ripartiamo di nuovo verso il Passo di Vezzena, lungo quello che probabilmente è il ‘pezzo forte’ della gita di oggi : il percorso che si snoda attraverso i bellissimi boschi del Trentino fitti di altissimi pini ed abeti, e la strada larga e generosamente farcita di ampie curve realizzano alla perfezione il concetto di Sport-Touring insito nel VFR, che permette di godere sia della guida rilassata in estasiata ammirazione del panorama, che della libido causata dalle generose prestazioni del motore e della ciclistica in occasione dei tratti più ‘guidati’.

Purtroppo, uno spiacevole incontro guasta parte del viaggio : subito dopo il Passo incrociamo una pattuglia di carabinieri impegnata nei rilevamenti, dall’altra parte della strada due moto parcheggiate ed un gruppo di centauri dall’aria triste e nel fossato di fianco alla strada si intravede una moto sportiva seminascosta nell’erba…..è facile lasciarsi prendere la mano da questi percorsi, bisogna sempre tener presente che l’insidia è sempre dietro l’angolo !

Dopo Vezzena, scendiamo verso Asiago lungo una strada in leggera discesa che costeggia il Torrente Assa con ampie curve veloci, il traffico aumenta ed ogni tanto la nostra carovana di VFR viene rallentata da qualche colonna di sardomobili in coda dietro ai camper.

Raggiunto Asiago, proseguiamo per Gallio, Foza, Enego ed i numerosi tornanti che ci fanno scendere in Val Sugana, dove ci fermiamo in corrispondenza dell’incrocio con la superstrada proveniente da Bassano.

Qui salutiamo Renato e Carla che prendono la direzione di Bassano, mentre il resto della colonna si dirige verso Trento.

Dopo un’oretta di noiosa superstrada, poco prima di Trento facciamo il punto della situazione, Hermann deve andare a S.Michele all’Adige, dove ha lasciato la sua zav…ehm, moglie, mentre io, Giangi e Eamonn, che dobbiamo tornare a Milano, abbiamo due alternative : o 250 km di autostrada (orrore !) oppure rientro attraversando il Passo del Tonale e la Valcamonica.

Da parte mia non ho alcun dubbio, ma sono un po’ preoccupato per Eamonn, che non è abituato a questi ‘tour de force’ e non vorrei che il suo entusiasmo da curve si trasformi in nausea!

Per quanto riguarda Giangi, bè, mi basta dargli un’occhiata ed ho già capito che anche lui, come me, non ha la minima intenzione di rientrare in autostrada.

Comunque, messo al corrente di tutti i dettagli, anche Eamonn non ci mette molto a decidere (evidentemente anche lui comincia a soffrire della stessa mia malattia…) e riprendiamo allegramente la marcia verso nord ed il Tonale, abbandonando l’autostrada e le sue code di sardomibilisti al loro destino.

A S.Michele, teoricamente, dovremmo lasciare anche Hermann, ma evidentemente non è ancora sazio (oramai me ne sono accorto da tempo, anche lui è malato grave!) e, dopo un breve saluto a sua moglie, decide di accompagnarci ancora per un po’ lungo la strada che risale la Val di Non, in mezzo alle sterminate piantagioni di mele che rendono famosa questa valle.

Poco prima di Cles il richiamo della famiglia e del GP di F1 (traditore !) hanno la meglio, per cui salutiamo anche il simpatico Hermann con la promessa di andare presto a trovarlo in Liguria.

Adesso che stiamo per entrare in Val di Sole, spero che mi perdonerete una piccola digressione : sono molto legato a questa valle, che ho scoperto la prima volta più di 10 anni fa, grazie alla mia ex-moglie (i suoi genitori sono originari di Pellizzano) e da allora me ne sono innamorato, l’ho percorsa in lungo ed in largo a piedi, in bicicletta, con gli sci, a cavallo, in moto, ogni volta che ci torno (le mie figlie passano qui la maggior parte delle ferie estive) resto sempre incantato dalla bellezza dei boschi, dei laghi, delle valli laterali, delle montagne, dei sentieri e dei ghiacciai…..basta! non vado oltre, altrimenti cominciate a pensare che sono stato pagato dalla pro-loco.

Dunque, tornando ala descrizione del viaggio, la nostra colonna, ormai composta da 2 VFR (io e Giangi) ed un Suzuki Bandit (Eamonn), entra in Val di Sole e subito si trova ad affrontare una bellissima ed entusiasmante stretta sequenza di curve che però dura poco, dopo 4-5 km la strada si raddrizza e proseguiamo veloci in mezzo al bel panorama fatto di boschi e piante di mele.

A Pellizzano i miei amici motociclisti sono così gentili da permettermi una sosta per salutare le mie due piccole pesti, mentre loro ne approfittano per riposare un po’ : sono le 7 e mezza di sera, è tutto il giorno che siamo in giro e la strada da fare per rientrare a casa è ancora lunga….per cui, bando ai sentimentalismi, si riparte, le curve del Tonale aspettano !

Via veloci fino a Vermiglio, e poi ricominciano le danze, da qui al Tonale è tutta una curva, la strada è larga, pulita e l’asfalto offre un buon grip, mi diverto come un pazzo, conosco a memoria questa strada e, stranamente, non mi sento neanche troppo stanco, solo il polso destro è un po’ indolenzito ma per il resto è tutto a posto.

In cima al Tonale fa un freddo cane (qui siamo a 1700 mt. !) per cui non ci penso neanche a fare la solita sosta sotto il monumento ai caduti, via che si tira dritto fino a Ponte di Legno, poi per Edolo e la Val Camonica.

Ormai siamo in piena fase di rientro, lungo la valle la strada veloce ed il traffico che si fa sempre più intenso tolgono ogni attrattiva al viaggio e la VFR viene sfruttata a dovere solo in occasione dei sorpassi e di qualche breve tratto curvilineo sgombro dal traffico.

Proseguiamo fino a Lovere, dove ci fermiamo per una veloce "pizza gigante" in riva al lago, e poi lungo la superstrada fino a Bergamo per poi prendere l’autostrada per Milano.

In autostrada, naturalmente, il traffico è molto intenso, quasi bloccato, e facciamo fatica a districarci in mezzo al lungo serpentone di sardomobli tanto che ad un certo punto perdo di vista Giangi, sgusciato via in mezzo al traffico mentre io cercavo di trovare un buco per passare tra un torpedone ed una station-wagon.

Dopo un po’ anche Eamonn schizza via come un fulmine (evidentemente il traffico autostradale gli ha fatto sentire aria di casa…) e mentre arranco tra le sardo per stargli dietro, con la coda dell’occhio scorgo Giangi che sta uscendo al casello di Agrate….un vero peccato non esserci potuti salutare come si deve, vedremo di rimediare la prossima volta.

A Milano saluto anche Eamonn, che, nonostante la stanchezza, è molto soddisfatto della giornata, tanto che si è messo in testa una lista di cose da fare per poter ‘vivere’ meglio la moto : cambiare le gomme (sarà perché in Inghilterra c’è sempre un tempaccio, ma il suo battistrada sembra quello di un trattore !), installare un cupolino, borsa serbatoio, ecc…….

Allo scoccare della mezzanotte anche il mio VFR entra in garage per il meritato riposo, il tachimetro è a quota 31.909 : la ‘gitarella’ è durata 16 ore per un totale di 747 chilometri, passati in compagnia dei miei simpatici amici e del mio grande VFR, la moto più bella del mondo !

Motobyte

2001 - Finlandia di Giorgio "Jezz" Tricarico

Il viaggio è iniziato da Milano il 29 luglio 2001; l'attraversamento della Svizzera nel pieno rispetto della velocita' è stata la parte più pallosa in assoluto; noi optammo per il Gottardo e, ben prima dell'incidente, attraversarlo fu una pessima esperienza: c'era l'aria a 60 gradi, alzare la visiera provocava ustioni al viso, tenerla chiusa un caldo pazzesco.
Ho temuto davvero di stare male in quei 17 km di tunnel.



Comunque, superata Basilea, si entra in Germania, si smette di pagare le autostrade e la prima tappa è FREIBURG (Friburgo, 450 km circa da Milano), una piccola cittadina molto bella, con una stupenda cattedrale gotica e il centro è case di legno e canaletti.
Come ovunque in Germania, si trova sul posto (al Tourist information) l'elenco delle cosiddette Gast Haus e degli alberghi, posti dove si dorme e si fa colazione abbondante dolce&salata, il tutto a partire da 25-30 euro a persona; se il tourist fosse chiuso, c'è un'edicola automatizzata con foto, mappa, telefonata gratuita per contattare tutti i posti possibili in citta' e nei dintorni.
Freiburg è all'inizio della Foresta Nera, e se ne avete voglia si attraversa con strade miste che portano alle cime delle colline.
Sembra di stare in Toscana!



Il secondo giorno l'abbiamo attraversata in parte, puntando verso Karlsruhe per poi girare a sinistra verso Saarbrucken e di nuovo a nord per la seconda tappa: TRIER (Treviri, circa 400 km da Friburgo), bellissima citta' sulla Mosella, zeppa di vestigia romane (la maestosa Porta Nigra, l'anfiteatro, la basilica romana, le terme) e di palazzi molto suggestivi.
Treviri merita davvero una sosta di un giorno intero.



Il terzo giorno abbiamo puntato verso AACHEN (Aquisgrana, 200 km circa da Treviri) passando per un breve tratto in Belgio, nella foresta delle Ardenne.
Dato che si sfioravano le cittadine di Spa e di Francorchamps, una deviazione di una ventina di chilometri ci ha permesso di vedere i box e la curva del Radillon del fantastico circuito di Spa, dove mi sono emozionato come un bambino...
Aquisgrana è piccolina, il duomo è antichissimo e molto bello e si può visitare anche il trono dove sedeva Carlo Magno, che qui stabilì la sede del suo Impero nei primi anni dell'800 dopo Cristo.



La sera ci siamo spostati a KOLN (Colonia, 70 km da Aquisgrana) e la cattedrale è una delle cose più impressionanti che abbia mai visto: la si vede gia' avvicinandosi alla citta', è altissima, 157 metri di doppia guglia e di sera è illuminata da paura!
Il quartiere della citta' vecchia ai piedi della cattedrale è molto caratteristico, pieno di birrerie e locali, non dimenticheremo mai il "piattino" di 800 grammi di maiale, patate e insalata + birrazza a 25.000 lire!
Passeggiare tra le vecchie case di legno della citta' vecchia o sulle sponde del Reno, completera' la serata.
Per pagare meno, noi abbiamo dormito comunque ad Aquisgrana.



Il quarto giorno ci siamo sparati 550 km di autostrade tedesche, dove le auto guidano disciplinate, sempre attente ai motociclisti che arrivano da dietro, fino ad arrivare a LUBECK (Lubecca), ex capitale della Lega Anseatica.
Qui sembra gia' di stare in Scandinavia; le case, non più di legno ma di mattoncini rossi e neri, le guglie di rame verde, fanno un po' Copenaghen e anche qui facilmente si trova da pernottare e mangiare bene e pagando il solito, 15 euro per cenare, 25 per dormire e farsi la mega-colazione.
Tranne Friburgo, le altre citta' visitate sono inserite nel Patrimonio dell'Umanita', e Lubecca è davvero carina.



Il quinto giorno ci siamo spostati nella vicinissima TRAVEMUNDE (una ventina di km da Lubecca), sul Mare Baltico, dal cui porto salpano i grandi traghetti per la Scandinavia.
Il centro è piccolo ma caratteristico e la spiaggia è degna del litorale adriatico o tirrenico!
La nostra meta era la Finlandia e all'andata il traghetto è stata un'ottima soluzione.
Costa parecchio prendere una cabina per due e il posto moto, ma ne vale la pena, perchè via terra sono un migliaio di chilometri per arrivare a Stoccolma e poi, comunque, si deve prendere un traghetto da lì ad Helsinki.
Da Travemunde ad Helsinki sono 1130 km di navigazione, (quasi 40 ore, una notte, un giorno, una notte e alle 7 del mattino sei in Finlandia).
Il prezzo del traghetto Finnlines copre la moto, la camera doppia e tutti i pasti.
Nella nave c'è un buon ristorante (cucina tedesca e finlandese) e abbondante, poichè self service (!) e anche la sauna, così si iniziano a testare le abitudini finniche.
Dal ponte si gode l'immenso orizzonte baltico, le ore di luce iniziano ad essere davvero tante, il sole tramonta verso le 11 di sera e il cielo del nord sembra molto più ampio e ha nuvole più basse.
Da Milano a Travemunde avevamo percorso circa 1600 km in 5 giorni, un giorno e mezzo di tutto riposo era essenziale.



HELSINKI è una gradevole capitale circondata dall'acqua, come ogni citta' in Finlandia è relativamente giovane, fondata nel 1550.
E' bella da visitare, c'è un intima unione tra le costruzioni dell'uomo e la natura, come in tutta la Scandinavia.
Non mi dilungo sulle cose da visitare, le potete trovare in qualunque guida; noi abbiamo alloggiato nell'ostello dello Stadio dove nel '52 si giocarono le Olimpiadi, ma non è un gran chè, lo sconsiglio perchè troppo frequentato e non particolarmente pulito, proprio a causa dell'enorme flusso di persone.



Di solito chi va in Finlandia punta a nord, verso la Lapponia: la regione è gettonata d'estate (si va a Capo Nord anche da qui, c'è luce perenne, è un luogo selvaggio e affascinante, ci sono i lapponi e le loro renne) e anche in inverno (Rovaniemi è la citta' di Babbo Natale, c'è l'Hotel costruito nel ghiaccio, ci sono le aurore boreali, si scia).
Così si rischia di fare tutta autostrada e di perdere uno dei posti più belli da attraversare e vivere: la Regione dei Laghi.
In Finlandia ci sono 188.800 laghi!!! Sono frastagliatissimi e pieni di isole (oltre 90.000) e le strade li attraversano collegando istmi, isolotti, terraferma in modo difficilmente descrivibile.
Allontanandosi da Helsinki entri subito fra i boschi, l'autostrada ci ha portati ad HÄÄMENLINNA, dove c'è un bellissimo castello medievale.



Da lì si prosegue per attraversare il lago Päjänne e raggiungere JYVÄSKYLÄ (la citta' da cui parte il Rally dei 1000 laghi, nella seconda meta' di agosto).
Con la moto (la mia VFR bianca del '91 che frullava di felicita'!) si attraversa la foresta, che da qui in poi fa da padrona: si segue il nastro di asfalto, circondati a destra e a sinistra da foreste di conifere e betulle, ne senti l'odore e realizzi che ne sei avvolto in un modo assolutamente non sperimentabile in Italia.
Ad un tratto ti trovi su un ponte e...intorno a te a destra e a sinistra acqua, acqua, acqua e isolotti, tutti ricoperti della stessa foresta, anche se fossero piccoli come un campo da tennis... fa impressione realizzare di botto COSA stai attraversando...
Ancora più impressionante è il complesso del lago Saimaa, davvero enorme (quarto lago in Europa per estensione), le cui strade tagliano le acque e permettono di godere di paesaggi da altro pianeta.
Mi rendo conto dell'assoluta inadeguatezza delle parole, fate un giro in agenzie viaggi o su internet per qualche foto, che ancora non rendera' l'idea degli spazi immensi, dei silenzi, dei profumi...



In 10 giorni abbiamo fatto 1600 km tutti nella regione dei laghi: SAVONLINNA sul Saimaa è une meta obbligata, bellissimo il castello.
In tutta la Finlandia le costruzioni erano per la maggior parte in legno e non sono arrivate fino a noi, i rari castelli hanno resistito ai secoli proprio perché edificati in pietra, tra i pochi edifici caratteristici lignei rimasti potete visitare la suggestiva chiesa PETAJAVESI perfettamente conservata dal 1754 e sulla costa va vista RAUMA con un intero quartiere di case in legno di 300 anni fa.

A sud PORVOO, Häämenlinna che vi ho gia' detto, e sicuramente TURKU, l'antica capitale, citta' piena di giovani, di bellissime ragazze, di locali, e di posti da visitare (ma non aspettatevi mai Roma o la quantita' di arte che c'è in Italia: qui domina la Natura).

Anche TAMPERE è carina, un po' inglese e se siete degli esaltati, potreste arrivare a IMATRA, sul confine con la Russia, dove si correva un G.P del Motomondiale fino ai primi anni '80! (io ci voglio andare e magari farmi un giretto col VFR 800!).

Ovunque parlano inglese (indispensabile, il finlandese è assolutamente non imparabile!!!), si mangia bene, anzi c'è il culto del mangiare e del bere: provate a fermarvi anche in un qualunque autogrill e troverete piccoli bistrot, con piatti caldi e freddi, ottimi dolci, pani di mille tipi, caffè a litri (quello lungo, ma è buono, ne bevono un sacco).

Io non amo il pesce ma mi dicono che sia buono; anche la carne è ottima (ho assaggiato la renna) e le birre pure (mia preferita la Karhu, che significa "orso").
I finlandesi sono poco loquaci sulle prime ma accoglienti; non rifiutate una sauna, che è fantastica se fatta all'antica, in un casolare di legno in riva a un lago, con il fuoco a legna e 90 gradi almeno! E' un irrinunciabile rituale.

Sebbene il periodo più indicato per un viaggio in Finlandia sia giugno-luglio, il clima in agosto è buono, si arriva ai 25-28 gradi col sole, ma basta una nuvola e sono 10 di meno; basta attrezzarsi, se piove scende anche a 12, anche se fosse l'inizio di Agosto.

Si dorme facilmente in ostelli e bed&breakfast, ogni isolotto sui laghi ha un cottage in legno con sauna e barca annessa e questo è il tipico modo dei finlandesi di fare vacanza.

Affittarli è fattibilissimo, ma se volete organizzarvi dall'Italia sentite la Cristiano Viaggi di Milano (02-89401307) che è la stessa agenzia che vi organizza e prenota il pacchetto per i traghetti.

Abbiamo conosciuto dei motociclisti locali che si sono stupiti che legassimo le moto e i caschi alle moto: loro appoggiavano il casco sul serbatoio e andavano via... "è tuo e nessuno te lo tocca!", ci hanno detto, delusi dalle nostre precauzioni...
Ecco, un effetto collaterale di un viaggio da quelle parti è che torni in Italia e ti girano le palle, perchè non riesci più a considerare normali delle cose che prima lo sono sempre state...
La cordialita' , l'accoglienza, la gentilezza, la disponibilita' , la Civilta' che abbiamo conosciuto in Finlandia (ma anche in Danimarca e pure in Germania), vi potrebbero lasciare un senso di insofferenza notevole tornati qui da noi, è successo ai miei compagni di viaggio (a me era gia' successo un anno prima).
L'ultima tranche del viaggio è consistita nel trasferirsi via traghetto da Turku a STOCCOLMA con la Viking Lines; la navigazione dura solo 12 ore, fatta di notte.
Alle 7 del mattino Stoccolma era gia' bellissima, ma la vedremo un'altra volta: purtroppo per noi dovevamo rientrare e ci siamo sparati 600 km di Svezia tutti in un fiato per arrivare alle 17 a Copenaghen. (N:B: la polizia svedese è davvero kattiva, stare nei limiti è assolutamente d'obbligo, ti beccano coi laser e persino con gli elicotteri e la multa parte da 400 euro per aver infranto di 15 km il limite e l'eventuale sequestro del veicolo se non paghi all'istante sono stati motivi di assoluto rispetto delle norme; a 90 all'ora sull'autostrada a tre corsie mi sono venuti ben 2 colpi di sonno, con chiusura degli occhi... andare piano è pericoloso!)



Tra Malmoe, in Svezia, e Copenaghen ora c'è uno spettacolare ponte lungo 18 km; il pedaggio per moto e persona mi sembra sia sui 25 euro, ma non ne sono certo, poichè ho preferito arrivare a Helsinborg e traghettare a HELSINGØR in 25 minuti di traversata, da cui si gode il bellissimo spettacolo del castello di Amleto, sdraiato sulla costa danese.
Helsingør è il classico piccolo paesino danese e un giretto merita; il castello invece è davvero bello da visitare con la guida e in un paio d'ore ve lo potete gustare (sempre che l'attraversamento della Svezia non vi abbia tediato oltremisura!!!).
Da lì, COPENAGHEN dista una mezzora; il Tourist Information è davanti alla stazione ferroviaria e in un attimo vi trovano un posto per dormire adeguato alle vostre tasche.
Noi siamo finiti ospiti di una tenerissima famiglia in un quartiere periferico, un bed&breakfast; pernottamento alle solite cifre (30 euro); i loro 4 bambini non mancavano mai di spiare il nostro arrivo sui "cavalli d'acciaio"!



Copenaghen è una citta' fantastica! Nonostante dovessimo tornare in fretta in Italia, ci siamo fermati a dormire per due notti: è zeppa di luoghi da visitare (musei, castelli, mostre, locali), la natura avvolge la citta' (ci ha attraversato la strada una volpe in pieno centro!!!) ma soprattutto è pervasa da una frizzante atmosfera di gioia e di voglia di Vivere.
E' facilissimo conoscere i danesi, basta sedersi a fianco in un pub e qualcuno vi parla e vi offre una birra! Senza dubbio la Danimarca è la più amichevole e accogliente delle nazioni scandinave; con il sole la citta' è meravigliosa e, se avete qualche giorno da lì si arriva facilmente a ROSKILDE (Duomo con le tombe dei re danesi dal 1400 in poi; museo delle navi vichinghe) o all'isola di Fyn, piena di castelli meravigliosi.



Il nostro viaggio è proseguito con 2 sparate notevoli, per coprire i 1600 km da Copenaghen a Milano in 2 giorni; abbiamo attraversato la Germania a passo rapido e la sosta per dormire ci ha regalato l'ultima chicca di una vacanza indimenticabile; ci siamo fermati a caso, a VOLKERS, minuscolo paesino nella regione di Rhon, verdi vallate e casette bianche.
In un albergo tipo baita, dove c'eravamo solo noi, abbiamo mangiato come mufloni, scialando un bel 20 euro a testa, assaggiando cose buonissime, consigliati dal maitre che parlava SOLO in tedesco e che ci mimava le cose!!! Fantastico!



Il giorno dopo le nostre moto hanno attraversato un pezzetto di Austria, da Breganz, la Svizzera, sono uscite a far qualche centinaio di metri nel Liechtenstein, per il gusto di dire che siamo stati anche lì, poi il passo di S. Bernardino e infine l'Italia: dopo 20 giorni in Europa, ci ha accolti un temporale-diluvio da Varese a Milano (era piovuto solo un paio di volte, in Finlandia), di botto guidare in autostrada è diventato pericoloso (i primi a tagliarci la strada? Una volante della polizia...) e siamo ripiombati in una realta' che da quel momento ci è stata stretta. E lo è ancora...

CONCLUSIONI


Buon viaggio a tutti quelli che percorreranno una via alternativa alla classica Capo Nord!

Alla via cosi, signor Sulu...

2001 - Foresta nera di Massimo "Macho" Pradella


1° giorno - Domenica 5 Agosto (370 km. circa)

Partenza da Sacile ore 08.30, direzione Cortina passando per la solita "pista" domenicale che è il Fadalto facendo attenzione ad eventuali pattuglie della Stradale, ultimamente molto presenti.
Passo Falzarego (2.105 mt), fa freddino: 11°C, Passo Valparola (2.192 mt) freddo boia! Scendiamo lungo la Val Badia, bellissima ma con un asfalto veramente pessimo che toglie quasi il piacere di guidare la propria moto!
A seguire Pedra'ces - Brunico - Vipiteno - Passo del Brennero (1.375 mt)
Appena entrati in Austria, pranziamo e passando per Innsbruck (caratteristico il suo centro storico) ci dirigiamo a Fussen dove cerchiamo delle "zimmer" per il pernottamento.
FUSSEN è una localita' molto turistica, data la presenza dei famosi castelli di Ludwig, è quindi particolarmente vivace ma di contro si fa un po’ fatica nel trovare alloggio.
Riusciamo comunque a sistemarci (58 DM) e a depositare i bagagli abbastanza presto, guadagnando quindi il tempo per dare una prima occhiata ai due Castelli di Ludwig: il meraviglioso "Neischwastein" (foto sotto), al quale Walt Disney si ispirò come modello per i castelli dei suoi film, e l’ "Hohenschwangau".



2° giorno - Lunedì 6 Agosto (330 km. circa)

Per visitare bene i castelli consiglio di alzarsi la mattina presto per evitare le notevoli code di turisti.
Dopo la visita dei castelli (di cui non vi annoio con la descrizione dato che la potete trovare su una qualsiasi rivista o sito di turismo, corredati di foto) percorriamo un pezzo di AlpenStrasse verso Wangen e Ravensburg, proseguiamo per Sigmarinen, attraversiamo il Danubio e saliamo verso Reutlingen e poi Rottenburg. Le strade sono molto rilassanti, forse con qualche rettilineo di troppo ma con dolci saliscendi in mezzo a prati verdissimi (ma in Italia c’è erba così verde?) e lunghi curvoni che "istigano" l’apertura del gas.
Guidare il VFR, anche se carico di bagagli, è un vero piacere.
Da Nagold a Calw ci scappa una vera smanettata: colpa della strada troppo invitante. Fortunatamente non abbiamo incontrato nessuna pattuglia della Polizei.
Cena e pernottamento (80 DM), a CALW (foto sotto) citta' molto caratteristica con le sue case a graticcio e celebre per aver dato i natali a Hermann Hesse, premio Nobel per la letteratura, autore, tra altre opere, del famoso "Siddharta".
Prima di andare a dormire, ci ricordiamo di ingrassare la catena delle moto.


3° giorno - Martedì 7 Agosto (80 km. circa)

Dato che purtroppo piove e visto che nei due giorni precedenti abbiamo effettuato le due tappe più lunghine, decidiamo per una giornata meno impegnativa e dedicata al “relax”.
Quindi, ci si dirige con calma verso BADEN BADEN ed in questi pochi chilometri si comincia finalmente ad assaporare la vera Foresta Nera. Boschi fittissimi e strade quasi senza l’ombra di un rettilineo passando attraverso cittadine molto caratteristiche come Gernsbach. La temperatura si aggira sui 17°C.
Depositiamo i bagagli in un Hotel veramente di lusso che riusciamo a permetterci solo perché devono tappare un buco di una notte e quindi ci fanno un mega sconto (80 DM anziché 140!).
Nel pomeriggio, dotati di asciugamano e costume, ecco il meritato relax alle famose Terme di Caracalla (foto).
Saune, bagni turchi, idromassaggi, solarium… praticamente usciamo dalle terme più stanchi di prima.
La giornata finisce con una passeggiata nel centro storico ed abbuffata di carne alla griglia (sempre favolosa… che sia merito dei verdissimi pascoli?).


4° giorno - Mercoledì 8 Agosto (210 km. circa)

Percorriamo la "Hochstrasse" fino a Freudenstadt. La strada, pur con qualche rattoppo sull’asfalto, è molto bella, adatta ad una andatura "allegra con brio". Peccato che il tempo ci sia nemico e ci costringa ad una guida guardinga per il bagnato.
Passiamo nel cuore della Foresta Nera sotto la pioggia e quando non piove attraversiamo dei bei banchi di nebbia. Questo purtroppo ci preclude il piacere delle "pieghe" ma il tutto è molto suggestivo. Ti aspetti di veder spuntare da un momento all’altro qualche personaggio delle fiabe dei fratelli Grimm.
A conferma che, se non piovesse, il percorso sarebbe molto motociclistico, ogni tanto si vede un curioso cartello stradale con un disegno che avvisa i motociclisti del pericolo di…. dritto! O qualche altro che consiglia addirittura di non andare più veloci... del proprio angelo custode (sgraaattt!!)
Fortunatamente, dopo Freudenstadt (la cui piazza merita una sosta), il tempo ci concede una tregua e quindi possiamo effettuare alcune delle tappe previste:

  • La "Vogtsbauernhof" (casa rurale d’epoca) ed il museo della Foresta Nera a Gutach
  • Le cascate più alte della Germania a TRIBERG (foto-sotto-sx) dove le acque del fiume Gutach precipitano a valle dopo un salto di 162 metri su sette massi di pietra





  • La "casa-orologio" ovvero l’orologio a cucù più grande del mondo a SCHONACH, dove abbiamo aspettato che un enorme uccellaccio di legno scandisse l’ora ed al quale, dopo averlo sentito cantare, avrei volentieri dato fuoco...
    Percorriamo la "strada degli orologi a cucù" (Uhrenstrasse), dove si scoprono antiche botteghe e musei dedicati a questo capolavoro dell’artigianato locale, fino a Furtwangen.
    Seguiamo la "Schwarzwald Panorama-Strasse" verso St. Peter (notevole la chiesa barocca) ed arriviamo nel capoluogo della Foresta Nera, FRIBURGO, dopo un rilevante quantitativo di soddisfacenti curve e controcurve, intervallate da stupendi panorami (foto-sopra-dx) e da fittissimi boschi di conifere.
    Tramite l’ufficio turistico riusciamo a trovare un discreto hotel (60 DM) dove posiamo subito i nostri bagagli per poter fare l’immancabile passeggiata nel centro storico e conoscere un po’ questa citta' "mistica" ed "ecologista".
    Il centro storico, nel quale si entra da antiche porte sormontate da torri medioevali, è caratterizzato dai Bächle, canaletti che si snodano tra i vicoli e che servono per tenere pulita la citta'. Facciamo molta attenzione a non infilarci dentro per sbaglio un piede perché la leggenda dice che porta sfortuna. La giornata si conclude con la cena ovviamente a base di carne, seguita dalla tipica torta della Foresta Nera e degnamente conclusa con la “Kirschwasser”, rinomata grappa locale.


    5° giorno - Giovedì 9 Agosto (210 km. circa)

    Visita alla Cattedrale gotica Hallen Kirche (in buona parte ricostruita perché bombardata, ma sicuramente da non perdere) con salita sulla Torre del Duomo (400 gradini circa, 116 mt. - foto-sx) dalla quale si gode una nitida vista panoramica di tutta Friburgo. Nella stessa piazza della cattedrale si svolge quotidianamente il mercato delle Erbe (frutta e verdura coltivate e vendute dai contadini della zona).





    Partenza per il monte più alto dello Schwarzwald: il Feldberg (1493 mt.), dove prendendo una funivia (foto-dx) si può ammirare il panorama su tutta la Foresta Nera (se si è assistiti da una bella giornata).
    La strada è molto divertente, anche se ogni tanto c’è il solito piccolo rattoppo sull’asfalto, il VFR fa egregiamente il suo dovere più in versione "sport" che "touring" anche se carico di bagagli.
    Scendiamo passando per il lago glaciale TITISEE (dove con 5 DM, se non facesse così freddo, ci si potrebbe spaparanzare sulla spiaggia d’erba e tuffarsi per un bel bagno).
    Proseguiamo verso Sciaffusa per vedere le "Cascate del Reno" (foto-sx). Le "Rheinfall" si rivelano spettacolari tanto da farci decidere di approfittare anche dell'escursione con il barcone il quale, per pochi marchi, ti porta fin quasi sotto l’imponente massa d’acqua scrosciante: veramente da non perdere!





    La successiva tappa è la suggestiva STEIN AM RHEIN (foto dx) dove sembra che il tempo si sia fermato al medioevo: case a graticcio o in pietra, a tratti ricoperte da colorati dipinti e vivaci decorazioni, abbellite da piante e fiori ai balconi.
    Ci piace al punto che vorremmo pernottare qui ma, purtroppo, gli hotel sono pieni e quel poco ancora disponibile ha prezzi esorbitanti.
    Decidiamo, pertanto, di cercare alloggio nella vicina COSTANZA (70 DM) dove è d’obbligo cenare a base di Trota o Luccio del lago.


    6° giorno - Venerdì 10 Agosto (250 km. circa)

    Da Costanza costeggiamo verso sud-est l’omonimo lago. Una palla madornale: traffico intenso e strada praticamente tutta dritta. Con l’ingresso in Austria, a partire da Dorbin la strada ci premia per la precedente sofferenza.
    La Bregenzenwald-Bundenstrasse-200 che sale sullo Hochtannbergpass è fantastica (nonostante in cima al passo pioviggini e ci siano solo 6°C!). Ancora più bello è il percorso che passa per Sankt Anton am Amberg.
    Un paesaggio che finora credevo di aver visto solo sulle riviste patinate, ci devo assolutamente ritornare!
    Proseguimento per Imst e pernottamento dalle parti di Sölden (48 DM), dove il freddo non ci vuole proprio mollare.


    7° giorno - Sabato 11 Agosto (420 km. circa)

    Partenza per l’Italia, finalmente con cielo e sole stupendi.
    Passo del Rombo (2.509 mt.), il termometro-aria del VFR segna 5°C nonostante ci sia il sole, ma questo non influisce più di tanto sulle Pilot Sport le quali, se sollecitate a dovere, mantengono bene la temperatura ottimale di “piega” ;-))
    In cima al passo dobbiamo pagare agli austriaci un pedaggio di 13.000 lire! :-/
    Dato che questo è l’ultimo giorno del nostro viaggio e che il meteo rimane ottimo, decidiamo di “massacrarci di tornanti e curve” (foto sotto: panorama su S.Leonardo in Passiria). Quindi aggrediamo (nel vero senso della parola, dato il ritmo di salita che abbiamo sostenuto) il Passo di Monte Giovo (2.084 mt.) scendiamo e risaliamo sul Passo di Pénnes (2.214 mt.), dove però il manto stradale ci consiglia di rallentare un po’. Percorriamo la bellissima Val di Pénnes verso Bolzano ammirando paesaggi da cartolina: prati verdissimi, spuntoni di roccia con sopra alti abeti e larici, cascatelle e torrenti attraversati da ponticelli di legno che portano a tipiche casette di pietra e tronchi.




    Da qui non potevamo dimenticare la Val d’Ega che passa attraverso una suggestiva gola di roccia rossa. A seguire Passo di Lavazè (1.805 mt.) fino a Cavalese.
    Di nuovo sopra i 2000 mt. salendo sul Passo Mánghen: strada stretta e tortuosa, inizialmente in mezzo al bosco e, salendo, costeggiata da una bellissima bassa vegetazione molto varia e colorata. Bello e rilassante il panorama ammirabile dalla sua cima (foto sotto).




    Scesi dal Mánghen, non contenti, ci dirigiamo verso il Rifugio Celado passando per Castel Tesino e ci facciamo anche il Col di Pèrer (molto bello anche questo e soprattutto poco trafficato) fino ad Arsiè.
    Passaggio per Feltre e…. casa dolce casa.


    Note:

  • Il mio bagaglio: borse morbide RoadLine + borsa da sella (...fai da te) + borsello magnetico da serbatoio per documenti, soldi, macchina fotografica e altre necessita' da tenere a portata di mano.
  • Moto partecipanti: VFR 800 - CBR 900RR - 2 TDM 850 - THUNDERCAT 600 - SUZUKI SV 650
  • Totale chilometri percorsi: 1.870 circa
  • I prezzi che ho riportato tra parentesi dopo i pernottamenti sono comprensivi di 1° colazione "esagerata" avendo un po’ di pazienza nella ricerca, si possono trovare buone zimmer a prezzi più bassi.
  • Per un’ottima cena a base di carne generalmente si spendono dai 25 ai 35 DM.

  • Spesa totale: L. 1.055.000

    Comprensiva di benzina, camere con 1° colazione, pranzi, cene e spese varie generali (entrate a musei, terme, bibite e snack etc...)


    Note sul VFR:

  • Imperturbabile in ogni situazione! Carico o senza bagagli, in bassa o alta quota, sull’asciutto o sul bagnato...
  • Consumati 107 litri di benzina per 1870 km., quindi 17,5 km/lt. circa, con moto carica e su strade di montagna!
  • Livello olio motore identico alla partenza.
  • Ringrazio, inoltre, il Santo protettore dei regolatori... ;-))

  • P.S.: per i soci interessati, dispongo del file di “Autoroute Express” inerente il presente itinerario)

  • 2001 - Portogallo di Enzo "Starman" Anaclerio

    AGOSTO 2001
    Sul sito del Vfr Italia Club esistono gia' un po’ di itinerari/report di viaggi. Perché aggiungerne un’altro?
    Reputo molto utile questa sezione, cosi’ da dare idee/spunti per utilizzare la moto per il nostro tempo libero e soprattutto per le vacanze.
    Con questo report, che sembra piu’ un diario, ho cercato di mettere quante piu’ informazioni e punti di riferimento possibili, cosi da facilitare chi programma un viaggio fino all’estremo ovest del continente europeo.
    Ho anche cercato di esprimere le mie sensazioni ed emozioni che tengo ben vive dentro, ma il risultato sicuramente non rispecchia quello sperato….
    Il tutto si e’ consumato con 21 giorni di ferie, neanche a dirlo in sella al VFR, scoprendo un paese ricchissimo di paesaggi meravigliosi ed un clima, inaspettatamente ottimo.

    03 agosto 2001 - Lecco -> Genova (231 Km)
    Tutto comincia alle 15.30: si parte da Lecco per raggiungere i nostri mitici compagni di viaggio al casello di Ovada (AL).
    Arrivati al casello di Ovada, sempre pronti, come lo sono stati per tutto il tour, ci aspettano Martu & Bimbi!

    Pronti su via!!!
    Al casello di Genova la prima chicca: premesso che la temperatura era di 32°C, il casellante vedendoci vestiti con giacche, giubbetti in pelle, scarpe da moto e borse sulla moto dice "ma ... da dove venite dall'Alaska??!!"



    Il viaggio verso il Portogallo per la prima tratta lo abbiamo effettuato prendendo la nave a Genova, fino a Barcellona, risparmiando un totale di 1800Km tra andata e ritorno, in fondo il nostro obbiettivo e' visitare il Portogallo e limitando al massimo i Km di trasferimento.
    La nave e' gia' in porto, quando noi arriviamo; la partenza e' prevista per le ore 21.00, ma si partira' alle 21.45.
    Abbiamo avuto una traversata tranquilla, ammirando la splendida luna luccicare sulle onde.
    La compagnia di bandiera e' la Grimaldi Grandi navi veloci, praticamente una mini crociera.
    04 agosto 2001 - Barcellona (5 Km)


    L'arrivo e' previsto per le 15.00 a Barcellona, ma per il ritardo della partenza si e' arrivati alle 15.30.
    Lo sbarco e' veloce e decidiamo di visitare nel pomeriggio qualcosa di Barcellona, in particolare abbiamo visto la Sagrata Familia e la Rambla.
    Cena in un tipico ristorante a base di pesce e pernottamento in hotel.

    Hotel Sant Pau – 08041 Barcelona
    e-mail: santpau@amrey-hotels.com

    05 agosto 2001 - Barcellona -> Valladolid (673 Km)


    Sveglia, colazione e partenza alle ore 9.00

    Autostrada da Barcellona a Tudula, poi statale fino a Soria dove e' d'obbligo una sosta pranzo, non male...
    Da Soria si riparte verso le 15.00 per arrivare a Valladolid per passare la notte in un bellissimo hotel.
    La prima impressione della giornata e' positiva, anche perche' il caldo che ci aspettavamo non lo abbiamo trovato. Al mattino alle 9.00 c'erano 20°C e la massima temperatura si aggirava intorno ai 28°C nel pomeriggio.

    Hotel Parque – 47007 Valladolid
    Tel.+93 902 11 68 06 / +93 983 22 00 00

    06 agosto 2001 - Valladolid -> Esposende (470 Km)
    La partenza e' per le 9.30 da Valladolid in direzione Portogallo Nord.
    Le strade sono molto belle, il clima eccezionale 22°C e i paesaggi incominciano a farsi piu' interessanti e verdi.





    Si vedono sui pali dell'alta tensione delle strane cose..... ma cosa sono?! ci avviciniamo.... non ci posso credere, sembra un nido; un nido così grande! dal diametro di circa 1 metro, ma di che uccelloa' Ma sono cicogne!!!!!
    Addirittura per favorire la riproduzione, in cima ai pali mettono dei sostegni per far fare il mega nido (sembra una cesta in vimini).
    Il pranzo lo effettuiamo ancora in Spagna, ma con un panino veloce, visto che siamo ansiosi di arrivare.
    Entriamo in Portogallo da "Feces de Abaixo" nel pomeriggio, e arriviamo nella prima cittadina media Portoghese Chaves, localita' termale romana è ancora oggi molto frequentata per le cure terapeutiche delle acque del Rio Tamega.



    La passiamo velocemente per fare una strada che si rivelera' la piu' bella in assoluto. Una curva dietro l'altra, in mezzo a boschi, laghetti e senza auto. L'asfalto e' bellissimo peccato avere i bagagli e non potere osare di piu'! Tenete bene in mente Chaves-Braga.

    Decidiamo di andare in hotel ad Esposende, un paesino sull'oceano di medie dimensioni, unica pecca la scelta del nostro albergo un po' malandato.

    Per mangiare troviamo una trattoria "Dom Sebastiao" sul lungomare, che ci offre dei menu' a base di pesce veramente ottimi con prezzi da non credere 18.000Lire!!
    Come inizio non c'e' male.

    Hotel Nélia – 4740 Esposende – Tel.253965528

    07 agosto 2001 - Esposende -> Braga -> Viana do Castelo -> Esposende (140 Km)


    Sveglia colazione e via. Ci aspetta una giornata per visitare le zone intorno ad Esposende.


    La prima tappa e' a Braga per visitare il santuario di "Bom Jesus do Monte".
    Bellissimo edificio a due torri in posizione panoramica su una collina boscosa a 5Km da Braga. Assai piu' famosa la scalinata barocca che precede il santuario, anch'essa da non perdere.
    La seconda tappa della giornata e' Viana do Castelo, elegante cittadina con abitazioni in stile Manuelino, Rinascimentale e Rococo',. centro di pesca e centro balneare, è dominata dal monte di santa Luza che si può raggiungere con la funicolare e da dove è possibile godere della stupenda vista sull’estuario del fiume e sulle belle spiagge della costa. Qui per la prima volta siamo andati in una spiaggia per testare la temperatura dell'Oceano, direi abbastanza fredda!
    Rientro ad Esposende con cena alla trattoria del giorno precedente, ormai soprannominato "da Braccio di Ferro", perche' il cameriere sembrava il nonno di Braccio di Ferro.

    08 agosto 2001 - Esposende -> Porto -> Figueira de Foz (210 Km)
    Sveglia, colazione, caricate le moto e ci dirigiamo verso Porto dove troveremo un parcheggio pubblico per posteggiare e girare tranquillamente la citta'.



    Porto, seconda citta' del Portogallo edificata sulla foce del fiume ha 3 ponti panoramici che la uniscono al sobborgo di Vila Nova de Gaia dove sono ubicate tutte le principali cantine del vino Porto. Citta' industriale e commerciale ha anche un antico centro storico. E’ inoltre una citta' con una cultura artigianale sulle spalle; tipici di questa zona sono le lavorazioni di filigrana, dei cestini di vimini, il rame, la terracotta, il sughero, il lino e il legno.
    I palazzi in granito e le terrazze formano una specie di anfiteatro sulle colline che circondano la citta' rendendola austera e solida ma anche armoniosa e sognante; questi due aspetti hanno motivato il Consiglio d’Europa a proclamarla “Capitale Europea della Cultura” per il 2001
    Che dire di Porto, molto bella piena di vita e dopo avere visitato una cantina a Vila nova de Gaia, ed assaggiato due tipi di "Porto", risulta essere ancora piu' affascinante e piacevole.



    Dopo una lunga discesa e risalita per le vie di Porto ripartiamo alla volta di Figueira da Foz.
    Non appena arrivati ci sentiamo un po' a disagio, piena di gente, auto, persone, insomma una cittadina troppo turistica per i nostri gusti. E indovinate cosa incontriamoa'il primo VFR in terra portoghese! Rosso, 800 modello 99, nazionalita' portoghese, c'e' anche il proprietario, che vedendo due VFR spalanca gli occhi e si avvicina (eravamo fermi a cercare di capire dove andare), "Italiani?" chiede, e noi "si! Bella moto complimenti!" Capisce che facciamo i complimenti e ricambia, parla francese o spagnolo o portoghese, insomma non ci crederete ma la sua seconda domanda e' "perche' non abbiamo comprato una Ducati?!" - "No le Ducati no!!!!! costano troppo e si rompono sempre!!" infine gli diamo un bigliettino del VIC e lo salutiamo.
    E' la prima volta che facciamo fatica a trovare un posto dove dormire, trovatolo e' solo per una notte.



    08 agosto 2001 - Figueira da Foz -> Coimbra (48 Km)


    Sveglia, colazione e partenza alle ore 9.30, verso Coimbra una cittadina di medie dimensioni situata a meta' strada tra Porto e Lisbona. Soprannominata la Oxford del Portogallo per le universita' presenti. Citta' artistica e culturale, è stata la prima capitale del Portogallo, Portogallo circa 850 anni fa' ed è sede di una delle più antiche universita' d’Europa attorno alla quale ruota la vita multiforme della citta' che rappresenta la cultura del Paese. La parte alta, è caratterizzata dal centro storico dove si possono ammirare vicoli pittoreschi, scalinate, edifici e monumenti romanici.

    Passiamo la giornata, quindi a girovagare tra musei, chiese, la famosa biblioteca e viette di questa citta' veramente molto carina. Troviamo anche un albergo per trascorrere due notti in modo da poter girare anche intorno.
    La decisione forzata di andar via da Figueira de Foz, risulta essere vincente.
    A proposito avvistiamo la bellezza di 2 VFR (non i nostri) francesi e notiamo che la maggior parte delle moto, compresi i VFR, hanno il copriserbatoio in pelle, chissa' perche'?!?!

    Hotel IBIS - Coimbra Tel.351 239 85 21 30

    10 agosto 2001 - Coimbra -> Castelo Branco -> Coimbra (365 Km)
    Sveglia, colazione e partenza alle ore 9.00 per un bel giro all'interno della regione Beira.



    Il percorso ci ha offerto dei panorami molto belli, passando da una centrale eolica arrampicandoci molto dolcemente sulle montagne per arrivare a Castelo Branco, quasi al confine della Spagna.



    Qui ci rendiamo conto che non appena ti allontani dall'oceano le temperature salgono in maniera incredibile intorno ai 30°C, infatti ormai eravamo abituati a temperature ben piu' basse specialmente al mattino ed alla sera 20°C.
    La strada percorsa fino a Castelo Branco e' abbastanza sconnessa, come se si fossero dimenticati di passare il rullo sull'asfalto appena messo, insomma sospensioni e OO messi a dura prova per circa 150 Km! poi ci si mette pure il caldo...
    Castelo Branco, citta' di confine con la Spagna, per questo in passato di grande importanza strategica contro spagnoli e arabi; ha notevoli resti gotici, barocchi e medioevali.
    A Castelo Branco ci rifocilliamo per proseguire sempre verso Nord a Guarda, la citta' più alta del Portogallo (1093 m. di quota), stazione climatica, citta' medioevale antichissima, sorge arroccata e fortificata con alle spalle le montagne del Parque Natural da Serra da Estrela. E' la catena montuosa piu' importante del Portogallo, che poi e' anche l'unica. La montagna piu' alta e' 1993m s.l.m.
    Arriviamo in cima al passo e credetemi e' veramente molto bello, la montagna e' senza alberi, i prati sono bruciati dal sole, ma spiccano dei laghetti artificiali e delle rocce con forme strane.
    Proseguiremo fino a Coimbra per il pernottamento. Bellissima giornata!

    11 agosto 2001 - Coimbra -> Nazare' (121 Km)
    Sveglia colazione e partenza per dirigersi un po' piu' a sud. La cittadina prescelta e' Nazare'. Nazaré, affacciata sull’oceano, porto di pescatori, conserva le caratteristiche di un tempo. Oggi è molto frequentata dai turisti per la sua splendida spiaggia; giudicata la più bella del Portogallo, è riparata da uno sperone roccioso di falesia, sopra al quale vi è un piccolo abitato che domina la citta' da dove si può godere di un indimenticabile panorama
    Il fatto che non ci siano tanti alberghi, noi ne abbiamo visti solo tre, provoca l'assalto di uno stuolo di donne che offrono camere in affitto.
    Anche noi siamo finiti in una villetta molto carina (esternamente), dove si leggeva "AFFITTASI".
    E' stato il posto dove si e' speso meno in assoluto, 25Klire a testa per una notte, purtroppo pero' assolutamente negativo.
    Abbiamo passato una notte in bianco, perche' il letto cigolava, era corto e si sentiva forte odore di chiuso inoltre la nostra stanza non era che un garage adibito a camera.
    La spiaggia comunque e' molto bella e l'acqua decisamente fredda!
    Appartamento in affitto

    12 agosto 2001 - Nazare' -> Peniche -> Fatima -> Batalha -> Peniche (302 Km)


    Partenza (al piu' presto possibile) verso Peniche alla ricerca di un hotel, che troviamo a 5Km da Peniche. L'albergo e' un maneggio con hotel annesso, molto bello come anche i cavalli nella stalla.



    Posate le borse in hotel siamo ripartiti alla volta di Fatima, uno di quei posti che turbano, nel senso che vedendo la fede delle persone che si trovano in giro, non si puo' rimanere indifferenti, peccato comunque che la moltitudine di negozi di souvenir ed altro ancora rovina quell'atmosfera religiosa. Non abbiamo comunque dimenticato di dire una preghiera per la nostra "pattuglia rottamati"....
    Fatima, conosciuta in tutto il mondo cattolico, ex villaggio di pastori, è celebre per il Santuario della Madonna apparsa a tre pastorelli del luogo il 13 maggio del 1917. Il Santuario sorge su di un’immensa spianata sulla quale c’è la possibilita' di accogliere le folle di fedeli che vengono da ogni parte del mondo.
    Sulla via del ritorno verso l'hotel, troviamo il tempo per una veloce visita al monastero di Batalha veramente molto bello anche se in parte incompiuto.

    Hotel A COUTADA – 2520 Peniche – Tel.062-759733/750250

    13 agosto 2001 - Peniche -> Obidos -> Lisbona (110 Km)


    La sveglia suona come ogni mattina, ma la stanchezza incomincia a farsi sentire, complice anche il cielo un po' nuvoloso, cosi' dopo la colazione e dopo aver caricato le moto passiamo a salutare i mitici cavalli nella stalla attigua all'hotel.
    Il percorso di avvicinamento a Lisbona viene interrotto dopo soli 20Km a Obidos, cittadina medievale, con un rilevante passato storico, chiusa dalle mura, ancora perfettamente integre, da non perdere assolutamente.
    Il viaggio prosegue fino a Lisbona alla ricerca dell'hotel in centro alla citta'.

    Hotel IBIS – Liberdade – 1250-043 Lisboa – Tel.351 31 330 06 30

    14 agosto 2001 - Lisbona (10 Km a piedi)
    Giornata totalmente dedicata alla visita di Lisbona.


    Lisbona situata sull’estuario del fiume Tejo (Tago) e allo stesso tempo sul porto omonimo. La capitale è disposta ad anfiteatro su sette colli e qui si concentrano le funzioni amministrative, economiche e culturali del Paese; è anche un’importante centro balneare, storico, petrolifero e commerciale. Lisbona è formata da diversi quartieri tra i quali: l’Alfama il più povero, il Belém il più antico, la Baixa quartiere commerciale, il Bairro Alto medioevale, aristocratico e popolare allo stesso tempo, il Rossio il cuore, il Chiado in collina è il più elegante, l’Expo Urbe il più recente (aglomerato formato nel 1998 in seguito all’esposizione universale)
    E' una citta' piena di turisti in particolar modo di italiani. L'agenzia del turismo ci fornisce le indicazioni per una visita mirata di un giorno.



    Il tram in salita, il quartiere di Bairro a piedi, la chiesa di Igreja de Sao Joao Baptista, il quartiere del Alfama fino al castello, sono le cose piu' importanti viste fino alle 14.00.
    Nel pomeriggio si decide, vista la stanchezza, di fare il tour della citta' in pulman, il quale ad ogni fermata ti permette di scendere/salire e di visitare le cose piu' importanti. Monasteiro dos Jeronimos e la torre de Belem i posti piu' importanti da non perdere.

    15 agosto 2001 - Lisbona -> Estoril -> Cabo da Roca -> Ericeira -> Lisbona (134 Km)
    E vai! lo stress di visitare in lungo e largo Lisbona e' finito, adesso VFR!




    Sveglia e pronti per il giretto verso Estoril; potete immaginare l'emozione di vedere il circuito. La giornata non e' cosi' bella, anzi e' nuvoloso, beh dopo neanche una nuvola fino ad ora non possiamo che ritenerci fortunati e proseguire nel nostro percorso.
    La costa che da Lisbona va verso Estoril e' molto bella, ricca ed elegante, si vede insomma che la gente qui sta bene. Le case sono tutte bellissime, i giardini curati, le aiuole nelle piazze sono perfette, sembrerebbe come andare in Svizzera per uno che abita in periferia di una grossa citta'.
    Dopo qualche ricerca arriviamo davanti l'autodromo e posteggiate le moto, entriamo per sbirciare la pista. Non c'e' nessuno, anzi solo due tizi che stanno mettendo dei cartelloni pubblicitari, poi e' tutto un via vai di turisti, motorizzati e non, che si affacciano come noi dalla tribuna centrale verso i box. Foto di rito e via verso il nuovo obbiettivo, Cabo da Roca, il posto piu' ad ovest di tutta l'Europa!



    Molto suggestivo, la costa e' a strapiombo sul mare e il faro domina su un pezzo di costa incredibilmente bella. Il vento qui e' abbastanza violento e inoltre incomincia a piovere. Anche qui la foto di rito e via costeggiando verso nord, il mare.
    Il sole riappare e la voglia di un bagno in mare e' alta! Ericeira e' il paradiso dei serfisti, mangiamo un panino, di dubbia provenienza e via in spiaggia.



    Il rientro verso Lisbona e' lo stesso dell'andata, con in piu' una foto vicino la torre del Belim e un'altra sotto il mitico ponte di Lisbona.

    16 agosto 2001 - Lisbona -> Lagos (295 Km)
    Vista la zona di Lisbona ci si muove verso la zona sud del Portogallo desiderosi di mare e di riposo.



    Il viaggio di trasferimento e' abbastanza tranquillo e l'arrivo a Lagos e' verso le 16.00, sosta all'agenzia del turismo e l'unico posto disponibile per la notte e' presso un hotel, abbastanza costoso, rispetto alle medie dei giorni precedenti, comunque molto bello e confortevole, unico neo, NON ACCETTANO CARTE DI CREDITO, cosa che creera' non pochi problemi per il pagamento.
    La sosta in questa cittadina e' di tre giorni.
    Hotel Residencial Don Manuel

    17 agosto 2001 - Lagos -> Sabres -> Cabo de São Vincente -> Lagos (82 Km)
    Il giro del Portogallo sta per finire, ma la voglia di vedere quanto piu' e' possibile e' altissima! Nella parte sud i colori sono diversi, le colline sono piu' secche e le temperature piu' alte.





    Questa giornata ci siamo diretti verso la parte piu' a sud-ovest del Portogallo, a Cabo de Sao Vincente, passando dapprima da Sabres con la sua fortezza sul mare e poi fino al faro di Cabo, quello che prima della scoperta dell’America era considerato “la fine del mondo”.
    Che dire, la costa si presenta a strapiombo sull'oceano, con le onde che in alcuni punti si infrangono sulle rocce creando dei colori veramente molto belli. In alcuni punti esistono delle discese al mare con spettacolari spiaggette con sabbia chiara. Fatte le foto dall'alto si procedera' con una mitica giornata in spiaggia.

    18 agosto 2001 - Lagos (0 Km)
    Altra giornata, altro racconto se non fosse che dopo esserci preparati per il solito giretto, ci accorgiamo che il tempo non e' bello come sembrava, infatti, comincia a piovere per 10min. Cambio di programma e per far contente le nostre amate compagne, visto che anche il sole vince la sua battaglia con le nuvole, rimaniamo a Lagos per una giornata di sole e mare.

    19 agosto 2001 - Lagos -> Tavira -> Lagos (225 Km)
    L'ultimo giorno in questo bellissimo paese lo dedichiamo alla visita di una splendida cittadina dell'Algarve, Tavira.
    La sveglia suona alle 5.00 per poter vedere una splendida alba sulla spiaggia vicino all'albergo. L'alba e' una di quelle cose che mi hanno sempre affascinato e anche questa volta e' stata veramente molto bella e "fredda"!



    La partenza e' come al solito intorno alle 9.00 ed i 100Km che dobbiamo percorrere si riveleranno molto veloci e poco trafficati. Tavira sembra non rispecchiare le cittadine dell'Algarve, difatti non e' molto trafficata e caotica, tutt'altro, molto tranquilla e da' l'idea di essere anche piu' contenuta delle altre. Peccato non aver trovato prima questa citta'.
    Visitato il castello che domina la citta' e trovata la trattoria di turno ci rimpinziamo come sempre.
    Rientriamo in tempo a Lagos per una veloce spiaggiata vicino all'albergo.

    20 agosto 2001 - Lagos -> Tavira -> Siviglia -> Cordoba -> Linares (538 Km)
    L'albergo che non accetta le carte di credito, ci costringe ad anticipare la sveglia per andare a prelevare il contante. In tutti i posti di mare riuscire a prelevare la domenica e' veramente molto difficile se non impossibile.
    Il tragitto di questa giornata si preannuncia caldo e lungo, cosi' l'obbiettivo non e' stato programmato, lo definiremo man mano.
    Ripercorriamo la stessa strada del giorno precedente fino a Tavira e passato il confine con il Portogallo ci dirigiamo verso Siviglia.
    La Spagna del sud incomincia a far sentire il suo miglior caldo, specialmente dopo Siviglia all'altezza di Cordoba.
    Tenevamo delle velocita' intorno ai 100Km/h e la temperatura del motore era sempre intorno ai 103°C, cosi' passando a controllare la temperatura dell'aria, leggero' la bellezza di 39°C!!!! Che caldo!!!
    Dopo Cordoba la situazione migliora un po', ma il caldo aumenta la stanchezza del viaggio, cosi' decidiamo di fermarci per la notte a Linares, cittandina all'interno con un caldo incredibile. Non e' stata una scelta felice......
    In questa cittadina l'odore di spazzatura e' nell'aria, e passeggiando a piedi in centro, senti il calore che rilasciano i palazzi e le strade.

    Hotel Cervantes



    21 agosto 2001 - Linares -> Albacete -> Valencia -> L'Ametlla de Mar (633 Km)
    Eccoci ancora una volta in sella alle nostre mitiche VFR, la strada da percorrere e' abbastanza. Visto l'anticipo di un giorno sul viaggio per raggiungere Barcellona, cercheremo una localita' balneare dove trascorrere un giorno di relax sulla spiaggia, tra Valencia e Barcellona.
    La strada che da Linares arriva ad Abacete e' molto bella sia dal punto di vista paesaggistico che da quello guidato, sempre un peccato avere tutti i bagagli e non potere osare un po' di piu'. Il rimanente tratto fino a L'Ametlla de Mar, e' tutta autostrada o superstrada. Tramite l'ufficio del turismo di L'Ametlla de Mar troviamo un'ottima sistemazione alberghiera che sfrutteremo per due notti.

    Hotel Del Port - L'Ametlla de Mar – Tel.977 457 043
    e-mail: hotelport@navegalia.com


    22 agosto 2001 - L'Ametlla de Mar (13 Km)
    Come preannunciato abbiamo passato un giornata in una spiaggia fuori dal paese effettuando bagni sia di sole che di mare.

    23 agosto 2001 - L'Ametlla de Mar -> Barcellona (167 Km)
    La sveglia con la massima calma suona verso le 9.00 e dopo una ottima colazione, girovaghiamo per le strade di Ametlla de Mar fino all'ora del pranzo. Visitata per la terza volta la trattoria carichiamo le moto e ci dirigiamo mestamente verso Barcellona dove ci attende la nave. E' d'obbligo una sosta dal benzinaio per svuotare le tasche dalle monetine che ci hanno accompagnato per tutta la vacanza e via sulla nave verso casa.

    23 agosto 2001 - Barcellona -> Genova -> Lecco (229 Km)
    Ora di arrivo a Genova 15.30, dopo quattro anni consecutivi di vacanze fatte in moto e' la prima volta che rientro senza pioggia.
    I saluti ad Ovada (Al) con i nostri mitici compagni di viaggio e infine l'arrivo a Olginate(Lc) alle 19.00.

    Conclusioni
    Come gia' scritto e' il quarto anno che faccio le vacanze in moto ed il Portogallo e' la piu' bella delle tre precedenti, vuoi per i posti, vuoi per il clima, ma soprattutto perche' non ho mai avuto una benche' minima incomprensione con i miei compagni di viaggio.
    Dopo tutto quello che ho potuto vedere lungo i 5000Km, posso dire che mi e' venuta voglia di visitare i Pirenei e la costa nord della Spagna.
    I compagni di viaggio li ho conosciuti al meeting di Cattolica del VFR ITALIA CLUB e gia' in quella serie avevamo parlato del tour in Portogallo.
    Il sogno si e' avverato! Grazie V.I.C.! Dispiace solamente che Martu&Bimbi sono un po' distanti per potersi frequentare piu' spesso.


    Moto, qualche numero....
    Cucina:
    In Portogallo si mangia benissimo spendendo non più di 15.000 lire e sto parlando di un pranzo completo composto da un antipasto una zuppa e un piatto unico di pesce o di carne e un dolce o frutta.
    Le zuppe sono di verdura o di pesce, i patti unici piu’ diffusi, pesce, in particolare Stoccafisso cucinato in 365 modi, stufati di carne molto "potenti" con contorno.
    Dimenticavo: gli antipasti in tavola te ne portano sempre un piatto con l'immancabile patè di sardina, il burro, pane, ecc e se lo vuoi, bene, se no lo riportano indietro senza addebitarlo.


    Abbigliamento:
    Strumenti utilizzati:
    Alberghi:

    Totale 11 alberghi, piu' due notti in nave

    2001 - Tutta la Francia cm per cm di Igor "Aigor" Ferri e Silvia Bigi



    PARTENZA 1 LUGLIO (Sassuolo - Arles km 750)
    Partenza verso le 9:00 del mattino per la tappa di trasferimento più lunga 750 km quasi tutti d’autostrada. Al mattino la strada scorre veloce per l’adrenalina che ti accompagna all’inizio di ogni viaggio,un po’ più problematico il pomeriggio con i 36°C della costa azzurra che mettono veramente alla prova moto e pilota.
    Verso le 17:00 siamo gia' a Le Baux vicino ad Arles un bel paesino dentro alle mura con una bella visuale sulle pianure della Provenza, mentre la sera abbiamo optato per fare una scappata sulla costa del golfo di Lione dove si possono fare gite a cavallo e mangiare del pesce discreto.
    Attenzione alle zanzare di sera soprattutto in moto sono veramente a milioni.



    2° GIORNO (Arles - Luchon km 450)
    Imbocchiamo l’autostrada e ci dirigiamo verso Carcassonne un borgo medievale che sembra veramente uscito da un racconto di fiabe. Bellissime le torri esterne.


    e ottima anche la cattedrale. L’unica cosa che stona di tutto il complesso sono la miriade di negozi che si snodano per le vie interne. Comunque è una visita da non perdere soprattutto per chi è un patito della fotografia.
    Nel pomeriggio viaggiando verso la Spagna abbiamo assistito ad uno spettacolo irripetibile, il sole che scompariva dietro ai Pirenei, una cosa veramente suggestiva.
    Verso le 21:00 siamo arrivati a Luchon, un paese a 10 km dalla Spagna dove sorgono le rinomate terme. Non vi aspettate un posto con molta vita notturna, infatti alle 22:30 tutto è gia' chiuso quindi per chi ha intenzione di fare le ore piccole è consigliato cercare un altro paese.

    3° e 4° GIORNO (Luchon - S.J.pie de Port km220) / (S.J. pie de Port - S.Emilion km 380) (passando vicino a Pamplona)
    La mattina ci siamo svegliati presto perché ci aspettavano tanti km e molti passi "Pireneici".
    Le strade sono molto lente, ma con un asfalto perfetto, i passi che abbiamo varcato sono stati veramente tanti e il panorama montano è da incanto. Distese di prati immersi in una vegetazione verde scuro, tantissimi animali al pascolo, fiumi e cascate, un posto che chi veramente ama la natura potrebbe rimanerne innamorato.
    Nel frattempo abbiamo avuto il tempo di visitare Lourdes, la famosa localita' che tutti conoscono almeno per sentito dire. Mi sento di consigliare a chi come me è un po’ scettico sulla materia in questione di non soffermarsi troppo e di non fare tanto caso a quello che succede (questo è un mio parere personale). Abbiamo poi continuato verso la costa Spagnola facendo molta attenzione alle indicazioni stradali, perché molte strade non sono segnalate a dovere. Bisognerebbe avere una cartina molto dettagliata per procedere senza problemi.
    Verso sera siamo arrivati a "St.Jean Pie de Port" un piccolo paese nella regione Basca Francese. La particolarita' di questa regione è che tutte le case sono bianche con persiane rosse e molta gente usa abitualmente il loro abito caratteristico.



    L’indomani la pioggia ci ha tenuto compagnia per tutto il tragitto e siccome in moto visitare mentre diluvia non è tanto consigliato abbiamo optato per una tappa di trasferimento passando per un piccolo tratto di Spagna e facendo tutta autostrada ci siamo sistemati a S. Emilion a 30 km da Bordeaux un paese abbastanza caro e famoso per la produzione di vino. Vi consiglio il ristorante L’ENVERSE DU DECOR dove si possono trovare le specialita' locali.

    5°, 6° e 7° GIORNO (S.Emilion - La Rochelle km230) (La Rochelle - Ambois km276)
    Dopo una bella notte passata in un Hotel con tutti i comfort (DE LA COMANDERIE) siamo partiti alla volta de La Rochelle. Nel tragitto è lecito man mano che si incontra un castello fermarsi per assaggiare il proprio vino, infatti ogni "Chateau" (castello) che si incontra produce un vino diverso. Molte volte l’assaggio è gratis, ma altre si deve pagare. Occhio a non esagerare con l’alcol.
    Arrivati a La Rochelle un ottimo alloggio è l’Hotel DU PORT sul porto dove la sera si mangia ottimo pesce e ci sono le classiche bancarelle per turisti.
    Andando un po’ più ad Ovest da non perdere è il faro delle Balene dove si può anche fare il bagno facendo però attenzione all’acqua dell’oceano perchè è molto fredda e la marea si innalza velocemente.



    Il giorno seguente percorrendo la statale siamo arrivati ad Ambois sulla Loira.

    8°, 9° e 10° GIORNO (Castelli della loira) (Ambois - Carnac km 370)
    I castelli della Loira sono veramente tanti, ma secondo il mio punto di vista quando se ne sono visitati 6/7 possono bastare. In moto si riesce a parcheggiare in quasi tutti vicinissimo all’entrata ed il costo varia da 30FF a 40FF.
    Vi elenco quelli che abbiamo visitato in due giorni: Chambord,



    Chenonseau (nella foto), Alzay de Rideau, Chinon, Villandry ed i suoi giardini, Chamount.
    Ad Ambois due sere alla settimana gli abitanti del paese mettono in scena una commedia sulla storia del paese all’esterno del loro castello con un bel gioco di luci suoni e fuochi d’artificio, si può passare una bella serata.
    La mattina di buon ora siamo partiti verso Carnac in Bretagna dove ci sono i megaliti più famosi di Francia, che si visitano in un’ora (non sono un gran che), poi un posto molto bello sul mare è S. Pierre Quiberon.



    11° e 12° GIORNO BRETAGNA (Carnac – Quimper - Brest - Cancale km 500)
    In questi 2 giorni abbiamo scorrazzato per la Bretagna passando anche dai paesi più piccoli, dove si vede la vera terra dei Bretoni fatta di pianure che ad un tratto si trasformano in colline con una vegetazione dai colori intensi.
    Consiglio di passare da Brest, per poi procedere verso Roscoff ammirando le famose scogliere di granito rosso che sono il simbolo di quella parte della Francia Occidentale e lo spettacolo della marea che è sempre emozionante.




    Molto bella anche la parte più interna dove in una foresta si narra che ci sia nascosto il tesoro di Re Artù.
    Per gli amanti delle ostriche la tappa d’obbligo è Cancale dove ci sono i più grandi allevamenti di questi molluschi. Sempre nei paraggi si trova Dinan un borgo Medievale con tantissime case costruite in legno.

    13°, 14° e 15° GIORNO NORMANDIA (Carnac - S. Michelle - Caen - Ruen)
    Finalmente siamo arrivati a Mont S. Michel la meta di tutti quelli che fanno un viaggio in Normandia veramente molto suggestivo con la marea che copre i prati in pochi minuti.



    Purtroppo in Luglio la marea non ha un grande dislivello e non tutti i prati vengono coperti ma lo spettacolo è bello ugualmente.
    All’interno purtroppo ci sono solamente dei negozi di souvenir che fanno perdere tutto il romantico che si immaginava da fuori. Peccato ma il commercio è così!
    Dopo la visita di circa un’ora ci siamo spostati verso Caen dove abbiamo scaricato la moto e iniziato la nostra visita della regione.
    Dopo una visita veloce alle coste e al cimitero Americano dello sbarco alleato durante la Guerra Mondiale, le nostre tappe si sono susseguite in questo ordine: Ruen, Fecamp, Dieppe, Le Havre, Honflour, Deuille, Tronville.
    Ruen ospita una Bella cattedrale ed il famoso orologio.
    Fecamp e Dieppe offrono la vera Normandia fatta di scogliere bianche, pascoli verdi e un mare dalla forza impressionante.



    Da non perdere è Honfleur un paese con una chiesa ed il campanile fatti interamente in legno,a pochi km notevoli sono anche la citta "gemelle" Deauville e Tronville.
    Molto suggestivo è il ponte di Normandia che scavalca la Senna nel punto più largo. Una nota molto positiva è che le moto non pagano il pedaggio.



    16° e 17° GIORNO IL RITORNO (Caen - Auxerre km 450) (Auxerre - Camberry km 430) (Camberry - Sassuolo km 550)
    Purtroppo i giorni a nostra disposizione stavano finendo quindi ci siamo avviati verso l’Italia.
    La nostra ultima visita è stata la maestosa cattedrale di Chartes che è una delle meraviglie della Francia, veramente impressionante per le sue dimensioni interne. Spesso l’organo è in funzione e credetemi che fa venire i brividi ascoltarlo. Nel tragitto verso l’Italia abbiamo incontrato anche alcune centrali nucleari, che come si sa sono molto presenti in questa parte del territorio, poi passando per Auxerre, Lione e Chamberry siamo arrivati a casa.

    CONSIGLI PER IL VIAGGIO
    Portate con voi dei vestiti pesanti e soprattutto una buona tuta ad acqua perché nel nord della Francia piove spesso.
    Alloggiate nei Gite de France una catena di agriturismo molto economici che danno pernottamento e prima colazione (esiste una guida specifica).
    Fermatevi agli Autogrill sono molto forniti e si trovano prati per mangiare.
    Se nel menù leggete "Tartare" cambiate pagina a meno che non adoriate la carne cruda.
    Salutate tutti i Motard Francesi (ci tengono molto).
    Guida particolarmente adatta al viaggio "Lonely Planet" che può anche darvi una mano per trovare un buon alloggio.

    STATISTICHE
    Durata viaggio 17 Giorni
    Km percorsi 6700
    Gomme Michelin Macadam
    Consumo medio 18 km/l
    Tappa più lunga in giornata Sassuolo - Arles 750 Km
    Temperatura massima 36°C (costa azzurra)
    Temperatura minima 4°C (passo tra Francia e Spagna)

    2001 - Un week-end in Maremma di Maurizio "RossoBlu" Migliozzi



    Eccomi ritornato dal mio Week End lungo in Maremma e dintorni. Come avevo gia' accennato prima di partire, questo è stato il primo viaggetto di una certa durata da me effettuato e, tanto per esagerare un po’, anche il primo dotato di zavorra.>BR> Quindi, questo è anche il mio primo report, speriamo di essere all’altezza di tanti altri soci del VIC che così bravi sono nella pianificazione, condotta e soprattutto nel mettere a disposizione degli altri membri le esperienze maturate nel loro peregrinare. Com’è andataa'Ecco qui:


    Venerdì 13/07 (un americano si sarebbe tagliato le vene piuttosto che partire quel giorno):

    Partenza, con calma, da Ozzano Emilia alle 14:00, facendo un piccolo tratto della ss 9 (via Emilia) fino a Idice per poi svoltare a sinistra verso il passo della Raticosa, percorrendo la Valle dell’Idice attraversando Castel Dei Britti, Mercatale, Monterenzio, San Benedetto Querceto, Frassineto ed arrivando infine al Passo della Raticosa.
    Una vera disdetta è stato, a parte il fondo sconnesso, anche trovare quantita' notevoli di sassi e brecciolino in ogni curva, per un fenomeno che ancora non mi spiego, negli ultimi 3 km prima del passo.
    Giunto al passo, mi sono diretto verso Firenze lungo la ss 65. Anche qui stanno riasfaltando e i primi 3 Km dopo il passo sono molto sconnessi e sporchi di pietruzze. In localita' La Casetta si svolta per la ss 503 verso Firenzuola. La strada è veramente bella e divertente con curve, controcurve e tornanti larghi da prendere tranquillamente in velocita'.


    La "bimba" in assetto da combattimento

    Arrivato a Firenzuola ho proseguito attraverso il Giogo di Scarperia (mt 882) per Scarperia e San Piero a Sieve dove ho preso la ss 551. La strada è tutta a fondo valle e piuttosto noiosa e attraversa Borgo San Lorenzo, Vicchio fino a Dicomano dove ci si immette sulla ss 67 fino a Sandetole dove si prende la ss 556. Questa è un’altra guduria, salendo fino al Valico Croce ai Mori (995 mt) per poi scendere verso Stia (la strada qui diventa ss 310) e Poppi dove ci si immette sulla ss 70 verso Bibbiena.
    Da questo punto in poi si tratta di puro trasferimento in quanto la strada, soprattutto da Bibbiena ad Arezzo (ss 71), è pianeggiante e molto trafficata. Arrivato ad Arezzo alle 17.45 circa, c’è il tempo per un pieno, scaricare la moto, lavarsi, ovviamente baciare la zavorrina che ivi risiede, cenare e infilarsi a letto visto che il giorno dopo, secondo i miei piani, la PARTENZA è fissata alle 08.30.
    Fin qui mi sono posto svariati quesiti, il più pressante è stato: “...ma com’è che mi c**o addosso ad ogni curva e non riesco a percorrerla a non più di 40 kmh?” Depresso e demoralizzato, vado a nanna sperando in giorni migliori.


    Sabato 14/07 :

    Ovviamente i programmi orari sono tutti miserabilmente saltati considerando anche che sia a me che alla mia meta' la sveglia non è molto simpatica e la calma che ci contraddistingue in ogni occasione la fa da padrone.
    In ogni caso, dopo esserci bardati di tuta completa (un vero sconforto mi ha preso quando i nuovi stivaletti della zav non ne volevano sapere né di infilarsi e né tantomeno di chiudersi) di pelle e caricata la moto, si parte verso le 10:40, sotto un caldo allucinante, alla volta di Monte San Savino Lungo la ss 73 dove, dopo la sosta e foto di rito, si riparte per Asciano percorrendo la ss 73, ss 326 e ss 438. Arrivati ad Asciano abbiamo preso la ss 451 verso Buonconvento fermandoci presso l’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore, la quale


    L'Abbazia di Monte Oliveto Maggiore

    ovviamente era chiusa in quell’orario (12:30 circa) ma che è davvero bella e circondata da un’area boschiva veramente stupenda.
    Si riparte poi alla volta di Buonconvento dove, presi dal caldo e dalla morsa della fame, ci si ferma subito fuori dal centro storico presso il ristorante “Il Giardino” dove, almeno, abbiamo pranzato sotto un gazebo ricavato in un giardinetto posto al centro di una piazza, insomma al fresco tanto per essere brevi.
    La sosta si rivela più lunga del previsto e comincia a prendermi lo sconforto di non farcela ad arrivare in cima al Monte Amiata ad un orario accettabile. Comunque si riparte percorrendo un breve tratto di ss 2 per poi infilarci sulla ss 323 verso Montalcino, paese che non abbiamo avuto neanche il tempo di vedere dalla moto in quanto abbiamo proseguito tutto d’un fiato verso l’abbazia di Sant’Antimo.
    Trattasi di abbazia in stile romanico, isolata tra le colline.


    L'Abbazia di S.Antimo

    dell’alta Maremma e da cui si gode davvero di un bel paesaggio…secondo me non è eccezionale ma vale la pena di una visita.
    Solita foto e si riparte per il Monte Amiata. Passiamo per Seggiano e da qui si sale per il Monte Amiata. Sulla salita verso la cima si dipanano tutta una serie di strade che più o meno, lungo percorsi differenti, portano tutte allo stesso posto.
    La strada è davvero bella, poco trafficata e, soprattutto, corre per la quasi sua totalita' all’interno di un bosco davvero stupendo (e fresco !!!).
    In men che non si dica arriviamo al punto più alto dove la strada ci consente di arrivare e cioè a quota 1670 mt circa. Per arrivare in vetta (1734 mt) basta fare una passeggiatina oppure prendere la seggiovia panoramica.
    L’aria è davvero frizzante e non riusciamo a toglierci la giacca della tuta, inoltre scegliamo di non andare fino in cima ma di fermarci a prendere il sole in uno degli chalet la' presenti. Ripartiamo dopo circa un’oretta, cioè alle 19:00, e scendiamo più a valle. In realta' giriamo intorno al monte e passiamo per Castel del Piano, Arcidosso, S. Fiona, Piancastagnaio senza fermarci ma scattando solo qualche foto volante.
    Finiamo la nostra giornata ad Abbadia San Salvatore alloggiando presso l’Hotel Roma, un Albergo dotato di tutto, bar, ristorante e, per quello che vediamo, frequentato da persone anziane in cerca di riposo.
    Entriamo in tuta e il proprietario ci prende subito in simpatia, non si stacca più facendo 3000 domande sulla moto e portandoci le borse qua e la'. Alla fine ci sistema in una “dependance” distaccata dall’Albergo.
    Stanza matrimoniale con bagno, telefono, TV e, udite udite, garage privato per la moto. Devo dire che non siamo andati a caso ma avevo preso accordi prima di partire in merito. Ah, dimenticavo, il tutto per 70.000 Lire.
    Ci rilassiamo un attimo, doccia e siamo gia' fuori per visitare il paese. E’ strapieno di gente che passeggia anche se l’unica vera cosa interessante da vedere è l’Abbazia, posta in centro, che sembra un piccolo borgo medioevale con tanto di mura e portone. All’interno ci sono personaggi vestiti alla medioevale e anche un’osteria in stile dell’epoca, peccato che abbiano gia' terminato tutto.
    Non ci va di cercare un ristorante così ci fermiamo nel primo Pub che troviamo dove ordiniamo un panino a testa, un piatto di patatine e una birra. Tempo trascorso dall’ordine alla consegnaa'Un’ora e mezza, incredibile!!!
    Siamo veramente stanchi, un po’ per la giornata intensa, un po’ per il caldo incredibile che abbiamo subito, io da solo ho bevuto più di 4 litri di liquidi !! Andiamo a letto e crolliamo subito, stavolta però, in maniera più realistica, fissiamo l’ora della partenza a “quando ci svegliamo”.


    Domenica 15/7 :

    In realta' metto la sveglia alle 08.15 tanto per farci capire che ore sono. Ci vestiamo, facciamo i bagagli, scendiamo, colazione e siamo pronti a partire. Altra raffica di domande da parte del proprietario dell’Albergo e, verso le 11.00 (!!!!) si parte.
    La temperatura è un po’ più bassa rispetto al giorno prima e si sta davvero meglio. Ci dirigiamo verso Castell’Azzara. Sulla strada ci fermiamo di fianco ad un magnifico campo di girasoli e facciamo alcune foto veramente molto belle.

    Passiamo Castell’Azzara e andiamo verso Sorano dove ci fermiamo. Parcheggiamo al lato della strada in un piazzaletto tra la banchina ed un


    Sorano

    palazzo, all’ombra. Un vigile ci dice che se lasciamo la moto lì ci fa la multa, mentre se giriamo l’angolo del palazzo (senza esagerare a 5 metri di distanza) c’è l’area di sosta per i motocicli, un fazzoletto d’asfalto di 5 metri per 5 in salita “di sbieco” ed al sole.
    Lo guardo e gli faccio presente che il mio veicolo è una VFR e non un motociclo, al che lui estrae il blocchetto e io immediatamente sposto la moto. Il paese è molto carino, medioevale e arroccato su uno sperone di roccia.
    C’è davvero una bella vista e un piacevolissimo venticello…. A parte questo niente di più. Ripartiamo verso Pitigliano, che in pratica è una Sorano più grande. Anche qui ci fermiamo e facciamo qualche foto. E’ da notare che da quando siamo partiti abbiamo incessantemente percorso strade magnifiche, senza una macchina, con curve e grip eccezionali e panorami mozzafiato.
    Mi permetto anche qualche virtuosismo in curva, alternandoli con le immancabili “fetecchie” che ancora mi affliggono. Comunque, incredibilmente, mi sento più sicuro con zavorra e bagaglio che da solo e scarico. Mah, sara' forse perché la mia Lei sulla moto ci sa stare davvero molto bene?


    Sovana

    Ripartiamo per Sovana, dove ci fermiamo. Il paese è davvero molto carino e praticamente è una piazza con una serie di abitazioni medioevali e una chiesa in stile Romanico molto interessante.
    Ripartiamo alla volta di Saturnia; siamo alla ricerca delle famose cascate che formano delle vasche naturali di calcare dove ci si può mettere a mollo finchè si vuole, anche perché il posto è aperto al pubblico e gratis. Poco prima di arrivare a Saturnia trovo un distributore della FINA aperto…incredibile, di Domenica.
    Mi fermo perché tra l’altro sono quasi a secco. Qui si è sfiorata la TRAGEDIA. Scendo dalla moto e scambio 2 chiacchiere con la zav, mentre arriva un ragazzino di circa 14 anni che mi chiede: “Pieno?” Gli rispondo: “Sì!” Lui comincia a mettere benzina, quando dopo 30 secondi mi chiede: “Ci arrivo a 10.000 Lire?” Gli rispondo che doveva mettere finchè il serbatoio non fosse stato pieno e, comunque, ci sarebbero entrate almeno 35.000 £. Poi, cominciando a dubitare dell’esperienza del figuro, aggiungo: “Dai, faccio io….” Ma lui mi risponde che era un benzinaio esperto.
    Va beh, mi fido e continuo la conversazione con la mia fidanzata quando vedo che il ragazzo ha finito l’operazione e si appresta, nel consueto modo atto ad evitare la caduta di gocce sul serbatoio, a estrarre e riporre la pistola. Ma, improvvisamente, con un movimento repentino del polso, gira la pistola, la corica sul serbatoio e comincia a sbatterla sulla vernice dello stesso per sgrullarla !!!!! In un millisecondo e con un balzo felino sono sul soggetto, con una mano gli afferro il polso e con l’altra la pistola.
    Miracolosamente, dopo un quarto d’ora di controlli, il serbatoietto adorato è intatto. Il proprietario della pompa, più per la mia faccia che per le mie parole, mi gira alla larga, mi scuso con la mia Lei per aver perso il controllo e sostiamo per 5 minuti a Saturnia.
    Ripartiamo proseguendo per Montemerano dove ci immettiamo sulla ss 322 andando verso Scansano dove nemmeno ci fermiamo. Continuiamo il viaggio sulla ss 322, arriviamo a Grosseto e, a Roselle, ci immettiamo sulla ss 223 che porta a Siena.
    Purtroppo incappiamo nel Mega traffico del rientro dal mare, tutti fermi tranne noi che ci permettiamo andature intorno ai 100 kmh, approfittando anche del fatto che dall’altro lato non veniva nessuno.
    A Paganico lasciamo questa trafficatissima strada e ci buttiamo sulla ss 73 verso Roccastrada, lo superiamo così come Monticiano. Dopo 4 Km dal paese, in localita' Madonnina, giriamo a sinistra sulla ss 441 e, dopo 1500 mt, svolta a sinistra per San Galgano, una stupenda Abbazia con l’intera struttura quasi intatta ma mancante del tetto, come quelle fantastiche Cattedrali in Inghilterra, Scozia ed Irlanda. La chiesa è davvero molto grande e doveva essere stupenda “da intatta”, ci sono anche resti di un bellissimo chiostro di cui rimangono solo poche colonnine.


    Abbazia di S. Galgano

    Inoltre, percorrendo una breve strada sterrata si arriva ad una chiesa circolare dove S. Galgano piantò la sua spada (era un cavaliere prima di diventare sacerdote) nella roccia... ed è ancora lì ben piantata!!! Siamo rapiti dal luogo e, dopo mezz’ora di sosta, ripartiamo. Sono gia' le 21:00 e le previste soste a Monteriggioni per la sagra medioevale e l’attraversamento della Valle del Chianti saltano.
    Ritorniamo sulla ss441 e poi sulla ss 73 che ci conduce a Siena. Da lì ci immettiamo sulla ss 326 verso Sinalunga e poi, a Lucignano, svoltiamo sulla superstrada per Arezzo dove arriviamo alle 22.00. Sono distrutto, appena la forza di scaricare la moto e salire in casa. Sorpresa!! Ad Arezzo, dopo le 22:00, l’unica pizzeria che consegna a domicilio non recapita più pizze.
    Immediatamente penso che ad Ozzano Emilia ce ne sono due che sono attive fino all’01:00. Va beh, preso dai morsi della fame mi rivesto e le vado a prendere da una Pizzeria “normale”. Il tempo di mangiare e gia' ronfiamo sonoramente. Dico solo che ero così stanco che mi sono svegliato non so quante volte per i dolori al collo, spalle, gambe, polpacci,…dappertutto!!!


    Lunedì 16/7 :

    Non c’è molto da dire. La mia ragazza lavora ma io sono in ferie. Decido di poltrire tutto il giorno e di rimandare il rientro a casa al giorno dopo.


    Martedì 16/7 :

    Mi sveglio con calma, faccio i bagagli, mi vesto e verso le 11:40 parto. Non voglio percorrere la stessa strada dell’andata a ritroso, così scelgo di fare un giro dell’Appennino Romagnolo. Parto da Arezzo lungo la ss 71 fino a Bibbiena.
    Il vento è davvero forte e continuera' a soffiare per tutto il pomeriggio rendendo la guida a volte davvero difficoltosa. A Bibbiena ho svoltato per la ss 70 fino a Poppi per poi prendere la direzione di Camaldoli. Arrivo sull’Eremo, la strada per arrivarci corre all’interno di un bel bosco.


    Eremo di Camaldoli

    La temperatura è fresca, peccato per le foglie e gli aghi di pino che ricoprivano la strada a causa del vento. Sigaretta, foto, e si riparte verso Badia Prataglia. Attraverso il passo Fangacci (mt 1234), a Badia Prataglia riprendo la ss 71 che mi conduce a Bagno di Romagna attraverso il passo Mandrioli (mt 1173).
    La strada è davvero bella, tortuosa e scende in una valle stretta e davvero divertente. A Bagno di Romagna faccio benzina guardando a vista il benzinaio per la salute del serbatoio e riparto lungo la ss 3 bis verso San Piero in Bagno, dopo di chesvolto per la ss 310 verso S. Sofia, attraversando il Passo C. D. Carnaio (776 mt).
    Proseguo per Galeata ma qui, invece che svoltare per Strada S. Zeno, sbagliando, proseguo fino a Meldola, dove giro per Predappio. Salgo di nuovo la montagna per poi scendere a Predappio e torno indietro lungo la ss 9 ter fino a Strada San Zeno. Qui risalgo il Colle delle Cento Forche (passo 551 mt) e arrivo a Rocca San Casciano.
    Prendo la ss 67 verso Forlì ma 2 Km prima di Dovadola svolto verso Modigliana passando per il passo del Trebbio (575 mt). Da Modigliana Arrivo a San Adriano e poi, lungo la ss 302 giungo a Marradì. Da Marradì raggiungo Palazzuolo sul Senio (passo a 721 mt) e da qui verso Coniale attraverso il Valico del Paretaio (950 mt).
    Qui ho preso la ss 610 verso Castel del Rio, Fontanelice, Casalfiumanese e Imola dove, dopo aver svoltato per la Via Emilia, sono arrivato finalmente a casa alle 19.45 dopo 8 ininterrotte ore di curve e montagne appenniniche, quasi un mini Duri e Puri, no?


    Considerazioni

    Tutto il giretto è stato di circa 1050 km e 31 ore delle quali 25 sulla moto. Come ho detto, è stata la prima esperienza ed infatti gli errori principali sono subito venuti alla luce. In primo luogo in fase di pianificazione ho scelto mete troppo ravvicinate tra loro, infatti in alcune di esse siamo solo passati senza fermarci.
    Poi, ma questo e un discorso molto personale, se voglio dormire di più la mattina devo prevedere meno km da percorrere oppure bisogna che parta prima.
    Il peso del mezzo, complessivo e comprensivo di moto, 2 passeggeri e bagaglio è stato di circa 450 kg ma, nonostante questo, la VFR si è sempre dimostrata sicura e sufficientemente maneggevole, anche con l’assetto standard che, sebbene molle, ha sempre egregiamente assorbito le asperita' del fondo stradale talvolta davvero marcate.

    Il mio stile di guida, di natura tranquillo, all’inizio del viaggio è stato un po’ messo in crisi ma è migliorato con il proseguire del viaggio. In pratica anch’io ho tolto tutta la cera dalle gomme anche se la mia prudenza ha fatto sì che venissi "sverniciato" in sequenza da:

  • una ford Mondeo SW nel Grossetano;
  • un’Africa Twin zavorrata e una volvo V40 tra Siena e Arezzo;
  • una Fiat Punto tra Arezzo e Bibbiena;
  • una Bandit 1200 zavorrata a Castel del Rio.


  • Le giustificazioni, comunque inaccettabili, sono:

  • Ford Mondeo: niente scuse, mi vergogno tantissimo;
  • Africa Twin + Volvo: era buio, io ero molto stanco e comunque andavo a 130 su una statale, non me la sono sentita di forzare di più;
  • Fiat Punto: lui è stato un pazzo incosciente;
  • Bandit: qui ho opposto un po’ di resistenza ma dopo un paio di km lui se ne è andato; devo fare più esperienza.


  • Comunque sto migliorando, forse mi sarebbe utile una puntatina in pista ma, in fondo, a me va bene così, piano piano migliorerò, fermo restando che se i soci del VIC reputano inaccettabile sottoporre un qualsiasi esemplare di VFR a simili umiliazioni, sono pronto a vendere tutto e comprarmi una ER 5 per espiare le mie colpe.
    Per ciò che riguarda l’equipaggiamento ho trovato molto utile l’interfono. Un mio amico me ne ha prestato un vecchio esemplare ad aria della Nolan che si sente davvero bene anche a 140 kmh anche se la conformazione degli auricolari fa un male cane. Oggi ho ritirato quello speditomi da Toby della Tuyacom….sara' sicuramente un mito in confronto.
    Infine, davvero utile e comoda si è dimostrata la borsa da serbatoio magnetica, io poi, nel mio terrore dei graffi e prendendo spunto da uno dei vostri consigli, ho messo sul serbatoio un doppio strato di pellicola Domopak per poi piazzarci sopra la borsa: non si è mossa di un millimetro in marcia e mi ha fatto stare molto più tranquillo nel metterla e toglierla.
    Che dire.….ah, ecco, sarebbe un mito fare il prossimo viaggetto in compagnia dei Soci V.I.C. !!

    2001 - Un week-end tra le Alpi, Igor Ferri e Silvia Bigi



    ---- Tragitto di Sabato

    ---- Tragitto di Domenica


    Sabato ore 8:00

    Partenza da Sassuolo (Mo) il Sabato mattina con la voglia di fare poca autostrada, perché come tutti sappiamo è la cosa più noiosa di tutti i viaggi in moto. Sistemati i bagagli (bauletto + borsa serbatoio) siamo partiti.
    La nostra prima tappa è Bagni di Rabbi un paese ai piedi del Parco Nazionale dello Stelvio e precisamente l’agriturismo RUATTI.
    Imbocchiamo A22 e ci dirigiamo verso nord. Dopo un’ora di noia decidiamo di uscire ad Affi e cominciamo a costeggiare il Lago di Garda che si mostrera' in tutto il suo splendore mattutino. Nonostante siano solo le prime ore del mattino incontriamo tanti altri motociclisti, soprattutto Tedeschi ,che ci salutano con le classiche 2 dita. Dopo un’incomprensione con un automobilista che a momenti ci fa cascare dentro al lago continuiamo per la N°45 bis e rientriamo in autostrada per poi uscirne subito dopo a S.Michele Mezzocorona.
    Percorriamo la N°43 finalmente la strada diventa divertente, poi dopo qualche Km siamo finalmente arrivati in Val di Rabbi, scarichiamo velocemente la moto e ci dirigiamo verso il passo Gavia, che è una delle nostre mete. Purtroppo il tempo comincia a fare i capricci e mentre ci stiamo accingendo a varcare il passo del Tonale, comincia a scendere una leggera pioggerellina ,che non promette nulla di buono.
    Infatti, la pioggerellina in 10 minuti è diventata un "2° Diluvio Universale" che non ci lascia neppure il tempo per infilarci le tute ad acqua e ci costringe a fermarci in un ristorante (di cui non mi ricordo il nome) subito dopo Ponte di Legno. Il gestore vedendo che eravamo in moto rimane sorpreso, infatti non incontreremo più nessun altro motociclista per almeno 2 ore. Ha quasi smesso di piovere e con la pazienza di Silvia siamo ripartiti per varcare questo benedetto passo; cominciamo a salire e man mano che ci avviciniamo alla cima il tempo peggiora e il termometro si abbassa fino ad arrivare a –2°C. La strada diventa sempre più stretta e ci si deve fermare spesso, soprattutto quando incontriamo un camper che occupa tutta la carreggiata.


    Passo Gavia

    Siamo al passo e nevica da paura, la moto fa fatica a salire... bisogna scendere per spingerla su. La discesa è ancora più drammatica, infatti il primo km lo facciamo con i piedi a terra. Finalmente la strada è pulita ed arriviamo a S.Caterina Valfurva. Dopo una cioccolata ristoratrice siamo ripartiti facendo il percorso fino al “nostro” agriturismo. Fortunatamente non nevicava più così si è potuto anche scattare qualche foto ricordo.
    L’agriturismo Ruatti è famoso per la sua cucina, infatti la cena è una cosa libidinosa soprattutto la torta di patate, una cosa che ti lascia il segno.
    Per chi è un appassionato di escursioni poco lontano dal nostro alloggio ci sono i punti di partenza di molti tragitti montani all’interno del Parco Nazionale.



    Domenica ore 9.30

    Dopo una bella dormita e salutato Ruatti, partiamo per la nostra seconda meta il Passo dello Stelvio. Prendiamo la solita N°42 verso Cles, per poi deviare per la N°238 che arriva fino a Merano; piccola sosta per la citta' e poi via ansiosi di arrivare sul mitico passo. Purtroppo ci accorgiamo che la strada del versante di Trafoi (per chi è pratico quella dai tornanti micidiali) è chiusa per una gara ciclistica, allora passiamo per GLORENZA un’antica roccaforte medioevale con le sue storiche mura del 1500.
    Da visitare sono le vie del centro dove sembra che il tempo si sia fermato e la chiesa. Se poi si ha voglia di fare altri 20 km da non perdere è il lago di Resia ,dove c’è il famoso campanile sommerso dalle acque della diga.


    Lago di Resia

    Mentre saliamo entriamo in Svizzera e alcuni tratti di strada diventano sterrati. Si passa proprio in mezzo ad animali al pascolo ed ai monti che sono innevati dalla nevicata del giorno precedente... Uno spettacolo!!!!!!
    Arriviamo finalmente nel terreno più adatto per il VFR... l’asfalto. Saliamo fino al passo e anche se ci sono 20 cm di neve non mancano le moto, infatti il piazzale è pieno.


    Versante di Trafoi




    Passo Stelvio




    Strada degli 80 tornanti



    Se volete fare del male al vostro portafoglio mangiate in uno dei ristoranti del passo. Provare per credere!!!!!
    Cominciamo la discesa più bella verso Bormio. E’ una strada bellissima, il panorama da sballo... ci sono la bellezza di 80 tornanti da fare... che bello!!!!
    Stiamo però molto attenti alle gallerie, sono buie e molto insidiose; quando s’incontra un auto molte volte ci si deve fermare per essere sicuri di passare indenni.
    Ad ogni tornante ti viene voglia di fermarti a guardare il panorama e scattare qualche foto; impressionanti sono i monti innevati che si vedono in lontananza. Prendiamo il bivio verso Livigno e percorriamo un’altra strada piena di fascino, che si snoda nel versante Svizzero del monte Foscagno. Appena arrivati ci rendiamo conto che è stato organizzato un motoraduno, parcheggiamo e andiamo a vedere qualche moto infine ci sdraiamo in un prato per una meritata pennichella.
    Dopo un bel pieno di benzina a meta' prezzo, abbiamo pareggiato il conto con una bella multa per divieto di sosta, partiamo per tornare a casa, visto che sono le 16.00 e la strada da fare è tanta.
    Percorriamo la strada panoramica verso S.Moritz, entriamo in territorio Svizzero ed al bivio teniamo la dx verso l’Italia percorrendo un’altra strada piena di curve molto spassose la N°29.
    Usciamo dal piccolo tratto in Svizzera, dove non mancano i controlli dei “vigilantes” locali ed arriviamo fino a Tirano dove comincia la salita per l’ultimo passo del nostro viaggio: il Passo dell’Aprica. Il panorama è molto cambiato infatti passiamo per una strada tutta coperta da alberi che sbocca in prossimita' del passo. Ci immettiamo sulla strada che porta al lago d’Iseo e cominciamo ad incontrare colonne di auto che come noi tornano a casa dal fine settimana, facciamo dei numeri da circo per non restare bloccati in fila.
    Arrivati sul lago lo costeggiamo per quasi tutta la sua lunghezza, continuiamo fino a Brescia, ci immettiamo in autostrada che ci terra' compagnia fino a Reggio Emilia, poi arriviamo a casa con quasi 1100 Km in più nelle nostre schiene e ci rendiamo conto che abbiamo fatto un altro viaggio da ricordare.



    STATISTICHE

    Moto: VFR 800 2001
    Gomme: Macadam
    Consumo Medio: 17 Km/l
    Km percorsi: 1075
    Temperatura max: 25°C
    Temperatura min: -2°C

    2002 - Ferie al confine del vecchio mondo (by Edivad)

    Subito dopo le ferie estive del 2001 era nata spontanea la domanda : ...e nel 2002? E quindi durante tutto l'inverno io e Anna ci siamo scervellati per scegliere una meta.

    Dopo varie ipotesi, e contrasti, siamo giunti a definire la meta, cioè il "confine del vecchio mondo" (Portogallo e Spagna),  non seguendo la rotta classica (il sud della Spagna), ma andando alla ricerca della parte "non turistica" della Spagna. E' quindi nato il nostro viaggio ..... tutto fai da te!!!!

    Di seguito troverete i link che vi accompagneranno con noi... al confine del vecchio mondo

    Il trasferimento iniziale (27/28 luglio 2002)

    Data : 27-28 luglio 2002

    Dovevano essere tappe di puro trasferimento ma come sempre succede nei viaggi in moto ci hanno consentito di vedere tante realta' diverse, dalle Alpi ai vigneti provenzali dalle piantagioni di girasoli ai Pirenei.

    Senz'altro una delle cose che mi ha piu' colpito (e qui amanti delle curve prendete nota) e' la D994 un susseguirsi di curve e contro curve per oltre 30Km con asfalto stupendo e curve di tutti i tipi.

    Km : 1.139 (549+590)

    Pernottamento :

    27/07/2002 : Le Gardon - Collias - Tel. +33 (0)466228054 Fax +33 (0)466228898

    28/07/2002 : Boltana - Av. de Ordesa, 39 – 22340, Boltana - Tel. +34-974502000

    I Pirenei (29/30/31 luglio 2002)

    Data : 29 luglio 2002

    Il primo giorno sui Pirenei mi colpisce sopratutto per i paesaggi che sono "diversi" cioe' non sono paragonabili nei alle nostre alpi ne agli appenni in alcuni punti sembrano quasi paesaggi lunari.

    In questa giornata arriviamo fino all'ingresso del parco nazionale di Ordesa (Torla) del quale ammiriamo l'imponenza delle vette, per poi andare a Jaca (città che però ci delude infatti l'unica particolarità sono i cerbiatti che pascolano nel fossato del castello). Di rilievo invece è la terza tappa della giornata cioè il "monastero di San Juan de la Pena" una costruzione del X e XI secolo del quale si narra che sia stato tra i primi a custodire il leggendario "Santo Graal", lo si può raggiungere "facilmente" (nel senso che se ne trova le indicazioni non che la strada sia facile) da Jaca.

    Km : 250

    Data : 30 luglio 2002

    La prima tappa della giornata è il Santuario de Torreciudad il quale colpisce perchè sembra una "cattedrale nel deserto" infatti è un Santuario imponente di recente costruzione posto su un promontorio con vista panoramica su un lago ma con intorno NIENTE, e a mio parere senza significato se poi lo si paragona con il "monastero di San Juan de la Pena" visitato il giorno prima!!!! La seconda tappa risulta senz'altro la migliore della giornata, ci rechiamo infatti dopo oltre 30Km di strada sconnessa ad Alquezar un villaggio moresco in una posizione spettacolare che domina le formazioni rocciose del canalone del "Rio Vero". Ultimo obbiettivo della giornata è Huesca che doveva essere la tappa principale della giornata invece si rilava un "flop" ... infatti non ho niente di rilievo da segnalarvi. Per il quarto giorno consecutivo il tempo è la dalla nostra parte ;-))))

    Km : 265

    Data : 31 luglio 2002

    L'ultimo giorno sui Pirenei doveva essere quello dedicato a giringirare tra Spagna e Francia alla ricerca di un pò di pieghe, ma già al risveglio ci rendiamo conto che la giornata non sarà delle migliori infatti il cielo è coperto. La nostra impressione viene confermata dopo pochi chilometri infatti usciti da Boltana e passata Ainsa in direzione "Tunnel della Veilha" piuttosto che incontrare le tante sperate strade piene di curve ci imbattiamo in una decina di chilometri di strada con lavori in corso con lunghi pezzi di sterrato!!!! Raggiunta però la statale spagnola N230 le cose (il fondo) migliorano un pò. Ma ecco che arriviamo ad imboccare il tunnel della Veilha e incominciamo a vedere il sole, ma è solo un illusione perchè una volta usciti dal tunnel (5Km) ci troviamo immersi tra le nuvole con pioggia e la temperatura che cala fino a 10°!!!!! il resto del tragitto in terra francese sarà accompagnato da piovaschi (per fortuna non intensi), nebbia e freddo!!!!! Per fortuna al nostro rientro in terra spagnola attraverso il tunnel di Bielsa troviamo la situazione opposta alla precedente cioè imbocchiamo il tunnel immersi nelle nuvole (e con un principio di congelamento agli arti) e ne usciamo riscaldati (si fà per dire la temperatura era di 17°) da un celo terso!!!!

    Km : 296

    Pernottamento : 29-30-31/07/2002 : Boltana - Av. de Ordesa, 39 – 22340, Boltana - Tel. +34-974502000

    Burgos (01 agosto 2002)

    Data : 01 agosto 2002

    Sveglia all'alba, in quanto il programma della giornata si prevede intenso (trasferimento a Burgos e visita della città). Il cielo è senza nuvole ma appena usciamo dall'albergo ci accorgiamo che la temperatura è freschina, sensazione confermata dal termometro della moto che resterà sotto i 12° fino alle 11 della mattina. Nonostante ci fossimo attrezzati portandoci una parte dell'attrezzatura invernale ci troveremo costretti a piu' soste per scaldarci!!!!! Il tratto sino a Jaca è risultato, come previsto, un incubo (la strada è orrenda piena di avvallamenti) ma per il resto il viaggio è filato via liscio con alcuni tratti... divertenti!!!!!

    Nel trasferimento (da Jaca in poi) entriamo nel 'cammino di Santiago' ed e' veramente impressionante vedere i pellegrini (sia a piedi che in bici) a bordo strada, attrezzati di tutto punto (zaini, ecc.); ma soprattutto immaginare che queste persone dovranno percorrere quasi 1.000Km!!!!!!!! Devo ammettere che anche l'organizzazione del 'cammino di Santiago' è apparsa ottima (apposite corsie, ottima segnaletica, ecc.)

    Una volta arrivati a Burgos , dopo l'obbligatoria visita all'ufficio di informazione, ci gettiamo nella visita della città. Da segnalare la cattedrale (molto bella, fondata nel 1221 è la terza cattedrale spagnola per grandezza) e la porta di ingresso alla città vecchia (Arco de Santa Maria di Burgos), ma nel complesso tutta la città vecchia è molto carina.

    Km : 420

    Pernottamento : Las Terrazas - Carretera Quintanaduenas, Km 4 - 09001, Burgos - Tel. +34-947270205 – Fax +34-947273602

    Il centro nord spagnolo (02/03 agosto 2002)

    Data : 02 agosto 2002

    Questa giornata come la precedente presenta un programma intenso (traferimento Burgos-Boca de Huergano e visita al "Picos de Europa") e come la precedente si presenta con un celo terso ma un gran freddo per tutta la giornata. Nel trasferimento fino a Boca de Huergano nulla di particolare da segnalare.

    La visita inizia dirigendosi verso Potes una della due città di riferimento. La strada è un toboga lungo una cinquantina di chilometri con lunghi tratti di ottimo asfalto ma purtroppo stretta, con molte curve cieche e con breciolino che inducono ad un'andatura turistica. La musica cambia dopo la sosta a Potes infatti da li parte la strada che porta al centro del parco, un'autentica "pista", 25Km con un ottimo asfalto, bella larga, con solo due o tre piccoli centri abitati e per concludere la "libidine" arrivati alla fine della strada, proprio dopo un lunghissimo curvone ci si trova in un anfiteatro naturale da togliere il fiato!!!!!! Il giro continua passando per Panes e fermandosi poi a Cangas de Onis l'altra città di riferimento del Picos per poi fare rientro alla "base". Da segnalare anche l'ultimo tratto del rietro nel quale si costeggia L'Emblese de Riano (una specie di lago artificale) con delle viste spettacolari e un ottimo asfalto ;-)))))) .Una delle cose che mia ha colpito del giro è che attraversando tre regioni (Castiglia-Leon, Cantabria e Asturia) ho notato sopratutto nelle Asturie un grosso regionalismo.

    Km : 420

    Data : 03 agosto 2002

    Giornata tutto sommato deludente infatti delle due città visitate Santender è stata un'autentica delusione, mi è sembrato un miscuglio di Rimini e Genova ma solo dei loro aspetti negativi, mentre Santillana del Mar (che non è sul mare) è una cittadina carina ma niete di particolare.

    Km : 320

    Pernottamento : 02-03/08/2002 : Tierra de le Reina - Carretera Ojedo-Riano, s/n -  24911, Boca de Huergano - Tel. +34-987740100 – Fax +34-987740172

    Porto (04/05 agosto 2002)

    Data : 04 agosto 2002

    Giornata di puro trasferimento, e nulla di rilevante da annotare se non la prima impressione del Portogallo, decisamente negativa. Da segnalare la strada che da Chaves porta a Braga (N103) molto bella ....... non solo paesaggisticamente!!!

    Km : 516

    Data : 05 agosto 2002

    Prima giornata senza moto, e dedicata interamente alla visita di Porto. Com'e' nostra abitudine (mia e di Anna) sveglia all'alba e visita, rigorosamente a piedi, della citta'. Sinceramente Porto NON MI E' PIACIUTA, infatti se si escludono i 300 metri del lungo fiume sotto il "ponte de Dom Luis I", dove ci sono le cantine del "famoso" vino, il resto della citta' mi ha dato un'impressione di ....... "sporco". Sono comunque degni di nota la stazione (per gli azulejos presenti all'ingresso) e il "ponte de Dom Luis I" oltre ai 300 metri del lungo fiume sopra citato.

    Km : 20 (a piedi!!!!!)

    Pernottamento : 04-05/08/2002 : Ibis Porto Gaia

    Coimbra e... (06/07 agosto 2002)

    Data : 06 agosto 2002

    La prima parte della giornata e' dedicata al trasferimento a Coimbra. La cosa che mi ha colpito, e' stato il trovare una marea di gente che camminava in direzione sud, inizialmente non capivo dove fossero diretti, ma poi facendo il famoso conto 2+2=4 ho capito che erano i pellegrini diretti a Fatima. Subito mi e' venuto alla mente il confronto tra i pellegrini incontrati sul "cammino di Santiago" qualche giorno prima, e questi diretti a Fatima; i primi , gente in ottima forma fisica, organizzati di tutto punto con zaini, scarponi da treking, etc, etc, in gruppetti da massimo 4 persone, mentre i secondi , gente comune, seguiti da macchine di appoggio e completamente scarichi di bagagli. Nonostante le due forme di pellegrinaggio siano veramente diverse devo ammettere che sono tutte persone da ammirare per l'amore nella loro fede!!!!!

    Arrivati a Coimbra e scaricati bagagli, dedichiamo il resto della giornata alla visita della citta', ovviamente rigorosamente a Piedi. Coimbra si rivela una cittadina carina, divisa sostanzialmente in due parti; la parte bassa moderna, mentre la parte alta con il centro storico. Nella parte alta si trovano anche le universita', per le quali Coimbra e' famosa, infatti qui si trova una delle piu' antiche universita' d'Europa.

    Km : 120

    Data : 07 agosto 2002

    La giornata e' stata dedicata alla visita del "Parque Natural da Serra da Estrela" all'interno del quale si trova la catena montuosa piu' importante del Portogallo, che poi e' anche l'unica. La montagna piu' alta e' 1993 m s.l.m. Da segnalare la condizione delle strade, pessime!!!!! Infatti appena usciti delle strade principali ci siamo trovati in strade piene di sconnessioni, molto simili e quelle rilevate in Spagna e non presenti in Italia; segnalerei anche un episodio che  mi a fatto parzialmente cambiare l'idea che mi ero fatto fino ad ora dei portoghesi : ero nei pressi di Braga ed andavo ad andatura lentissima, perche' stavo discutendo con Anna sulla direzione da prendere, quando, capita la nostra difficolta', un automobilista portoghese ci ha fermato ci ha spiegato la strada e per concludere ci ha fatto strada per un pezzo deviando dal suo percorso.

    Km : 351

    >Pernottamento : 06-07/08/2002 : Ibis Coimbra

    Lisbona e Obidos (08/09 agosto 2002)

    Data : 08 agosto 2002

    E' stata un'altra giornata di bel tempo, nella quale oltre al trasferimento fino a Lisbona abbiamo visitato Obidos (cittadina molta carina circondata da mura, e' stata forse una delle cose piu' belle del Portogallo).

    Arrivando a meta' pomeriggio abbiamo iniziato a visitare Lisbona partendo dal "Castelo de Sao Jorge" (molto bello, eretto nel V secolo e fortificato nel XII secolo, domina la citta' e al suo interno abbiamo trovato anche i pavoni), e visitando anche la "Se'" (cioe' la cattedrale di Lisbona). L'impressione ricevuta dalle prime ore dedicate alla visita di Lisbona sono state ottime, sinceramente non sembra neanche una citta' portoghese!!!!!!!!

    Km : 265

    Data : 09 agosto 2002

    Ed eccoci arrivati alla seconda (e ultima) giornata senza moto delle nostre ferie. Primo obbiettivo delle visita e' il quartiere di "Belem", per arrivarci consigliamo, data la distanza dal centro, di utilizzare il tram. E' un quartiere molto bello nel quale spiccano il "Moisteiro dos Jeronimos", il Padrao dos Descobrimentos" (un monumento dedicato alle grandi scoperte, inaugurato nel 1960) e la Torre di Belem non mancano pero' altre cose da visitare (il museo della marina...). Una volta tornati nel centro (sempre in tram) ci dirigiamo verso il quartiere di Alfama, il quartire storico di Lisbona (cosi c'era stato descritto) ma la mia impressione e' stata quella di entrare nei quartieri spagnoli di Napoli. Il resto della giornata lo abbiamo passato a visitare il centro di Lisbona (piazza del commercio, piazza del comune...). Al termine della giornata devo confermare l'impressione avuta il giorno prima : Lisbona e' veramente una bella citta'!!!!!!! La consiglierei anche come idea per un week-end.

    Km : 15 (a piedi!!!!) + 15 (in Tram... :-))) )

    Pernottamento : 08-09/08/2002 : Ibis Lisbona Libertade

    Cabo de Roca ... al confine del vecchio mondo (10 agosto 2002)

    Data : 10 agosto 2002

    Ed eccoci arrivati al giorno fatidico, cioe' quello che ci doveva portare all' "obbiettivo" del nostro viaggio... il confine del vecchio mondo. Il giorno precedente c'era un sole fantastico, ma appena svegliati ci rendiamo conto che il tempo non sara' della nostra parte. Usciti dall'albergo ci troviamo immersi in una pioggia surreale, finissima, in poche parole ci si trovava lavati senza neanche accorgersi. Nei primi chilometri fuori Lisbona troviamo subito due incidenti e la spiegazione e' semplice... l'asfalto sembrava sapone!!!! tant'e' che faro' i seguenti 50Km a max 50Km/h!!!!!!! Prima tappa e' l'Estoril, sarebbe assurdo passare a pochi chilometri dal circuito e non farsi una foto davanti all'ingresso. Quindi sempre, immersi in una pioggerellina finissima, ci dirigiamo verso Capo de Roca passando dalla duna di sabbia piu' grande d'Europa, la quale, causa vento, aveva coperto una parte della strada (sembrava di essere nel deserto con il VFR). I paesaggi incontrati sulla strada erano veramente surreali, con quel cielo grigio, tratti di sabbia alternati da scogli in parte ricoperti da piccoli prati; e per concludere l'arrivo a Capo de Roca in un clima epico-fantozziano immersi nella nebbia con la visuale ridotta a 50m (se non meno), addirittura dal parapetto che dava sull'oceano si sentiva il rumore delle onde sugli scogli... ma non si riusciva a vedere il mare!!!! La giornata doveva prevedere anche la visita a Sintra ma lasciato "Capo de Roca" ha iniziato a piovere forte quindi ci siamo messi le tute antipioggia (prima e unica volta in tutto il viaggio) e siamo tornati a albergo.

    Km : 116

    Pernottamento : Ibis Lisbona Libertade

    Valladolid (11/12 agosto 2002)

    Data : 12 agosto 2002

    Valladolid e' stata veramente un bella sorpresa. La mattina abbiamo visitato la citta' e devo confessare che e' molto pulita e ben organizzata. Mentre nel pomeriggio abbiamo visitato i castelli che si trovano nei dintorni di Vallodolid e precisamente : il castello di Simancas, il castello Torrelobaton e il castello della Mota. In verita' c'era anche un quarto castello da poter visitare (il castello di Penafiel) ma rispetto agli altri e' un po' fuorimano. Senz'altro non bisogna programmare un viaggio apposta per visitare Valladolid ma se vi trovate in zona vale la pena passarci.

    Km : 192

    Pernottamento : 11-12/08/2002 : Ibis Valladolid

    Verso casa (13/14/15 agosto)

    Data : 13-14-15 agosto 2002

    Beh 1630Km in tre giorni utilizzando solo nel tratto Torino-Milano l'autostrada dicono gia' tutto. Paesaggisticamente devo confessare che e' stato bello vedere in tre soli giorni le distese di grano della Spagna centrale, gli aridi pirenei spagnoli, i verdeggianti pirenei francesi, i vigneti provenzali, le alpi e... e... e basta!!!! Perche' il viaggio si e' concluso attraversando l'afosa pianura padana ed "entrando" nello smog milanese :-((((( dimenticavo il penultimo giorno mi sono beccato una bella ramanzina (e una minaccia di una multa di 180 euro) da un gendarme francese per un sorpasso in linea continua e velocita' troppo sostenuta in un centro abitato, alla fine vedendomi ricoperto di moscerini e confessandomi che anche lui era un motociclista ma ha lasciato andare con l'unica raccomandazione di "anadare piano... nei centri abitati" ;-)))))

    Km : 1630 (569-563-498)

    Pernottamento :

    • 13/08/2002 : Formula 1 - Pau
    • 14/08/2002 : Formula 1 - Bollene

    Conclusioni

    Ed eccoci arrivati alla fine del viaggio a tirare le somme e darvi qualche dato in piu' sui 6.915Km per le strade del vecchio continente.


    La moto : No comment .... non finisce mai di sorprendermi!!!

    • Gomme : Pirelli GTS post + Pirelli EVO ant., montate nuove prima di partire... ci faro' ancora 3.000-4.000 ;-))
    • Consumo : 16,3 Km/l (piu' che accettabile!!!)
    • Bagagliaio : n° 2 Givi E360 (non eccessivamente pieni) + n° 1 Givi E460 (pieno solo a meta') + Borsa da serbatoi piccola (ho la moglie che e' un fenomeno a preparare le valigie !!!!!!!!)

    Gli Strumenti utilizzati

    • Cartine della Francia e Della Spagna/Portogallo del Touring Club Italiano (guidizio : ottime!!!)
    • Guide utilizzate per il Portogallo Guida EDP mentre per la Spagna Guida del Touring Club Italiano (giudizio : d'ora in poi utilizzero' quelle dell'EDP!!!!!!!)
    • Documenti presi sul posto (sia in Spagna che i Portogallo gli uffici dell'informazione turistiche sono ottimi!!)

    Alberghi

    Scegliendo tutti alberghi due stelle mi sono trovato sempre bene , devo confessare che la catena dell' IBIS e' sempre una sicurezza, ma anche i Formula1, utilizzati per due notti durante i trasferimenti, sono piu' che accettabili

    Cucina

    Accettabile... ma non paragonabile alla nostra!!!!!! (ho avuto crisi di astinenza da pasta!!!!)

    Il viaggio

    Senz'altro il giudizio e' positivo, ho avuto la possibilita' di visitare tanti posti diversi e conoscere tante persone e questo mi ha permesso di apprezzare... sempre di piu' quello che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni, cioe' le bellezze del nostro paese.

    La mia zavorra

    ...beh veramente non so' come esprimerlo... e' la zavorra perfetta... anzi... e' la moto-compagna di viaggio perfetta...
    ...ed ora... non ci resta che pensare al prossimo viaggio... Germania, Finlandia... beh puo' essere un'ottima idea!!!


    edivad - alias Davide

    VFR 800 Fix - '99 - red

    Vimercate (MI)

    2002 - Olanda di Giorgio "Jezz" Tricarico

    4 AGOSTO 2002
    Avevo una voglia immensa di partire da almeno un mese...
    Sento una grande eccitazione, percorriamo la stessa strada che un anno ed una settimana fa ci portò verso la Finlandia: da Milano verso Como, direzione Lugano – Zurich – Basel.

    Non ricordavo quasi per nulla la Svizzera del tratto d’andata, forse l’altra volta ero già con la testa alla meta finale, la Finlandia e alla mia fidanzata, Kata, che mi aspettava là; stavolta invece me la godo moltissimo, con il sole e un bel cielo azzurro. Fino al Gottardo è un susseguirsi di verdi prati, montagne, qualche specchio blu di laghi ed è tutto molto bello.

    Il traforo, dopo l’incidente del 2001, è regolato da un brevissimo semaforo, c’è tanta coda e ci fermiamo per consultarci e decidere se fare in alternativa il passo, ma di certo si allungherebbero i tempi. Decidiamo di fare il tunnel, le moto superano in breve la lunga colonna di auto e camper e stavolta l’aria in galleria è meno rovente, si arriva solo a 32° gradi.

    Usciti dal tunnel però ce ne sono 18°, il bel tempo è andato via. Inizia a piovere e indossiamo tutto l’indossabile; passata Basel entriamo in Germania, io saltello sulle pedane della moto, come vidi fare a Fogarthy dopo una vittoria, ad Assen credo, Kata fa lo stesso e questo gesto lo abbiamo poi fatto ogni volta che passavamo una frontiera e ne avremmo passate parecchie.



    Dopo una settantina di chilometri e un pieno vero di benzina (indimenticabile al distributore, lui e lei, olandesi, alla guida di due sidecar con tre figli nelle carrozzette [maschietto e femminuccia col papa' un altro ragazzino con la mamma] e carichi di bagagli) siamo gia' a Friburgo, la nostra amata Friburgo. Di lì a poco scopriamo che Dionisos, la locanda greca dove alloggiammo l’anno scorso è al completo e guidiamo verso il Tourist information.

    Grazie all’edicola elettronica (che funziona quando il Tourist è chiuso) troviamo subito posto da “Zum Lowen” (45 euro la doppia) a Lehen, quartiere periferico. Alla faccia della periferia! Al termine di un lungo stradone, costeggiato da condomini graziosissimi e percorso dai colorati tram di Friburgo, inizia Lehen, casette piccole, tetti a punta, limite a 30 km/h.

    Il tipo che gestisce la Gasthaus è un mito, sembra un inglese, guida una Daimler, ascolta a palla musica classica e ci accoglie con un bicchiere di bianco dello Schwartzwald! Cordiale e riservato al contempo, ci da' le stanze e chiacchieriamo dell’Italia e dei posti in cui è stato e ci dice che lui ha posto solo per una notte, ma che per la notte seguente ci avrebbe pensato lui a trovarci un posto nelle vicinanze.

    Scarichiamo tutto, le stanze sono un po’ povere ma va bene così, via verso il centro.
    10 minuti di citta' e riappaiono le belle case colorate, la cattedrale gotica con il suo torrione traforato, i canaletti d’acqua, le piazzette di questa cittadina in cui potrei vivere volentieri.

    Per cena ci sediamo dentro lo stesso locale dello scorso anno, ai piedi della cattedrale. La stanzetta arredata in modo esotico con cuscini colorati esalta subito Kata; un po’ meno ci esalta sentire l’idioma patrio dal tavolo vicino...

    Soltanto la camerierina che si è incazzata perché non le abbiamo dato la mancia e non ha nemmeno accettato le nostre richieste di spiegazione&scuse è stata una nota stonata e assolutamente inaspettata (quando mai abbiamo dato una mancia l’anno scorso e suscitato reazioni di biasimo?), ma a parte questo, l’accoglienza della citta' è stata degna.

    5 AGOSTO 2002
    Oggi il tempo è molto bello e la classica, abbondantissima, colazione ce la serve il tipo, impeccabile, ci da' persino i sacchettini per farci eventuali panini con gli avanzi! Inoltre ci ha gia' prenotato due doppie, a cento metri da lì, da “ZUM HIRSCHEN”, (che sembra tratto da un discorso del Furher e invece significa “al cervo” e difatti una testa di cervo dorata troneggia sulla facciata): è un posto molto bello (57 euro la doppia, ma li vale), io e Kata siamo addirittura in una mansardina con doccia in camera, davvero bella.

    Ci giriamo bene tutto il centro, scoprendo angolini che non avevamo visto armati di macchine fotografiche. Entriamo nella cattedrale, saliamo sulla torre e ci godiamo la bellissima vista della citta' e della Selva Nera che la abbraccia da un lato.

    “Dai, andiamo anche sulla collina che domina la citta', che abbiamo di fronte!” Tornati alle moto vedo da lontano un foglietto sul tappo del mio serbatoio: non sara' mica una multa??a'Invece è un bigliettino da visita di un socio del VFR-italia-club, che, avendo visto l’adesivo del club sulla mia targa, saluta e ci invita a fare due pieghe in Foresta Nera per la mattina seguente! Questo è l’unico contatto da parte di italiani all’estero che mi abbia fatto piacere!

    Arriviamo ai piedi della collina e saliamo mentre il centro della citta' ci appare dall’alto.

    Scendendo, attraversiamo un bel quartiere residenziale, mentre Mik filma un falco che volteggia nel cielo, poi risaliamo per cenare in un posto all’aperto quasi in cima al colle da cui si vede Friburgo al tramonto; è un posto da festa paesana, con i baracchini e le panche di legno. Cena un po’ più ruspante ma mezzo litro di buona birra a testa, degno epilogo di una bella giornata.

    6 AGOSTO 2002

    Il tempo e’ bruttino: partiamo alla volta di Colmar, che raggiungiamo in breve tempo attraversando il confine francese e il Reno. Appena in Francia, la guida diventa più italiana, sparisce lo stretto rispetto del limite e quel che è peggio spariscono distanza di sicurezza e rispetto in generale.

    Colmar e’una piccola e graziosa cittadina alsaziana, tutte casette a graticcio di legno colorate e vicoli caratteristici. Abbiamo camminato per il grande centro trascinandoci caschi e borse e forse per questo, forse per i tantissimi turisti (tantissimi italiani) mi è “piaciuta sì–però”.

    Deve essere molto bella di sera, magari con meno persone e con le casette illuminate, ma la nostra meta serale è Strasburgo.
    Ci arriviamo con un’alternanza di nubi e pioggerella, e mentre giriamo per trovare l’insegna del Tourist Info , mi guardo in giro e penso che questa è davvero una “capitale”: difatti è capitale dell’Unione Europea dal 1949; case belle, strade belle, palazzi, i parchi e la zona dei Palazzi d’Europa ma... del tourist nessuna traccia.

    Ci salva un italiano, che ferma la sua macchina dietro di noi, fermi in una stradina evidentemente spaesati: il Sig. Lupo, solo di nome, come ha sottolineato lui, e’ un tour operator che vive a Strasburgo da trent'anni e con la tipica solidarieta' dell’italiano all’estero quando incontra un suo compaesano, ci guida fino ad un hotel della catena B&B, molto diffusa in Francia, appena fuori citta', sulla tangenziale.
    Ci ha proprio tolti di impaccio, lo ringraziamo molto, lui gigioneggia, ci racconta che c’e’ delinquenza in citta', occhio alle moto, anche in Olanda, si sono fregati addirittura il pulmann dei turisti e via dicendo.


    L’hotel B&B sembra un motel dei film americani, con corridoi esterni con tante anonime porte e le auto parcheggiate davanti, ma e’il posto in cui paghiamo meno di tutta la vacanza (34 euro la doppia) ed è dignitoso.

    Il cielo è nero minaccioso ma non piove, andiamo in citta' con le moto, ma prima passiamo a vedere bene i Palazzi Europei: c’e’ il parlamento che è un’impressionante e grandissimo palazzo di vetro, prima di partire vorrei la foto delle moto lì davanti.

    Lasciamo le moto in centro e camminiamo, alla ricerca di un tavolo: ci sediamo in un grazioso ristorante in piazza Gutemberg (che qui ha dato inizio all’editoria). Ci va molto bene perché paghiamo il giusto.

    Rifocillati, giriamo intorno alla maestosa cattedrale gotica, iniziata nel 1176 e terminata tre secoli dopo; la guglia, alta 142 metri, ne fa il duomo più alto di Francia, eppure non mi fa l’impressione che ci fece l’enorme cattedrale di Colonia.

    Arriviamo a piedi quindi nel bel quartiere della Petite France, un tempo abitato da pescatori e mugnai, con casette a graticcio tipo a Colmar, canali e ponticelli e ristorantini. A me Strasburgo piace molto.

    7 AGOSTO 2002
    Oggi è il mio compleanno! Andiamo a fare colazione in centro, offerta da Kata, con cappuccini e dolci in abbondanza, gli amici mi danno i loro regali e mi appioppano così un peso in più da portare in viaggio! Torniamo alla cattedrale, la visitiamo perché merita davvero, poi torniamo alle moto, andiamo al Palais d’Europe a farci le foto e ripartiamo per il Lussemburgo mentre il tempo migliora e ci fa godere del bel paesaggio in avvicinamento al Granducato, cui accediamo attraversando un ponte sulla Mosella.

    E’ un paesaggio di mucche, piccoli paesini, casette di pietra, foresta e tanto verde quello del Lussemburgo e a Kata piace tantissimo, soprattutto perché non c’è in giro davvero nessuno!


    La Citta' del Lussemburgo è adagiata in un paesaggio incredibile: il nucleo storico della citta' è su un cocuzzolo costeggiato da due canyons con due fiumi a fondo valle e collegato da ponti al territorio circostante: bellissimo!

    Ma come a Strasburgo, c’è qualche difficolta' in più per trovare un giaciglio: il Tourist Info è all’interno della Stazione centrale (piena di gente, soprattutto, ma va?, italiani), ci da' l’elenco degli hotel e dobbiamo scegliere noi.

    Adatti alle nostre tasche ci sono solo l’Hotel Carlton, l’Hotel Bristol e la pizzeria hotel Bella Napoli, tutti e tre nella stessa via, vicina alla stazione, una via che pullula di night club, sex shops e facce poco rassicuranti, mentre sulle strade sfrecciano auto sportive costosissime, Mercedes, BMW, ecc, guidate sempre da tamarri che sgommano.

    Essendo il Carlton al completo, ci “accoglie” il Bristol.
    50 euro per la doppia, bagno fuori sul piano in comune a tutte le stanze. Io non ci ho voluto mettere piede. Le stanze sono arredate con mobili vecchi, c’è odore di aria viziata, a me fa schifo e ancora oggi non mi capacito del perché Kata, spalleggiata da Mik, abbia voluto tenere il bigliettino dell’hotel: io non ci voglio più tornare, anzi, voglio dimenticarmi di averci dormito!

    Lasciamo le moto in un garage a pagamento e andiamo in centro a piedi. Il paesaggio è davvero suggestivo, una bella chiesa e dei palazzi nobili in centro ci sono, ma altri sono in stile moderno.

    Essendo la sera del mio compleanno vorrei mangiar bene, ma una accurata occhiata ai prezzi ci suggerisce di cenare da Pizza Hut, dove comunque una margherita piccola costa 6 euro e non riusciamo a spendere meno di 12 – 14 euro. Kata, sulla via del ritorno, prende una bottiglietta d’acqua da 25 cc da Mc Donald’s: 2 euro e 37. Oh, bello il Lussemburgo, però...

    Prima di arrivare all’albergo passeggiamo sulla strada panoramica che costeggia i canyons e visto da qui è davvero un bel posto; scopriamo anche le casematte, una fitta rete di cunicoli e cavita', il nucleo originario della citta' fondata verso la fine del X secolo, di cui sono rimasti decine di chilometri di gallerie, utilizzate nei secoli nelle battaglie, fino alle recenti guerre mondiali.

    8 AGOSTO 2002
    La colazione è in tono un po’ minore, come d’altronde l’albergo. Visto il tipo di posto, un po’ alla Montecarlo, non è facile trovare da dormire a poco prezzo e non esistendo bed&breakfast in citta', l’unica sono gli hotel, perciò se uno può spendere, magari trova posti più degni. Il tempo è incerto e prima di partire andiamo a visitare le casematte, patrimonio dell’Umanita'; è un giro molto suggestivo tra cunicoli e scorci bellissimi sul canyon, merita davvero e costa poco più di un euro!!!

    Attraversiamo il Lussemburgo del nord e arriviamo alla verde distesa delle Ardenne: eccoci nel Belgio! La strada che stiamo percorrendo si sovrappone per qualche decina di chilometri a quella dell’anno scorso: Saint Vith, Malmedy, Spa-Franchorchamps, Verviers… l’anno scorso ci fermammo a vedere il circuito di Spa, sulla via per Aquisgrana.

    Ora la nostra meta è Maastricht e ci arriviamo nel primo pomeriggio, il primo contatto con il suolo olandese.

    Anche qui non troviamo subito il Tourist Info, che è proprio in centro, e non è facile trovare il ponte per scavalcare il grande fiume, la Mosa, che divide la citta' in due parti, ma dopo un tentativo che ci porta nelle vicinanze del moderno palazzo dove nel 1991 è stato stipulato il Trattato che ha fissato tempi e modi dell’entrata in vigore dell’Euro, riusciamo ad arrivare in centro.


    Mentre Mik e Kata vanno in missione, io aspetto e mi godo lo skyline di meta' Maastricht che si rispecchia nella Mosa: è proprio vedendo una foto su un librone degli itinerari d’Europa, scattata esattamente da qui, che mi venne voglia di inserire Maastricht tra le nostre tappe. Ha l’aria un po’ scandinava e a Kata, difatti, è piaciuta subito.

    I due esploratori tornano con aria soddisfatta: abbiamo una doppia (40 euro) ed una singola (30 euro) in un bed&breakfast in un piccolo paese a 10 minuti di moto dalla citta'.

    Costeggiamo un canalone, attraversiamo delle pesanti chiuse di metallo, e lo costeggiamo dal lato opposto, poi una curva alberata e di nuovo costeggiamo un ampio canale su cui si affacciano graziose casette e arriviamo a Borgharen, alla casa dei coniugi Van Der Linden (Indirizzo/i di posta elettronica: lindenbuck1@home.nl).

    Sono tutte villette a schiera graziosissime, è un posto che ispira un senso di pace: ci accoglie Henriette con un sorriso rassicurante, ci accompagna alle due stanzette al primo e al secondo piano e… sono graziosissime, quella di Mik è una mansardina, la nostra è tutta gialla!

    Seduta stante decidiamo di fermarci anche la notte successiva; Maastricht, sebbene piccola, ci ispira e poi quella sistemazione ci ha fatto venire voglia di rilassarci un attimo e riprendere il viaggio ritemprati.

    Il giro parte con la scoperta che la citta' ha solo posteggi a pagamento, oppure per residenti. Un tipo in bici cui chiedo informazioni (magari le moto non pagano, come spesso avviene) mi dice che anche se siamo italiani dobbiamo pagare come gli altri.

    Ah.

    Da qui abbiamo iniziato a notare come in Olanda, di primo acchito l’italiano non sia graditissimo. Purtroppo c’è sempre un motivo, lo avremmo capito appieno ad Amsterdam.

    Il centro è grazioso, ricco di edifici antichi (pare siano ben 1500 sotto tutela) ma anche di negozi di ogni tipo; il cuore del centro storico è una grande piazza alberata, il Vrijhof, su cui si affacciano curiosamente due chiese vicine, girate “di sedere”: la basilica di S. Servazio (del 1039, in stile romanico), cattolica e la chiesa di S Giovanni (della fine del 1300, in stile gotico), protestante.

    Per cenare troviamo un posticino carino, il Minckelers, accanto alla pizzeria “Da Giovanni” (ce n’è una in ogni citta'; se ti chiami Giovanni, hai certamente la possibilita' di aprire una pizzeria in Europa), nella piazza della Borsa: è uno dei posti alla buona, tipo pub, dove ho mangiato meglio dell’intera vacanza.

    9 AGOSTO 2002
    La giornata sembra un po’ nuvolosa, ma ci sono circa 22° gradi: la padrona di casa allestisce la colazione su un tavolo sotto un gazebo in giardino, circondato da decine di vasi di piante e fiori... oltre, solo prati. La colonna sonora di versi di uccelli mai sentiti completa il quadro e la nostra colazione, ricca di cose dolci e salate, buonissime, si protrae per un’ora buona! E chi cacchio vuole andare più via???

    Ma che bello sarebbe poter iniziare la giornata così anche quando si lavora… Da lì al centro della citta' ci si mette 20 minuti in bici… Il marito di Henriette, Nico, ci ricorda che, però, l’Olanda è molto popolata e che ci sono fabbriche ovunque, perciò l’aria non è così pulita, ma a noi sembra un posto da sogno e siamo felici di poter rimanere lì due notti.

    Ripercorriamo i canaloni, la strada ha dei dossi per rallentare la velocita' e ce n’è uno che, preso in seconda in accelerazione, porta a fare una “penna” stupenda, che sia io sia Mik non perdiamo occasione di fare: bellissimo!!!!

    Furbamente, su consiglio di Nico, lasciamo le moto nel parcheggio di un supermercato, così non paghiamo: tiè al tipo con la bicicletta di ieri!

    Costeggiamo la Mosa a piedi, mi sento bene mentre passeggio mano nella mano con Kata. Torniamo in centro, visitiamo la trecentesca chiesa cattolica di Nostra Signora, consigliataci dai nostri padroni di casa; nella piazzetta antistante c’è uno spettacolo ambulante per bambini: erano secoli che non ne vedevo e c’erano seduti in cerchio un sacco di bambini e bambine; tornati al Vrijhof, saliamo sulla torre della chiesa protestante, 78 metri e un sacco di scalini; vediamo le campane e poi la vista panoramica sulla citta': da un lato c’è la basilica cattolica, dall’altro lato un bel palazzo, residenza dei duchi del Brabante. Accanto alla basilica c’è un chiostro medievale e lo sbirciamo dall’ingresso (si entra a pagamento), poi ci perdiamo nel centro, per uno spuntino al volo.

    Torniamo soddisfatti a dormire nella bellissima casetta dei Van Der Linden, pregustandoci un’altra immensa colazione in giardino!

    10 AGOSTO 2002
    Infatti passiamo un’altra ora a polleggiarci in quel giardino e a mangiare di tutto (ci facciamo pure i panini per il pranzo); ci hanno trattati molto bene, sono gentili e accoglienti, ci danno anche qualche indirizzo e numeri di telefono per dormire nei dintorni di Amsterdam. Caricate le moto, partiamo e ho l’immagine di loro due vicini, sulla porta di casa, che ci salutano con la mano.

    In un quarto d’ora si raggiunge il confine belga (andando in direzione opposta, ci sono il confine tedesco e Aquisgrana a una cinquantina di km), i paesini sono gia' diversi, casette in pietra scura, incredibile come basti attraversare l’immaginaria linea di un confine deciso dall’uomo.

    La nostra meta è Antwerpen, in italiano Anversa. Accade esattamente come accadde un anno fa, quando vidi che sfioravamo Spa: siamo in autostrada e vedo un cartello: Zolder.

    Quando può ricapitare di passare da queste partia'Nella frazione di secondo che il mio cervello impiega per formulare questo pensiero ho gia' messo la freccia e preso un’altra autostrada.

    Si correva il Gran Premio del Belgio di Formula 1, negli anni in cui non si correva a Spa, a Zolder. E nel 1982 vi morì in un bruttissimo incidente Gilles Villeneuve.

    Avevo quasi 12 anni, ricordo ancora, era la sera dell’8 maggio, la mia famiglia è a tavola per la cena quando suona il telefono: risponde mio padre e lo sento urlare “Chiiii?” con un tono di voce che mi mise in agitazione, perché era un tono da brutte notizie: papa' va in camera da letto e io lo seguo, appena accende la tv appaiono subito le immagini del terribile volo della Ferrari numero 27 di Gil, che alla curva Terlamen, per un malinteso con un pilota più lento, Jochen Mass, urta la sua ruota posteriore e decolla e inizia una carambola che ha fine con l’auto distrutta in mezzo alla pista e il pilota scagliato lontano contro le reti.
    E’ in coma gravissimo, ma non danno ancora la notizia che è morto.
    Ricordo bene questo flash e le mie lacrime sul cuscino, di notte, mentre pregavo che Gil non morisse.
    Era il mio idolo automobilistico e anche quello di mio padre e di milioni di ferraristi.
    Era un pazzo, ma era velocissimo e tutto coraggio.

    Queste immagini scorrono nella mia mente, sovrapposte al paesaggio che attraversiamo, strade nei boschi, fino all’ingresso dell’autodromo: Welcome to Zolder.


    Con le moto entriamo e arriviamo fino al paddock, mentre scorgiamo in pista un sacco di motociclisti!

    Hanno prenotato dei turni di prova, ci sono moto di ogni tipo, da quelle da smanettoni alle BMW, dalle Hornet agli scooteroni!

    E’ incredibile, come sia diverso a Monza, dove ti fermano, devi pagare comunque un ingresso, è tutto recintato… lì si arriva fino sulla corsia dei box, dove parcheggio la moto!

    Stanno rientrando per il pranzo e si potrebbe entrare in pista con le nostre moto se solo volessimo (poi magari ci avrebbero menati, non so, ma sono stato tentatissimo). Entriamo a piedi sulla griglia di partenza, ci scattiamo le foto sul podio!!. I piloti ci invitano pure a comprare salsicce e panini o birre al loro box!

    Missione compiuta, possiamo puntare di nuovo su Antwerpen.

    Parcheggiamo davanti alla stazione, molto bella peraltro, ma intorno a noi è esattamente come nei dintorni della stazione centrale di Milano al suo peggio. Vanno ancora i prodi Mik e Kata a cercare notizie e tornano con un’espressione così così: “C’è solo una tripla, 85 euro”.

    Anversa è strapiena di gente e il tipo del tourist ci ha tenuto a sottolineare, con aria altezzosa, che era un buonissimo prezzo, dice Kata.

    L’hotel si chiama Tourist pure lui ed è nella via accanto alla stazione. Il receptionist sembra un misto tra un peruviano ed un egiziano e non è amichevolissimo. Vado io a vedere la stanza: non la trovo nel corridoio illuminato e coi tappeti, bensì in un corridoietto che sembra portare a due sgabuzzini e un cesso, con le porte di compensato grezzo: uno dei due sgabuzzini è la nostra stanza: la apro e mi si para davanti un corridoione con 5 letti, una finestrona in fondo, con vista sulla stazione (si vedono i binari e i passeggeri con le valige), un armadio dove non metterei nemmeno un cadavere e un bagno quasi peggiore di quello del Bristol dove rifiutai di docciarmi.
    Alla faccia del buonissimo prezzo...

    Ma tant’è, si dorme lì. E le moto a'“Mah, io non le lascerei qui fuori, qualcuno lo fa”, dice l’egitto-peruviano. C’è un garage a pagamento dietro l’hotel. Portiamo le moto, entriamo con titubanza perché non c’è nessuno a cui chiedere, occupiamo il posto di una auto, scendiamo e ci fermano al primo piano, dove c’è invece il gabbiotto dei guardiani, dicendo che le moto non si possono parcheggiare. Scatta un minimo di pantomima e sembra che ci concedano di lasciarle, “Ma non ditelo a nessuno!” ci intima il vecchietto che, se non fossimo ad Anversa, potrebbe essere di Posillipo.

    Ma quanto costaa'“14 euro al giorno, quindi se ritirate le moto domani, sono 14 per oggi e 14 per domani, totale 28 euro a testa”. Ma come, occupiamo il posto di un’auto! (E comunque spendere 28 euro, anche in due, mi ruga un casino).

    “Ci arrangiamo domattina” è la risposta sibillina del tipo, che ha un mezzo sorrisetto dal quale io e Mik intuiamo che si intaschera' qualcosa lui e patta così.

    Evvabbè. Lasciamo i bagagli e nel più breve tempo possibile usciamo dall’orrido stanzone dove ci tocchera' dormire, per gettarci tra le vie del centro.


    Anversa è bellissima.

    Le vie commerciali si snodano tra imponenti palazzoni, poi c’è la casa di Rubens, poi il centro storico vero e proprio, con case strette, alte e decorate in modo splendido. Ai piedi della cattedrale c’è un mimo travestito da statua che faceva impressione per quanto era veritiero.

    Avessimo solo trovato un posto più decente ci saremmo potuti fermare anche il giorno seguente, come a Maastricht. Ci sarebbero molti posti da vedere, ma è solo una toccata e fuga, la assaggiamo solo un pezzettino, magari ci si potra' tornare per un giro dedicato al solo Belgio e alle sue bellissime citta'.

    11 AGOSTO 2002
    La colazione è meno peggio di quello che ci aspettassimo, vista la stanza. Seduta al tavolo accanto al nostro, una coppia di italiani, siracusani per l’esattezza, ci dice che a loro l’albergo fa un po’ schifo e pensa che dormivano nelle stanze normali!

    Mentre Kata va da sola alla volta del Museo della Moda, io e Mik mettiamo via i bagagli, giriamo con la telecamera un filmato-verita' sul degrado della nostra stanza e andiamo a recuperare le moto al garage: come volevasi dimostrare, il simpatico vecchietto di ieri si intasca 10 euro a testa e ci fa uscire dalla parte dove le auto invece entrano.

    Tutto il mondo è paese e assomiglia un po’ a S. Giorgio a Cremano.

    La strada verso il museo ci mostra quanto Anversa sia carina anche nelle zone a ridosso del centro. E’ davvero un peccato non aver trovato una degna sistemazione ed esserci stati almeno un paio di giorni. Parcheggiamo le moto su un marciapiede e vediamo quasi subito Kata venirci incontro: il Museo aprira' in autunno. Mentre ci vestiamo per partire si avvicina una camionetta della polizia, i due agenti ci guardano, si fermano, ne scende uno e si avvicina. Io gli sorrido, con la “proverbiale”, gli dico che in un minuto andiamo via (siamo certamente in un posto dove non ci deve salire una moto), ma lui dice “Sì, sì, fate pure. Senti… che marca è questo reggibaulettia'No, perché anche io ho un VFR e devo fare un viaggio… Ah, Givia'E’ originalea'Come ti trovi?”.

    Troppo da ridere!!! Un poliziotto motociclista eVuferista!

    Puntiamo verso l’Olanda, in tasca abbiamo i numeri di telefono che ci hanno dato i Van Der Linden. In un autogrill non distante da Rotterdam facciamo un po’ di telefonate e riusciamo a trovare posto, ma solo per quella notte, in un paesino a 10 km da Amsterdam, verso nord, a 21,6 euro a testa.

    Possiamo sederci e mangiare qualcosa, sebbene i prezzi siano davvero alti. Si avvicina un baffuto giovane che lavora all’autogrill, cappellino in testa: “Che moto avete?”. Lui ha un Ninja 12R, ci dice che in Olanda rispettano i limiti, ma tanto poi si va in Germania sulle autostrade per tirare. E’ un tipo alla mano e chiacchieriamo un po’ di moto e di viaggi.

    La nostra idea, in avvicinamento ad Amsterdam, è quella di fermarci a vedere Kinderdijk, che significa “diga del fanciullo”, un sito, patrimonio dell’Umanita', dove vedere canali e mulini antichi e molto ben conservati. Il tipo va via e ritorna con un foglio stampato da lui che indica precisamente tutte le uscite e le strade da fare per arrivarci subito. La solidarieta' tra motociclisti la conosciamo ormai bene, ma questo è qualcosa in più e ci fa un sacco piacere.

    Molto facilmente arriviamo a Kinderdijk, il tempo è ottimo e ci fa apprezzare ancora di più la bellezza del piccolo paesino… l’Olanda mi sta gia' piacendo tantissimo, i miei occhi si riempiono di casette, stradine pulite, canali percorsi da barche, mucche, pecore, capre, cavalli, asini che pascolano o dormono nei prati, a destra e a sinistra di ogni strada che facciamo.

    I mulini della diga del fanciullo sono bellissimi; alcuni sono abitati, ci sono papere, cigni, trampolieri a bordo dei canali, prati verdi, i mulini...

    Dopo quasi tre ore siamo ripartiti alla volta di Amsterdam e ci siamo persi nei dintorni, percorrendo solo stradine secondarie; non abbiamo certo trovato la via diretta per tornare all’autostrada ma io ero estasiato dal panorama e non me ne fregava nulla di fare in fretta; abbiamo anche preso un traghettino per attraversare il canalone che stavamo costeggiando da un po’: 2 minuti di traversata!

    Dopo qualche problema a trovare la strada che dalla tangenziale di Amsterdam ci portasse a nord, verso Edam, arriviamo alla nostra meta: Broek in Waterland.


    Se gia' fino ad adesso l’Olanda mi è piaciuta, con l’arrivo in questo gioiello di paesino di case antiche e stupende, in uno scenario di piccoli canali e pascoli, rischio seriamente di chiedere la residenza lì.

    Siamo tutti e tre a bocca aperta, nessuno parla, quando arriviamo di fronte all’Hotel de Bedstede, il bed&breakfast prenotato per quella notte: una casetta fatta di legno, dipinta di blu.

    Non c’è nessuno, ma sulla porta lasciata aperta c’è un biglietto con scritto in inglese “Giorgio, entrate e sistematevi, le stanze sono sopra. Va bene la colazione alle 9?”

    Dentro sembra una casetta delle fiabe, le pareti pastello, tavoli e sedie colorati, di legno, libri. Saliamo da una ripida scaletta di legno e ci godiamo le due camerette, la singola di Mik e la nostra doppia, mansardate, dalle cui finestrelle a lucernario si vedono sbucare tetti tra fronde di alberi... Ma è un sogno?

    Quanto mi dispiace che ci sia posto solo per questa notte. Siamo a 10 km da Amsterdam, si sarebbe potuto noleggiare le biciclette e in 20 minuti essere in citta'...

    Due passi nei dintorni, mentre Kata si fa una doccia, mostrano a me e ad un estasiato Mik altro scorci di questo paesino incredibilmente bello: molte case recano sulle facciate la scritta con la data di costruzione, dal XVII al XVIII secolo, perfette, colorate se in legno, curate e graziose anche se in pietra, con le ampie finestre prive di tende e di scuri, tipiche del nord, da cui si vede benissimo l’interno. Dietro una casa piena di fiori, si apre davanti a noi un laghetto (l’Havenrak, sulle cui rive c’è un padiglione di legno del 1656, che ha ospitato Napoleone il 15 ottobre del 1811)… non resisto di più e torno indietro a chiamare Kata, deve vedere anche lei quelle vie con la luce profonda e nitida che c’è verso le ore del tramonto...

    Incontriamo il nostro padrone di casa, vestito da medievale, truccato con un occhio nero e con del finto sangue che gli esce dalla testa in compagnia di altri travestiti da medievali, con campanacci, carretto e attrezzi vari: non è carnevale, c’è la festa del paese, durante la quale tante squadre travestite nei modi più vari, si sono date battaglia in svariate prove: la sua squadra, ci dice con orgoglio, ha vinto, quindi stanotte festeggiano tutti al pub, con birra e danze. Peraltro a birra lui sta gia' messo bene!

    Noi torniamo a girare in estasi per le vie del paesino e sono quasi le 21.00 quando entriamo al “De Witte Swaen” per cenare. A quell’ora la cucina sta chiudendo, come accade in quasi tutti i ristoranti anche ad Amsterdam. Ceniamo allora con una specialita' locale, i pannenkoeke, delle specie di crepes all’uovo farcite abbondantemente di qualunque cosa uno scelga. Ne basta una e siamo belli pieni e spendiamo il resto della serata al pub dei festeggiamenti, con una birra anche noi.

    12 AGOSTO 2002
    Anche la colazione è ottima e abbondante, ce ne andiamo via a malincuore.

    La ricerca di un posto ci porta dapprima a Monnickendam, poi a Volendam; nel Tourist Information davanti a noi c’è una coppia adulta di italiani, poi una coppia di ragazzi alternativi che in inglese non sanno neppure cosa voglia dire “breakfast”: e cercano un bed&breakfast!!!

    La tipa gli deve parlare in italiano (sicuramente imparato nei frequenti viaggi sul lago di Garda)! Ecco, il primo motivo, forse, della non amichevolezza verso gli italiani è che vengono qui che a stento san l’inglese. Il secondo è che vengono quasi tutti ragazzi a farsi le canne e dalla faccia gia' stan sul cazzo a me, figurati a un olandese.

    Per noi c’è posto solo in tripla, (70 euro): rivolgendosi a Mik, la tipa dice ridendo: “Vorra' dire che tu vai a farti un giro ogni tanto!”. Ripete la batttuta in olandese anche al telefono con la tipa del bed&breakfast e se la ride; con noi il clima è stato più amichevole.

    Per tre notti dormiremo a Oosthuizen a una trentina di km da Amsterdam, oltre Edam, la patria del formaggio giallo olandese.

    La statale è incorniciata dai prati zeppi di mucche, pecore, cavalli e asini di cui parlavo prima, a me mette allegria vedere quei musi che ruminano placidi mentre passiamo. Il paesino non è caratteristico, ma le casette sono sempre carine: Leny e Fritz, la coppia di affittuari, sanno un po’ meno l’inglese ma ci si capisce bene. Sono un po’ dei “rabbini”, a giudicare dal fatto che la nostra tripla ha un matrimoniale e un letto a castello e gia' in tre più bagagli non ci si gira, figurati in quattro. Inoltre sul piano ci sono altre due stanze, più altre stanze al piano superiore, per un totale di una dozzina di persone che devono servirsi di un solo bagno. Tra l’altro i nostri compagni di casa sono: una famiglia di Agrate Brianza, due coppie di napoletani e un’altra coppia di italiani, in seguito sostituita da una coppia di francesi...

    Come al solito si passa dalle stelle (la casa dei Van Der Linden o la casetta di legno blu a Broek) alle stalle (l’orripilante albergo di Anversa o questa colonia italiana). Ripartiamo alla volta di Amsterdam e riusciamo a lasciare le moto in pieno centro, sull’ Oude schans, un canale del 1520 poco distante dalla Stazione, in cui sono ormeggiate chiatte e case galleggianti.

    Il timore che sia un posto vietato è fugato da un motociclista olandese alto due metri che ci da' il benvenuto in citta': ha una enorme Honda Pan-European, chiacchieriamo di viaggi e moto e ci rassicura: lasciarle lì va bene e le moto che rubano di più sono le Harley o simili e le Pan-European!

    Da lì inizia una scarpinata che si protrae fino a che le forze sono finite.


    Giriamo tutto il centro a piedi, persi tra canali e case bellissime, zigzagando tra turisti e pericolosissime biciclette che non frenano nemmeno per sogno, o ti sposti o ti sposti.

    La citta' si presenta in tutta la sua nobile bellezza: i mercanti della Compagnia delle Indie ne hanno fatto una meraviglia architettonica; è bella come Venezia, ma è tenuta molto meglio, si gira a piedi, in bici, in auto, in barca, non ha zone esteticamente brutte, è piena di cose da visitare e quando cala il tramonto si trasforma in una citta' dove innamorarsi… dovunque ti giri, lo scorcio è magico, i canali riflettono le case, la luce gioca con l’acqua, le finestre si illuminano come migliaia di candele e il cuore si smarrisce nella bellezza, specie se sei lì con la persona che ami...

    Almeno, questo è quello che ho provato io...

    Subito ci appare una grande “fiera di Sinigaglia”, il mercatino di Amsterdam: ci puoi trovare DI TUTTO!

    Dopo c’è una bellissima casetta di legno del 1695 in mezzo alla strada sul canale, un pub chiamato Cafè de Sluyswatch di cui mi innamoro solo a vederlo; le nuvole che oscurano il sole ci tolgono il gusto della foto.

    C’è un modernissimo edificio, La Stadhuis con a fianco il teatro dell’opera, poi la casa di Rembrant, poi arriviamo all’Amstel, il fiume che crea tutti i canali, immagino, e lo seguiamo fino al Dam, la piazza centrale, zeppa di gente.

    Continuiamo a camminare, fotografare, ridere, osservare, uno spuntino al volo in un bar da magrebini, diffidenti all’inizio, stupiti della nostra gentilezza alla fine, arriviamo alla casa si Anne Frank, sul pittoresco Prinsengracht, il canale dei locali e dei caffè.

    Ci sono almeno 100 metri di coda, così decidiamo di percorrere a piedi l’Herengracht, uno dei canali a semicerchi concentrici sulle cui sponde si trovano le residenze e i palazzi più nobili, poiché era il canale dei signori, dei ricchi mercanti, dei banchieri, fin dal 1500.

    Poi vediamo il villaggio del beghinaggio, da fuori perché gia' chiuso, fino ad arrivare nelle vie dei mille coffee shop, frequentatissimi soprattutto da italiani e in misura minore francesi e spagnoli, tutti con l’inconfondibile sguardo a occhi pallati, un po’ idiota.

    Peraltro a tutti e tre è capitato di sentirsi dire, a Milano, “Aaaaahhhhh, vai ad Amsterdam!”, come se il motivo principale di una vacanza qui fosse solo ed esclusivamente quello di farsi una canna. Beh, abbiamo probabilmente stabilito un piccolo primato: siamo tra i pochi esseri umani tra i 25 e i 32 anni che non hanno fumato nemmeno una sigaretta, qui!

    Cerchiamo anche il famoso quartiere delle ragazze in vetrina e lo troviamo: ci sono due strade più grandi e le traverse che le collegano, zeppe di coffee shops, vetrine, sex shops, night club con spettacoli hard, ristoranti; le traverse invece sono più marce, in particolare ne abbiamo beccata una con certe facce da galera, gente che sputava per terra, un cinese che chiede a Mik “Cocaine, cocaine”, “Extasy, extasy”, un altro che gli fa (sempre a Mik, che ha la faccia da drugatt, evidentemente) “Toxic, toxic” e Mik risponde “No thank you” e il tipo “Are you sure?”... sì, sì sono sicuro!

    Ceniamo molto bene in un piccolo pub che è frequentato da olandesi; il cameriere si fa in quattro per tradurci il menù, è gentilissimo e la cena è ottima. Sulle birre invece devo dire che spesso la Heineken è un po’ gasata. Non ho ancora trovato birre buone come in Danimarca, né come in Finlandia o anche in Germania.

    Si torna a Oosthuizen e fa un po’ freschino sulla via del ritorno buia. Tra l’altro, su tutte le strade, in prossimita' degli incroci, ci sono per terra dei rappezzi che formano rettangoli e abbiamo capito trattarsi di sensori annegati nell’asfalto che danno informazioni immediate sul transito e regolano i semafori al momento: così, se da lontano vedi che scatta il rosso, ti avvicini all’incrocio frenando e scatta subito il verde per farti passare, perché magari non ci sono auto che arrivano. Facile, no?

    Ma perché da noi queste cose non ci sono nemmeno nella mente dell’amministrazione comunale?


    Il fatto di essere in troppi in quella casa è evidente appena svegli: c’è la fila per lavarsi.

    Si parte, il tempo è bello e sulla statale ci fermiamo a fotografare le mucche.

    Ormai sappiamo la strada e parcheggiamo le moto sullo stesso canale di ieri. Da qui ci incamminiamo verso il centro culturale della citta', il Museumplein: in un’immensa piazza, circondati dall’erba verde e ben curata di un ampio parco, ci sono il Rijksmuseum, alloggiato in un enorme edificio ottocentesco che sembra un castello, stile danese (o forse è Copenaghen in stile olandese?), il Vincent Van Gogh Museum, in un edificio moderno che comunque non stona e lo Stedelijk Museum.

    La zona dei musei è bellissima, ampia, le case sempre belle, anche se non si è più in centro. La nostra meta è il museo di Van Gogh, sebbene la fila alla cassa sembrasse da paura. Invece si entra rapidamente, MA si dovrebbe fare un’altra fila per depositare (e poi un’altra fila per ritirare) eventuali zaini, come ci dice disperato un italiano in fila.

    No, cazzo, la fila per lo zaino no.
    Lo svuoto e lo accartoccio, mi dirigo verso l’ingresso vero e proprio, diretto verso due guardie con la “proverbiale” e chiedo se devo fare la fila per quella roba che ho in mano; “Maybe we have a solution for you” e mi danno un sacchetto trasparente in cui alloggiare lo zainetto, con Mik che se la ride sotto i baffi e Kata che, incredula, non capisce cosa significhi darmi un sacchetto.

    Felice di aver eluso le code, mi rendo conto che la tendenza a fare la furbata deve essere proprio nel DNA di chi nasce italiano, ma non so perché, almeno in questo caso, mi sento orgoglioso di me: forse perché mi sembrava davvero una cazzata vietare l’ingresso al mio zaino; cosa ci potrei infilare, “I girasoli”???

    C’è tanta gente, si sentono un sacco di commenti in italiano, ma c’è ordine, è incredibile: si percorre il perimetro delle stanze in fila indiana fermandosi davanti ad ogni tela.

    E’ un bellissimo museo, è emozionante vedere i capolavori del buon Vincent, ma quanto è triste leggere nel contempo le notizie biografiche sulle nostre guide.

    Visitiamo anche un’ala del museo dedicata ad altri pittori e quando la fame si fa sentire usciamo, soddisfatti, per sederci a mangiare un hot dog ai margini del parco.

    Tentiamo la casa di Anne Franka'A piedi, per arrivarci, sfioriamo l’ingresso ad un parco, il Vondelpark, lungo 1,5 km, con più di 120 specie di alberi, prati, stagni e circondato di grandi case che formano il quartiere elegante dell’odierna Amsterdam e sembra di stare a Londra, nel quartiere di Chelsea.

    La coda per entrare alla Anne Frank Huis (la classica casa stretta, costruita nel 1635, al n° 263 del Prinsengracht) è ancora tanta, mi sa che è sempre così in agosto. Ci mettiamo in fila e riusciamo ad entrare in una mezzora. E’ una visita toccante, anche grazie all’allestimento, che tra scritte, video che girano a rotazione, reperti e le stanze in sé, ti cala nell’atmosfera del rifugio segreto dove la piccola Anne e la sua famiglia, in compagnia di altri amici, hanno trascorso due anni da reclusi, per poi essere scoperti e mandati ai campi di sterminio nazisti.

    E’ stato molto emozionante, entrare dalla porta nascosta da una libreria girevole, inerpicarsi sulla scala ripida per arrivare alle stanze, vedere la cameretta di Anne, con ancora appese al muro le foto e i ritagli di giornale degli attori e attrici dell’epoca, i sogni di una ragazzina di 13 anni, che ha saputo scrivere un diario e che avrebbe voluto fare la giornalista o la scrittrice… e l’ha fatto, morendo però a 15 anni a Bergen Belsen. Non deve essere stato facile per Otto Frank, il padre, unico sopravvissuto degli occupanti della casa, di ritorno da Auschwitz, leggere e pubblicare quei fogli. Siamo stati a lungo in silenzio, camminando nelle stanze della casa.


    Torniamo alla luce di Amsterdam, strano pensare che su quel marciapiede ci fossero passati soldati che rastrellavano la gente con il fucile spianato.

    Facciamo rotta verso le vie pazze del centro, nei negozi di gadgets a comprare qualche cartolina e qualche pensierino.

    Perché non ceniamo dove siamo stati ieri seraa'Dai, proviamo a trovarlo, il pub olandese. Con l’unione dei frammenti dei ricordi di tutti e tre, riusciamo a tornarci e mangiamo ancora bene; stasera 2 birre a testa, che con quelle del giorno portano ad una media giornaliera di quasi un litro.

    Poi facciamo un giro sui canali, sognamo di abitare in una di quelle bellissime case, mentre il tramonto accende di poesia la citta'… la colonna sonora adatta sarebbe “San Lorenzo” di Pat Metheny.

    14 AGOSTO 2002
    In teoria oggi il tempo sarebbe dovuto essere più bello di ieri, ma il cielo è coperto a perdita d’occhio. Accidenti, il programma era andare al mare...

    Iniziamo il giro dalla grande diga di Volendam. Dal terrapieno si vede il mare interno, il Gouwzee; il paese, la strada e le nostre moto sono ai piedi del terrapieno, un bel paio di metri sotto il livello del mare.

    Poi attraversiamo da est ad ovest quel pezzo di Olanda, girando con la telecamera belle immagini della campagna olandese; riviste a Milano non hanno reso del tutto quella sensazione di ampi spazi, l’onnipresenza dei canali navigabili e il dislivello innaturale tra strade, paesini e acque, ma se ci ripenso ce li ho negli occhi; abbiamo attraversato dei bei paesaggi (e alcuni paesi in cui siamo passati erano brutti come sono brutti in Italia; meno male!). La strada taglia alcuni paesini di mare, in tutto simili a quelli delle riviere italiane e quasi all’ora di pranzo siamo a Zaandvoort, rinomata localita' sul Mare del Nord con lunghe spiagge di sabbia coronate da alte dune.

    Mangiamo ancora dei pannenkoeke sul viale centrale del paese, che mi ricorda la Romagna. Certamente i più esperti sanno cosa sia Zandvoort: nascosti tra le dune di sabbia si trovano i 4.252 metri del circuito omonimo, dove fino al 1985 si è disputato il G.P. d’Olanda di Formula 1 (quell’anno vinse Lauda con la McLaren-Porsche).

    Si ripete la scena di Zolder: anche qui nessun ostacolo ad arrivare fino ai box e anche qui oggi corrono motociclisti che hanno prenotato turni di prove! E’ una sorta di pellegrinaggio per me visitare i gloriosi circuiti dove sono state scritte le pagine della storia della Formula 1 o del motociclismo, sono felice di essere qui. Peccato solo che, visto il cielo coperto, non ci siamo messi il costume da bagno; avremmo invece potuto farci un bel bagno e prendere il sole anche noi.

    Andiamo a riprendere Kata e dopo una dozzina di km siamo gia' ad Haarlem.


    La citta', attraversata dal fiume Spaarne e da alcuni canali, rivela la sua dolcezza e la sua eleganza; c’è un’atmosfera più tranquilla, una serena calma.

    Passeggiamo in centro fino alla Grote Markt, la piazza principale dove ci sono una tenso-struttura che ospita un festival di jazz, la chiesa trecentesca di S. Bavone, il palazzo comunale in stile gotico, anch’esso del XIV secolo e tanti locali con tavolini all’aperto dove molte persone stanno bevendo e chiacchierando.

    Il rumore delle voci che si mischiano tra loro è l’unico suono che riecheggia nella piazza e anche noi, dopo un breve giro, andiamo a sederci e a rilassarci bevendoci una buona birra.

    Trovo che Haarlem sia davvero graziosa e considerando che Amsterdam dista solo una ventina di km è probabilmente un posto molto ambito in cui abitare.

    Sta iniziando a tramontare, dall’autostrada vedo decollare un sacco di aerei dal vicino aeroporto di Schiphol che mi danno quella bella sensazione di infinito, di partenza verso chissa' dove...

    La nostra meta è l’Amsterdam Arena, il moderno stadio “decappottabile” (il suo tetto telescopico si apre in 20 minuti) dove gioca il mitico Ajax e dove c’è un museo che racconta la storia del glorioso club. Ci facciamo una foto con le moto nello spiazzo, ma con una sensazione di preoccupazione: poco fa, sulla tangenziale, è scattato un inequivocabile flash rosso. L’ho visto distintamente nello specchietto, in linea con me e Mik a 115 km/h o poco più, ma il limite è 100. Vedremo se le autorita' olandesi avranno buon cuore o se si imbarcheranno a mandarci la multa in Italia.

    15 AGOSTO 2002
    E’ ora di partire, il nostro posto lo prendono altri quattro ragazzi italiani, del lodigiano. Saluto mentalmente il Waterland mentre percorriamo per l’ultima volta la statale e la miriade di mucche pezzate.

    Ci attende un trasferimento lunghetto, per tornare in Germania e arrivare a Colonia, e oggi fa caldo, quasi 30 gradi, dunque il viaggio pesa un po’ di più. Ci arriviamo nel primo pomeriggio, direttamente all’Hotel B&B. Eh gia', quando soggiornammo a Strasburgo, nelle stanze c’era l’elenco di tutti gli hotel di questa catena; moltissimi si trovano in Francia, mentre in Germania ce ne sono pochi, ma uno è alla periferia di Colonia.

    La stanza che scegliamo è una quadrupla con soppalco, dove dorme Mik (55 euro da dividere in tre) ed è molto più bella di quella di Strasburgo. Dopo una sacrosanta doccia, si va in centro. Arriviamo senza alcun problema in prossimita' della cattedrale.

    Stavolta giriamo il centro con più calma, torniamo sul lungo-Reno, ci rituffiamo nel quartiere della citta' vecchia, ritroviamo luoghi e monumenti che in una sola sera ci erano diventati cari, l’anno scorso.

    Ritroviamo senza problemi il pub dove cenammo, è la Brauhaus Sunner im Walfisch. Che bello sedersi di nuovo su quelle panche di legno! Anche stavolta c’è una cameriera simpaticissima e fuori di testa, che in un inglese approssimativo si trattiene con noi, fa battute, ci prende in giro. Mik ordina il piattone da 850 grammi di maiale, io anche, in versione differente, Kata prende l’insalata di pollo, io e Mik ci siamo bevuti tre bicchieri di kolsch, la birra tipica di Colonia, a testa! Stavamo davvero scoppiando, usciti da lì, ma la soddisfazione è stata immensa.

    16 AGOSTO 2002
    Lungi dal voler pensare che siamo sulla via del ritorno, dopo una bella colazione in un bar di Colonia, partiamo alla volta di Koblenz, per seguire da lì il corso del Reno nella famosa valle omonima.

    A Koblenz la Mosella si getta nel Reno e l’attraversamento di un ponte ci da' subito un’immagine della citta' che ci invoglia moltissimo a visitarla ma non abbiamo tanto tempo. Ci fermiamo all’incrocio tra i due grandi fiumi, ci godiamo la vista da un grosso catafalco monumentale, facciamo tante foto e poi iniziamo a percorrere la Valle del Reno.

    Ci sono 29 gradi e un sole fortissimo, ci togliamo i giubbotti e trotterelliamo per 40 e più chilometri alla velocita' di 50 all’ora, sbracciati, a goderci lo stupendo panorama del fiume e delle sue ampie anse, su cui si affacciano graziosi paesini, mentre sulle colline riposano antichi castelli e manieri, su entrambe le rive.

    La mia mente è sgombra, i miei occhi bevono il paesaggio. Questo posto meriterebbe una vacanza a sé e abbandoniamo con rammarico il tragitto del fiume quando, stando alla mappa, sembra diventare sempre più interessante.

    Purtroppo siamo davvero agli sgoccioli del nostro viaggio e ci rimettiamo in autostrada, a velocita' di crociera più elevata, di nuovo verso Friburgo, per spezzare il viaggio.

    Arrivati a Freiburg, puntiamo direttamente a Lehen; ormai ci sembra di stare a Milano, per quanto conosciamo la citta'. Zum Hirschen è la nostra prima scelta, perché più bello, ma essendo pieno, torniamo dal nostro amico di Zum Lowen che, si ricorda di noi. con grande e graditissima sorpresa ci da' due stanze ben più belle e più nuove di quelle di due settimane fa, entrambe con il bagno e la doccia in camera! La nostra doppia (55 euro) è all’ultimo piano, mansardata, con vista sui tetti di Lehen.

    17 AGOSTO 2002
    I quattrocento e oltre chilometri del ritorno mi sembrano immensamente più lunghi dell’andata. In un attimo siamo gia' in Svizzera, poi è lunga.

    Non mi va di tornare a Milano, lo so.

    Per non far benzina in Svizzera riempio il serbatoio 30 km prima di Basel, ancora in Germania e cerco di tirare al confine italiano. Stabilisco un record inverosimile: in due e a pieno carico con tre bauletti e la borsa da serbatoio, stando sempre nei limiti di velocita', ho percorso la bellezza di 344 chilometri prima di fermarmi all’area di servizio Lario ovest, in Italia. Era entrata la riserva da 45 km, mi stavo preoccupando un po’ di rimanere a secco in autostrada, invece ce l’abbiamo fatta. Il VFR merita un monumento!

    Negli ultimi chilometri mi assale la voglia di andare di nuovo via, non appena la guida all’italiana torna prepotente a fare da padrona intorno a noi. Cazzo, anche quest’anno mi attende un lungo periodo di “riabilitazione alla realta'”, una realta' che sta diventando sempre meno tollerabile.

    Mi distraggo e penso alle CONCLUSIONI:
    • abbiamo percorso solo 3100 km
    • Abbiamo dormito in 10 letti diversi, spendendo una media di 23 euro a testa per notte
    • abbiamo toccato Svizzera, Germania, Francia, Lussemburgo, Belgio e Olanda
    • abbiamo visto tante citta', tante realta' diverse, abbiamo anche quest’anno una ricca galleria di personaggi da ricordare
    • io e Kata abbiamo speso 800 euro a testa per due settimane, una media di circa 57 euro al giorno, per tutto (dormire, mangiare, benzina, autostrade, varie ed eventuali)

    Andare verso Nord continua ad essere un tipo di Viaggio che mi affascina, ma nonostante l’Olanda mi sia sembrata un posto bellissimo e Amsterdam mi abbia incantato, ERAVAMO TROPPO A SUD!!!

    2002 - Tourist Trophy (by Michele Bendotti)

    Il Tourist Trophy (2002)

    by Michele Bendotti

    Nato nel 1907, il Tourist Trophy è la gara motociclistica più antica del mondo e si svolge sull'Isola di Man, nello stretto braccio di mare tra la Gran Bretagna e l'Irlanda.
    Il circuito collega i centri di Douglas (la Capitale dell'isola), Crosby, Kirk Michael e Ramsey in senso orario e si snoda per 37,73 miglia (60,720 km).

    Il TT ha avuto validità mondiale fino al 1976, ma già dal 1972, l'anno della morte di Gilberto Parlotti, amico del grande Ago, questi (che aveva appena ottenuto l'ennesima storica doppietta) boicottò il pericoloso circuito del Mountain spalleggiato da tutti i big di allora, avendo infine la meglio sulla Federazione.
    Da allora il TT è una gara a sé, che richiama ogni anno qlcs come 50mila spettatori, richiedendo però un altissimo sacrificio di vite umane, sia tra i piloti che vi prendono parte sia (e soprattutto) tra quanti vanno all'IOM per assistere alla gara e non sanno resistere al richiamo del circuito, soccombendo ai pericoli di una tutto sommato comune strada.

    L'appuntamento, che dura 15 giorni, cade ogni anno a cavallo tra maggio e giugno: la prima settimana è dedicata alle prove (che si svolgono all'alba e la sera - complice la latitudine l'IOM gode in questa stagione di 16/17 ore di luce al giorno!!), mentre la seconda alle gare; entrambe le fasi si svolgono poi a giorni alterni, per non comportare troppi disagi agli abitanti dell'isola.

    Alle gare oggi in programma prendono parte numerosissime categorie, quali la Ultra-Lightweight (125 GP), la Lightweight (400 4T) e le 600 e 1000 Production, oltre ai sidecar e alle moto che prendono invece parte a Junior (600 / 250 GP) e Senior TT (una categoria mista formata da F1 - superbike e moto fino a 1000cc, oltre alle 500 GP, presenti fino a qlc anno fa - e dalle migliori Lightweight e Production).

    Per gli spettatori, oltre alle gare, il piatto forte è la MAD SUNDAY, ovvero la domenica che cade tra la settimana delle prove e quella delle gare, in cui il tratto di montagna tra Ramsey e Douglas viene aperto solo nel senso del circuito (senza limiti di velocità...) e chiunque può sfogare i propri pruriti sportivi (ahimé a carissimo prezzo, visto il nr di incidenti che si verificano in questa giornata).

    A chi interessa maggiormente l'aspetto paesaggistico che non quello competitivo ed ha poco feeling con il primaverile clima uggioso, ricordo anche il Manx GP, gara competitiva riservata a moto d'epoca che si svolge alla fine di agosto e vede al via moto che hanno fatto la storia del motociclismo, in una cornice ben più accogliente per noi popoli latini.

    Debbo tutto sommato riconoscere che il clima appunto è stata una delle più piacevoli sorprese riservateci dall'IOM: nei quattro giorni di permanenza solo nel corso di un pomeriggio abbiamo conosciuto tutta la rigidità di queste latitudini, con tanto di pioggia torrenziale e di termometro della fida VTEC sceso a 6 gradi!

    Nel corso degli altri giorni abbiamo invece fatto sfoggio di t-shirt e di una nemmeno troppo pallida abbronzatura.

    La preparazione

    Grazie all'avvento della Rete la preparazione di un viaggio simile non richiede che una minima conoscenza dell'inglese, tale è la mole di informazioni che si trovano sui siti dell'IOM e del TT; l'unico imperativo di cui bisogna tenere conto è muoversi con ampio anticipo, onde evitare di non trovare più posto sui ferries e doversi rivolgere a "squali" quali agenzie turistiche e tour operator vari...

    Io, per esempio, ho prenotato i traghetti a gennaio (con ben 5 mesi di anticipo!), trovando già qlc data piena, mentre tutte le sistemazioni (eccetto hotel da 100GBP a persona al giorno e un posto letto qua e là) erano già complete,complici l'annullamento del 2001 causa AFTA e l'esosità degli isolani, poco propensi a cedere per 3/4 notti una camera, tanto da ridursi all'ultima settimana a fare le svendite....
    Il mio consiglio è quello di pianificare con largo anticipo la propria trasferta al TT, cominciando a prenotare un cottage (la soluzione migliore, nel caso siate 5/6 persone) o un paio di camere in B&B, che vista l'ospitalità dei Manx rimane cmq un'ottima soluzione, quindi confermando il ferry della Steam Packet Co (quello della Manica invece, vista la grande offerta e la concorrenza dell'Eurotunnel, potete anche evitare di prenotarlo), operazione fattibile via web.

    Qualora poi non riusciate a trovare una sistemazione in anticipo come è successo a noi, l'unico consiglio è quello di pazientare: all'improvviso, con l'approssimarsi della Practice Week, quanti non sono riusciti a cedere la propria casa o una camera affolleranno la Accomodation Board, ovvero la bacheca virtuale in cui chiunque cerchi od offra una sistemazione può pubblicare un messaggio: a noi è capitato cosi' di ricevere, nel giro di pochi giorni ed appena 3 prima di partire, ben 5 diverse offerte (per inciso, mentre sto scrivendo questo report, ad agosto, ci sono già offerte e prenotazioni per il TT2003!!!).

    Per quanto riguarda invece l'itinerario consiglio caldamente, a quanti non ne siano già dotati, di dimenticare carte stradali ed atlanti e comprarsi quel prodigio della scienza che è MS AUTOROUTE 2001: con questo software ho pianificato in una mezz'oretta qlcs come 4000 km di viaggio, ottenendo indicazioni tanto precise da non aver mai, e ripeto mai, avuto bisogno di consultare la cartina, servendomi solamente del road book (con tutte le deviazioni necessarie) che viene stampato in formato A4. Il livello di precisione è stato tale che, azzerando il secondo trip master della mia VTEC, ho rilevato errori di valutazione nell'ordine di qlc centinaio di metri ogni 100 km, riuscendo addirittura a raggiungere un sobborgo a sud-est di Londra, praticamente dimenticato dal Signore, senza sbagliare mai strada!!

    Il viaggio

    Il viaggio è durato complessivamente 9 giorni, di cui 4 di viaggio, 3 trascorsi all'IOM e 2 a Londra.
    Al fine di ottimizzare la resa chilometrica tutto il viaggio si è svolto in autostrada. Riporto di seguito il diario di bordo, con i km percorsi giornalmente e alcune indicazioni utili.

    01/06 LOVERE - CALAIS (1190 km)

    Partito in compagnia di due amici, rigorosamente Hondisti (alla guida di una Pan European e di una CBR/XX), all'alba di sabato 1. giugno, ho raggiunto Calais nel pomeriggio, dopo 12 ore di viaggio (e ben 6 soste di rifornimento). Il tempo eccezionale, con una temp. max di 22° (e una minima, registrata all'altezza del S. Gottardo, di 8°) e lo scarso traffico ci hanno consentito di mantenere una media molto buona, pur rispettando i rigidissimi limiti svizzeri.
    Il nostro itinerario, con partenza da Lovere, sul Lago d'Iseo, ha attraversato Milano - Chiasso - Basilea (con una brevissima puntata in Germania) - Strasburgo - Metz - Reims - Calais, per un totale di 1189 km.

    Il consumo medio è stato pari a 15.9 km/l, con punte min / max di 13,6 e 20,8 km/l, mentre il prezzo della benzina oscillava tra 1,06 e 1,12 Euro / litro.
    Le autostrade francesi non sono particolarmente economiche (anzi!!), tanto che abbiamo speso 36 Euro per ca. 600 km (da Strasburgo a Calais); al confronto, i 40 CHF chiesti per la vignetta svizzera (valida 12 mesi) sono un affare!
    Per la sistemazione abbiamo optato per un motel della diffusissima catena F1, che offre ad un prezzo irrisorio (25 Euro) una camera da 3 posti letto. Le condizioni igieniche non sono ahimé delle migliori (i servizi igienici e le docce sono in comune), ma hanno una diffusione veramente capillare e sono semplicissimi da raggiungere, visto che si trovano in prossimità di autostrade e tangenziali presso grandi centri commerciali.

    02/06 CALAIS - DOVER - DOUGLAS (490 km)

    Partiti da Calais all'alba, abbiamo raggiunto Liverpool (complice il fuso orario di Greenwich) nel primissimo pomeriggio, abbondantemente entro le 3 ore di anticipo richieste come check-in time dalla Steam Packet, la compagnia che effettua il passaggio UK-IOM.
    Il viaggio, nonostante il caotico attraversamento di Londra (lungo la M25, un anello al cui cospetto il nostro GRA fa ridere...), è stato scorrevole, per quanto all'inizio sia stato necessario un minimo di attenzione a causa del senso di marcia contrario al nostro. L'autostrada, eccetto il pedaggio (40p) per il Dartford Tunnel, è gratuita; abbiamo invece constatato personalmente il peso della Sterlina, giacché nelle due soste effettuate per il carburante abbiamo pagato qlcs come 82p / litro, pari a 1,29 Euro (con un consumo medio di 16 km/l): per inciso abbiamo sempre trovato lo stesso prezzo.

    Il percorso seguito è stato Calais - Dover - Londra - Northampton - Coventry - Birmingham - Liverpool.
    Nella sera, dopo 3 ore e mezza di traghetto, abbiamo finalmente raggiunto Douglas, imbattendoci nella spettacolare festa della Mad Sunday, con tutta la Promenade chiusa al traffico e un fantastico spettacolo pirotecnico, preceduto dalle evoluzioni di alcuni stunt men, oltre a qlc divertente fuori programma come dei pazzi completamente nudi in giro in moto!!

    03-05/06 I.O.M.

    Credo ricorderò a lungo i fantastici 3 giorni trascorsi all'I.O.M.: ogni cosa è a misura dei motociclisti e per due settimane all'anno (ma forse più, vista l'ospitalità Manx) l'isola si presta ad ogni loro desiderio, chiedendo solo di essere rispettata (quindi occhio ad alcool e limiti di velocità: il resto è puro divertimento!).
    Tutta l'isola merita di essere visitata (dalle scogliere di Castletown al castello di Peel, a "Lady Elizabeth", la gigantesca ruota di Laxey) e di essere scoperta, insieme alle sue leggende.

    Per quanto riguarda il TT invece, noi abbiamo perso il piatto forte, ovvero la F1 del sabato delle prove, ma ci siamo rifatti con la 1000 Production (i tempi sono molto vicini) e con lo Junior TT (600 / 250GP). Quando tornerò (perché è certo che ci torno!!), pianificherò meglio anche l'aspetto agonistico, giacché i soli 3 giorni passati sull'isola non mi sono bastati: di sicuro conviene arrivare la settimana delle prove, magari anche solo il venerdì, per non perdersi poi la gara della F1, la Mad Sunday e via via tutti gli altri appuntamenti, fino al TT Senior del sabato successivo, che chiude le ostilità (se vado avanti così chiederò un mese di ferie!!). L'appuntamento, per quanto mi riguarda, è fissato al 2007, in occasione del centenario, anche se non è detto che riesca ad andarci prima.

    Tra i punti più spettacolari non bisogna perdersi il mitico Ballaugh Bridge e il tratto in montagna, fino a Creg-Ny-Baa, dove i piloti si fiondano sul filo delle 200Mph (320km/h!!!).
    Un cenno infine ai nostri ospiti, Mr. e Mrs. De Santis (di chiare origini italiane!), che ci hanno accolto come amici nella loro bellissima villetta di Onchan, a 2km dal centro di Douglas, e ci hanno "iniziato" a tutte le sorprese del TT.

    06/06 DOUGLAS - HEYSHAM - LONDRA

    Ripresa (molto a malincuore...) la strada di casa, il giovedì mattina siamo saliti sul ferry della Steam Packet alla volta non più di Liverpool ma di Heysham, che si trova ca. 100 km più a nord, e quindi di Londra. Il tempo è stato inclemente, quindi la media (complice nuovamente il traffico molto caotico) è stata molto bassa, mentre il consumo si è assestato nuovamente sui 16 km/l. Le strade percorse sono state esattamente le stesse dell'andata, fatte a ritroso, fino a Barking, dove ci aspettava l'unico F1 della GB.

    07/06 LONDRA

    Giornata dedicata ad una velocissimo ed intenso tour della megalopoli. Raccomando una tessera one-day per la metropolitana e un paio di scarpe comode, oltre all'irrinunciabile (anche a giugno!) ombrello.

    08/06 LONDRA - STRASBURGO 760 KM

    Una tappa di trasferimento piuttosto lunga, complici il traghetto da Dover a Calais e l'ora di fuso con il continente, che ci hanno portato a "spingere" un po' più del solito, tanto che alla fine il consumo medio è stato di 14,6 km/l...
    Ennesima donazione alle autostrade francesi (altri 36,5 Euro...), resa un tantino più indolore dalla perfezione del fondo e dalla scarsità del traffico e (soprattutto!) dei controlli, per la felicità delle nostre povere manette!
    Per la sistemazione abbiamo prenotato il solito F1, ma complice la pioggia e la lontananza dal centro non siamo riusciti a vedere Strasburgo: sarà per la prossima volta!

    09/06 STRASBURGO - LOVERE 575 KM

    Noiosissima e tristissima ultima tappa, seguendo la stessa strada dell'andata, in buona parte percorsa sotto l'acqua, con medie basse e consumi allineati (17 km/l): insomma, non avevamo proprio voglia di tornare!

    Il budget

    La spesa complessiva del viaggio è stata di ca. 1.200 Euro, così ripartiti:

    Links utili

    FERRIES

    www.steam-packet.co.uk
    www.seafrance.fr

    ISLE OF MAN

    www.gov.im
    www.isle-of-man.com
    www.visitisleofman.com/homestay
    www.isleofmantravel.com
    www.visitbritain.com

    TOURIST TROPHY

    www.iomtt.com
    www.iommgp.com
    www.ttwebsite.com
    www.ttmuseum.com

    AGENZIE

    www.mototouring.com
    www.isle-of-man.org

    HOTEL

    www.hotelformule1.com

    Da leggere

    TOURIST TROPHY LA CORSA PROIBITA - Mario Donnini
    TI PORTERO' A BRAY HILL - Roberto Patrignani

    Legenda foto

    Fig. 01 Il Grandstand con, in primo piano, i serbatoi della benzina
    Fig. 02 Una vista dall’alto del Grandstand
    Fig. 03 Onore ai nostri cavalli
    Fig. 04 Il mitico treno a vapore
    Fig. 05 Il castello di Peel
    Fig. 06 Ballaugh Bridge
    Fig. 07 Ballaugh Bridge
    Fig. 08 Lady Elizabeth
    Fig. 09 Una Signora V4!!

    2002 - Viaggio di nozze – Una scelta particolare di Vladimiro "Conte Vlad" Gessi

    Prefazione:
    Scriverò questo report in stile discorsivo, perché al settore vfr in rosa, visto l’argomento trattato, così piacerebbe (e perché non trovo più tutti i fogliettini del report che avevo fatto giorno per giorno). Il viaggio è stato deciso momento per momento, senza tappe obbligate, a seconda di dove ci portava il cuore, la fantasia, le montagne, il fresco e, soprattutto, il VFR.
    Abbiamo deciso di sposarci in febbraio dopo aver convissuto per un paio di anni e abbiamo desiso di farlo in montagna, a inizio Luglio, a Courmayeur, in una chiesetta piccina piccina picciò abbarbicata sul fianco del maestoso Monte Bianco.

    Dieci giorni prima del grande passo, vado in un concessionario honda, vedo il vtec rosso, e di getto lo compro (avevo gia' un vfr 91, ma visto che stavo per buttarmi nel pozzo, tanto valeva fare anche un’altra stupidata!). Me la consegnano il venerdi pomeriggio e subito filo dalla futura moglie a farle la sorpresa (e così capisce meglio con chi avra' a che fare). Via subito un giretto serale fino a Lecco (meta favorita dai Milanesi nelle calde serate estive). E li, sul lago, matura l’idea!
    Perché non ci facciamo il viaggio di nozze, in moto? Abbiamo solo 2 settimane e non siamo allenati (l’idea originale era il giro del Monte Bianco a piedi, per rifugi, ma con mooolta calma), per cui è meglio farsi un giretto per l’Europa in moto, sempre in montagna e al fresco!

    Sabato lei lavora, io mi faccio 500 km con un amico in giro per i passi del lecchese e della bergamasca, evitando l’autostrada come un matto (almeno in rodaggio no!)
    Domenica carico la futura moglie e partiamo con meta Livigno passando dal Gavia (uribil) e facciamo la spesa delle ultime cose che ci servono tipo stivali, guanti, borsa da serbatoio, tute d’acqua, pizzoccherata, ecc. Splendido ritorno dalla classica St. Moriz con altri 500 km e fine del tagliando.
    Lunedì mattina la porto in concessionaria per il primo tagliando (1120 km) e quello mi fa: “guardi che bisogna prenotare 20 giorni prima!” – al che svengo sul posto e inizio a spiegargli che fra 20 giorni avrò bell’e che finito il viaggio di nozze, le vacanze e tutto!
    Deo Gratias si ammorbidisce e me la promette per il venerdì mattina (noi ci si sposa di sabato a 250 km da Milano).
    Via di corsa a cercare i bauletti originali, e rossi li trovo solo in un posto, a prezzo pieno, senza 50 ghelli di sconto (Lafranconi - NDR). Prendo i due laterali e via a studiare come si montano e a iniziare a prepararne il contenuto.
    Sorvolo sul resto della settimana, perchè come ben sanno tutti coloro che si sono sposati almeno una volta, c’è sempre qualcosa che non va nell’organizzazione, manca sempre qualcosa o qualcuno, insomma è un gran casino, uno stress impensabile!

    Partenza
    Venerdi mattina ritiro la moto (con anche l’antifurto nuovo e le sospensioni un filo più rigide – olio del 25) e volo a montare i bauletti. Pur non essendo ingeniere aerospaziale riesco a montarmeli in appena 3 ore da solo, poi doccia veloce, attacco i bauletti e via per quel di Courmayeur (tutta autostrada e mi hanno detto di non tirarla ancora per un migliaio di km – ma quando finisce sto rodaggio?????)).
    Però un paio di entrate del vtec in terza e quarta a manetta le faccio lo stesso, e che il concessionario e il motore si impicchino, non ce la faccio più!
    Arrivo ad Entreves, all’albergo, di soppiatto per non farmi vedere dal parentado gia' sul posto, faccio un’ennesima doccetta e via a lavare anche la moto.
    Cena (con la moglie arrivata più tardi in macchina) con i parenti presenti e serata a chacchierare con tutti. Frescura stupenda, tempo bello!

    Sabato (il matrimonio)
    Questa parte non potevo non metterla perché alla sezione vfr in rosa sarebbe dispiaciuto! Però la potete saltare a piedi pari.

    Dopo una splendida e ristoratrice notte al fresco (a 1300 metri non c’è la temperatura di Milano il 6 luglio) sveglia alle 7,30, doccia, barba pelo e contropelo, gel, vestizione, la moglie sparisce per la sua vestizione (indubbiamente più complessa) e giù dai parenti a far colazione! Solite domande scontate, del tipo sei riuscito a dormire, sei emozionato o roba del genere, colazione abbondante, e poi il tasto dolente! Il tempo! Nuvole basse, il Monte Bianco non si vede neppure per idea, e un freschetto, ma un freschetto, ma un freschetto, che è quasi freddo. Almeno non piove, piovigina e basta!
    Nel frattempo arrivano tutti quanti gli invitati (una ottantina in tutto, ci siamo moolto limitati) e io li a baciare e stringere mani e baciare e salutare eccheppalle…
    Se Dio vuole anche questo finisce, e si parte tutti per andare alla chiesetta di Notre Dames de la Guerison, a 1550 metri (ancora più freddo). Siccome siamo in anticipo, mi chiudo nel baretto con alcuni amici a scaldarmi a colpi di punch, grappa, vin brulè e simili.
    E finalmente, IN ORARIO, arriva la sposa …a cavallo………….
    Proprio non me la aspettavo!
    Lei bella, bellissima, porta un raggio di sole in mezzo a quel grigio pioviginare.
    (Ma il Monte Bianco ancora non si vede, e da quella posizione, sarebbe lui l’attrattiva principale! – beh, a parte noi, si intende)
    Ma finalmente si inizia!
    Sul matrimonio, visto uno visti tutti, sulla chiesa qualcosa da dire l’avrei. 80 invitati non ci stavano tutti – è proprio piccola – ma in compenso è molto raccolta ed è strapiena di ex voto di gente che si è salvata vedendosela brutta in montagna. Caratteristica, da visitare se capitate da quelle parti. E da non perdere, se il tempo è bello, è la vista che si gode dalla strada sul Monte Bianco. Da quella posizione è veramente immenso, impressionante, bianco.
    Per curiosita' ci siamo voluti sposare li perché la prima uscita di due giorni che abbiamo fatto da “fidanzatini”, la ho portata in tenda – campeggio libero sotto le stelle – li in zona e di giorno, ad occhi chiusi, la ho portata fino al punto più panoramico. Poi glieli ho fatti aprire… uno spettacolo, fatelo. Comunque bella cerimonia. Essere parte in causa è decisamente diverso da essere invitati.
    Riso a quintali, baci e bacioni, foto di rito (pochissime) e via verso il ristorante “La Genzianella” a Colle S. Carlo, 2000 metri (sempre più freddo!).
    Menù: Aperitivo all’aperto (meno male che usciva un briciolo di sole, gli invitati arrivavano dall’afa della pianura e non erano poi troppo coperti). Antipasti di lardo con castagne calde al miele, mocetta, salame di cervo, prosciutto di montagna, funghetti ecc...
    Poi polenta normale e concia in tavola a volonta', da mangiare con salsicce, coniglio, pollo in umido, capriolo, cervo, brasato, salmì, spezzatino e chi più ne ha più ne metta.
    Vino rosso d’obbligo a gogò.
    Una bella crostata ai frutti di bosco per torta nuziale con il classico spumantino Ferrari.
    Infine la grolla o caffè alla valdostana che è stata la parte più divertente.
    La grolla è fatta con caffè, grappa, genepy, zucchero chiodi di garofano e scorze d’arancia il tutto bollente e servito in una “tazza” in legno in comune fra 6 o più persone. Messa in tavola, gli viene dato fuoco (poco alcolica, vero?) e poi viene tappata per evitare l’incendio. Quindi la si inizia a bere dai beccucci cercando di evitare all’inizio di ustionarsi la lingua e passandola al proprio vicino e così via finché non si raffredda - e allora finisce in un attimo. E’ così dolce che alla fine va giù come ridere (ma fa almeno 40°), e il caffè lo hanno preso proprio tutti, astemi compresi e più di uno. Infine liquori vari e del posto (grappe a volonta').
    Usciamo dal ristorante e …il sole… compare a salutarci.
    La bomboniera era composta da mezzo chilo di confetti assortiti contenuti in un tulle interno e un quadrato di jeans esterno legato con un filo di cuoio, il tutto realizzato con le nostre mani. Baci abbracci foto con i parenti partenti e via all’albergo per cenare (???). E per riprendersi dalla giornata i giovani e anche i meno giovani, insomma un bel gruppetto di matti, via a giocare a biliardo! Giornata stupenda!

    Domenica
    Certo, mica dura solo un giorno, un matrimonio così strambo!
    Sveglia alle otto, apriamo la finestra e, meraviglia, una giornata SPLENDIDA, senza una nuvola, con un cielo così blu che solo in montagna lo puoi trovare. WOW.
    Colazione abbondante, baci bacioni a quei 45 invitati rimasti, e poi in 25 via a fare rafting sulla dora (www.rafting.it).
    Io e la moglie prendiamo il vfr nuovo rosso e gelato e partiamo per quel di Morgex (12 km più qualche variante per scaldare le gomme tot 25 km).
    Cambio vestiti con muta casco e giacca d’acqua, indottrinamento per quelli che non l’avevano mai fatto (18 di cui parecchi dalla Sardegna) e via nelle acque gelide portati dalla impetuosa corrente del fiume fin nei suoi anfratti più belli e nascosti, in mezzo ad onde e massi, con un cielo blu che ti apriva il cuore di gioia. Insomma, uno sballo! E anche chi non lo aveva mai fatto lo ha voluto finire tutto, anche l’ultimo pezzo, il più difficile e pericoloso, bambini compresi (seduti in mezzo al gommone, stavolta).
    Doccia veloce alla base, alcuni parlavano come matti (adrenalina a chili e non hanno smesso che dopo un bottiglione di rosso), e poi via tutti in Val Veny, una ventina di chilometri a monte (qualche pieghetta), in una splendida pineta a 1600 metri a grigliare. Si, perché tutti quelli che non hanno fatto rafting erano andati in Val Veny alla mattina, alcuni a passeggiare, gli altri a prearare una grigliata.
    Ore 14,00, arriviamo ai tavoli e ci lanciamo come lupi sulle cibarie, aperitivi, antipasti, pasta fredda, salsicce, salamelle, pancetta, puntine, costate, qualche verdurina alla griglia, anguria, torta. Spazzolato tutto in 20 minuti cronometrati!
    Ore 14,30, grappino, pisolo in pineta, quattro passi per digerire, e verso le 16 anche gli ultimi invitati ripartono dopo baci, abbracci e ringraziamenti.
    E, anche gli sposini stanchi dopo tanto baciare parenti ed amici, tornano finalmente in albergo per un po’ di relax e per sistemare i bauletti per il giorno dopo.

    Lunedì, primo giorno – Entreves -> Schwarzwald (400 Km)
    Partenza da Entreves alle ore 09:30 dopo abbondante colazione e finalmente liberi da tutti.
    VFR con il pieno, noi due, i due bauletti laterali, una borsa da serbatoio con cartina a vista, e qualunque posto dove si possa arrivare completamente a nostra scelta di fronte a noi. FIGO!!!
    Traforo del Monte Bianco, appena riaperto dopo il funesto incidente di 3 anni prima e mooolto più fattibile in moto. Infatti l’aria è decisamente respirabile, a differenza dell’ultima volta che ero uscito asfissiato e cianotico. A Chamonix a destra per la bellissima valle dell’Argentiere e poi su fino al Col de la Forclaz (1526 mt) che separa la Francia dalla Svizzera. Strada bella, finalmente posso aprire (seppur zavorrato) e piegare di gusto. Nonostante i mez 4 ad anteriore e posteriore, la moto risponde benissimo, è brillante, maneggevole, goduriosa, tiene bene. La moglie picchia i pugni (sulle mie costole), ma si deve abituare, il viaggio è ancora lungo. L’unica cosa strana è il VTEC, che non ho ancora capito bene come gestire e che mi fa prendere un paio di scivolatine di culo (insisto ad usare la prima in salita). Sosta al passo senza foto, e via di nuovo giù in svizzera fino a Martigny, con un panorama bellissimo. Qui, sosta per bollino autostradale (ladri di svizzeri) pieno e via, in autostrada direzione Montreaux e splendida vista del lago di Ginevra dall'alto e poi fino a Berna. Prima di Basilea usciamo dall’autostrada - bella, curvoni lunghi, aree di sosta splendide e pulite, paesaggio incantevole, sembra di essere in Svizzera!-. Non so dove, in mezzo alle colline usciamo dall’autostrada (poi scopriamo di essere a Sissach, poco prima di Basilea) per trovarci in una zona splendida, di boschi, campi verdi, colline e mulini a vento. Ci fermiamo a pranzare in un qualche posto e iniziamo a cercar di capire cosa avremmo mangiato nei giorni sucessivi. Decidiamo che avremmo mangiato bene! Dopo la sosta ripartiamo verso nord per le statali e ci dirigiamo al fiume Reno che dovremo attraversare a Rheinfelden per entrare in Foresta Nera. Lo splendido Reno ha poco di splendido: grigiastro, tutto attorno pieno di fabbriche, sembra di essere a Cinisello.
    Foresta Nera o Schwarzwald, posto incantato, foreste e foreste, pini neri dappertutto e certe stradine cupe (alle 3 di un assolato pomeriggio) in mezzo ai boschi che ti fanno pensare a Robin Hood. Non avendo deciso dove ci saremmo fermati (e non conoscendo nulla, neppure la lingua) ci siamo addentrati in questa zona con un po’ di timore, principalmente per riuscire a trovare un posto per dormire e mangiare, essendo in giro alla sperainDio. E girare abbiamo girato parecchio, fra questi paesini, fino a trovare un paese, St. Blasien con uno strano mausoleo o santuario, e finalmente un posto per fermarci. Per arrivarci siamo passati da Schopfheim e a Schonau abbiamo girato a destra per Lehen, poi per Berau e infine St. Blasien. Qui consiglio di alloggiare nella pasticceria (konditorei e hotel) ad angolo di fronte alla chiesa - foto - (un po' verso sinistra) nella via principale. Vi fanno una colazione che non ne avete idea, la moglie ci tornerebbe anche in bicicletta da Milano.
    La sera cena in un pub tipico della zona a base di carne patate, verdure e litri di birra (che impiegano una vita a spillare).
    Totale prima tappa circa 400 Km (variazioni e smarrimenti compresi)

    Martedì, secondo giorno - St. Blasien -> Innsbruck (350 Km)
    Mega colazione, vestizione e via di buon'ora. Attraverso splendide e ottimamente asfaltate strade di collina in mezzo ai boschi (ho evitato apposta le stradone) arriviamo a Schaffhausen e qui ripassiamo la frontiera con la Svizzera. Aneddoto della frontiera: ci ferma il tetesco (alto biondo occhi azzurri) di guardia e ci chiede qualcosa. Noi di tedesco non si mastica proprio nulla e dopo aver tirato fuori tutti i documenti, pronti a tutto, anche ad aprire i supercompressi bauletti, riusciamo a capire che ci chiede semplicemente da dove arriviamo. Al che io "Schwarzwald" e lui "ha ha, schwarzwald" mimando con la mano pieghe a destra e sinistra e con un sorriso a 32 denti. Penso fosse un motociclista, ma non lo sapremo mai! Proseguiamo lungo la statale a sud del lago di Costanza, e non la consiglio a nessuno. Semafori e passaggi a livello ovunque, un traffico davvero notevole, un sole che spacca i caschi! Dovendolo rifare, passerei un po' più a sud, per le stradine in collina, facile perdersi ma sicuramente più divertente.
    Finalmente a Rorschach inizia l'autostrada che prendiamo in direzione del Liechtenstein, usciamo dall'autostrada, lo attraversiamo (così abbiamo una nazione in più) ed entriamo in Austria.
    Finalmente ricominciano le strade belle e senza traffico. Da qualche parte ci fermiamo a far benzina e scopriamo che il bollino autostradale in Austria funziona a tempo. Gente civile, mica gli svizzeri. Prendiamo il bollino per 2 settimane (pochi euro, 4 o 5 mi pare), e il poliziotto che ci ha spiegato del bollino (in inglese) ci dice anche di non prendere i due tunnel per andare a Innsbruck ma di fare i passi di montagna. Scelta sicurmente azzeccata, splendidi, da rifare. Il sedere inizia a far male, e l'ultimo pezzetto lo facciamo di nuovo in autostrada, dove scopriamo i TOURIST INFORMATION, ufficetti piazzati in alcune aree di servizio vicino alle citta' importanti che ti prenotano direttamente l'albergo a seconda delle disponibilita' e delle richieste, ti spiegano la strada, ti forniscono di cartine del posto, il tutto alla modica cifra di 5 Euro! Gente civile, mica come da noi!
    Albergo in pieno centro con box per la belva, doccia, cambio, e via per Innsbruck. Cittadina turistica, molto ben organizzata, pulita, bella e godibile. Cena all'aperto nella piazza principale assaggiando le ricette tipiche della zona (non chiedetemi cos'erano, so solo che erano tedesche e buone) e giro serale per la citta'. Molto bello il parco, illuminato e perfettamente curato (e dove c'era un concerto rock con un sacco di gnocca) e il lungofiume, con delle targhe in varie lingue (anche in italiano) che spiegavano storia, abitudini e costumi della cittadina. A nanna, che oggi ci siamo fatti altri 350 Km.

    Mercoledì, terzo giorno - Innsbruck -> Salisburgo (200 km)
    Sveglia prestino e via in autostrada (la vallata è ampia e calda, meglio andare veloci) fino a Wörgl dove usciamo per andare a vedere Kitzbühel (restiamo sempre sciatori) lungo una strada bella e ben asfaltata. Il posto ci delude molto. La valle è ampissima (caldissima) e gli impianti da sci sembra li abbiano messi sulle collinette attorno. Il paese invece è bello, ci compriamo un po' di frutta per pranzo e lo giriamo. Ripartenza lungo l'unica strada che porta a Salisburgo. All'inizio una superstrada, poi dopo St. Johann inizia a migliorare e sembra di nuovo di essere in montagna. La parte in Germania prima di Salisburgo, poi, una vera figata. A Salisburgo entriamo in autostrada e becchiamo subito un TOURIST INFORMATION (gente civile!) che però a quanto pare reputa due motociclisti in viaggio di nozze con una moto da 25 milioni dei poveracci che non si possono permettere un 4 stelle in centro. Dopo averle fatto capire a fatica che NON abbiamo problemi di prezzo, ci indica finalmente un hotel fuori dalla citta', con la piscina, un posto splendido. Servizio ottimo, camere bellissime, cibo mega, birra pure, ambiente familiare ma splendido, silenzioso, parco interno con piscina e vista sulle montagne, e in più a 5 fermate di autobus dal centro.
    Decidiamo di fermarci anche il giorno dopo a riposare e vedere Salisburgo.
    Doccia, birrona, pranzo (quasi merenda) ottimo, sole e piscina. Tappa corta, ma ci voleva. Solo 200 Km o poco più, considerati i giretti in centro.
    In più, a Salisburgo, sempre nei famosi Tourist Information, oltre a rifornirti di cartine ecc, ti fanno anche acquistare una tessera, la Salzburg Card, che ti permette l’accesso a tutti i musei, castelli, mostre, mezzi pubblici, il tutto prepagato a giorni (noi l’avevamo fatta di 2) e, a conti fatti, molto conveniente.
    La sera, dopo un’ottima cena accompagnata da una bottiglia di Dom Perignon Cuvee 1993 (rimasta nel bauletto dopo il matrimonio), romantico giretto in centro. Veramente bello.

    Giovedì, quarto giorno - Salisburgo
    Sveglia comoda, colazione tetesca, e via in pantaloncini corti a girarci Salisburgo. Qui, che dire, si può fare o vedere di tutto, dall’arte alle marionette, alla mostra sulla grande guerra, a castelli e cattedrali, certo un giorno non basta se non per alcune cose. Da rifare, ma con più tempo a disposizione.
    Serata tranquilla in hotel, cena e preparazione bauletti.

    Venerdì, quinto giorno – Salisburgo -> Budapest (600 Km)
    Sveglia presto, colazione "tetesca" (wurstel, patatine, birra e simili) partenza per Vienna (poi saltata per andare a Budapest).
    Purtroppo non ricordo esattamente la strada fatta, abbiamo percorso un po’ di montagna verso sud e poi girato verso ovest fino a raggiungere la pianura e riprendere l’autostrada per Vienna, tutto con la segnaletica. Da qui, frontiera e poi autostrada tutta dritta fino a Budapest (550/600 km in totale). In pianura caldo, ma veramente caldo infernale, tipo 43/44 gradi a 150 all’ora con tuta in pelle non traforata. Nota bene sugli ungheresi: tirano a fregarti in qualsiasi modo, pur di prenderti anche un solo euro sono veramente disposti a tutto. Occhio quindi sul cambio, sul resto (ti refilano banconotone da 100.000 ma sono cecoslovacche e quindi non valgono nulla neppure da loro) ai tassisti, a non litigare per delle cazzate perché sembrano non attendere altro (soprattutto nei luoghi isolati, non certo a Budapest), ecc. ecc.
    Arrivati a Budapest dopo aver girovagato 1 ora seguendo il cartello che indicava un mai trovato ufficio informazione turisti (ci eravamo abituati troppo bene in Austria) sudati grondanti e in condizioni semipietose per il caldo ci fiondiamo in centro alla ricerca di un albergo, ma l’unico decente che riusciamo a trovare, come al solito ci prende per due barboni in moto che vogliono andare in un 5 stelle. A questo punto, cercando di far capire che possiamo permetterci tranquillamente i 100 e rotti euro per notte (da loro una vera follia), il portiere con un paio di telefonate ci trova per pieta' un albergo 4 stelle in un torrione circolare dall’altra parte del Danubio. Per fargli capire che cosa si stava perdendo a livello di mance (anche se non era vero) gli piazzo in mano 50 euro (mezzo stipendio suo) e ce ne andiamo vedendolo diventare bianco cadaverico (penso dal dispiacere di non vederci più). Almeno i prossimi motociclisti li trattera' meglio… e comunque era una soddisfazione che non aveva prezzo.
    Comunque l’hotel che ci ha trovato era veramente valido, se uno non soffre di vertigini. Infatti avevamo una stanza semicircolare al 22° piano, con vista su Budapest, aria condizionata, frigo bar completissimo, tv satellitare con anche la RAI e i canali hard…. insomma, completa.
    Dopo una megadoccia e un riposino, usciamo e con un taxi ci facciamo portare sul bel Danubio blu per la cena. Qui, dopo aver girellato un po’ in giro, scegliamo un barcone sul fiume, e devo dire che abbiamo scelto bene. Posto riservato, all’aperto, cameriere sempre pronto, cibo ottimo, tramonto sul fiume superbo e poi le luci sui ponti e sulla riva che man mano si accendevano, solo io e lei… proprio roba da viaggio di nozze.

    Sabato, sesto giorno – Budapest
    Sveglia comoda, colazione, e in giro a vedere Budapest, con i suoi palazzi neogotici e liberty, le sue cattedrali e il parlamento in stile gotico, la sua vecchia fortezza e tutti i suoi ponti. Ne vale veramente la pena, anche se forse due giorni sono troppi, a meno di essere in giro con amici e non con la moglie. E meno male che la mia non fa troppo la gelosa, altrimenti non mi entrava più il casco, dalle mazzate che mi dava in testa. Bisogna dire che le ungheresi le fanno con lo stampino. 1,70 di altezza, bionde, occhi azzurri, bei lineamenti, vitino da vespa, sedere ben fatto, una quarta di seno. Se poi si considera che c’erano almeno 40 gradi e quindi non avevano certo il cappotto….. insomma, a fine giornata avevo un torcicollo bestia. Cena in un altro posto caratteristico, temporale terrificante e via a nanna.

    Domenica, settimo giorno – Budapest -> Eibiswald (500 Km)
    Sveglia, colazione, conto e via, autostrada (per modo di dire) verso il lago Balaton, il mare ungherese. Bisogna dire che è un posto ben attrezzato, sembra di essere in romagna. Spiaggia bianca, ombrelloni, sdraio, pedalò, luna park, discoteche, traffico, gnocca, tutto uguale, solo che quello è un lago. Finché non lo si supera e, andando in direzione Rédics (frontiera) ci sono 60 km di nulla assoluto, peggio che in Barbagia, anzi uguale, tanto anche se si incontrasse qualcuno non ci si capirebbe comunque. A 2 km dalla frontiera troviamo un ristorante-motel da camionisti e ci fermiamo a mangiare per spendere gli ultimi Lei rimasti e riposare dopo 250 km di strada pessima le dolenti chiappe. E come al solito, nei ristoranti dei camionisti si mangia bene e si spende poco.
    Aneddoto di frontiera. Credo che da quelle parti non vedano molte moto, almeno non come il vufero (credo che non vedano neppure molta gente, se è per quello). Ci si mettono attorno 5 o 6 militari truci ed armati fino ai denti, gli presento i documenti e manco li guardano (tra l’altro avevamo solo la carta d’identita'), e continuano a parlarci e farci dei segni che non capiamo. Preoccupati che ci volessero far aprire anche i bauletti o perquisirci o roba del genere, tiro fuori anche i documenti della moto da sotto la sella, ma loro niente. Alla fine capisco cosa vogliono: che parto con un bel ripresone e tiro a manetta fino alla curva in fondo, a 5 o 600 metri. Solo che lo capisco io, non la Manu, e mentre parto a manetta lei urla disperata “CAZZO FAI, QUELLI CI SPARANO!” e urla fin dopo la curva, dove rallento e le spiego.
    Da qui fino a Maribor (nostra teorica meta) sono almeno 100 km di strada lenta, disastrata e piena di deviazioni incomprensibili. Arriviamo a Maribor, verso le 4 di pomeriggio, pensando di trovare la tipica cittadina di montagna tappa della coppa del mondo di sci alpino, e invece troviamo una citta' di pianura con una collinozza subito dietro con, in effetti, le tracce delle piste da sci. Però per i nostri gusti faceva troppo caldo e quindi, dopo aver cercato un albergo sulla collinozza senza riuscirci, ripartiamo nella vallata del Deneb in direzione Austria. E qui, nonostante la stanchezza si faccia veramente sentire, le strade ricominciano a diventare divertenti e scatenanti. Tutta la vallata è veramente incantevole, fiume, dighe, pinete, paesini di montagna, finchè a Radlje prendiamo a destra per il passo St. Lorenzen, quasi una pista, dove un paio di smanettoni del posto hanno avuto gioco non troppo facile a superare un povero vufero stracarico. Subito dopo il passo, a destra, troviamo il paese di Eibiswald e ad unaa birreria ci fermiamo a chiedere se c’è un hotel nel nostro fiorito idioma tedesco. In pratica a gesti capiamo che dove ci siamo fermati è un hotel, birreria, ristorante, macellaio, gelateria e cinema. Ed è anche l’unico del paese e forse della zona. Che culo, erano ormai quasi le otto di sera, c’era aria di temporale ed eravamo stravolti.
    Megabirra mentre ci preparano la camera e, tempo di togliere i bauletti vien giù tanta acqua da affogarci, in moto.
    Doccetta, cena alla tedesca a base di un enorme filetto tenero da far paura e birra a fiumi, un giro per il paese che è piccolo ma molto bello e via a nanna. Circa 500 km totali.

    Lunedì, ottavo giorno – Eibiswald -> Trieste (380 Km)
    Sveglia, megacolazione, conto irrisorio, e partenza per Trieste cercando di evitare le autostrade. Scopriamo così che questa zona per andarci in moto è veramente splendida. Tutta montagna, alla mattina avevamo sotto di noi un mare di nebbia che nascondeva la vallata ma ogni tanto faceva comparire qualche laghetto. Asfalto splendido, pieghe superbe, sembrava di essere in dolomiti. In pratica invece di scendere a valle abbiamo costeggiato la frontiera slovacca fino a Villach, dove siamo rientrati in autostrada e con questa abbiamo proseguito fino ad arrivare a Trieste. Ci siamo fermati a farci un bagno al mare a Sistiana e poi, abbiamo trovato un albergo in centro, ci siamo cambiati e via, a trovare i parenti che non c’erano al matrimonio. Circa 380 km.

    Martedì, nono giorno – Trieste –> S. Vito di Cadore (270 Km)
    Decidiamo di andarcene in zona dolomiti e di qui rientrare verso Milano passando però ancora da Austria, Svizzera per poi scendere da St. Moriz (chiaramente non in un giorno) però, sulla Vittorio Veneto, un cretino in auto e un dormiente in TIR ci mettono lo zampino e ci fanno fare il botto a circa 100 all’ora in galleria. In totale, un bello spavento, il bauletto sinistro esploso, il codino rovinatino, dobbiamo fermarci (e meno male che è successo in Italia). Decidiamo per S. Vito di Cadore, dove abbiamo parenti di amici che ci potrebbero dare una mano.
    Colmo dei colmi, dopo l’incidente inizia a piovere (l’unica volta che ci becca in moto) e, chiaramente, le tute d’acqua sono nel bauletto esploso e riparato alla meno peggio con nastro, filo di ferro ecc, e quindi inapribile a meno di non lasciare poi sull’asfalto tutto il contenuto.
    Qui, trovata una splendida pensioncina familiare lontanissima dalla strada e da ogni rumore, disfiamo i bagagli e ci facciamo un giretto su fino a Cortina. Totale 270 km. Circa.

    Mercoledì, e Giovedì decimo e undicesimo giorno – S. Vito di Cadore (400 Km)
    Visto che alla pensioncina non vola una mosca, fa un fresco splendido, si mangia bene e a 4 palmenti, il vino è buono, e la compagnia anche, decidiamo di restare.
    Tanto, qui le strade sono tutte belle, così alterniamo una mattina alle Tre Cime di Lavaredo, un pomeriggio in giro per i passi Falzarego e Giau, un giretto a funghi (neanche uno) qualche pisolo esagerato ecc. ecc. Km 400 circa.

    Venerdì, dodicesimo giorno – S. Vito di Cadore -> Milano (500 Km)
    Partenza, a malincuore, ma bisogna tornare a lavorare. Con un bauletto ed uno zaino ci incamminiamo verso casa, però scegliendo un bel percorso che coroni un così bel viaggio. Cortina, Passo del Falzarego, Passo di Campolongo, Passo Gardena, Passo Sella, Passo di Costalunga, Bolzano, Mendelpass, Passo del Tonale, Edolo, Bergamo, Milano.
    UN MASSACRO!
    Saranno non più di 500 km, ma è veramente un massacro, ci saranno 50.000 curve.

    Conclusioni
    Un giro sulla carta di 3600 km (anche se io lo ricordo di oltre 4000).
    Speriamo che vi sia piaciuto leggerlo quanto a noi è piaciuto farlo, con tutti i suoi imprevisti belli e meno belli, con la stupenda casualità del decidere giorno per giorno o addirittura al momento, ad un incrocio, dove andremo a finire stasera.

    2003 - CapoNord e ritorno di Luca "luckyduck" Montagner

    Voglio precisare che questo non vuole essere un report vero e proprio ma ho deciso di scrivere di getto quello che sentirò durante il viaggio, per cercare di fermare sulla carta le emozioni vissute durante questo viaggio.

    29 luglio martedì
    Sto cominciando a preparare l’occorrente per il viaggio ma non so bene da dove cominciare, intanto comincio dalle carte stradali, ho pensato anche di cominciare a scrivere, domani sarà il turno della moto; montaggio gomme MetZ4, tensione catena e poco altro (il tagliando è già fatto da 10 giorni) e intanto l’ansia da partenza aumenta……….

    3 agosto domenica Piombino dese Wurzburg 815 Km
    Ore 7.00 il conta Km indica 26402 e si parte la prima tappa prevede solo autostrada tedesca, alle 19.30 arriviamo a Wurzburg dopo 815 Km percorsi con temperature intorno ai 39° C

    04 agosto lunedì Wurzburg Onslev 704 km
    Sveglia alle 7.00, ci sono le valige da rifare e subito dopo colazione alle 8.30 si riparte verso la Danimarca; l’arrivo a Putgarden sulla costa tedesca ripaga di tutte le fatiche fatte per attraversare la Germania, la vista sul mare dalle colline è incantevole e la temperatura passa dai 39°delle zone interne ai 25° C della costa riusciamo ad imbarcarci sul traghetto appena arrivati al porto (27,00 €) la traversata dura 35’ e siamo arrivati in Danimarca, anche oggi abbiamo percorso 704 Km

    05 agosto martedì Onslev Granna 500 Km
    Sveglia alle ore 7.00 lasciamo la Danimarca attraversando il ponte tra Copenaghen e Malmö, un vero spettacolo (pedaggio 17,00 €) Cominciamo la risalita della Svezia tra paesini di case colorate, fattorie e boschi di betulle ci fermiamo in un albergo sulla costa di un bellissimo lago a Granna il tramonto visto da qui ci lascia senza parole il sole colora il cielo di rosso senza mai tramontare completamente, è la prima volta durante il viaggio che vediamo questo fenomeno che ci accompagner� fino alla fine della Norvegia sulla strada del ritorno ed anche oggi abbiamo percorso 500 km

    06 agosto mercoledì Granna Stoccolma 320 Km
    Al mattino troviamo un freddo pungente con 16°C siamo ancora abituati alle temperature italiane ma riprendiamo il viaggio verso Stoccolma per un po’ di Km costeggiamo il lago ma poi riprendiamo l’autostrada che ci porta alla meta del giorno, arriviamo a Stoccolma verso le ore 14,00 dopo 320 Km, scarichiamo i bagagli in albergo e dopo aver parcheggiato le moto ci dirigiamo verso il centro per cominciare la visita alla citt� torniamo in albergo verso le 23,30 e si v� a letto dopo un brindisi con il prosecco di Valdobbiadene che mi sono portato da casa, visto che oggi è il mio compleanno.

    07 agosto giovedì
    La giornata è spesa con la continuazione della visita a Stoccolma fino alle ore 16.00 poi rientrati in albergo e ricaricate le moto attraversiamo la citt� all’ora di punta per arrivare all’imbarco del traghetto che ci porter� in Finlandia, nell’attesa faccio conoscenza con un motociclista norvegese ( di Tromsø vicinissimo a Capo Nord) usa la moto 3 mesi l’anno e in 5 anni ha percorso 48000 Km.

    08 agosto venerdì Turku Kuopio 470 Km
    Passiamo la notte in traghetto dopo una cena indimenticabile buffet dagli antipasti di pesce crudo ai dolci dopo cena dal ponte della nave si vede un tramonto sul mare che non riesco a descrivere, alle 4 del mattino mi sveglio per la luce che entra nella cabina, sembra sia mezzogiorno, alle 7,30 sbarchiamo a Turku e siamo arrivati in Finlandia , scarichiamo le moto e ci avviamo verso l’uscita dalla zona di imbarco mentre le auto che scendono dalla nave restano tutte in colonna e mentre i conducenti aspettano il turno per la prova del palloncino (mah... sar� che i motociclisti sono astemi) attraversiamo una parte della regione dei laghi mentre al temperatura anche che troviamo è introno ai 15° / 16° qui troviamo anche la prima pioggia del viaggio circa 100 Km che però ben chiusi dentro le tute non ci creano fastidi particolari e riusciamo a mantenere anche una discreta media alle 16.00 arriviamo a Kuopio alloggiamo per 2 notti in un campeggio in una casetta di legno fantastica con tutti i confort , per oggi i Km sono 470 dopo aver fatto il bucato (abbiamo anche lavatrice e asciuga biancheria) cena a base di renna e birra finlandese (buonissima).

    09 agosto sabato Kuopio Savonlinna Kuopio 456 Km
    Sveglia con calma e partecipiamo al giretto con il moto raduno (16 Km) con i motociclisti finlandesi (da vedere) e, devo dire con i moltissimi italiano che arrivano fino a qui per partecipare a questo gemellaggio motociclistico.
    Rientriamo per il pranzo nella nostra casetta e pranzo a base di pasta (che mi sono portato da casa) ma senza prosecco (per la guida in stato di ebrezza sono severissimi) visto che alle ore 14 siamo ripartiti per il castello di Savonlinna proprio in mezzo alla zona dei laghi abbiamo percorso 456 Km senza valige attraverso laghi, boschi di betulle e case di campagna a dir poco incantevoli, la sera cena a base di renna con i partecipanti al motoraduno , poi a casa a base di prosecco e ricominciamo a fare le valige che domani si riparte.

    10 agosto domenica Kuopio Rovaniemi 560 Km
    Partenza per Rovaniemi il paese di babbo natale 560 Km , sosta a Oulu per il pranzo che di bello ha solo la zona di fronte al mare con le vecchie case dei pescatori che oggi sono diventate locande e ristoranti, per il resto niente da dire.
    Siamo così arrivati alo circolo polare artico e di renne nenche l’ombra dopo cena visto che alle 21 è ancora pieno giorno (come all 17 da noi) ne approfitto per andare un po’ in giro a scattare qualche foto e aggiungo altri 80 Km alla tappa del giorno, sulla citt� niente da dire se non che è la più anonima che abbia mai visto; c’è solo la grotta di babbo natale tipo un parco giochi. La temperatura in questi ultimi giorni si è abbassata tra i 10° e i16°

    11 agosto lunedi Rovaniemi Lakselv 570 km
    Sveglia alle 7.00 temperatura 9° cielo grigio piombo ricarichiamo le moto e alle 8.30 si riparte, verso le 10 cominciamo a vedere le renne ( da qui in poi saranno una persecuzione) ci dirigiamo verso Ivalo (il paese non è degno di nota) il paesaggio è stupendo attraverso praterie sterminate continuiamo verso Inari con la strada che costeggia il lago omonimo e sembra improvviasamente di essere tornati sulle dolomiti, in questi 30 Km sono gelosamente custodite tutte le curve delle strade finlandesi una vera goduria anche con le valige (da ricordare però che le renne sono sempre in aguato) la temperatura varia tra 9° e 14° comunque al sole sia sta bene ultima sosta in Finlandia per il pranzo a base di salmone a Inari da qui a Karigasniemi (confine norvegese) attraversiamo una zona di acquitrini e con grande sorprese le nuvole spariscono all’improvviso e arriviamo in Norvegia con un sole estivo e 23° ma all’ombra siamo ancora a 14° verso sera il cielo si riempie di nuvole anche a Lakselv e domani arriveremo a caponord, speriamo bene.

    12 agosto martedì Lakselv CapoNord Alta 430 km
    Oggi partenza da Lakselv per CapoNord il tempo è molto coperto e la temperatura è intorno ai 10° per arrivare sull’isola si percorre i fianco di un promontorio e un tunnel che passa sotto il mare nella parte finale del promontorio e sull’sola sono solo rocce,muschio e renne dalla fine del tunnel al mappamondo metallico sono 30 Km di trauma nebbia fittissima e pioggia. L’arrivo al parcheggio è il massimo della delusione, visiblit� 2 (è scritto due) metri al punto che vorrei tornare indietro, ma mi convincono a entrare nel centro visitatori, cominciamo a scrivere le cartoline di rito e poi come per magia la nebbia scompare, si vede i mappamondo la scogliera altissima e il mare a perdita d’occhio mi sento ripagato, verso le 15 ripartiamo con la nebbia che ha riavvolto tutto di nuovo e la discesa si dimostra più difficile della salita (almeno ha smesso di piovere) per arrivare ad Alta superiamo un passo a 450 m slm e sembra di essere sullo stelvio solo muschio. Fino a qui sono 4863 Km.

    13 agosto mercoledì Alta Narvik 524 Km
    Viaggiando sempre sulla E6 che è la principale strada norvegese,costeggiando i fiordi la strada è tutta curve e siamo combattuta tra andare piano e ammirare i paesaggi che non trovo parole per descrivere oppure viaggiare ad andatura sportiva anche se i limiti di velocita…..Narvik come tutte le cittadine del grande nord non offre molto da vedere e quindi con una breve passeggiata dopo cena soddisfiamo la nostra curiosit�

    14 agosto giovedì Narvik kabelvag (isole Lofoten) 279 Km
    Anche questa mattina da 6 girni il cielo è nuvoloso e sembra voglia piovere a minuti la tappa di oggi è molto più corta e ci concediamo qualche divagazione lungo il percorso verso la parte più a nord delle isole durante il giorno però il caldo e il sole si fanno insistenti e quando arriviamoa Kabelvag ci sono circa 23° dormiamo in un alberghetto realizzato sulla ricostruzione di un villaggio di pescatori, ci fermeremo qui per 2 notti.

    15 agosto venerdì isole Lofoten 290 Km
    Oggi escursione a zonzo per le isole senza bagagli come ogni mattina cielo molto coperto ma durante il giorno sole estivo la strada si snoda senza rettilinei tra piccoli fiordi spiagge bianche e incantevoli paesini di pescatori, da qui viene tutto lo stoccafisso che mangiamo in veneto arriviamo fino alla punta meridionale delle isole in un paese che sichiama Ǻ nota dolente che mi ricorderò per un po’ sono caduto una scivolata innocua che mi ha reagalato la rottura dello specchio sinistro e una sonora grattata alla carena comunque dopo un rapido controllo tutto risulta in ordine e il viaggio continua. A Borg abbiamo visitato la ricostruzione di un villaggio vichingo, molto interessante (ma non ho visto altri VFR parcheggiati) verso sera si è alzato un vento polare che ha fatto scendere la temperatura a 13 ° ma ormai manca poco a casa.Il mio programma del dopo cena prevede la riparazione dello specchietto a base di fili di ferro rimediato da una recinzione e il mitico nastro americano che miero portato da da casa.

    16 agosto sabato Kabelvag MoIrana 379 Km
    Partenza un po’ prima del solito per l’imbarco sul traghetto dove troviamo anche il gruppo di “Avventure nel mondo” ma loro viaggiano senza bagagli e con un furgone appoggio (ma vuoi mettere…..) comunque formiamo un serpentone di 16 moto su un saliscendi pieno di curve dallo sbarco la E6 comincia a lasciare le costa e devia verso la parte interna con il paesaggio che diventa di alta montagna anche se siamoa circa 700 m sul mare riattraversiamo il circolo polare artico e ci tocca un acquazzone che per fortuna dura appena 10 minuti e riusciamo ad arrivare in albergo praticamente asciutti. Anche sulla cittadina di Moirana non c’è praticamente nulla da dire.

    17 agosto domenica MoIrana Trondheim 539 Km
    Partenza come di consueto con cielo grigio canna di fucile e temperatura a 13° percorso completamente di montagna con 3 brevi acquazzoni ma sigillati nelle nostre tute antipioggia non abbiamo paura di niente arriviamo verso le 16 a Trondheim con una giornata di sole estivo,la citt� è stupenda,con le caratteristiche case di legno colorate costruite sulle palafitte, è la seconda citta della Norvagia ed è piena di belle ragazze e di motociclette tirate a ultralucido parcheggiate davanti ai locali.

    18 agosto lunedi Trondheim Oslo 603 Km
    La E6 continua il suo percorso in montagna con veramente pochi distributori di benzina, facendo una pausa a Dombas visitiamo anche un interessante museo (piccolino) sulla preistoria locale e sulla leggenda dei trolls arrivati a Oslo e dopo aver parcheggiato in albergo faccamo una passeggiata cercando un posto per la cena completando il giretto dopo cena, bella citta ma ormai si vede che cis tiamo spostando verso sud e l’atmosfera si fa più europea.

    19 agosto martedì Oslo Copenaghen 627 Km
    Quella di oggi sar� una delle tappe più lunghe del viaggio e tanto per cominciare troviamo oltre 2 ore di pioggia battente ma per fortuna non fa freddo, siamo ormai arrivati in Svezia e il viaggio dove ci aspettano il sole e una temperatura estiva il viaggio procede in superstrada con l’unica variante del ponte tra Malmo e Copenaghen che è comunque un bel colpo d’occhio e all’andata era nascosto dalla foschia. Arriviamo verso le 18 e quindi passeggiata e cena in centro in un bel locale (un po’ caro) affacciato sui canali.

    20 agosto mercoledì Copenaghen
    Oggi giornata a piedi la citt� è stupenda ed il tempo è veramente poco ma con passo veloce riusciamo a vedere almeno le cose più importanti, palazzo reale il parlamento la via pedonale più lunga d’Europa, la sirenetta (quasi da fare a pugni con i giapponesi).

    21 agosto giovedì Copenaghen Postdam 435 Km
    Lasciamo la Danimarca cambiando strada rispetto al viaggio di andata ci imbarchiamo sul traghetto a Rostok e poi autostrada e vento laterale fino a Berlino dopo una breve sosta in alexander plaz ripartiamo e in moto vediamo la porta di brandeburgo arriviamo a Postdam in un albergo molto carino e per cena grande abbuffata in una birreria (almeno qui i prezzi lo permettono).

    22 agosto venerdì Postdam Andechs 690 Km
    Tralascio di descrivere il viaggio in autostrada da segnalare però in un autogril facciamo conoscenza con due ragazzi di Pisa che avevamo solo incrociato in Norvegia, come li abbiamo riconosciuti? Semplice su due vespa nere e stracariche non potevano essere che loro. Andechs è famosa per il monastero e la fabbrica di birra che c’è a fianco, una volta la birra la facevano i frati, non credo sia necessario che vi descriva la serata…….

    23 agosto sabato Andechs …..Casa 425 Km
    Ultima tappa del viaggio siamo gi� tutti con la testa gi� a casa l’unico intoppo della giornata è l’autostrada del brennero dal confine fino a Trento letteralmente paralizzata dal traffico dei turisti che arrivano in Italia , la statale non è comunque la soluzione, superato Trento ci troviamo a Piombino dese in un baleno. Dopo le foto di rito i saluti

    Conclusioni
    Ora che è finito mi rendo conto che non si tratta di un viaggio particolarmete avventuroso, si potrebbe affrontare tranquillamente in solitaria, ma per chi ama i viaggi in moto e un periodo denso di emozioni il fatto di portare il proprio bagaglio il fatto di ripartire ogni giorno la stanchezza che verso la fine comincia a farsi sentire, ma la soddisfazione immensa di vedere paesaggi, paesi, gente,usanze a volte completamente diversi da quelli cui siamo abituati. Devo dire un viaggio che rimane nel cuore di chi lo sceglie.

    2003 - Croazia di Igor "Aigor" Ferri e Silvia Bigi

    ...Finalmente dopo un anno sono arrivate le tanto sognate vacanze estive, anche se purtroppo abbiamo solamente una settimana di tempo si è deciso ugualmente di andare alla scoperta della Croazia.
    A dire la verita' è stata la sorte che ci ha indirizzato dalla parte giusta, infatti il gioco della "monetina" ha deciso di scartare una vacanza "eno-gastronomica-piegaiola" sulle nostre alpi precisamente dalla Val d'Aosta a Trieste.
    L'organizzazione del viaggio è iniziata due giorni prima della partenza dopo aver acquistato la ormai inseparabile guida Lonely Planet.
    Visto che i giorni lontani da casa non saranno molti, per la precisione seisette, la moto deve essere caricata il meno possibile. Non vogliamo portare con noi cose inutili ,cose che a meta' del viaggio ci potranno essere d'impiccio.
    Siamo partiti infatti con i 2 bauletti laterali riempiti per meta' e il centrale solo con le cose di primo utilizzo come tute ad acqua, macchina fotografica e cartine varie; si dimostrera' una scelta azzeccata poiché ad ogni sosta per visitare in pochi minuti eravamo pronti con caschi e giacche al sicuro dentro ai bauletti.

    S.Valentino - Trieste Km 350
    Ma torniamo a noi... La partenza è fissata per le ore 8.00 e naturalmente ci siamo svegliati alle 10, carica la moto, chiudi la casa, saluta tutti e sono gia' le 12, siccome la strada da fare è molta decidiamo di fare tutta una tirata fino a Trieste.
    Dopo medie paurose in autostrada siamo finalmente arrivati alla frontiera dove ci aspetta un'amara sorpresa. Il poliziotto con voce imperiosa ci dice che i passaporti sono scaduti, guardiamo la data e ci accorgiamo che erano validi fino al giorno precedente (che culo!!!).
    Su consiglio del poliziotto andiamo alla Questura di Trieste e cominciando a rompere le scatole a tutti riusciamo a metterci in contatto con quella di Reggio Emilia.
    Dopo aver raccontato la storia ad almeno 15 persone differenti siamo riusciti a farci fare la delega per il rinnovo, ma ormai sono le 18.30 e la questura chiude, quindi tutto è rimandato a domani mattina.
    Siamo così andati alla ricerca di un hotel per passare la notte, purtroppo ne abbiamo trovato uno carissimo, ma non potevamo fare altrimenti perchè il giorno seguente dovevamo essere operativi alle 7.00 per il rinnovo e quindi varcare la frontiera ad un orario decente.

    Trieste - Plitvice Km 252
    Anche se alle 8.00 tutto era stato sbrigato al meglio ci mancava solamente la convalida di Reggio, una cosa velocissima, una firma su di un pezzo di carta spedita per fax. Questa procedura ci ha fatto perdere 4 ore e tutta la mia pazienza, infatti dal nervoso avevo gia' deciso di cambiare meta e andare sulle alpi, ma quando sono andato per farmi ridare i passaporti come per magia tutto era pronto...mah???
    Senza perdere altro prezioso tempo abbiamo indirizzato la prua vero la Croazia.
    Siamo entrati in territorio Sloveno alle 13.00, non abbiamo fatto nessuna sosta in modo da arrivare il prima possibile la' dove l'autostrada ci avrebbe lasciato per dare spazio ad una ridente e "bastardissima" stradina che rimarra' nei nostri ricordi.
    Intanto nei paraggi di Rijeka tanto per non perdere l'abitudine è cominciato a piovere insistentemente facendoci subito capire che dell'asfalto Croato non ci si può affatto fidare.

    Usciti dall'autostrada ci siamo immessi su la strada provinciale che porta a Plitvice transitando per Ogulin; da non credere, i primi km li abbiamo fatti a 15 km/h a causa dei buchi e la larghezza della carreggiata che nei punti più stretti superava di poco i 2 mt!!... il bello che si trattava di strada a 2 sensi di marcia... di commenti sono superflui.
    Mentre ci avvicinavamo alla nostra meta siamo passati per una zona veramente fantastica, la strada era immersa in una natura incontaminata che ha cominciato a farci apprezzare, finalmente questo viaggio.

    Ma la cosa che ricorderemo di più purtroppo è la desolazione e miseria che la guerra ha portato qualche anno prima; molte sono infatti le case senza tetto con una miriade di fori provocati dalle mitraglie, uno spettacolo che fa veramente pensare molto e ti fa guardare la popolazione Croata sotto un altro aspetto.

    Senza altri intoppi siamo arrivati al parco nazionale, subito ci siamo preoccupati di trovare da dormire ,credendo fosse difficoltoso, ma abbiamo subito capito che sarebbe stato l'ultimo problema, la bassa stagione e la miriade di Sobe (appartamenti) ci avrebbero dato una mano per tutto il proseguire del viaggio.
    Questi appartamenti se vogliamo chiamarli così non sono che stanze private date in affitto per dormire. Praticamente si dorme in casa con la gente del posto; una particolarita' è che molte di queste sistemazioni non hanno il lavandino e ci si deve arrangiare alla bene meglio.

    La spesa media per il pernotto si aggira tra le 120180 kune (1422 Euro).

    Parco Nazionale di Plitvice
    Il giorno seguente lo abbiamo utilizzato per la visita del parco che anche se non era nella stagione migliore,(autunno) ci ha mostrato tutto il suo splendore. Plitvice in parole povere sono 16 laghetti che cascano uno dentro l'altro tramite cascate e rapide ed è una zona protetta dal passaggio dell'uomo. Il parco è stato dichiarato patrimonio dell'umanita' dall' UNESCO nel 1979.
    E' inderscrivibile la bellezza di questi laghi, una meraviglia da vedere assolutamente, nessuna descrizione può fare capire veramente di che cosa si tratti.

    Anche se era inizio Luglio i turisti erano tanti, non oso immaginare che ressa e che confusione ci sarebbe stata in Agosto.

    Plitvice - Sibenic - Primosten km 225
    Partenza al mattino presto per una bella tappa di trasferimento e per goderci quelle sante e apprezzate ore fresche del giorno. Lasciata la zona del parco nel giro di 30 km il paesaggio è cambiato radicalmente, se prima eravamo in mezzo al verde e all'acqua adesso viaggiamo con ai lati colline rocciose e aride che fanno tornare in mente l'entroterra della Sardegna; l'unica cosa che manca sono gli animali al pascolo ,una rarita' da queste parti.

    Nel trasferimento ho notato che i Croati della parte più vicina alla Bosnia non amano tanto i turisti, infatti mi è sembrato che facessero di tutto per metterci in difficolta' ,non facendoci passare , accelerando mentre erano sorpassati, i poliziotti che ci richiamavano ad andare piano. Non è stato una gran trasferimento.
    Arrivati a Primosten, un bellissimo paesino con la fortezza, abbiamo capito un'altra indispensabile cosa. Sulla costa ,dove il turismo di massa è il benvenuto ci sono 2 tipi di uffici del turismo. Quelli "ufficiali" che ti trovano una sistemazione decente e quelli che ti metterebbero a dormire anche dentro ad una galleria. Una cosa da fare assolutamente è andare a vedere la camera subito, se costa poco c'è un motivo. Comunque si parla sempre di spese che sono ben al di sotto di come siamo abituati in Italia.Una notte in un albergo a 4 stelle con tutti i confort (sauna, piscina, palestra, colazione ecc.) costa 60 Euro in 2!!!!
    Hotel Tepli Bok www.auroraclub.hr

    Se si vuole spendere ancora meno ci si può affidare alla “ndrangheta” :o) locale con prezzi ridicoli 10 / 13 Euro in 2.
    La sera siamo andati visitare la fortezza e le sue mura e visto che eravamo sul mare abbiamo voluto concludere degnamente la serata mangiando una buona dose di pesce.

    Sibenic - Dubrovnik - Korcula km 378
    Dopo una dura nottata passata a digerire tutto il pesce che avevamo mangiato, si è deciso di fare un'altra tirata fino a Dubrovnik, per poi goderci le isole al ritorno verso casa. Prenotato il traghetto Spalato - Ancona per il ritorno in patria ,siamo partiti verso la citta' che da anni mi chiedevo come fosse.
    Normalmente in Italia per fare 300 km ci si impiega circa 3 ore ,in Croazia no, al sud le autostrade non esistono, le strade passano per le citta' e la viabilita' non è studiata molto bene, basti pensare che siamo passati per almeno 7 mercati di frutta verdura ecc. per arrivare a destinazione.
    Il panorama comunque ci ha aiutato a non farci innervosire troppo, laghi, coltivazioni e paesaggi stupendi sono riusciti a tenere il termostato dell'ira a livelli normali.

    Tirando le somme siamo arrivati a Dubrovnik dopo quasi 6 ore di viaggio, passando anche per un breve tratto di Bosnia, dove, ricordate, è obbligatorio avere il passaporto per passare.

    Dubrovnik(detta anche Ragusa) è bellissima, le spesse mura di pietra a strapiombo sul mare, i lastricati in marmo bianco, le case ammassate e strette tra di loro ti fanno subito capire che stai camminando in un luogo dove la storia ha lasciato il suo indelebile segno.

    Nata nel VII secolo Dubrovink grazie alla sua posizione geografica non ci ha messo molto a diventare una prosperosa citta' commerciale, purtroppo per questo motivo durante buona parte della sua storia ha dovuto combattere per mantenere al propria indipendenza non sempre riuscendoci.

    Bisogna anche ricordare che nella guerra di indipendenza degli anni 90' ha subito dei terribili bombardamenti che distrussero la maggior parte dei propri monumenti e che a tempo di record sono stati restaurati.

    La visita della citta' dall'alto percorrendo le mura è a pagamento(15k) ,ma solamente camminando in quel perimetro si riesce a scorgere le cose più belle e nascoste di questa opera d'arte.
    Dopo una vista di circa 3 ore(di più non serve) siamo ripartiti per andare a riposarci su di un'isola ,abbiamo optato per Korcula, la più vicina, anche perché ormai avevamo sulle spalle il viaggio catastrofico del mattino e volevamo riposarci un po'.
    Percorsa tutta la penisola di Peljesac , fatto un piccolo tratto in traghetto di 20 minuti siamo finalmente sbarcati a ed anche qui vale la solita storia degli uffici del turismo ,anzi qui i finti albergatori ti vengono incontro e non ti lasciano in pace per un minuto.
    Con un colpo di fortuna abbiamo trovato sistemazione in una stanza in centro storico con veduta sulla via più in voga del paese. (170 k 23 Euro)
    Una cosa che vi voglio consigliare è di interpellare ,appena sbarcati, l'ufficio del turismo " Marco Polo" lì vi prenoteranno la stanza e l'albergatore vi verra' ad indicare la strada.
    La sera siamo usciti e seguendo le indicazioni della guida abbiamo cenato al ristorante nascosto tra le vie del centro "Adio Mare" veramente valido e molto caratteristico.(180Kune)
    Il dopocena lo abbiamo trascorso passeggiando sul porto e per le piccole vie del paese.

    Korcula - Hvar (traghetto)
    Dopo una bella nottata e una colazione in centro abbiamo prenotato il traghetto per raggiungere l'isola di Hvar. Con 3 ore a nostra disposizione, prima dell'imbarco, si è deciso di godersi un po' la vita da spiaggia.
    Arrivata l'ora dell'imbarco, ho indossato tutto il mio abbigliamento tecnico di ultima generazione :o) per fare i 2 km che ci separavano dal porto e ci siamo finalmente imbarcati.

    Hvar
    Appena sbarcati sull’isola ci siamo prodigati a cercare una sistemazione per la notte e dopo varie discussioni con i soliti personaggi, che volevano a tutti i costi affittarci una loro camera,abbiamo trovato asilo in casa di una signora che parlava quasi perfettamente italiano.
    L’unico problema è sorto quando mi hanno comunicato che non c’era il garage e la moto avrei dovuto parcheggiarla sulla strada…potete immaginare come ne sono rimasto contento..
    Dopo un‘opera di convincimento da parte di Silvia mi sono deciso a lasciare la moto sul marciapiede e di andare in centro. Il paese si è dimostrato subito molto accogliente,un po’ troppo pieno di turisti per i nostri gusti,ma carino con locali e ristoranti in riva al mare.
    Per la serata posso consigliare i ristoranti più nascosti e lontano dalla confusione dove si ci si può anche azzardare a mangiare pasta.
    Dopo aver mangiato ci siamo spostati in centro per cercare di noleggiare un gommone o barca per il giorno dopo. Infatti di fronte a Hvar ci sono una miriade di micro-isolette che non aspettavano altro di essere visitate.

    Hvar – Spalato - Trogir 50 km
    Tutta la mattinata l’abbiamo passata a girovagare, con una barchetta simile a quella di Popeie in mezzo alla barriera di isole in fronte alla cittadina e sguazzando nell’acqua limpidissima.Una bella frittura di pesce e poi ci siamo diretti verso la camera, perchè dovevamo assolutamente imbarcarci per Spalato per andare a visitare un paese nelle vicinanze dichiarato patrimonio dell’umanita': Trogir.

    Trogir è bellissima ,una lingua di terra sul mare,belli i campanili e la roccaforte,ma la cosa che abbiamo apprezzato di più sono state le vie cittadine veramente folcloristiche.

    Trogir- cascate Krka - Spalato – Ancona - casa 400 km
    Appena svegliati al mattino, notando che prima della partenza avevamo 4 ore “libere”,senza pensarci 2 volte ci siamo diretti verso le cascate di Krka (a 80 km da Trogir)sicuri di vedere un’alta meraviglia.
    Infatti appena arrivati e parcheggiato la moto abbiamo notato un radicale cambiamento della vegetazione e della temperatura.
    La valle formata dal fiume si presentava come un oasi in mezzo al deserto;alberi verdissimi, acqua limpida e un clima fresco da come se fossimo in montagna.
    Ci sono vari percorsi,in base al tempo disponibile,noi abbiamo optato per il tragitto da un’ora. Le cascate sono splendide ed è possibile anche fare il bagno,solo se si è veramente temprati,perché l’acqua che scorre è veramente fredda.

    Dopo l’ennesima meraviglia e arrivati a Spalato ci siamo imbarcati quasi subito e nelle 4 ore di navigazione verso Ancona ci siamo guardati 2 film proiettati su schermo gigante.

    Dopo tanti controlli da parte della polizia Italiana siamo finalmente sbarcati e dopo 40 km di autostrada ha iniziato a piovere.
    Non avevo mai visto un temporale simile, per almeno 50km vento e secchiate d’acqua ci hanno fatto compagnia. Per dare l’idea dell’intensita' della pioggia,si può paragonare a viaggiare in moto con il getto di una pulivapor a 120 bar puntato sulla visiera :o)
    Non volevo fermarmi,dovevo assolutamente passare questa tempesta e lasciarla alle spalle,in certi momenti abbiamo viaggiato a 50 kmh con la visiera aperta…. un macello anche le automobili avevano difficolta' a procedere.
    Fortunatamente tutto è filato liscio dopo aver passato l’inferno siamo arrivati a casa dopo la mezzanotte.

    Conclusioni
    La Croazia ci ha veramente meravigliato, non immaginavamo di trovarci immersi in tanto splendore. La natura incontaminata(o quasi) dall’uomo è la cosa che abbiamo apprezzato di più, il mare delle regioni più meridionali e paragonabile a quello della nostra Sardegna.
    Poi si vede chiaramente che è una nazione dove la storia ha lasciato il proprio segno, i monumenti, le mura, i campanili, le fortezze sono per lo più in buono stato oppure sono stati restaurati a regola d’arte.
    I Croati,a parte quelli delle regioni più lontane dal turismo, sono abbastanza ospitali se chiedi indicazioni ti aiutano volentieri.
    Le cose che non abbiamo gradito sono state poche ,ma una su tutte è stato l’asfalto, specialmente quando bagnato è una cosa incredibile sembra di guidare sul sapone. Un’altra cosa che non ci ha convinto del tutto è stata la viabilita': al Nord si riesce anche a viaggiare bene ,ma al Sud è una cosa incredibile. Strade di comunicazione strette e che passano inesorabilmente nel centro dei paesi creando code inverosimili.
    Ci dispiace non aver visitato Zagabria e le isole Coronate, ma con così poco tempo a nostra disposizione non potevamo fare di più.
    Il pernottamento non è mai un problema (in luglio) specialmente al Sud, si trova posto ovunque e se ci si accontenta di dormire a casa degli abitanti locali, si spende veramente poco.
    Per chi come noi ha la passione della subacquea credo che la Croazia si presterebbe molto bene a questo sport, non fosse per i permessi ed i visti che si è obbligati ad “acquistare” per potersi immergere.

    2003 - Elefantentreffen di Igor "Aigor" Ferri

    La preparazione per affrontare il mitico raduno è iniziata circa due mesi prima della partenza, grazie ad un e-mail apparsa in lista con oggetto "ELEFANTENTREFFEN 2003",che invitava tutti i soci VIC a parteciparvi.
    Dopo solo una settimana eravamo gia' 56 persone ad essere in contatto per l'organizzazione ed è stato quello che mi ha fatto capire che si partiva veramente questa volta. Erano alcuni anni che mi ripromettevo di partecipare a questa "pazzia", finalmente avevo trovato le persone giuste, pronte per un viaggio che io ho sempre considerato un'impresa che non tutti possono portare a termine.
    Dopo molti messaggi, quando l'organizzazione era ormai nel suo pieno, un e-mail del grande capo Ghibli (anche lui sorpreso dalla nostra determinazione) ci invitava a pubblicare sul sito del club una pagina di presentazione della nostra impresa. Potete immaginare che carica ci ha dato, voleva dire che eravamo pronti per entrare nella storia del VIC.
    Molti soci a leggere le nostre e-mail, a questo punto hanno provato(almeno a me) a dissuaderci dicendo che era una follia, una cosa troppo pericolosa, la moto ne avrebbe risentito per sempre e che ce ne saremmo pentiti. Ma non erano al corrente della "voglia di andare" che avevamo tutti.
    A questo punto eravamo in 7: 5 VFR, una Suzuki SV e un mitico Guzzi (molto folcloristico) che vedrete in seguito.
    Per quello che riguarda il mio VFR, ho dovuto sottoporlo ad un trattamento speciale in modo da non "distruggerlo".
    Ho cambiato le gomme montando le mitiche MACADAM, delle quali tutti i soci vanno matti, ho messo un liquido refrigerante antigelo(-40°C)...esagerato direte voi...ma si parlava di -20°C durante la notte...!! Prima di rimontare le carene ho spruzzato su tutte le parti meccaniche una trattamento al silicone e grasso per motori marini in modo da proteggere tutto dal sale che viene buttato a quintali sulle strade tedesche.
    Poi... le CATENE!!!
    "le catene per la moto??...tu sei un deficiente!!!"...ecco le parole di incoraggiamento che mi sono state dette da quasi tutti quelli che mi chiedevano come avrei fatto se nevicava.
    Anche se il mitico Snoopy aveva trovato un ditta che produceva catene spray (delle quali ognuno di noi ne ha comprato un flacone),non contento un sabato pomeriggio mi sono chiuso in officina e ho costruito delle catene artigianali che mi hanno fatto partire più tranquillo.


    Nel frattempo un nostro compagno di avventura (Pecora nera) ha dovuto dare forfait, per noie al regolatore, ma si sono uniti a noi altri 5 soci e una mitica "zavorrina". La spedizione parte quindi con 12 partecipanti.
    Dopo le ultime e-mail per gli ultimi accordi e dopo esserci divisi le varie attrezzature da campeggio siamo finalmente partiti.

    31 gennaio 2003
    Partenza ore 11.00, dopo aver caricato le moto con tutte le cianfrusaglie possibili siamo finalmente partiti alla volta di Affi, dove abbiamo appuntamento con Kevin, Paolo e Franco (BMW RT).
    Naturalmente dopo una settimana di sole splendido e di temperature miti, la giornata si presentava molto incerta e la temperatura superava appena lo zero. Dopo qualche chilometro mi sono dovuto fermare per togliere i famosi "sacchetti del patume", detti anche paramani, perché disturbavano non poco la guida. Ho potuto cosi testare subito i guanti riscaldabili.
    Appena usciti dall'Emilia la temperatura si è alzata di colpo e la nebbia è svanita lasciando posto a un bellissimo sole che scaldava non poco l'aria. Stavamo viaggiando con 8°C, sembrava impossibile!!
    Siamo arrivati in orario ad Affi e insieme ai nostri nuovi compagni di viaggio abbiamo proseguito fino a Trento nord, dove alle 14.30 c'è il ritrovo con i ragazzi di Roma.
    Sfortunatamente (ma c'era da immaginarselo) a Roma e dintorni stava nevicando dalle prime luci dell'alba e i ragazzi sono in tremendo ritardo. Sono in ritardo a causa della neve, ma anche perché il grande Snoopy non soddisfatto delle prestazioni del suo motore, ha avuto la pensata di fare il pieno di gasolio, passando i successivi 15 minuti a sacramentare e a succhiare con un tubo per svuotare il serbatoio... senza contare che il VFR di Filippo ha qualche problema elettrico e spesso va rimesso in moto a spinta o collegando la batteria a un altra moto, con i praticissimi cavi portati da Snoopy: 50 cm di lunghezza e morsetti da un solo lato!
    Dopo un viaggio tremendo sotto la neve per superstrade e statali sono finalmente arrivati all'appuntamento, ma con oltre 2 ore di ritardo. Purtroppo Elio e la sua dolce meta' hanno dovuto gettare la spugna subito dopo la partenza. Verranno sostituiti da Stefano (Aprilia Caponord) che nel frattempo si è aggregato a noi.
    Il gruppo ufficiale per l'ELEFANTENTREFFEN 2003 è questo: Igor, Filippo, Kevin, Snoopy, Paolo, Mansuel, Tommygun, Piero (Guzzi), Stefano (SV), Franco (BMW) e Stefano (Caponord).

    Eravamo in ritardo pazzesco sulla tabella di marcia, ma dovevamo assolutamente varcare il Brennero il prima possibile. Mentre ci avvicinavamo al confine la temperatura e scesa di colpo nel giro di 3 km e se prima stavamo viaggiando con 45°C adesso sfioravamo i -3. Arrivati alla Barriera del Brennero, ho telefonato al nostro amico "Guzzista" che era partito in anticipo rispetto a noi, visto la differenza di medie autostradali. Purtroppo per me a causa di problemi alla moto e di borse perse in autostrada era tornato indietro, lasciandomi senza tenda e tutti gli accessori per il campeggio...cominciamo bene!! Senza perdere altro preziosissimo tempo siamo ripartiti a palla verso il confine di stato.
    Man mano che ci avvicinavamo la temperatura scendeva e cominciava anche a scendere un po' di neve, che dopo 10 minuti aveva gia' raggiunto i 56 cm coprendo tutto il manto stradale.

    Io e Mansuel accorgendoci all'ultimo istante che il gruppo stava entrando una area di sosta, siamo arrivati lunghi e ci siamo trovati da soli in mezzo all'autostrada. Io sono sceso e ho spinto la moto per 200 mt. all'indietro, Mansuel invece ha provato a girarsi, ma mentre lo faceva è scivolato sulla neve e ha appoggiato la moto in terra. Eravamo al buio in corsia di marcia sotto la neve con -8°C e una moto era sdraiata in terra, un bel modo per iniziare il viaggio.
    Con un po' di fatica aiutandoci a vicenda siamo riusciti a raggiungere gli altri,che nel frattempo avevano trovato un riparo dalla bufera, per discutere il da farsi.
    Senza tanti ripensamenti siamo ripartiti subito, come se fosse normale viaggiare sulla neve con quelle temperature e siamo entrati in territorio Austriaco.La neve fortunatamente ha smesso di cadere e le strade stavano, col passare dei Km, ritornando praticabili al 100%.Per fortuna, ho pensato io, non mi trovavo a mio agio a guidare sulla neve.
    Era ora di fermarsi per i rifornimenti e prendere qualcosa di caldo, non dimentichiamo che si viaggiava sempre con temperature che oscillavano dai - 4°C ai - 7°C. Purtroppo è stato un errore fatale, nel frattempo era cominciata una bufera con un vento pauroso che di lì a poco avrebbe riempito l'autostrada di ghiaccio e neve.

    E' stato qui che la "Pattuglia Funamboli" ha dato il meglio di se mettendo l'autostrada sottosopra. Mentre viaggiavamo a circa 60-70 kmh (avete letto bene) su ormai 10 cm di neve, sfruttando i piccoli solchi lasciati dalle automobili,il BMW che era subito a ruota di Filippo e Kevin,ha cominciato a scodare a destra e sinistra cadendo in mezzo alla strada alzando una nuvola di neve e scintille. Paolo che era immediatamente al seguito per evitare il pilota strisciante in carreggiata è scivolato e ha spostato la sua moto con un calcio, in modo che non finisse contro a Franco. Io che ero spettatore di tutto questo show ho pensato" se tocco i freni sono fritto"allora spostandomi verso destra senza mollare il gas, ho evitato Paolo e sono finito in mezzo alla neve fresca.Naturalmente appena la ruota anteriore si è inclinata un po' sono volato in terra e schizzato,grazie al gore-tex, come una saponetta in avanti fermandomi ad almeno 50 mt dalla moto.

    Nello stesso momento sono sopraggiunti tutti gli altri che a loro volta hanno cominciato a cadere modello domino, uno dopo l'altro creando un mucchio di moto e piloti in mezzo alla strada. Purtroppo in nella caduta la moto di Snoopy è finita con la ruota anteriore sotto ad un TIR, fracassando cerchione e disco. A questo punto mi sono rialzato e ho visto una scena che mi rimarra' impressa per tutta la vita. Autostrada bloccata, 8 moto buttate in terra in modo sparso, piloti che provano a rialzarle, macchine che sbandano per non investire nessuno, tutto in mezzo ad una bufera di neve con -5°C. Se non era per la temperatura avrei creduto di essere all'Inferno!!

    Ho rialzato la moto che era finita in corsia di sorpasso, facendomi aiutare da due automobilisti Tedeschi che molto gentilmente mi hanno anche recuperato la borsa serbatoio finita chissa' dove.
    Dopo aver parcheggiato la moto sul lato destro dell'autostrada, sono andato a vedere le condizioni di tutti gli altri. Nessuno si era fatto male, ma la moto incidentata non poteva certamente continuare il viaggio. Bisognava assolutamente chiamare un aiuto. Nel frattempo Filippo e Kevin erano avanti 2 km che non sapevano nulla dell'accaduto.
    Fortunatamente è arrivata la polizia che come prima cosa ci ha redarguito perché stavamo bloccando il traffico, neanche lo facessimo di proposito, poi ha fatto accomodare Snoopy nella volante per farsi spiegare il problema. Appena montato in macchina ha rischiato di soffocare a causa del riscaldamento a palla e ha provato a raccontare con il suo perfetto TedescoInglese l'accaduto. Risultato: i poliziotti ne sapevano tanto quanto prima e hanno chiamato il carattrezzi.
    Ecco come Mansuel ha vissuto la carambola:
    "Vorrei solo aggiungere che nel botto generale io non sono caduto. ;-)
    La qual cosa non è rilevante visto che poi sono caduto altre 3 volte quella notte (in tutto 4!!!!) ma per evitare Tommygun ho vissuto gli attimi più intensi della mia vita.
    Procedevo buon ultimo ed ad un certo punto moto e pilota che mi precedevano schizzavano impazziti sull'asfalto ghiacciato cambiando continuamente direzione.
    Infine sono riuscito ad evitarli passando in mezzo e prendergli di striscio solo il piede.
    Alchè mi sono trovato davanti all'inferno con tutte le moto buttate sulla strada ma sono riuscito a schivarle deviando sulla corsia di emergenza.
    Risultato?
    Esaurimento nervoso che mi dura ancora ora..."
    E questo invece e' il racconto di Filippo, che guidava il gruppo...
    "Ero in testa al gruppo e, procedendo su neve e ghiaccio in corsia di marcia normale, prestavo molta attenzione a dove mettere le ruote. Sulla corsia di sorpasso mi superavano tir e automobili. Poi, ad un tratto non ho piu' visto altri mezzi sorpassarmi. Per un attimo ho guardato nello specchietto e dietro non ho visto piu' nessuno: mi sono subito preoccupato ed ho cercato un posto per fermarmi con le dovute cautele. Ho visto in lontananza un triangolo a terra; lo ho superato di circa 100 m. e mi sono fermato sulla corsia d'emergenza. Poco dopo mi ha raggiunto Kevin, che mi confermava di aver visto dietro di lui qualcuno cadere.
    Ho lasciato il motore acceso per i noti problemi di batteria e ho acceso il cellulare. Dopo vari e vani tentativi di contattare il resto della spedizione ricevevo una chiamata da Tommygun che mi ragguagliava sull'accaduto. Nel frattempo sull'altra corsia si formava una poco rassicurante coda di veicoli dovuta ai curiosi...
    L'attesa e' stata molto lunga ma quando ho visto di nuovo il tarffico sulla ns. carreggiata mi sono un poco rassicurato.
    Poi ecco finalmente uno spazzaneve seguito a breve dai miei compagni: insieme a Kevin ho fatto loro cenno di proseguire; Kevin si e' accodato all'ultimo del gruppo sulla corsia di sorpasso che era stata parzialmente ripulita dallo spazzaneve; infine son ripartito anch'io.
    Fatti non piu' di 50 m. sulla corsia di marcia normale (non mi sentivo di andare su quella di sorpasso per la grossa presenza di tir) la moto mi sgusciava da sotto le gambe e si sdraiava completamente in corsia di emergenza restando io in piedi!
    Moto a terra, motore spento, ho pensato di non poter piu' ripartire.
    Ho cercato con tutte le mie forze di tirare su la moto senza riuscirci.
    Si e' fermato un ragazzo tedesco, al quale ho cercato di spiegare i miei problemi: col suo aiuto ho rimesso in piedi la moto: poi poiche' non capiva che la moto non sarebbe potuta ripartire, per dimostrarglilo ho acceso il quadro, ho premuto lo starter e la mia piccola ha ripreso a girare! Nel frattempo e' arrivato il carroattrezzi con su la moto di Snoopy e lo stesso Snoopy: col lampeggiante acceso mi hanno coperto le spalle fino alla prima uscita, dove mi son ricongiunto con gli altri amici."

    Era giunta l'ora di provare le catene modello Aigor e quelle liquide. Il montaggio che si era sempre dimostrato semplice e veloce, in quelle condizioni era diventato molto difficoltoso, infatti ci sono voluti almeno 50 minuti di bestemmie per fare il tutto.Poi quando è giunto il momento di spalmare le catene liquide mi sono accorto che si era congelato il tubetto e non usciva nulla, neanche a stringerlo con una morsa... Dopo 3 tentativi il tubetto è finito in mezzo al bosco con un lancio da vero professionista.
    A questo punto eravamo pronti per raggiungere Kevin e Filippo, Snoopy sul carrattrezzi e noi stoici in moto su ormai 15 cm di neve.

    Visto che l'autostrada era diventata una lastra di ghiaccio e la temperatura era scesa ancora,si viaggiava con i piedi per terra a 10kmh, rischiando di cadere ad ogni inclinazione troppo accentuata.Se devo dirvi la verita' le catene hanno funzionato abbastanza bene, anche nella neve più alta la moto aveva un po' di trazione sia in frenata che in accelerazione. Il problema è stato che sembrava di guidare un martello pneumatico!
    Raggiunti gli altri siamo ripartiti tutti insieme per arrivare alla prima uscita, portare la moto in officina e trovare un hotel per passare la notte. Sono stati gli otto km più lunghi della storia 2 ore e mezza tra:Tir che ti stavano ad un metro di distanza strombazzando e con gli abbagliati impedivano di guardare la strada.Ad un certo punto è arrivato il famoso "spargisale" che ha sciolto la neve in corsia di sorpasso. Finalmente si poteva viaggiare su di un manto quasi pulito,il problema era che i TIR adesso ti sorpassavano a destra e le macchine ti lampeggiavano da dietro.
    Ho avuto per la prima volta in vita mia paura ad andare in moto,non potevamo cadere altrimenti venivamo investiti. Kevin mentre ha perso il controllo della mto ed è caduto in mezzo alla strada e il camion che lo seguiva ha cominciato a sbandare e si è fermato a un metro dalla moto. A questo punto io volevo tornare a casa, non potevamo continuare un viaggio così pieno di insidie.

    Dopo altre cadute un po' di tutti quanti siamo finalmente usciti dall'autostrada e ci siamo sistemati in un hotel lì vicino.Ormai erano le 12.30 e ci siamo dovuti arrangiare da soli per il mangiare.
    Siamo arrivati ad una conclusione: domani si torna a casa. Nessuno però era convinto, infatti quando mi sono lasciato scappare che io prima di tornare in Italia mi andavo a prendere la medaglietta dell'Elefante, a tutti hanno brillato gli occhi.
    A pensarci bene dopo tutto quello che avevamo passato, eravamo a 200 km dal raduno, rodeva non poco buttare tutto al vento. Comunque avevamo davanti una notte per pensarci, tutto andava in funzione del meteo...



    1 febbraio 2003
    Dopo una dormita che ha dato un po' di forze e morale alla truppa, a colazione si è deciso di proseguire il viaggio, non tutti però. Franco valutando i danni del suo BMW ha deciso di tornare in Italia. Così come Snoopy e Kevin che, dopo essersi accordati con Lupo (che merita un applauso che non finisce più) per il recupero della moto, hanno deciso di non proseguire. Non hanno proseguito per questioni di tempo, infatti non sarebbero mai riusciti ad essere in orario per caricare la moto se fossero venuti a Solla.
    Con malincuore ci siamo salutati e abbiamo proseguito per arrivare alla nostra meta.

    Le strade erano pulite, il sole splendeva e la temperatura non era neppure tanto bassa, si viaggiava con -1°C, praticamente rispetto a ieri sembrava primavera. Ci voleva proprio un po' di tregua. Eppure avevo più freddo del solito, per quale motivo mi chiedevo io;il motivo era che mi ero scordato di mettere un paio di calze e non avevo indossato la pettorina in pelle... l'entusiasmo gioca brutti scherzi.
    Dopo avere passato Monaco facendo uno slalom tra le macchine in colonna ci siamo immessi nell'autostrada verso Passau e abbiamo cominciato ad aumentare il ritmo, dovevamo arrivare al raduno prima di sera, avendo gia' avuto modo di verificare quale fosse il rischio di guidare con il buio. Sembrava di non arrivare più, passavano i km ma l'uscita giusta non arrivava mai, finchè dopo un paio d'ore abbiamo finalmente abbandonato l'autostrada. Appena si è cominciato ad entrare nella foresta Bavarese, la temperatura è calata di colpo stabilizzandosi a -9°C dandoci cosi il benvenuto all'Elefantentreffen 2003. C'eravamo riusciti, eravamo arrivati al raduno più duro d'Europa, adesso cominciava una parte a noi del tutto sconosciuta: il pernottamento in tenda sulla neve.


    Guardando gli altri accampamenti abbiamo subito capito che bisognava assolutamente procurarsi della paglia. La paglia infatti è un ottimo isolante per il freddo, tutti quanti i campeggiatori ne avevano due o tre "balle". Montate le tende siamo ci siamo aggregati a tre ragazzi di Gorizia, che erano venuti in Vespa e Lambretta (!), usufruendo del loro fuoco gia' acceso. Intanto era calata la notte e l'accampamento ha cominciato a mostrarsi in tutto il suo splendore.

    Quasi tutte le tende avevano il loro fuoco, guardando la collina sembrava di essere nel mezzo di una fiaccolata, uno spettacolo che non è possibile descrivere. Fuochi d'artificio venivano sparati senza sosta dai quattro angoli della valle, illuminando il cielo stellato con colori che si rifrangevano sulla neve, tingendo il campo di rosso, verde, giallo... uno spettacolo irreale e bellissimo. Da qualche parte qualcuno aveva portato una vecchia sirena antiaerea a manovella, e la azionavo di tanto in tanto facendo da contrappunto ai colpi a salve sparati da un mortaio portato da chissa' quale matto (giuro!)
    Parlando con i ragazzi di Gorizia si è scoperto che anche loro si erano trovati in mezzo alla bufera della sera precedente si erano persi nella foresta, e avevano infine chiesto asilo politico ad un bar che li ha ospitati per la notte.

    Intanto la carne stava cuocendo e il vino si stava scaldando vicino al fuoco, eravamo pronti per sbranare quelle 50 salsicce che ci stavamo sognando da giorni. Che mangiata, anche se la carne era mezza cruda ci siamo abbuffati. Nel frattempo Mansuel si scioglieva le scarpe dentro al fuoco, non accorgendosi di niente. Chissa' se per colpa del freddo o del sangiovese?
    Era l'ora di andare a vedere il folclore del raduno, un Tedesco che avevamo conosciuto per caso, al grido di "Amico! Amico!" ci ha portato dentro ad una tenda dove c'erano una quindicina di persone che non avevano niente a che fare l'una con l'altra. Ci siamo adagiati in questa specie di Harem dove ci hanno offerto rum e altre sostanze sconosciute, di fronte ad una stufa in terracotta che faceva un fumo da petroliera!!



    Continuando il nostro giro ci siamo imbattuti in tantissimi personaggi di vario tipo e di dubbia fama. Abbiamo anche notato che il gioco preferito dalla serata era quello di prendere per il culo quelli che scivolando sul ghiaccio si insaccavano le più nascoste articolazioni.
    Finita la serata tra vari giri di birra, vino e grappa (bisognava scaldarsi) siamo tornati alla tenda, non prima che Paolo avesse appiccicato gli adesivi del motoclub in tutti i posti più inimmaginabili, addirittura sulla fronte di un vigile del fuoco.(non sto scherzando!!)
    Siccome era rimasta un po' di carne ho riacceso la griglia e mi sono cotto tre bistecche, assistendo ad una scena che mi ha fatto rendere conto del freddo che c'era.Ho aperto una bottiglia d'acqua appoggiandola sulla neve, girato la carne e quando ero pronto per bere, era gia' congelata. Erano bastati pochi secondi...roba da matti. Dopo questa bisognava andare a letto.
    Siamo andati a letto praticamente vestiti da moto, io con 2 sacchi a pelo con la giacca sulla faccia in modo da respirare aria calda!! La mattina al risveglio tutto era congelato, persino il gas del fornello. Abbiamo notato che delle persone avevano addirittura dormito all'aperto. Francamente pensavo che fossero morte, invece il fumo che usciva dal sacco a pelo mi ha rassicurato.



    02 febbraio 2003
    Naturalmente dopo la nottata a -20°C molte moto non pativano più e hanno intasato non poco l'uscita dal raduno. Comunque dopo un'ora siamo riusciti ad immetterci sulla strada di casa notando subito una temperatura ancora più bassa del giorno precedente. Si è partiti con un -9C, poi come sappiamo il termometro del VFR si spegne; tenete conto che è rimasto spento per circa un 'ora. Non dico altro...
    Presa nuovamente l'autostrada, dopo 20 km ha ricominciato a nevicare intensamente, non ci potevamo credere era destino che soffrissimo fino alla fine. La strada è ritornata bianca in un attimo, ma visto che l'esperienza del venerdi siamo usciti subito, anche perché la moto di Filippo non ne voleva sapere di andare bene. Fortunatamente sia la moto che il tempo hanno smesso di fare i capricci e anche se le strade erano ancora innevate ci siamo diretti verso Monaco, non prima di rischiare di perdere una borsa laterale che si è sganciata e ha cominciato ad oscillare, rimanendo attaccata grazie ai 2 perni inferiori!!



    Il ritorno
    Ora che ci era ormai successo di tutto, volevamo solo arrivare a Trento senza altri intoppi nel cammino. L'unico problema lo ha avuto Mansuel che ad un certo punto non riusciva più a stare concentrato nella guida e si sentiva come svenire.Ha dovuto fermarsi a tutti i cosi, altrimenti poteva veramente succedere qualcosa di brutto. Nel frattempo si sono uniti a noi anche Kevin e Snoopy che stavano ritornando da Bolzano. Buffo il destino siamo partiti insieme e dovevamo tornare insieme...Non ho parole!!!
    Avvertito Ossido del nostro imminente arrivo, abbiamo poi proseguito fino a Trento nord dove siamo stati accolti come dei reduci di guerra.
    Subito di corsa in hotel e pronti per andare in birreria. Era la prima volta che partecipavo ad una "Birrata Trentina" e devo dire che mi sono trovato molto a mio agio. Anche se conoscevo solo pochi soci devo dire che i Trentini sono veramente ospitali. Abbiamo assaggiato le varie specialita' locali e bevuto un'ottima birra ed una spettacolare grappa alla pera.


    Tante risate e qualche foto ricordo poi a letto, domani ci aspettano altri km, soprattutto per i Romani che non sono ancora sicuri di arrivare a casa senza altri imprevisti.

    Infatti Il giorno seguente mentre noi del nord eravamo gia' arrivati a destinazione, prima Mansuel ha rotto un paraolio della forcella e nel tratto più appenninico la neve nuovamente dato il suo aiuto per rendere questo viaggio interminabile.

    Conclusioni
    Cosa dire, il viaggio è stato veramente estremo, sia per il pilota che per la moto, siamo partiti in 12 ed arrivati in 7, si è rischiato veramente molto ci sono voluti coraggio e voglia di arrivare a tutti i cosi. Però è stata un'avventura che ricorderò per tutta la vita anche per merito del gruppo. Siamo entrati tutti in sintonia subito come se ci conoscessimo da una vita e non c'è mai stata la minima incomprensione, tutto è andato a gonfie vele.
    Se lo rifarei?a'Penso di no, credo che esserci andati una volta basti. Non per le difficolta' o per il freddo, ma non ne sento la necessita', non ho più la curiosita' di questo mito. Però posso tranquillamente confermare che è una di quelle cose da fare almeno una volta nella vita...


    2003 - Il Grossglockner Tour + Innsbruck, Miki da Istrana


    Cast: "MOSTRO RED" & "TORQUEMADA"

    Con la partecipazione di: JERICO E KIDA + MIKI E SIMO

    L'organizzazione di questo tour è costata la bellezza di 1 ora e 4 caffè a casa di JERICO, il giorno 10/08/2003...

    La non bella esperienza mia (MIKI) dell'anno prima mi ha spinto a riprovarci, perchè in tre giorni ho preso tutta l'acqua del nord Europa e non ho visto nulla.
    Deciso: si parte il 12/08/2003...

    PRIMO GIORNO:

    Martedì mattina ci si doveva trovare a casa mia alle ore 08.00 ma... AIUTOOO!!!! la carta d'identita' di JERICO non si trova... ( JERICO siamo nella Comunita' Europea chi c... ti controlla?!)
    OK abbiamo tutto?!
    Dotazione: BORSA DA SERBATOIO (con massima estensione) + ZAINETTO + BOMBOLETTA DI FAST (sgratt!!!...) + AMICIZIA + TANTA VOGLIA DI FARE KM CON I NOSTRI VUFERI + ........ DIVERTIMENTO + ......... .

    Si parte direzione PORDENONE... perchè????a'ma perchè dobbiamo andare a VILLACH!!!.
    La temperatura è torrida il termometro del "MOSTRO RED" segna 30° C.; verso le 12.00 siamo a SAN DANIELE DEL FRIULI, di conseguenza una sosta culinaria a base di prosciutto ci sta a pennello, anche perchè ci dobbiamo reidratare.
    Si riparte, al confine... che non c'è più, ci sentiamo strani, passare da uno Stato ad un altro così liberamente da' una sensazione strana che va dall'euforia dettata dalla mancanza di vincoli, alla titubanza per la mancanza di punti fermi a cui fare riferimento.

    Arriviamo a VILLACH che sono le 14.00 circa, parcheggi moto non ce ne sono per cui che si faa'Vigili?! Nooo!!! Si affaccia da un negozio di articoli tribali un energumeno alla naziskin tatuato che ci offre ospitalita'... è brutto... sembra un delinquente... le moto?... ci fidiamo e lasciamo nel retrobottega tutto il vestiario e i bagagli...speriamo...

    VILLACH è un paesino carino che con una passeggiata di 1/2 ora lo si visita tutto: la chiesa, il campanile, la via principale (carina) e basta...
    Torniamo dal nostro energumeno e con nostra felicita' ritroviamo i nostri "cavalli" compresi di "selle" e "briglie"... con animo più rilassato instauriamo un fantacolloquio (anglo-italo-tedesco) con il nostro Austriaco e ne salta fuori che è un motociclista e un amante dell'ITALIA.
    E' proprio vero che... l'apparenza inganna; per cui se andate a VILLACH sulla via vicino ad una piazzetta con una colonna c'è questo negozio: andateci, ha qualche bell'articolo. (fine pubblicita').

    Si riparte con destinazione ISELSBERG, un paesino a pochi km da LIENZ (non confondetevi con LINZ) dove comincia la strada più bella d'Europa, la GROSSGLOCKNER HOCHALPENSTRASSE.

    Passiamo per molti paesi seguendo la A10 fino a SPITTAL poi deviamo sulla E66 che ci porta ad attraversare la CARINZIA per portarci in TIROLO e prendere la B107.

    Verso le 19.00 arriviamo all'HOTEL ISELBERGERHOF & CAFE ISELBERG un caratteristico hotel alpino specializzato in MOTOCICLISTI il quale fa parte della catena MOHO (moto hotel).
    Le camere accoglienti (pulite) le usiamo giusto il tempo per una doccia perchè la fame ci attanaglia.
    Cena Austriaca a base di spatzli (gnocchi con spinaci) e cotoletta con patate... e nella mente ancora gli ultimi 20 km di pure curve veloci da piegoni incredibili (NON NOI!).
    Per finire la serata caffè a LIENZ, dove JERICO ha dato dimostrazione di meccanica applicata a spese del mio "MOSTRO RED", al quale si era lascata la catena.

    Con 350 km sulle braccia andiamo a letto felici ed euforici per la giornata che ci aspetta l'indomani.

    SECONDO GIORNO:

    Dopo una lauta e abbondante colazione ci prepariamo a partire ma... I BAGAGLI SONO INGOMBRANTI PER FARE LE CURVE... Non ci sono problemi!; il titolare dell'hotel dice di lasciarli lì e ritirarli al nostro ritorno...e vaiiiiiii.

    Dopo aver pagato 138.60 euro per 2 camere matrimoniali con colazione e 4 cene partiamo, subito la strada si presenta bellissima larga e con un asfalto da grip spaventoso, l'andatura è moderatamente veloce quando vediamo una figura al lato della strada...è un poliziotto ma... NO! E' FINTO!!!!!... UN MANICHINO DI CARTONE!! sti Austriaci ne pensano una più del diavolo.

    A HELLINGENBLUT troviamo il casello dove ci chiedono la bellezza di 17,00 EURO che con lo sconto datoci dall'albergatore diventano 14,80 euro, non pochi ma li meritera' tutti.

    La strada è fantastica a tre corsie con curve da mozzafiato... non ho mai piegato cosi tanto BELLISSIMO!!!!

    Arriviamo in cima e ci troviamo davanti uno spettacolo fantastico, una vista da mozzafiato con le montagne del PARCO DEI TAURI che ci sovrastano e il ghiacciaio che si estende in tutta la sua enormita'. Parcheggiamo le moto in un mega parcheggio dove sono compresi gli armadi di sicurezza per caschi e giubbotti.

    Con lo sguardo che si riempie di uno spettacolo inimmaginabile, ci incamminiamo verso una baita, dopo una mezzora di cammino sperando di vedere le famose marmotte dei Tauri, arriviamo al rifugio posto alla bellezza di 2438 m. s.l.m. una coca e via... ritorniamo al piazzale centrale per prendere la CREMAGLIERA DEL GHIACCIAIO: una pseudo cabinovia che porta sul ghiacciaio: dopo aver pagato 3.50 euro a testa arriviamo sul GHIACCIAIO!!!! uno spettacolo e delle sensazioni pazzesche: camminare sul ghiaccio vivo, sentire il movimento sotterraneo dell'acqua, vedere i riflessi verdi e blu che il sole crea con il ghiaccio... ti rende onnipotente ma allo stesso momento così inerme e piccolo al confronto della natura.

    Un salto a comperare un ricordino e via...Nel frattempo il piazzale si è riempito di macchine e moto provenienti da mezza Europa.

    CURVE TORNANTI CURVE TORNANTI E VAIIIIII!!!!!!!

    Arriviamo al punto più alto della strada a 2571 m. s.l.m. e' BELLISSIMO!!! Pensiamo che sia finita invece no ancora curve da mozzafiato quando troviamo il BIKE-POINT un posto dedicato ai motociclisti, foto di rito panorama a 2594 m. s.l.m. e via!.. le curve sono troppo belle per non farle tutte a tutta!!.

    Come ogni bel gioco finisce presto, arriviamo alla fine dove una sbarra ci indica che siamo all'uscita, vediamo il lago di Zell Am See ma... è stato troppo bello per non rifarlo (anche perche' abbiamo i bagagli da prendere) perciò torniamo indietro e Via!!! Le M1 vanno da Dio e ci divertiamo come non mai, le pieghe vengono da sole e l'euforia è al massimo. Viaggiamo felici e ogni motociclista che incontriamo lo salutiamo con vera soddisfazione e veniamo contraccambiati, siamo in un mondo diverso!.

    Ritiriamo i bagagli e ci dirigiamo verso MITTERSILL seguendo la E 108, le strade sono ben tenute e bellissime (certo dopo quello che abbiamo fatto tutto sembra meno bello) e il bel tempo ci accompagna. Attraversiamo il FELBERTAUERNTUNNEL lungo 5282 M. pagando la bellezza di 8.00 euro a moto, alla fine del tunnel foto di rito e via con destinazione INNSBRUCK; la strada si allunga e ci accorgiamo di aver sbagliato ma "tutti i mali non vengono per nuocere" infatti attraversiamo dei paesetti incantevoli tra cui KITZBUHEL (dove fanno i mondiali di sci).

    Si è fatto tardi e ci fermiamo in un paesetto sulla B 312 che si chiama SOLL dove alla PENSION EDELWEIS troviamo da dormire...Siamo fortunati al paesetto (20 case) c'è festa, e riusciamo a mangiare delle cose particolari a base di carne di maiale e funghi bevendo una buona birra non fermentata, vediamo la sfilata del gruppo folk che suonano quelle trombe lunghe tre metri (come sono ignorante). Siamo in montagna e... alle 23.00 non c'è più nessuno in giro perciò ce ne andiamo a letto anche noi, felici di aver visto ancora tanti bei panorami e fatto tante belle curve.

    TERZO GIORNO:

    Il risveglio è solare e l'umore sale in alto dopo aver fatto una colazione da lupi nel senso che ci siamo ingurgitato l'impossibile partendo dai panini con lo speck, con la nutella o marmellata, passando per il patè di manzo arrivando alle tre razioni di caffelatte.

    Con qualche etto in più e 30 euro in meno ci rimettiamo in sella e ci dirigiamo verso INNSBRUCK che raggiungiamo dopo poco fermandoci alla stazione dove parcheggiamo e lasciamo i bagagli, caschi e giubbotti negli armadi predisposti nella sala della stazione.

    Con una cartina turistica visitiamo le poche cose da vedere tra cui il PALAZZO IMPERIALE, IL DUOMO e I VIALI STORICI. Purtroppo INNSBRUCK è famosa anche per i SWAROVSKI e noi siamo incappati nel negozio ufficiale che si estende per tre piani... Dove ci sono veramente delle opere d'arte in cristallo... e Simo non ha resistito a comperarne qualcuna (in verita' si risparmia).

    All'uscita del negozio ci aspetta la più brutta delle sorprese....PIOVE!!!! Le maledizioni di rito e ci portiamo alle moto, tute si o tute no...nooooo!!! siamo ottimisti. Percorriamo la B182 che ci portera' al BRENNERO quando all'altezza del ponte sull'autostrada (il più lungo d'Europa) siamo costretti a metterci le tute e un maglione perchè la temperatura è scesa repentina.

    La SS 12 con la pioggia fa schifo (strade italiane) comunque andiamo avanti e ci portiamo verso BRUNICO per fare una sosta ma evidentemente la fortuna austriaca ci ha abbandonati e dobbiamo vagare per mezza VAL PUSTERIA per trovare solo cartelli "ESAURITO", stanchi e un po' nervosi troviamo una camera in un hotel per camionisti. Dopo una doccia ristoratrice le cose riprendono il colore giusto, e in compagnia ci mangiamo una pizza commentando la giornata non proprio positiva.

    QUARTO GIORNO:

    Si parte direzione CORTINA, sulla SS 51 il tempo è buono e le strade si stanno asciugando quando in una curva a dx TORQUEMADA scivola portando con se i suoi cavalieri... risultato contusione alla mano per Kida e una bella botta al costato per Jeriko. L'umore è sotto le scarpe e si va avanti perchè si deve tornare a casa.

    Continuiamo fino a DOBBIACO dove troviamo la strada bianca di tempesta e la temperatura che sfiora gli O °C. Jerico si deve fermare per riprendere temperatura e perchè le costole gli fanno male. Sosta a SAN VITO DI CADORE per riposarci e calmarsi un po'... CASA!!!!

    E' stata un esperienza bellissima che ripeterei subito magari assieme ad altri cento VFR !! certo l'incidente di Jeriko e Kida non ci voleva, ma visto che non si sono fatti niente e anche TORQUEMADA è operativa possiamo dire che ci siamo divertiti e se qualcuno vuole materiale informativo o informazioni verbali chiamatemi pure.

    E ho capito che il VFR è veramente una moto completa che ti permette sia di fare del turismo che di fare delle gran belle pieghe.

    AMO IL MIO VFR.

    MIKI DA ISTRANA "MOSTRO RED 2000"


    Simo + Kida e Jerico

    2003 - Nordkapp di Giorgio "Jezz" Tricarico

    Sul nostro sito del Vfr Italia Club esistono gia' ben due report su Nordkapp. Perché aggiungerne un terzoa'Innanzitutto perché mi andava di esprimere per iscritto le sensazioni che porto dentro da quel viaggio, in secondo luogo perché credo che chi vuole andare in moto fino al limite estremo dell’Europa, gradira' avere più informazioni possibili e anche suggestioni e punti di riferimento.
    La via classica per arrivare a Nordkapp dall’Italia è quella che prevede di attraversare la Germania, parte della Danimarca, di andare in traghetto in Norvegia e di risalire fino all’isola di Capo Nord lungo la stupenda strada costiera norvegese, tra montagne, fiordi e mare.
    Il viaggio che Wolfermik, Edivad&Anna, Kata ed io con le nostre tre VFR abbiamo fatto quest’estate, invece, ci ha portati a Nordkapp attraverso la Finlandia.
    E’ un itinerario alternativo, di una bellezza diversa da quella della via classica, una bellezza più primitiva forse, ma che è stato teatro di uno dei più bei Viaggi che abbiamo mai fatto.
    Questo report è dedicato a tutti quelli che arriveranno a Capo Nord attraverso la wilderness finlandese e a quelli che magari pianificheranno il loro viaggio prendendo qualche spunto su tappe, tragitti e alloggi dal nostro resoconto: ne sarei felice.
    Buona lettura!

    30 Luglio 2003
    Il report ha inizio dalla piccola cittadina di TRAVEMÜNDE (vedi report FINLANDIA), poco distante da Lubecca, nella Germania settentrionale.
    Dallo Skandinavienkai, il molo delle navi, salpano verso il grande Nord i traghetti di diverse compagnie. Noi abbiamo prenotato dall’Italia la traversata del Baltico a bordo di una nave della Finnlines; la grande FINNFELLOW. Il viaggio dura una notte, un giorno e una notte, all’incirca 38 ore di navigazione, in cui si percorrono 1.130 km circa.
    Travemünde da un lato e una spiaggia piena di monumenti celebri costruiti in sabbia dall’altro, sono come due ali di folla che si aprono al nostro passaggio e scortano la grande nave fino a che non si lancia nel mare più aperto, il Baltico, lasciandosi alle spalle la Germania.
    Un tipo incredibile, uno svizzero-finlandese che io e Mik abbiamo conosciuto nella sauna nel viaggio di ritorno, ci raccontera' che quando ancora c’erano le due Germanie, le navi avevano a sinistra la ridente Travemünde, come oggi, e a destra la spiaggia vuota, il filo spinato in lontananza, le torrette di guardia con i soldati armati che scrutavano l’orizzonte alla ricerca di eventuali transfughi...è molto strano pensare che stesse parlando dello stesso luogo che abbiamo di fronte agli occhi ora e che per me sa di eccitazione, di primo assaggio di Finlandia, per i cibi a bordo, le saune, la birra e i sidri, nell’attesa di arrivarci davvero, in Finlandia.
    Dopo qualche ora e una ottima cena, dal ponte della nave battuto dal vento ci gustiamo il tramonto, che inizia ad essere sempre più tardi, prima di andare a dormire, cullati dal mare e in attesa...quella bellissima sensazione che è l’ATTESA... l’attesa di tutta una vacanza davanti, della Finlandia verde di foresta e blu di laghi, della lunghissima trasferta che ci portera' fino in Norvegia e poi di nuovo giù, in Carelia, delle persone che incontreremo e delle cose che faremo, l’attesa....

    31 Luglio 2003
    La giornata in nave scorre via veloce, come il Mar Baltico sotto la nave, tra chiacchierate fra noi, che iniziamo a conoscerci meglio, o con altri ospiti della nave, tra qualche foto, un buon libro e un bel sidro fresco o una birra, facendo la prima sauna della vacanza o prendendo a torso nudo il caldissimo sole sul ponte, con intorno il mare o le coste di qualche isola, come la misteriosa e affascinante isola di Gotland. Inoltre, l’attivita' principale che ci siamo ritrovati a fare è stato MANGIARE: cena-colazione-pranzo-cena-colazione sono momenti che scandiscono la vita a bordo; il grande buffet permette di caricare all’inverosimile i piatti e ogni nostro tentativo di ridurne la quantita' è stato vano! Si assaggiano gia' molte cose che appartengono alla tradizione culinaria scandinava e finlandese; se si abbandonano abitudini e un modo di pensare ristretto e conservatore, si possono gustare sapori e odori assolutamente inusuali per noi mediterranei.

    1 Agosto 2003
    Levataccia alle 5.30, per poter fare la colazione tra le 6.00 e le 8.00 e prepararsi allo sbarco. Dai grandi finestroni della nave si iniziano a vedere la costa, un faro, le isolette che sorvegliano come sentinelle le acque antistanti HELSINKI.
    Mangio in fretta perché voglio uscire e fare qualche foto, con la vecchia macchina fotografica di mio padre e con di fronte la “figlia del Baltico”, colorata di tenui tinte pastello da un alba lentissima, a specchiarsi nelle calme acque del porto.

    Una volta sbarcati, con le moto percorriamo il lungomare alla volta di Katajanokka, l’isolotto ai piedi della rossa cattedrale Uspenski. L’albergo dove alloggiano Anna e Edivad, l’Eurohostel, è lì vicinissimo: è di livello accettabile, anche per il prezzo; sbrigate le pratiche, ci incamminiamo verso il Kauppatori, la piazza del mercato, gia' animatissima. Un giretto al mercatino coperto, il Kauppahalli, e poi ci dirigiamo nella Senaatintori, la piazza della cattedrale (Tuomiokirkko), bianchissima contro un cielo blu incredibilmente italiano. Proseguiamo poi attraverso le vie commerciali, passando vicini alla bella stazione e al palazzo di vetro dei Giornali, sull’Esplanadi, nella grande Mannerheimtie, con il Parlamento, il Museo di arte moderna, la Finlandia Talo di Alvar Aalto, alla ricerca della Temppelin aukio kirkko, una singolare chiesa rotonda scavata nella roccia.
    Fa davvero un caldo insopportabile (31° gradi), è difficile camminare e apprezzare ciò che vediamo appieno. La chiesa però è uno spettacolo: una grande cupola con fenditure di luce, una acustica incredibile, un pianoforte che suona e che non si riesce a capire dove sia, da dove arrivi il suono...deve essere bellissimo sentire qui concerti di classica o di gospel, come recita la guida della citta'.
    Ritorniamo a boccheggiare mentre camminiamo sul lungomare osservando le case dei ricchi russi che vivevano qui nell’800, quando la Finlandia faceva parte della Russia.
    E’ davvero bella Helsinki, penso, mentre attraversiamo un parco che ci riporta verso il centro (sulla mappa è solo uno dei tantissimi parchi che punteggiano anche il centro e che, andando verso la periferia, diventano predominanti rispetto alle costruzioni umane), ma è cara, penso, mentre pranziamo in un bel bar con il minimo indispensabile; peraltro, scopriamo che l’acqua nei tantissimi bar è sempre gratuita, in grandi brocche e per giunta aromatizzata da frutti in sospensione.
    Ci dirigiamo di nuovo nella piazza del mercato, per prendere un piccolo traghetto che porta in 20 minuti alla Suomenlinna, l’insieme di isolotti fortificati che ho visto stamattina, all’alba, dalla nave.

    La Suomenlinna, Patrimonio dell’Umanita', fu fondata dagli svedesi nel 1748 per difendersi dai Russi ed è un insieme di verdi prati che circondano contrafforti di pietra, cannoni abbandonati, immancabili ristorantini, palazzi adibiti a musei e spiagge su cui sosta tanta gente che prende il sole! Anche noi ci aggiriamo con le magliette come turbanti sulla testa, accaldati e seccati per non aver pensato di portare il costume da bagno. Riusciamo a girare bene solo una delle due grandi isole, poi mentre attendiamo il traghettino per tornare, ci sdraiamo a piedi nudi su un prato per una sana e breve pennichella, al fresco dell’ombra, con negli occhi tutti i colori che ci stavano intorno...
    Mentre il traghetto si riavvicina al brulicante porto della citta', di nuovo lo skyline di Helsinki ci mostra la sua nordica bellezza.

    2 Agosto 2003
    Anche oggi è una giornata bellissima e calda, ma meno di ieri, per fortuna. Il nostro itinerario prosegue, percorrendo l’autostrada verso Tampere, alla volta di HÄMEENLINNA con il suo bel castello (vedi report FINLANDIA). Questa volta facciamo una breve tappa alla chiesa della Santa Croce (in finlandese: Pyhän Ristin Kirkko) a Hattula, che risale al 1300 ed è quindi una delle chiese più antiche della Finlandia. E’ molto bella, con intorno il suo cimitero e il lago in lontananza e bellissimi dipinti su legno al suo interno.

    Ripartiamo alla volta di Jyväskylä, attraverso il lago Päjänne. Con il bel cielo di oggi, è uno spettacolo costeggiare il lungo lago, sbirciare i riflessi della luce sulle onde tra gli alberi verdissimi, restare a bocca aperta quando si attraversa un ponte... Un grande ponte in particolare, prima di arrivare a Korpilahti è davvero stupendo, secondo me... si erge su un paesaggio di acqua e isolotti che per me E’ la Finlandia, ciò a cui penso per prima cosa quando pronuncio il nome Finlandia.

    Siamo a JYVÄSKYLÄ nel tardo pomeriggio e guido le altre due moto a Kuohu, nel camping dove alloggeranno per due notti. Incredibile come, pur essendo un camping sperduto, sulla statale ci fosse un grande cartello all’imbocco della strada sterrata che bisognava prendere!
    E’ il classico camping finlandese, con un po’ di cottages (mökki) in riva ad un lago, il molo in legno con i posti a sedere e l’immancabile sauna, molto bello e accogliente.

    3 Agosto 2003
    La giornata è dedicata a visitare la citta' di Jyväskylä: andiamo con le moto fino alla bella universita', in parte ottocentesca e in parte opera di Alvar Aalto e da lì proseguiamo a piedi per un bel giretto in centro: c’è una chiesetta, il viale pedonale pieno di negozi e centri commerciali, e ci fermiamo a mangiare alla Coffee House, un posto che apprezzo ogni volta di più, per come è fatto, per l’atmosfera accogliente, senza casino, ma animato da tante persone e per quello che mangiamo, sempre gustoso (assaggiate un mokka!)
    Dopo ci inerpichiamo sulla Vesilinna, una torre panoramica (con un bar ristorante) eretta sulla cima di una collina a ridosso del centro, per una visione dall’alto della citta' e dei dintorni fatti di laghi e foresta.

    All’orizzonte si staglia però un minaccioso cielo nero e poco dopo inizia a piovere bene. Attendiamo un po’ che spiova, prima di raggiungere le moto e tornare alle nostre rispettive dimore. Io devo passare a prendere Kata e ripartiamo alla volta della chiesa di PETÄJÄVESI, che è sulla stessa statale del camping dove alloggiano gli altri. Il tempo torna bello e quando arriviamo alla chiesa la cornice del paesaggio è suggestiva. La chiesa, del 1764 è fatta totalmente in legno ed è anch’essa Patrimonio dell’Umanita'; il posto è splendido, c’è una pace ed un silenzio...il lago placido che lambisce la chiesa e il piccolo antico cimitero, la chiesa stessa, all’interno, vuota e ovattata, anche ora che ne scrivo mi sembra di sentire l’odore del legno e l’atmosfera sospesa nel tempo...
    Bisogna tornare a casa, ora, per preparare i bauletti, perché domani mattina si parte: si parte per Nordkapp.

    4 Agosto 2003
    Gli altri non hanno potuto fare la colazione, quindi ci fermiamo in centro a Jyväskylä prima di partire, intorno alle 10.00. La nostra meta di oggi è Tornio, la strada è lunga, 550 km; il paesaggio cambia, da laghi e foresta alla sola foresta della grande provincia di Oulu. Ma forse per l’eccitazione, a me sembra che il viaggio sia volato e ci troviamo sul mare del Golfo di Botnia, tra Oulu e Kemi che sono le 16.00 o poco più.
    Dopo Kemi, TORNIO dista solo una ventina di minuti e l’appuntamento con un nostro amico, Vesa, è al Kaupunginhotelli, l’Hotel della Citta'. L’hotel è perfetto, belle stanze, sauna e piscina! Vesa ci lascia un paio d’ore buone e noi le utilizziamo per fare la sauna, tuffandoci in piscina e rilassandoci tantissimo.
    Nonostante i tanti chilometri di oggi e le tante ore in sella, sono come nuovo dopo 3 saune e altrettante nuotate: siamo pronti per girarci Tornio.
    Andiamo dapprima nella antica casa di legno che era di un nobile e che oggi è il municipio, in cui la societa' di Vesa ha la sua sede, perciò entriamo e ci sediamo attorno al tavolo consiliare!

    Tornio ha un aspetto molto moderno, eppure qua e la' sbucano delle cose carine, come una chiesetta ortodossa gialla, davvero bella; ha tantissimi spazi aperti, la citta', che sta sulle rive del fiume omonimo che divide la Finlandia dalla Svezia. Arriviamo al ponte che unisce Tornio alla citta' svedese di Haparanda e per un attimo siamo praticamente sia in Svezia sia in Finlandia!

    Andiamo a piedi alla particolarissima chiesa in legno di Tornio, protesa verso il cielo con le sue punte aguzze: è molto bella da fuori e altrettanto al suo interno, perché è affrescata con molti dipinti, fatti direttamente sul legno; attraversiamo il piccolo cimitero e arriviamo a casa di Vesa che ci offre di salire e mangiare qualcosa. Se non fosse stato per i morsi della fame, mai ci saremmo resi conto che erano le 22.00, dal momento che la luce del sole era ancora forte!
    Mentre ceniamo, dalla finestra vediamo un tramonto imperituro: quasi a mezzanotte, la luce è paragonabile alle 8 di sera d’estate a Milano e non s’è mai spenta, poiché alla una di notte il sole torna su e c’è l’alba di lì a poco!!!

    5 Agosto 2003
    Lasciati i bagagli e i caschi in reception, ci incamminiamo verso la fabbrica della Lapin Kulta (trad. “oro della Lapponia”), una delle più importanti birre finlandesi. Una donna gentile, la nostra guida, ci mostra gli ambienti dove si lavora la birra, dove fermenta, dove viene filtrata, snocciolando cifre e dati da capogiro, i macchinari che lavano e puliscono le bottigliette di birra (in Finlandia tutte le birre hanno la stessa bottiglia e c’è un recupero dei vuoti pari al 90%), quelle che le riempiono, che le etichettano e che le impacchettano. Ovunque c’è un forte e buon odore di luppolo e la visita si conclude con il doveroso assaggio: all’ultimo piano dell’edificio, in un salone con vista panoramica sul Torniojoki, il fiume, gustiamo delle fresche Lapin Kulta chiare e della Legenda, un po’ più ambrata, alle 10.00 del mattino, inclusa Anna, che quasi non beveva alcolici, fino a qualche giorno fa, quando ha scoperto il sidro!
    Su consiglio di Vesa, attraversiamo il ponte che porta in Svezia, ad Haparanda e facciamo benzina lì, per poi percorrere la statale che risale il corso del fiume Tornio dalla parte svedese, per una settantina di chilometri. Un altro consiglio di Vesa è di stare davvero molto attenti alle renne.

    La strada davanti e dietro, casette colorate ai lati, con la bandiera svedese, il grande fiume Tornio e sull’altra riva la Finlandia... sotto un cielo spesso nuvoloso e argenteo, sembrava di essere davvero tanto, tanto lontani da casa...
    Ritorniamo in Finlandia attraversando un altro ponte sul Torniojoki all’altezza di Ylitornio e continuiamo a percorrere la statale, sempre costeggiando il fiume. Siamo gia' in Lapponia, Tornio è la porta della Lapponia da questo lato; d’un tratto, all’altezza di Turtola, un grande cartello ci dice che siamo arrivati al Napapiiri: il CIRCOLO POLARE ARTICO!

    Ci fermiamo a pranzare in una specie di autogrill-negozio di souvenirs e lì vediamo la prima renna dal vivo: una renna domestica e bella paffuta che si fa toccare da dietro una rete, se riceve dei pezzi d’albero e muschio da mangiare!
    Quando ripartiamo, mi fermo un attimo a pensare che sebbene siamo al Circolo Polare, Nordkapp dista ancora 700 km almeno.

    La LAPPONIA finlandese si mostra in tutta la sua bellezza, grazie al sole che si alterna alle nubi e a quattro gocce di pioggia che comunque non ci obbligano a vestirci con le tute anti pioggia.

    Un mare immenso di verde foresta, più bassa in altezza e anche un po’ più rada di quella che avvolge la Finlandia centrale, abitato da molte specie di animali tra cui...LE RENNE!!!!!
    Eccole lì, come ci aveva detto Vesa, in branco, a lato della strada! Le vedo e rallento, mano alzata per segnalarle agli altri e le fotografo, scendo dalla moto e le fotografo dentro la foresta!
    Ti osservano con un muso davvero scemo, sono buffissime!

    Da questo momento in poi, innumerevoli renne hanno attraversato la nostra strada, uno spettacolo che tutte le volte mi faceva ridere nel casco, come un bambino quando vede per la prima volta un cane o un gatto e si agita, sbatte le braccia, sorride, urla per avvicinarsi e toccare quello strano essere peloso che lo osserva.
    Non mi aspettavo la Lapponia così affascinante. Il paesaggio è punteggiato di massi di varia forma e dimensione, sembra un paesaggio preistorico, da' l’idea di essere quasi identico a migliaia di anni fa, tranne che per il nastro d’asfalto che si protende verso l’infinito, unico segno evidente della presenza dell’uomo.
    Ma è come se quel nastro, qui, fosse un silenzioso e discreto ospite, attentissimo a recare il minor disturbo possibile in questo luogo ancora incontaminato.
    La nostra meta è ENONTEKIÖ, un minuscolo paesino, come avremmo scoperto poi, e dormiamo in un camping, in un classico mökki, il cottage in legno, con una piccola sauna all’interno, due stanze doppie e il salone cucina al piano terra e altri posti letto al piano di sopra sotto il tetto. Accanto al cottage scorre un fiume, gli altri cottage sono ben distanziati.
    E’ tardi e dobbiamo mangiare qualcosa, perciò ci rimettiamo subito in sella per andare verso il centro: Enontekiö fa 2.450 abitanti e lo abbiamo notato, dato che è un gruppo di case in riva ad un lago! Meno male che abbiamo trovato un posto aperto e siamo riusciti a mangiar qualcosa!
    La sauna, da due persone, l’abbiamo fatta per primi io e Mik e poi l’Anna da sola; tutti e tre abbiamo provato l’ebbrezza rilassantissima di starsene seduti sul patio, con un asciugamano in vita, a 13° gradi: bellissimo...
    Nel cottage abbiamo anche incredibilmente trovato caffè, tè, tutto l’occorrente per cucinare...incredibile, in un camping italiano sarebbe impensabile.

    6 Agosto 2003
    Sveglia presto e colazione in un’autogrill silenzioso; fin dal mattino l’atmosfera è di quelle che anticipano momenti importanti, decisivi: ci attende il giorno più lungo, quello in cui arriveremo a Capo Nord.
    C’è palpabile elettricita' nei nostri movimenti, nelle risate, nei silenzi mentre guardiamo scorrere la strada sotto le nostre moto. Si fa benzina nell’ultimo autogrill finlandese e poco dopo ecco il confine ed il cartello Norge.
    Entriamo nella regione norvegese chiamata FINNMARK: di fatto la vegetazione della Lapponia finlandese continua anche da questo lato, ma sembra ancora più fitta e verde scuro e, se possibile, ancora più disabitata.
    Il panorama a volte è visibile dalla cima di un dosso ma dobbiamo soffocare la tentazione di fermarci a fare delle foto perché oggi dobbiamo correre, Nordkapp è ancora molto lontano. Tra l’altro il tempo non è dei migliori e ad un certo punto ci mettiamo per la prima volta le tute antipioggia, appena in tempo, perché inizia a piovere, anche se per poco.
    Dopo molti chilometri pianeggianti, iniziano le colline e il paesaggio si muove, finchè il fiume che costeggiamo da un po’ si inoltra in uno splendido canyon e la strada diventa un bel misto tutto curve: il primo tratto misto dopo 3000 km! Davide mi sorpassa in accelerazione e inizia a piegare godendo, mi lascio superare anche da Mik e mi fermo per una foto, almeno una!, di questo splendido posto.
    Siparietto: ci fermiamo a consultare le mappe, per essere sicuri della strada, in uno spiazzo; lesta come una gazzella, ma non altrettanto leggera, si avvicina un donnone e ci fa “Siete italiania'‘Ndo annate??”, una domanda fatta per poterci dire lei dove fossero stati loro, “Noi semo cor campere, abbiamo visto ‘sta zona della Norvegia, oh, è bellissssima la Norvegia, è la settima volta che ce veniamo”” e si avvicina anche il marito, canotta grigia, pantaloncini corti, occhiali da sole, barba non fatta, capello lungo e unto, “Ahhh, annate a Caponord, pure io ce so’ annato, una moto come la vostra, bellissssimo” e lei: “Che strada avete fattoa'Finlandia???a'Che tragggedia, diomio! Pini, pini, pini: ‘na noia!!!!” e lui rincalza “Io c’ho ‘a Ducati 999, tutta kittata” al che, non sopportando più il tutto rispondo “ Beh, con quella a Capo Nord non ci si arriva!”. Cristo...
    Ma forse è meglio che nessuno dei centinaia di camper che passano da qui targati Italia sappiano che invece la Finlandia può essere molto bella.

    La strada è giusta e ci porta fino alla citta' di Alta, dove vediamo il primo fiordo della nostra vita: mi ci vogliono quattro foto per riprenderlo tutto, con i suoi colori incredibili, dal mare azzurro chiarissimo, verde, grigio, alle montagne, al cielo nuvoloso, argento, nero, con il fucsia delle piantine che spesso costeggiano anche le strade...splendido.

    Da Alta dobbiamo arrivare a Russenes, sul fiordo di Lakselv e si attraversa un parco nazionale, un paesaggio lunare, con pochissima vegetazione, grandissimi spazi a perdita d’occhio, la strada che va dritta verso l’infinito e che, ahinoi, a volte è sterrata pesante per chilometri (il VFR con bauletti non è propriamente agilissima come moto da enduro).
    Giunti al fiordo facciamo benzina e sappiamo che Nordkapp dista ancora 120 km: ma non si arriva mai!...Il cielo è coperto e molto scuro, forse per questo l’atmosfera è spettrale, da esplorazione di un pianeta sconosciuto. Io sento anche la fatica e il freddo ora è costante, !3°/14°, e ci costringe a tenere addosso le tute antipioggia sebbene non piova. Io spero che la temperatura non scenda ancora, perchè ho utilizzato praticamente tutti gli strati che ho a disposizione e indosso anche i guanti invernali, per fortuna ci avevo pensato.
    La strada si snoda lungo il fiordo, la roccia a sinistra, il mare argentato a destra, lungo la spiaggia delle alghe rosse e gialle che fanno due strisce lunghissime parallele alla strada.
    Mai e poi mai avrei pensato di vedere sulla spiaggia una renna che bruca e un gabbiano che cammina poco distante da lei!
    La strada...curve veloci, da fare in appoggio, mentre lo spazio tra il mare e il cielo sembra pochissimo, quasi si toccano e noi stiamo passandoci in mezzo...in mente mi risuonano tantissime canzoni. E’ una cosa che è iniziata nei lunghi rettilinei in Finlandia, è una cosa carina, un po’ come accendere la radio mentre guidi la macchina, canzoni che suonano nella mia testa, si scelgono da sole, la mia voce le esegue.
    Arriviamo ad una punta, la strada inaspettatamente gira a sinistra e inizia un amplissimo curvone a destra che costeggia tutta una baia, e si ricomincia ad andare dritti, ancora, ancora...non si arriva mai...
    Il sole! Il SOLE! Il sole apre le nuvole e come d’incanto accende tutto con dei colori incredibili!
    Tutto quel muro di argento in tutte le sue gradazioni si accende di verdi, blu, rossi, gialli, rosa, fucsia! ...E’ incredibile lo spettacolo che ci si para davanti, con il Sole!...
    E’ di nuovo un altro pianeta, più ospitale ma sempre lontanissimo.
    Poi la strada stringe dentro la terra, si allontana dal mare, è un altro pianeta, mi dico, sbuca ancora sul mare, un’altra baia, ma è l’ultima perchè inizia il Nordkapptunnelen, una discesa sotto il mare e una salita che sbuca sull’isola di CAPO NORD. Nel tunnel, umidissimo, tutto si appanna, specchietti, visiera, strumentazione, ci sono 9 gradi e le canzoni che suonano da sole mi distraggono dal pensiero che ho un freddo cane e che non vedo l’ora che passino i 7 km di galleria.
    Si sbuca sull’isola e c’è un casello. 10 euro, per la moto.

    Ora davanti a noi ci sono circa trenta chilometri e un altro freddo tunnel, la strada è proprio un nastro d’asfalto, che attraversa un micro-pianeta fatto anch’esso di fiordi e colline, verde e blu che si mischiano, renne che brucano, poche, pochissime costruzioni umane, tranne il paese di Honningsvåg e un altro gruppo di case intorno ad un camping.
    Non sto più nella pelle, SONO QUI, SIAMO QUI!, mando a ‘fanculo i limiti di velocita' e mi godo la strada tirando le marce e piegando quanto posso sulle povere gomme che gia' avevano all’attivo 13.000 km, ma non me ne frega niente, c’è il sole, il mare, la terra, le renne, la mia moto che tira sul misto e un punto blu e uno rosso, le altre due moto, lontane, nei miei specchietti!
    Credo di aver fatto tutta l’isola sorridendo!

    Aspetto gli altri ad un bivio, l’ultimo, poi, arriviamo al promontorio di Nordkapp, dove c’è uno spiazzo e un altro grande casello, da cui passano dei camper, quasi sempre di italiani.
    Unico punto in cui la poesia decade: sarebbero 25 euro a persona per oltrepassare il casello e accedere al promontorio, in cui c’è un ristorante e il globo di metallo sotto cui ci si fa la foto. Decidiamo che ci teniamo la poesia, non entriamo in quei 150 metri e ci separiamo, ognuno per fare le foto che vuole, per conservarsi uno scorcio, un’immagine, un ricordo visivo di questo pianeta.

    Con la pienezza di aver compiuto l’Impresa, percorro il nastro a ritroso e mi fermo ogni volta che i miei occhi desiderano. E’ solo il pragmatismo di Davide che ci riporta alla necessita' di trovare un posto per dormire stanotte. Lakselv è lontana, più di 150 km, ma nell’ottica delle tappe future, sarebbe buona cosa avvicinarsi il più possibile.
    La cosa più intelligente è fermarsi all’ufficio del turismo di Honningsvåg, il paesino che sta sull’isola, e di prenotare un posto per dormire vicino a Lakselv. La cosa più sciocca invece è NON fare di nuovo benzina. Le facciamo entrambe.
    C’è ancora il sole, quando ce ne andiamo via dal Tourist Info, con in tasca il nome di un camping a Stabbursnes e con la voglia di vedere di nuovo il lungo fiordo a ritroso, ma è proprio questa voglia che ci fa dimenticare di far benzina.
    Scopriamo che uscire dall’isola costa ancora 10 euro: furbi ‘sti norvegesi!
    Il cielo torna a coprirsi, ma lo spettacolo persiste e avendo prenotato un cottage, ci possiamo di nuovo concedere di fermarci a fare ancora delle foto a quel paesaggio incredibile.

    Abbiamo anche fame, ci fermiamo a Repvåg, un grazioso villaggio di pescatori, ma di nuovo il pragmatismo di Davide prevale e ci riporta alla cosa sciocca che abbiamo fatto: non ci basta la benzina per arrivare a Stabbursnes. La priorita' è dunque questa e quando arriviamo a Russenes, dove avevamo fatto benzina questa mattina, il piccolo benzinaio (l’unico in 100 km di costa) è chiuso e non è automatico.
    Un chilometro prima ho visto un posto in cui mangiare, chiediamo informazioni, ma sono russi e non sanno l’inglese; in qualche modo ci dicono che il benzinaio più vicino è a 21 km, sulla statale che porta ad Alta. Giacchè sono le 20.30 e loro chiudono alle 21.00, ne approfittiamo per mangiare qualcosa e poi riprendiamo la statale che stamattina ci aveva portati lì. L’autogrill dove facciamo benzina ha anche dei cottage, è una specie di motel e ci informiamo, perché siamo in moto da 12 ore buone, siamo stanchi, pioviggina e Stabbursnes dista ancora una 50ina di km, ma costa troppo e ci rimettiamo in sella, sperando che in quel camping non abbiano dato via il nostro cottage, non vedendoci arrivare.
    Sono quasi le 23.00 quando arriviamo al camping e per nostra fortuna, ci stavano ancora aspettando; c’è luce, anche se è quella di un plumbeo cielo nuvoloso alla sera. Il nostro cottage è piccolino, abbiamo una stanza con due letti a castello, un salottino e il bagno; il livello è nettamente più basso dello standard finlandese, il prezzo no. Non abbiamo asciugamani e lenzuola, ma per averli dovremmo pagare 12 euro a testa. Ne prendiamo un solo set e ci arrangiamo con quello, per fare la doccia e asciugarci. Ma non importa, siamo euforici, siamo stati a Nordkapp, siamo stati dei grandi, ridiamo e scherziamo, fino a che la stanchezza non prende il sopravvento.
    Domattina torneremo in Finlandia e data l’enorme quantita' di immagini che ho negli occhi, mi sembra impossibile che siamo partiti da Jyväskylä solo due giorni fa!!!

    7 Agosto 2003
    E’ il mio compleanno, oggi, non sono mai stato così a nord in questo giorno!
    Ci mettiamo in viaggio verso LAKSELV, con il fiordo alla nostra sinistra senza mare, a causa della bassa marea. Il tempo stavolta è nero davvero, ma per ora non piove.
    Facciamo colazione in un bar: un caffè e due brioches, 7 euro. Però, ‘sti norvegesi!
    Ci dirigiamo verso Karigasniemi, inizia a piovere forte, la prima vera pioggia della vacanza; non male essere arrivati fino a Nordkapp senza prendere acquazzoni in moto.
    A una rotonda, leggo un cartello stradale che, a sinistra, porta verso Murmansk, in Russia; è il posto dove morirono quei poveracci di soldati russi in un sommergibile qualche anno fa, a me fa davvero impressione vedere quella scritta sul cartello sebbene, a ben guardare la mappa, Murmansk disti almeno 400 km.
    Arriviamo al confine con la Finlandia sotto una pioggia battente, davanti a noi la strada è dritta come un fuso, spesso a saliscendi, tra due ali di foresta lappone; ho letto sulla guida che questa strada è stata tracciata alla fine della seconda guerra mondiale, per favorire la ritirata dei tedeschi dalla Lapponia. E’ impressionante, una strada dritta nel nulla, e quando si arriva in cima al dosso la visuale è all’infinito, un oceano mare di foresta.

    Le moto corrono più del temporale e quando la pioggia diminuisce e poi cessa del tutto, abbiamo l’incredibile immagine di un cielo azzurrissimo con nuvolette bianche e basse davanti a noi e dietro di noi, negli specchietti il cielo più nero che si possa immaginare. Ne siamo fuori, ragazzi!
    Davanti a noi, la Finlandia, inondata di sole, è bellissima...
    La strada prosegue dritta, massimo con qualche curva, fino ad arrivare su una statale e pochi chilometri dopo arriviamo ad INARI, sul grandissimo lago omonimo. E’ un posto abitato dai Sami, la popolazione lappone che vive in Finlandia e che alleva le renne. Ci sarebbe una bella escursione da fare, qui, in barca fino all’isola di Ukko, sacra per i Sami, ma non ne abbiamo il tempo. Vediamo al volo la chiesa, ci fermiamo a pranzare velocemente e a comprare regalini e souvenirs in un fornitissimo negozio per turisti, pieno di cose carinissime, se solo potessimo comprarle e trasportarle in moto...
    Il temporalone che gia' ci aveva scaricato addosso tanta acqua in Norvegia e al confine, purtroppo sta facendo la nostra stessa strada e ce lo ribecchiamo in pieno, ma lasciamo che si scarichi un po’, mentre siamo nel negozio.
    A Inari merita una visita di un’oretta e mezza il museo dei Sami, uno dei più completi al mondo. La parte interna ospita una bellissima mostra di quadri, sculture e installazioni ispirate alla cultura lappone e in una grande stanza si può seguire il ciclo delle stagioni in Lapponia e gli animali che ci vivono e vengono illustrati usi e costumi della popolazione Sami, con reperti, oggetti e filmati. La parte all’aperto invece permette di farsi un’idea delle abitazioni in legno, delle tende o delle trappole, qui perfettamente conservate sia nella struttura sia negli interni, con il mobilio, gli utensili, le pelli.

    In Italia, migliaia di musei hanno cose ben più sostanziose da vedere, ma questo museo avrebbe molto da insegnare su come valorizzare l’esposizione a moltissimi di loro. Molto bello, davvero.
    Si riparte, la strada lambisce Ivalo e prosegue in direzione di Rovaniemi ma la nostra tappa per la notte è il Kultakylä, ossia il villaggio dell’oro, a TANKAVAARA. Siamo in piena Lapponia, alle porte del grande parco naturale dedicato al presidente Urho Kekkonen e il posto è una ricostruzione di un villaggio di cercatori d’oro, con il saloon, i carrelli delle miniere, la possibilita' di setacciare il fiume alla ricerca di pagliuzze e così via: sembra di stare nel Klondike.
    Abbiamo un grazioso cottage, senza la sauna, purtroppo, ma immerso nella foresta. Peccato solo che il saloon, che poi è il ristorante, fosse gia' chiuso (chiude alle 20.00), perché visto che è il mio compleanno gia' pregustavo una sostanziosa cenetta e volevo offrire da bere sidri e birra.
    L’unica possibilita', ci dice la ragazza al bar, è di andare al paese vicino, Vuotso e vedere se qualche posto è aperto, visto che sono gia' le 21.00. Uscendo dal Villaggio, sul vialetto brucano le nostre amiche renne. Troviamo un posto dal promettente nome di Porokylä, ossia Villaggio della Renna, dove per il rotto della cuffia il ristorante accetta ancora qualche ordine e io cerco di impietosire la timida e gentile ragazza al banco dicendo che è il mio compleanno. Lei sottolinea più volte che di lì a poco il posto diventa un dancing, difatti molta gente sta arrivando e a me fa una gran tenerezza vedere ragazzi, ragazze ma soprattutto adulti o anziani, vestiti a festa, per l’evento della serata danzante.
    Mangiamo una fantastica renna con il purè e la marmellata di mirtilli, accompagnata da pani neri e bianchi spalmati di burro e innaffiati di birra. Per finire, caffè e pulla che la ragazza timida dai modi gentili mi offre per il mio compleanno!
    Ce la siamo cavata anche questa volta, menomale, avevamo tutti una gran fame perché, come sempre, a pranzo avevamo fatto solo uno spuntino.

    8 Agosto 2003
    Al nostro risveglio, fuori dal cottage ci sono alcune renne che brucano! Io e Mik le osserviamo per alcuni minuti, è uno spettacolo che infonde una grande pace. Il saloon si fa perdonare per la chiusura di ieri sera con una gran colazione, che ci viene servita sebbene non avessimo prenotato la sera prima (complicato, il Gold Village); noi più che fare colazione, direi che abbiamo saccheggiato il bancone della colazione.
    Peccato che oggi sia il giorno più freddo della nostra vacanza: 10°/11° gradi.
    Questo ci costringe a coprirci con tutto quello che abbiamo e a viaggiare a denti stretti fino alla prima tappa, ROVANIEMI, dove si trova il celebre Santa Park, ossia il Villaggio del vero Babbo Natale.

    La citta' in sé non dovrebbe offrire nulla di particolare, essendo stata rasa al suolo dai tedeschi e ricostruita 50 anni fa (su progetto di Alvar Aalto, che le ha dato la forma di corna di alce) ma abbiamo un gran freddo, abbiamo fame e Anna deve consegnare una letterina di sua nipote a Babbo Natale. Per tutta questa serie di motivazioni, ci fermiamo per un buon paio d’ore al Santa Park, un vero paradiso dello shopping per turisti. Difatti, è PIENO di italiani, che affollano i tantissimi negozietti che vendono di tutto, i sempre graziosi bar e la casa di Santa Claus, che per una foto con lui chiede ben 17 euro!
    Accantonata l’idea di travestirci da Babbi Natale e chiedere 10 euro per la foto, in concorrenza sleale con quello vero, ripartiamo alla volta di MERIHELMI, nelle vicinanze di Kuivaniemi, provincia di Oulu.

    Siamo tornati sul mare del Golfo di Botnia, in un camping che ha dei cottages sul mare! Il nostro cottage ha un patio da cui si vede tutto il golfo, in distanza fino a Kemi, probabilmente, ci sono delle centrali eoliche in lontananza e una pace incredibile! Il tramonto alle 23.00 passate è uno spettacolo che non dimenticheremo.

    9 Agosto 2003
    Oggi partiamo con un gran sole e la temperatura inizia a salire un po’, rispetto al gran freddo di ieri (15° gradi); è una giornata di puro trasferimento, come le definisce il buon Edivad, perché dobbiamo guidare per almeno 600 km e arrivare fino in Carelia, a Savonlinna.
    Il cielo si impegna per darci uno spettacolare sfondo, fatto di sterminata foresta verde, campi gialli qua e la' e un cielo azzurro disseminato di migliaia di nuvolette bianche bassissime, il classico cielo del Nord.
    Fa di nuovo freddino, quando siamo a un centinaio di chilometri da Savonlinna ma a suggello delle tantissime esperienze di questi ultimi sei giorni, sulla statale tra Varkaus e Savonlinna, al primo imbrunire, scorgo qualcosa a fianco della strada, sulla destra e rallento: uno strano cavallo dal muso caricaturato mi guarda con occhi stralunati e rapidamente attraversa e scompare nella foresta a sinistra: abbiamo incontrato un alce!!! Molto più timido e difficile da incontrare delle renne, l’alce attraversa le strade della Finlandia centro-meridionale di solito nelle ore del tramonto e la mattina presto; siamo stati senza dubbio molto fortunati e per la gioia agitiamo in alto le mani come al termine di un vittorioso Gran Premio!
    Arriviamo a SAVONLINNA verso le 17.30: la mia moto segna 2.986 km fatti in questi sei giorni.

    10 Agosto 2003
    Savonlinna è una piccola cittadina nel mezzo dell’immenso bacino lacustre del Saimaa; la cosa più importante da vedere è il bellissimo castello di Olaf, l’Olavinlinna, che raggiungiamo via acqua, noleggiando delle canoe nel centro citta'.
    Facciamo scivolare in acqua le due barche, io e Kata su una, gli altri tre sull’altra. E’ stato bellissimo vogare con intorno i vivi colori del Saimaa in una giornata a tratti nuvolosa ma in quel momento soleggiata, nel silenzio scandito dal rumore dei remi nell’acqua e dalle nostre risate per l’incapacita' di fare andare dritta quella cacchio di barca! Ma anche gli altri tre sono alle prese con gli stessi problemi e ci vuole una buona mezzora per arrivare al castello. Non sappiamo dove approdare e per questo giriamo un po’ intorno all’isolotto del castello, finchè decidiamo di lasciare le barche vicino al museo navale, ovviamente senza legarle, ma tanto siamo in Finlandia, quindi...
    In seguito ci siamo fatti un giro nel centro di Savonlinna, che a parte il castello e il piccolo quartiere di case antiche di legno lì vicino, ha poco di storico da vedere; prevale lo spettacolo della Natura, nella quale la citta' di Savonlinna si è ritagliata degli spazi, in armonia. Nella kauppatori, ci mangiamo la specialita' del posto, i lörtsyt, delle specie di crepes fritte e farcite pesanti! Per sera l’idea è quella di andare in un cottage che Harri, il padre di Kata, affitta con amici, nelle vicinanze di Savonlinna. La nostra meta si chiama Ristijärvi, un piccolo laghetto, con un grande cottage quasi in riva, tutto in legno, con un ampio salone per le feste, delle cucine e la sauna più capiente in cui sia mai stato, capace di accogliere una ventina di persone.

    Venendo qui, viviamo un momento bellissimo ed essenziale, secondo me, per apprezzare davvero una vacanza in Finlandia: l’immersione totale nella foresta, in un cottage su un lago, con la sauna e una cena cotta sul fuoco.

    Dopo un po’ di foto al bellissimo gioco di luci e riflessi sul lago, io, Mik, Harri e Davide perlustriamo i dintorni del cottage, passeggiando su centinaia di metri quadrati di piante di mirtilli, che crescono tra alti pini e abeti! E’ uno spettacolo incredibile, li raccogliamo e li mangiamo mentre cerchiamo con lo sguardo se ci sono funghi, ma non è ancora piovuto abbastanza. Le ragazze raccolgono molti mirtilli per poterli poi mangiare la sera.
    Nel frattempo, la sauna si sta scaldando e per prime la fanno Kata e Anna. Tra sauna e chiacchierate tra loro stanno via parecchio, prima che possiamo farla noi uomini.
    Stupenda la sauna...dai vetri intravedo gli alberi e il lago...quando usciamo, il fresco dell’aria stira la pelle e apre i pori, mentre una sensazione di grande benessere pervade tutto il corpo...Harri porta delle birre, Lapin Kulta (e ora sappiamo benissimo da dove arrivino!) e Karhu, che beviamo DENTRO la sauna...strana sensazione, la birra fredda che scende nell’esofago, mentre ci sono 90° gradi e ti entra aria caldissima nei polmoni...Ancora più strano e uscire all’aria aperta e tuffarsi nell’acqua del lago, al tramonto (le 22.00): FREDDISSIMA! Ma che bella sensazione quando si esce!
    Il cielo diventa scuro “presto”, in confronto con la luce della Lapponia o in Norvegia, ma questo crea ancora più atmosfera, mentre nel grande salone di legno con il camino acceso mangiamo le salsicce cotte sul fuoco, i letut, il succo di mirtillo, le birre, i mirtilli colti da noi, i pani...

    11 Agosto 2003
    Da Savonlinna, in poco tempo arriviamo a KERIMÄKI, dove c’è la chiesa di legno più grande del mondo: costruita interamente in legno nel 1847, accoglie ben 3300 persone sedute e difatti, sebbene sia molto grande anche da fuori, mi impressiona ancor di più l’interno. Inaspettatamente bella, davvero.
    Da lì, percorrendo una statale secondaria con un po’ di curve e saliscendi, proseguiamo per PUNKAHARJU. Su richiesta di Kata, ci fermiamo al Centro Artistico Retretti, dove espongono mostre d’arte di importanza internazionale, monografiche o a tema, in una grotta artificiale. Facciamo un giro nel bel negozio all’interno e mangiamo al ristorante, che ha delle cose molto stuzzicanti!
    Poco dopo arriviamo a Punkaharju, celebre per una cresta sabbiosa lunga sette chilometri che si è formata nell’era glaciale e che attraversa il grande lago. Oggi c’è una strada asfaltata costeggiata da pini, mentre un tempo era una sterrata e importante via di comunicazione. Percorrendola si ha poco l’idea di COSA si stia attraversando, le foto panoramiche dei depliant o delle cartoline rendono molto di più.

    La strada ci conduce al confine con la Russia, lo costeggiamo per qualche decina di chilometri per arrivare a Imatra. Prima di entrare in citta', prendiamo una statale che punta dritta verso la Russia, arrivando a Svetogorsk. Ci siamo fermati a un centinaio di metri dal confine, a farci le foto sotto al cartello che gia' recava scritte in cirillico. Sara' che il cielo è nuvoloso, sara' per l’aria fredda di oggi, ma l’avvicinamento alla Russia mi metteva un po’ di soggezione...Anche se non è più URSS, la Russia evoca immagini inquietanti e voltare le moto e tornare verso IMATRA è stato un sollievo.
    Nelle strade di Imatra si svolgeva il Gran Premio di Finlandia del Motomondiale, fino al 1983, esattamente 20 anni fa. Ci hanno corso i più grandi nomi del motociclismo mondiale, fino a che un incidente che provocò la morte di cinque spettatori non indusse a smettere di correre qui.
    Imatra ci sembra una citta' di frontiera, come infatti è, strana...sul viale centrale, nel Tourist info, chiediamo ad una ragazza di indicarci le strade dove si correva; la ragazza non ha memoria di eventi antecedenti alla sua nascita e deve chiedere ad altri, ma alla fine abbiamo la mappa del circuito e ovviamente, si va a fare il giro!!!
    Il rettilineo di partenza e dei box ha un fiume a sinistra e i binari della stazione ferroviaria a destra e ci si arriva da un paio di chicanes tra delle case. A un certo punto si gira a destra a 90°, si passa sopra i binari con sobbalzi e si fa un breve rettilineo, poi si gira di nuovo a destra e c’è un lungo rettilineo che oggi è una superstrada a tre corsie; poi di nuovo a destra, per un altro rettilineo che è interrotto da due rotonde (!), di nuovo a destra e si ricomincia: in pratica è un rettangolo! Che circuito assurdo!
    Dovrebbero esserci una statua di Jarno Saarinen, pilota finlandese, Campione delle 250 nel 1972 che morì nel 1973 a Monza, considerato un pilota leggendario e una statua di Giacomo Agostini, che qui ha vinto e che pare sia tornato qualche mese fa per presenziare al 20° anniversario dall’ultimo Gran Premio, girando qui su una MV, ma non le abbiamo viste; la cosa che conta è essere stato qui con le nostre moto: per me è sempre emozionante percorrere un circuito... pensando che qui hanno corso Roberts, Spencer, Mamola, Lawson, Lucchinelli e Uncini, Agostini, Read, Sheene, Saarinen stesso...
    Per ritornare a Savonlinna abbiamo fatto strade secondarie che attraversano il Saimaa, bellissime, tutte curve e saliscendi; ad un certo punto, la strada finiva nel lago: ma come???
    Ecco un'altra delle sorprese finlandesi: un traghetto giallo, il lossi, fa da spola tra le sponde. Arriva, ci carica, attende qualche minuto, riparte e in due minuti ci porta dall’altra parte, dove riprende la strada; il tutto, ovviamente, gratis.
    Arriviamo a Savonlinna che è quasi sera, siamo stanchi, il giro comunque è stato di 300 km e la temperatura freddina, sui 15° gradi.
    Da domani si prendono strade diverse: io, Kata e Mik torniamo a Jyväskylä, per starci ancora qualche giorno, e poi ad Helsinki per riprendere il traghetto di ritorno in Germania, dove faremo un altro paio di tappe; Edivad e Anna invece vanno a Turku, bellissima citta' sulla costa, prenderanno un traghetto della Viking Lines per Stoccolma, attraverseranno la Svezia fino a Copenaghen e poi scenderanno in Germania facendo a ritroso le tappe che noi facemmo due anni fa e che sono descritte nel report FINLANDIA, più volte citato.
    Il mio report termina qui, lasciando che ognuno dei lettori pianifichi quale sia il modo migliore per andare dall’Italia all’estremo Nord Europa e per tornare.

    Alla via così, signor Sulu...

    2003 - Obbiettivo Nord di Davide "Edivad" Beretta

    La storia di questo viaggio ha un origine lontana, non è affatto frutto di una programmazione dell’ultimo momento. Ma andiamo con ordine.
    E’ da diversi anni (da prima che io e Anna diventassimo motociclisti) che ogni volta che si parlava di viaggi (ferie) si nominava il "Nord", quello con la "N" maiuscola, quello per intenderci della penisola Scandinava.
    Ma ogni volta per un motivo o per un altro il discorso "Nord" veniva accantonato.
    Nell'autunno del 2001 le cose cominciarono a cambiare, nell’estate di quell’anno avevamo fatto le nostre prime ferie in moto (Francia del nord), e cominciammo anche a raccogliere qualche informazione. Ma anche questa volta per diversi motivi l’idea fu accantonata.
    La vera svolta avvenne dopo le ferie dell’anno successivo (ovviamente effettuate in moto), che ci avevano portato “ai confini del vecchio mondo” (Portogallo).
    Ormai eravamo consapevoli e consci di cosa significava fare un lungo viaggio in moto (nel 2002 in 3 settimane avevamo percorso 7.000Km) e trovare condizioni avverse (nel 2001 su 14 giorni avevamo preso acqua per 8 giorni).
    E, ciliegina sulla torta, abbiamo conosciuto Giorgio, che era gia' stato in Finlandia in moto nel 2001 (e aveva, scusate ha, una compagna finlandese).
    Le prime volte che ci vedavamo con Giorgio io e Anna eravamo entusiasti nel sentir parlare di questa terra (la Finlandia) così diversa della nostra Bella Italia. E in modo quasi naturale abbiamo cominciato a parlare di un possibile viaggio insieme in Finlandia nell’estate del 2003 fino ad arrivare ad una prima bozza di viaggio a fine del 2002.
    In uno degli incontri per definire le possibili tappe Giorgio se ne esce con l’affermazione ;” ….. e visto che siamo “gia'” lì potremmo andare anche a Nord Kapp …..” ad entrambi subito brillarono gli occhi ma dopo una rapida controllata alla cartina ci rendemmo conto che il punto del nostro viaggio piu’ vicino a Nord Kapp ne distava circa 1.200Km. L’idea fu accantonata, ma solo per un po’ perché alla fine la voglia di arrivare “fin lassu’” era tanta, e la tappa, o per meglio dire le tappe “NORD KAPP” furono inserite nel nostro programma.
    Gia' nel marzo di quest’anno avevamo definito l’itinerario di massima, i partecipanti (io&Anna, Giorgio&Kata e Mik, tutti su VFR RC46) e avevamo prenotato i traghetti.
    I restanti mesi servirono per definire gli “ultimi dettagli”.
    Dopo questa introduzione, eccovi il nostro “VIAGGIO A NORD”, buona lettura.

    I primi giorni, Germania

    Sabato 26 luglio 2003
    Finalmente ci siamo. Il fatico giorno della partenza è arrivato.
    I primi giorni di viaggio io e Anna saremo da soli, in quanto Giorgio&Kata e Mik ci raggiungeranno a Rothenburg ob de Tauber Lunedì (28/07).
    Come in tutti i viaggi fatti fino ad oggi la partenza è prevista di buon ora, quasi piu’ per un fatto scaramantico che per l’effettiva necessita'.
    I primi 150Km sono su una strada fatta piu’ e piu’ volte, quindi Lecco, Collico, Chiavenna, Malojia e alta Engadina. Da cui iniziano le strade nuove, attraversando l’Austria arriviamo fino a Fussen.
    Il viaggio fila via liscio con il bel tempo, anzi ci accompagna un bel freschino, il termometro segna 16-18 gradi e mi illudo di aver gia' abbandonato il caldo e l’afa di Milano.
    Da Fussen in poi ci buttiamo nelle famose autostrade tedesche che non prevedono limiti. E in un attimo ci troviamo a Rothenburg ob de Tauber, dove faremo tappa per due giorni (tre notti) ……. cavolo sono solo le 16:00!!!!!
    La sorpresa che troviamo è che la citta' apre al traffico dopo le 18, e si perché Rothenburg ob de Tauber è una citta' racchiusa da cinta murararie (con tanto di torri), e guarda caso il posto dove avevamo prenotato è all’interno delle mura. Il problema è presto risolto. Entriamo a piedi e il proprietario della gasthaus che ci “ospita” ci suggerisce un ingresso che ci permette di portare la moto all’interno delle mura e di sistemare la nostre cose.
    L’essere arrivati così presto ci permette di visitare la citta' la sera stessa.

    Devo dire che è molto caratteristica, è attraversata da una moltitudine di vicoli acciottolati su cui si affacciano pittoresche case antiche. E’ inoltre possibile effettuate il giro quasi completo (2,5Km su 3,5Km totali) della cinta muraria sulle apposite passatoie.
    Una particolarita' è che quasi tutta le cinta muraria, è ristruttura (molto bene) e ci sono centinaia di targhe che riportano i nomi di chi ha effettuato delle offerte per la ristrutturazione. Il Bello è che si trovano targhe un po’ da tutto il mondo (Europa, America, Giappone, Australia) e queste sono sia di privati che di Aziende (Sony, Warner….).

    Totale Km: 585

    Domenica 27 luglio 2003
    Sveglia all’“alba”, il primo obbiettivo di oggi è Bamberga.
    Mi aspettavo di trovare strade un po’ piu’ “interessanti” in questa parte di Germania, invece mi trovo delle strade lunghe e dritte, praticamente l’incubo del motociclista, che mi accompagneranno per quasi tutta la “mia due giorni” nella Foresta Nera.
    Rothenburg ob de Tauber dista da Bamberga solo un centinaio di Km, quindi in meno di 2 ore siamo a Bamberga.

    La citta' è veramente molto bella, non per niente è considerata una delle piu’ belle citta' della Germania e nel 1993 è stata dichiarata Patrimonio mondiale dell’Umanita' dall’UNESCO. Il fascino di questa citta' risiede nel numero elevato di edifici storici, nel loro stato di conservazione e nella varieta' di stili. Bamberga ebbe la “fortuna” di essere risparmiata dei bombardamenti delle seconda guerra mondiale che devastarono molte citta' tedesche.
    La successiva tappa è Wurzburg, citta' situata un’ottantina di Km a ovest di Bamberga.
    Il tempo purtroppo sta iniziando a guastarsi, ma siamo fortunati, infatti inizia a piovere dopo che abbiamo parcheggiato la moto, quindi è sufficiente sfoderare il nostro ombrellino e non siamo costretti ad “imbragarci” con le tute antipioggia.
    A differenza di Bamberga, Wurzburg ha subito grossi danni nella seconda guerra mondiale, infatti circa il 90% del suo centro venne distrutto dai bombardamenti.
    Senz’altro la maggior attrazione della citta' è la “Residenz”, un’enorme edificio a ferro di cavallo che abbraccia l’estremita' occidentale del centro citta', ottimo esempio di architettura barocca che è stato dichiarato Patrimonio mondiale dell’Umanita' dall’UNESCO.
    Altro edificio che merita di essere visitato e la fortezza di Marienberg.
    La fortuna è ancora dalla nostra, al momento di riprendere la moto per ritornare Rothenburg ob de Tauber il tempo ci concede una tregua, prendiamo infatti solo un po’ di pioggia negli ultimi Km, dove tra l’altro la strada cominciava ad essere “piu’ divertente”.

    Totale Km: 268

    Lunedì 28 luglio 2003
    Seconda giornata a zonzo per la foresta Nera.
    La giornata si presenta con un cielo minaccioso che ci accompagnera' fino al primo pomeriggio, senza però la temuta pioggia.
    La prima tappa della giornata è Dinkelsbuhl, che raggiungiamo percorrendo la Romantiche Strasse.

    Dinkelsbuhl, come Rothenburg, è anch’essa una citta' di vie acciottolate circondata da una cinta muraria, ma rispetto alla piu’ famosa Rothenburg ha subito molte meno ristrutturazioni, che se da un lato la rendono piu’ realistica, dall’altro gli tolgono molto del fascino di citta' d’altri tempi. Infatti e poco frequentata da turisti.
    La seconda tappa è Nordlingen, raggiunta percorrendo sempre la Romantiche Strasse in direzione sud.
    Per Nordlingen valgono le stesse considerazioni fatte per Dinkelsbuhl (citta' circondata da mura, …)
    A questo punto ci arriva il messaggio che Giorgio&Kata e Mik sono arrivati a Rothenburg, quindi decidiamo di prendere la strada del ritorno, passando però per Schwabisch Hall.
    Schwabisch Hall non presenta nessuna attrazione di rilievo ma, come segnalato dalla nostra giuda, si rileva come un classico paesino tedesco composto da pittoresche casette con le travi ai vista.
    Devo ammettere che sono restato un po’ deluso dalle tre cittadine visitate in questa giornata, ma questo è senz’altro da imputare a quanto gia' visto nei precedenti giorni (Rothenburg, Bamberga e Wurzburg).

    Martedì 29 luglio 2003
    La prima giornata passata con Giorgio&Kata e Mik prevede un trasferimento bello tosto, circa 600Km. Grazie però alle autostrade tedesche (interamente gratuite) e al tempo (veramente clemente, sole e temperatura tra i 18 e i 22 gradi) arriviamo a Lubecca a meta' pomeriggio.

    Questo ci permette, una volta scaricate le moto di iniziare la scoperta delle bellezze della citta'.
    Le cose da raccontarvi su quanto visto in questa citta' sarebbero tante, ma in questo caso mi limiterò a farvi due annotazioni, una oggettiva e una soggettiva :
    1. Nel 1987 l’UNESCO ha dichiarato l’intera zona urbana (che comprende oltre 1000 palazzi storici) Patrimonio dell’umanita'
    2. Personalmente ritengo Lubecca una delle piu’ belle citta' che io abbia mai visitato!!!! Su tutti mi hanno colpito due edifici; L’Hostentor (la porta medioevale simbolo di Lubecca con le due caratteristiche torri rotonde separate da un frontone a gradini dall’inconfondibile colore nero) e il Rathaus (con una parte dell’edificio nel caratteristico colore nero e un porticato color panna sovrastato da un edificio in mattoni rossi con tre guglie rivestite di rame e due grandi fori circolari).
    3. La giornata si conclude in un pub molto carino dal quale vi consiglio di passare per la cena (hanno degli ottimi piatti di carne): PAULANER’S.

    Totale Km: 625

    Mercoledì 30 luglio 2003
    L’appuntamento saliente delle giornata è l’imbarco sulla nave (Finnfellow della compagnia Finnlines) almeno per me che non ho mai preso una nave.
    Ma andiamo con ordine.
    Visto che l’imbarco è previsto per la sera e che Travemunde (citta' dove ci imbercheremo) dista pochi chilometri da Lubecca, la mattinata viene dedicata a giringirare Lubecca.

    Una delle cose che vi consiglio di fare e salire sul campanile piu’ alto della citta' dal quale si gode di una vista veramente bella. Altra cosa da non mancare è la visita al negozio del marzapane, che è il dolce tipico di Lubecca; il negozio è situato proprio alle spalle del Rathaus.
    Nel pomeriggio ci dirigiamo a Travemunde, dopo un giretto della citta' (carina ma niente di trascendentale), ci rechiamo al porto per l’imbarco.

    La nave parte in perfetto orario, a questo punto parte l’ozio. Infatti per le successive 40 ore (due notti e un giorno) la nostra maggiore occupazione sara'…… il mangiare e decidere quando fare la sauna.
    Una delle prima cose che abbiamo fatto una volta imbarcati è stato tirare avanti di un’ora l’orologio, visto che in Finlandia hanno un fuso orario differente.

    Totale Km: 30

    Giovedì 31 luglio 2003
    L’intera giornate fila via liscia tra una mangiata e l’altra.
    Il tempo per l’ennesima volta ci assiste e nel pomeriggio possiamo addirittura dedicarci all’abbronzatura, cosa non frequente a queste latitudini.

    Totale Km: 0

    Pernottamenti:
    26, 27, 28 luglio 2003: Pension Becker, Rosengasse 23 - 91541 Rothenburg o.d. T. Tel. (+49)(0)98613560
    29 luglio 2003: Hotel Zum Scheibenstand, Fackenburger Allee 76 - 23554 Lübeck Tel. (+49)(0)451473382
    30, 31 luglio 2003: Nave (Finfellow) compagnia Finnlines

    Finlandia: primo contatto


    Venerdì 01 agosto 2003
    Sveglia all’alba, in quanto l’attracco a Helsinki è previsto per le 07:00 .
    Attracchiamo in perfetto orario e scesi dalla nave ci sono gia' gli amici di Kata che ci aspettano. Si sono presi una giornata di ferie per farci compagnia.

    Per prima cosa andiamo subito all’ostello dove dovremo pernottare quella sera, per vedere se ci permettono di scaricare il sur-plus (borsa da serbatoio, giubbetti, ..….), in modo da poter visitare la citta' “un po’ piu’ leggeri”. All’ostello sono molto gentili e anche se ovviamente le stanze non sono disponibili, ci fanno depositare la nostra “roba” in uno stanzino.
    Iniziamo quindi di buon mattino la visita di Helsinki. Prima tappa è la cattedrale ortodossa che si trova nelle vicinanze del porto. Purtroppo non riusciamo ad entrare. Ma anche se vista solo dall’esterno devo dire che mi ha colpito, con il colore rosso vivo dei suoi mattoni.
    Ci spostiamo quindi nella piazza principale dove tutti i giorni si svolge il Kauppatori (mercato all’aperto); tanto per confermare che noi italiani siamo dovunque incontriamo un connazionale (abruzzese) con la sua bancarella. Nelle vicinanze del Kauppatori si trova anche il Kauppahalli (mercato al coperto) che mi sorprende per la pulizia dei suoi interni.

    La successiva tappa è la cattedrale protestante, molto imponente, non sembra neanche una chiesa con il suo colore bianco e il tetto in rame (verde). Devo ammettere che però vista dall’esterno dava l’impressione di qualcosa di maestoso, ma una volta entrati mi ha deluso molto, infatti all’interno c’è l’altare, le panche e due statue, e …….. e basta, nessun dipinto, nessuna icona, neanche il crocifisso!!!!! Voi direte “OVVIAMENTE E’ UN EDIFICIO PROTESTANTE”, beh questo lo sò anch’io, ma per come siamo abituati noi cattolici ci sorprende comunque.
    Proseguiamo nella visita della citta' fino all’ora di pranzo, passando dalla stazione per poi arrivare ad una caratteristica chiesa (protestante) ricavata in una grotta. Senz’altro uno degli elementi che mi colpisce è la presenza di tanto verde anche nel centro della citta'.
    Nel pomeriggio mentre Kata resta con i suoi amici in centro, io, Anna, Mik e Giorgio andiamo a visitare la fortezza di Suomenlinna che si trova su un isola davanti ad Helsinki (la fortezza è stata dichiarata Patrimonio mondiale dell’Umanita' dall’UNESCO). Il prezzo del biglietto del traghetto per raggiungerla sono soldi ben spesi, la fortezza, circondata da prati verdi, è veramente carina.
    La sera Helsinki offre molti locali, ma fate attenzione, trovare un ristorante in centro dopo le 20:00 è un impresa difficile.

    Totale Km:

    Sabato 02 agosto 2003 Prima tappa della giornata è il castello di Hammenlinna.
    La prima cosa che mi sorprende lasciando Helsinki, è che a non piu’ di 8Km dal centro sono gia' FUORI dalla citta' immerso in un bosco.
    Il castello è bello ma piu’ suggestiva è la sua ubicazione difronte ad un laghetto.

    Lasciata Hammenlinna ci dirigiamo a Jyvaskyla che sara' nostra base per due giorni.
    Ovviamente, piuttosto che fare la statale optiamo per una strada secondaria che si snoda tra i laghi della zona.

    La scelta è senz’altro azzeccatissima, passiamo tra tratti in cui ci troviamo immersi nel verde piu’ fitto a pezzi in cui ci troviamo sospesi sui laghi, e questo passaggio dal verde fitto dei boschi all’azzurro/blu dei laghi alcune volte è talmente netto da infastidire la vista.

    Il tutto condito da un cielo azzurrissimo con pochissime nuvolette bianche.
    Kata&Giorgio, durante il nostro soggiorno a Jyvaskyla dormiranno dai parenti di Kata, mentre per me, Anna e Mik era gia' stato prenotato un cottage un po’ fuori citta'.
    FANTASTICO, non ho altre parole per definire il posto dove abbiamo pernottato quelle due notti.

    Sembrava veramente uscito da un depliant pubblicitario di un agenzia di viaggi, situato a 500 metri dalla statale, raggiungibile solamente con una stradina sterrata, a una decina di Km dal centro abitato piu’ vicino. Il posto era costituito da 5/6 piccoli edifici (cottage), del caratteristico colore rosso con le finestre bordate di bianco, che si affacciavano su un laghetto immerso nel verde. Quella serata io, Anna e Mik l’abbiamo passata sul pontile del “nostro” laghetto ad ascoltare il silenzio, sembrava di aver fatto un salto indietro nel tempo di milioni di anni. Un ultima annotazione della giornata è che per vedere il buio abbiamo dovuto attendere le 23:00 .

    Totale Km: 367

    Domenica 03 agosto 2003
    Dopo tanti giorni di bel tempo, la giornata si presenta con un cielo scuro, per fortuna escludendo una scrosciata a meta' mattina, il tempo regge.
    La giornata è tutto sommato tranquilla, cioè non prevede niente di troppo stancante in vista dei Km che dovremo fare i giorni successivi per raggiungere Nord Kapp.
    La mattina la dedichiamo alla visita di Jyvaskyla, una cittadina tutto sommato tranquilla, la nota di maggior rilievo è la vista che si gode dalla torre piu’ alta della citta', ci si rende effettivamente conto della quantita' di laghi/laghetti presenti nella zona e di come la citta' sia piena di zone verdi.

    Il pomeriggio puntiamo su Petajavesi, una comunita' rurale (proprio così è definita dalla guida “LonelyPlanet”) che dista 35-40Km da Jyvaskyla. Lo scopo della nostra visita vedere la Chiesa di Petajavesi (dichiarata Patrimonio mondiale dell’Umanita' dall’UNESCO).
    Tanto per cambiare l’ UNESCO non ci delude (come tutte le altre “cose” nominate Patrimonio mondiale dell’Umanita' fino ad ore visitate), la chiesa è veramente bella; è una costruzione del XVIII secolo, TUTTA in legno, e quando dico TUTTA significa proprio TUTTA, dalle pareti al pavimento, dalle panche all’altare, persino il lampadario è in legno!!!!!! Ed è in un ottimo stato di conservazione tenendo conto del clima, di queste zone.

    La giornata si conclude con una bella grigliata a casa dei parenti di Kata, che sfata del tutto la “leggenda” che i nordici sono timidi e introversi!!!!!!
    Ultima annotazione è che in quella cena ho avuto la conferma che una tradizione che pensavo fosse solo orientale, cioè il “doversi” togliere le scarpe per entrare in casa, è invece anche finlandese.

    Totale Km: 73

    Pernottamenti:
    01 agosto 2003 Eurohostel, Linnankatu 9 - 00160 Helsinki Tel. (+358)(0)96220470
    02 e 03 agosto 2003: N.D.

    Nordkapp


    Lunedì 04 agosto 2003
    Oggi inizia il nostro viaggio verso Nord Kapp.
    Nonostante i chilometri previsti per questa tappa (470), confidando nelle strade finlandesi, partiamo da Jyvaskyla piuttosto tardi (alle 10).

    La strada scorre via veloce, doveva essere un trasferimento noioso, ed in alcuni momenti devo ammettere che lo è stato, ma nonostante per quasi la totalita' dei chilometri fosse pini, pini, pini, pini, pini, pini, ……. e poi pini, pini, pini, pini, forse per il fatto che era un paesaggio per noi così diverso, non ci è pesato piu’ di tanto.Arriviamo a Tornio verso le 17 e troviamo ad aspettarci l’amico di Giorgio (Vesa) che ci aveva organizzato i pernottamenti per 4 delle 5 notti previste per il nostro “attacco” a Nord Kapp.
    L’albergo è a dir poco fantastico, con tanto di sauna e piscina, ovviamente provate entrambi.
    La serata la passiamo in giro per Tornio con Vesa che ci fa da cicerone; la sensazione che trasmette questa citta' è veramente strana, sembra una citta' di confine tra la civilta' e la natura selvaggia, ed effettivamente lo è, in quanto le citta' che incontreremo nei successivi giorni non saranno altro che villaggi.
    Un’ultima annotazione sulla giornata riguarda la notte, è sembrato che non arrivasse mai, alle 23:30 c’era ancora luce e quando siamo rientrati in albergo (a mezzanotte e mezza passata) non c’era buoi!!!!!!! era solo un po’ scuro, e questa “penombra” trasmetteva una sensazione veramente strana.

    Totale Km: 502

    Martedì 05 agosto 2003
    Gia' la sera prima se ne era discusso, e a colazione arriva la decisione : la mattina la passiamo a Tornio in compagnia di Vesa.
    La motivazione è piu’ che valida. Infatti Vesa è riuscito a “procurarci” una visita guidata alla fabbrica della LAPIN KULTA, la maggior produttrice di birra in Finlandia. La visita risulta molto interessante e come supponevo ci ha offerto la possibilita' di capire/apprezzare la diversita' del popolo finlandese rispetto noi italiani. Un dato su tutti mi ha colpito e dovrebbe indurci a riflettere : la percentuale di riciclo delle bottiglie in vetro è del 90%!!!!!
    Dopo la visita alla fabbrica della LAPIN KULTA andiamo a visitare la chiesa di Tornio. Devo ammette molto carina. Una cosa che mi ha colpito è stata l’attenzione che viene prestata al turista. Pensate in previsione di altri turisti italiani (ma quando?!?!) ci hanno chiesto di controllare e riascoltare la versione italiana che hanno fatto realizzare per illustrare la storia di questa chiesa. Quello che mi sono domandato è : quanti italiani andranno a Tornio?!?!a'E pensare che in Italia in molti casi in monumenti molto importanti (ad esempio per citarne uno vicino a casa mia, il Duomo di Monza) non abbiamo nemmeno la versione in inglese!!!! :-(
    Terminata la visita di Tornio partiamo con destinazione Enontekiö.
    I primi 50KM (circa) li percorriamo sul lato svedese del fiume Tornionjoki (il fiume che divide Svezia e Finlandia) la cosa da annotare è che sia sul lato svedese del fiume sia su quello finlandese, la maggior parte delle “fattorie” che incontriamo hanno issata sul punto piu’ alto della casa la bandiera nazionale.

    Ma facciamo un passo indietro : la sera prima Vesa ci aveva detto che avremmo incontrato tante renne.
    Fino alla linea del circolo polare artico però niente renne. Sinceramente eravamo un po’ delusi.
    Ma dopo l’ingresso nel circolo polare artico, come d’incanto, e come aveva previsto Vesa, cominciamo ad incontrarle, ………… si, si incontrarle, nel senso che attraversavano tranquillamente la strada incuranti del passaggio dei mezzi.

    Arriviamo ad Enontekiö in serata, e sinceramente non facciamo nessuna difficolta' a trovare il campeggio dove Vesa ci aveva prenotato un cottage (grandissimo con tanto di sauna privata), visto le dimensioni della posto, …… la sensazione che proviamo è quella di essere ad anni luce dalla civilta'.

    Totale Km: 355

    Mercoledì 06 agosto 2003
    Eccoci arrivati al grande giorno, NORD KAPP!!!!!
    Partenza all’alba, ci aspettano molti chilometri.
    Nel primo tratto sembra di percorre un paesaggio lunare, e la difinizione di tundra (estratto dal vocabolario tundra=formazione vegetale propria delle regioni subpolari, caratterizzata dall'assenza di vegetazione arborea) direi proprio che rende l’idea.
    Dopo un paio d’ore vedendo la colorazione del cielo e la temperatura (13°/15°) optiamo per indossare la tuta antipioggia; il tempismo direi che è stato perfetto infatti qualche chilometro dopo inizia a piovere.
    Per fortuna la pioggia ci accompagna per poco mentre il freddo non ci lascera' per quasi due giorni.
    Col passare dei chilometri incontriamo paesaggi diversi, dalla tundra alle gole di un fiume (sembra quasi un paesaggio alpino) per poi sbucare in un fiordo.
    Lo spettacolo che ci si presenta sul fiordo è veramente spettacolare, un mare color turchese con il cielo grigio scuro, il verde dell’erba e come cornice degli arbusti con fiori colore lilla, quello che vediamo sembra quasi qualcosa costruito artificialmente.
    Ma purtroppo non ci possiamo fermare a godere di quel paesaggio, visto che a Nord Kapp mancano ancora piu’ di 200Km. Le successive 2/3 ore scorrono via veloci con un paesaggio in continua mutazione (colline, prati, tundra, …).

    A circa 100Km da Nord Kapp, risbuchiamo su un fiordo e l’ambiente che ci circonda, la strada che percorriamo, il cielo, hanno veramente un qualcosa di surreale, non ho parole per descriverlo ma vi riporto qualche riga scritta da Mik, che esprime pienamente le sensazioni che ho provato:

    “………… cielo blu come l’acqua o piombo come le nubi o candide come schiuma
    Muschio erbetta ricopre ogni cosa
    Fiorellini delicatissimi e fragili… ma qui?!
    E le renne sollevano le corna a guardarti passare, sempre sorprese del tuo essere lì.
    Il Vufero frulla allegro tra le tue ginocchia correndo instancabile come un lupo-da-slitta.
    E all’improvviso si risale ora, come in cabrata un aereo al decollo
    Lasci l’acqua …laggiù in basso
    E monti in testa alla montagna-penisola, sei in cima alla groppa del fiordo
    Come i “Fremen” che cavalcano i serpenti di Dune …………”

    Ma eccoci dopo un tunnel (costo 10 euro a moto) sbucare sull’isola di Nord Kapp mancano ancora 30Km al punto estremo d’Europa e questa volta siamo baciati dalla fortuna. Compare il sole!!!!!!

    Arrivati però al punto estremo d’Europa ecco la sorpresa, a 150metri dal famoso globo simbolo di Nord Kapp c’è un casello, avete capito bene un casello!!!! E per fare gli ultimi 150metri ci vogliono 25 euro a testa!!!!!!!!!!

    Dopo un consulto con Mik e Giorgio si decide che NON vale la pena fare quei costosissimi 150metri per una foto al Globo, anche perché, come ben sanno i motociclisti “LA META NON E’ LO SCOPO”.
    A titolo informativo i 25 euro valevano per due giorni in modo da poter passare la notte sul tetto d’Europa, cosa che ha senso in camper ma non in moto.

    Sulla via del ritorno ci fermiamo al primo paese, Honningsvag, per cercare un posto per dormire, ma nonostante la buona volonta' del personale riusciamo a trovare qualcosa per la notte ad un prezzo accettabile nei pressi di Lakselv, cioè a oltre 130Km.

    Causa problemi nel reperire la benzina arriviamo a Lakselv alle 23.30.
    Come avrete notato nel resoconto di questa giornata mi sono prolungato un po’ piu’ delle altre, e sinceramente di cose da scrivere ce ne sarebbero ancora; è stata una giornata FANTASTICA e ripensandoci oggi che stò scrivendo, ad oltre un mese da quella data, mi vengono i brividi. E’ stata una di quelle giornate che si ricordano per tutta una vita.
    Per rendere palpabile i sentimenti/le emozioni provate in quella giornata riporto di seguito due righe scritte da Anna “a caldo” in qui giorni :
    “……… e se pensassi che per arrivare sino a qui abbiamo attraversato Svizzera, Austria, Germania, il Mar Baltico, e poi, ……..…….. e poi ti invade una forte emozione che non ha parole per essere descritta, ma ti fa quasi piangere di gioia ……..
    Finalmente siamo arrivati a Capo nord ………. e i paesaggi attraversatia'…… Stupendi! Abbiamo visto tutte le sfumature dell’azzurro, per mare e per cielo … abbiamo visto il punto di unione tra cielo e mare …. Abbiamo visto “l’infinito”.
    E poi boschi, foreste, renne ….. i gabbiani che planano sull’acqua ….. ma la cosa piu’ bella è che a tutto questo faceva sfondo il panorama piu’ bello, un panorama che sa regalarti emozioni, che ti lascia pensare …….”

    Totale Km: 685

    Giovedì 07 agosto 2003
    Alla sveglia ci si presenta un cielo coperto e una temperatura bassa (10°-12°), optiamo quindi per partire con le tute antipioggia anche se non piove, non fosse altro che per il freddo.
    Col passare del tempo il colore del cielo si fa' sempre piu’ scuro ed a un certo punto entriamo in un temporale di quelli da paura, prendiamo acqua a secchiate per circa mezz’ora, dopo di che, quasi per incanto, usciamo dal temporale e compare il sole. In quel momento la situazione è veramente assurda, guardando dietro di noi vediamo un cielo NERO, mentre davanti abbiamo un cielo AZZURRO con qualche nuvolette bianca.
    Arrivati a Inari, come avevamo previsto, ci fermiamo per una sosta, il “villaggio” (500 abitanti) è la principale comunita' di Sami (popolazione della lapponia) della regione.
    Da visitare è senz’altro il museo dei Sami devo dire molto bello.
    “Causa” visita al museo dei Sami la nostra sosta si prolunga un po’ piu’ del previsto, così arriviamo a Tankavaara, dove avevamo gia' prenotato un cottage all’interno del parco, alle 20 passate. Risultato, l’unico ristorante presente aveva gia' chiuso, così ci vediamo costretti a fare altri 10Km per arrivare al villaggio piu’ vicino. Nella sfortuna devo dire che siamo stati fortunati, perché l’unico “ristorante” è il “Poro village” (villaggio delle renne) dove mangiamo uno stufato di renna con purè veramente fantastico (non dite ai bambini che siamo stati in lapponia a abbiamo mangiato renna).

    Totale Km: 352

    Venerdì 08 agosto 2003
    Oggi è la giornata di Rovaniemi (citta' di Babbo Natale), e comincia di buon mattino con un’evento piacevole.Mi sveglio prima degli altri e decido di andare a dare un controllata allo stato della moto, mentre ingrasso la catena sento un rumore strano, premetto che il nostro cottage era all’interno di un parco, penso che sia un problema della moto infatti il rumore era comparso mentre facevo girare la ruota ………………. avvicino l’orecchio alla catena e il rumore persiste anche se la ruota è ferma ………………… mi guardo allora attorno …………. e a non piu’ di 3-4 metri da me vedo una renna bella grossa che stava tranquillamente mangiando l’erba del bosco. Devo dire che incontri del generi non si fanno tutti i giorni.
    Il trasferimento fino a Rovaniemi fila via veloce.
    Arrivati alla citta' di Babbo Natale facciamo la doverosa sosta per visitare il “suo” ufficio postale e quello che ci gira attorno.

    Devo ammettere che il tutto, nonostante abbia un impronta prettamente commerciale, è ben fatto. Un solo consiglio mi permetto di dare a chi dovra' andarci, non portate i bambini.
    Dopo Rovaniemi il cielo, che fino ad allora era coperto, si va via via aprendo e quando arriviamo a Kuivaniemi ormai c’è solo qualche nuvola bianca in cielo. Per l’ennesima volta siamo fortunatissimi con il pernottamento (grazie Vesa), infatti siamo in un cottage con una fantastica vista mare. Tant’è che la serata la passiamo a fare le foto al sole che tramonta!!!!

    Totale Km: 393

    Sabato 09 agosto 2003
    Obbiettivo della giornata è raggiungere Savonlinna, dove troveremo Kata.
    La giornata scorre via veloce senza nulla da segnalare; anzi effettivamente una cosa da segnalare c’è.
    C’era stato detto che avremmo incontrato molte renne e cosi è stato, ci era stato detto anche che era quasi impossibile incontrare alci, e invece ………. e invece quando ormai eravamo nella vicinanze di Savonlinna in un pezzo di strada immerso in un bosco fittissimo (tanto per cambiare), è saltata fuori dal bosco a circa 200 metri da noi un alce femmina, l’assurdo è che arrivata al centro della strada si è fermata e ci ha guardato, per opi rientrare nella boscaglia, il tutto è durato solo qualche secondo che però è sembrato lunghissimo.
    Devo ammettere che l’alce mi ha sorpreso per le sue dimensioni, è un’animale veramente imponente.

    Totale Km: 540

    Pernottamenti:
    04 agosto 2003 Kaupunginhotelli, Itaranta 4 – 95400 Tornio Tel. (+358)(0)1643311
    05-08-2003 Non disponibile - L’unico campeggio del villaggio
    06-08-2003 Non disponibile - Lakselv cottage in un campeggio
    07-08-2003 Kultakylä RAVINTOLA (Tankavaara) Tel. (+358)(0)16626158
    08-08-2003 Non disponibile - Merihelmi vicino a Kuivaniemi
    09-08-2003 WillaNuttu Varparanta (20Km a nord di Savonlinna) Tel. (+358)(0)15649239

    Ritorno in Finlandia


    Domenica 10 agosto 2003
    Ed eccoci alla prima giornata di riposo dopo la “puntatina” a Nord Kapp.

    La mattina la dedichiamo alla visita del castello di Savonlinna, il bello della giornata comincia gia' prima di arrivare al castello, infatti il padre di Kata ci propone di raggiungere il castello in canoa, avete capito bene in canoa ……………….. e quando ci ricapita un occasione così?!a'Quindi io, Anna e Mik su una e Giorgio e Kata su un’altra.
    E’ stato veramente suggestivo arrivare al castello in canoa.
    All’ingresso nel castello ci aspetta una bella sorpresa : è prevista una visita guidata in italiano!!! Tenete conto che Savonlinna è a 60Km dalla Russia, dove non penso che gli italiani arrivino in grande numero.
    Il castello è veramente in ottimo stato.
    Nel pomeriggio visitiamo la citta' di Savonlinna.
    La conclusione della giornata si rileva uno di qui momenti che ti porti con te tutta la vita.
    Nel tardo pomeriggio andiamo con il padre di Kata nel suo cottage sul lago.

    Sembra veramente un angolo di paradiso, il cottage è a circa 15 minuti di strada sterrata dalla statale, quindi immerso nelle foresta, con un laghetto proprio difronte; le piante che si specchiano nel lago e il colore del cielo completano un quadro veramente BELLO.

    Dopo aver fatto una camminata nel bosco, ci facciamo la sauna e quindi con una temperatura esterna di 10°-15° ci buttiamo nel lago. FAN-TA-STI-CO!!!! La serata si conclude con una bella mangiata di maccarat (simil-wuster) fatti al camino e lettu (simil-crepes) il tutto accompagnato da birre e sideri.

    Totale Km: 80

    Lunedì 11 agosto 2003
    Obbiettivo Imatra. Il nostro obbiettivo di oggi è arrivare fino ad Imatra, con due scopi fondamentali, fare una foto sul confine con la Russia e andare a vedere il circuito dove negli anni ’70-’80 si correva il motomondiale.
    Prima tappa è Kerimaki, dove c’è la chiesa in legno piu’ grande del mondo, costruita nel 1847. Questa chiesa dispone di ben 3.300 posti a sedere; le sue dimensioni sono amplificate dalle piccole dimensioni del centro abitato.
    Puntiamo quindi verso Imatra, le strade ci offrono paesaggi veramente belli con improvvisi passaggi dalla foresta piu’ fitta a laghi di un blu intenso, da segnalare il passaggio sull’istmo di Punkaharju (cresta lunga 7Km che attraversa un lago di notevoli dimensioni).
    Prima di entrare ad Imatra arriviamo fino al confine con la Russia per la foto di rito; l’idea di essere a pochi metri dalla Russia, che evoca in noi ricordi del regime comunista e della guerra fredda, condito da un cielo scuro, incute una certa sensazione di timore.
    Un siparietto carino avviene all’ufficio turistico di Imatra dove ci rechiamo per chiedere informazioni sul circuito dove si correva il motomondiale. La ragazza dell’ufficio informazioni per darci qualche notizia ha dovuto andare a chiedere ai colleghi e comunque sembrava molto perplessa sulla nostra domanda; al che io a Giorgio abbiamo pensato che magari essendo passati oltre 20 anni dall’ultima gara la gente non si ricordasse, ma appena usciti dall’ufficio del turismo abbiamo notato proprio sulla vetrina dell’ufficio stesso una foto enorme (3 metri x 2 metri) di Agostini con una MV Augusta. No Comment ;-)))
    Essendo stato un circuito cittadino, riusciamo a fare un giro completo della “pista”, e se ce ne fosse bisogno abbiamo avuto la conferma che i piloti di una volta correvano in condizioni assurde (rotaie che attraversavano la pista, curve ad angolo retto senza vie di fuga, ….).
    Il rientro a Savonlinna, nonostante il freddo, fila via liscio in un paesaggio da sogno.

    Totale Km: 334

    Martedì 12 agosto 2003
    Come da programma è giunta l’ora di separarci dai nostri compagni di viaggio, infatti mentre Mik, Giorgio e Kata proseguiranno il loro soggiorno in Finlandia per poi ripercorrere la strada fatta all’andata per tornare a casa, io e Anna faremo una strada differente (Svezia, Danimarca, Germania, ……).
    La giornata odierna deve portarci a Turku, dove, la sera successiva ci dovremo imbarcare per Stoccolma.
    Dati i chilometri da percorrere e il fatto di non avere nulla di prenotato a Turku, alle 07.30 siamo gia' in moto.
    Arriviamo a meta' pomeriggio a Turku e con nostra sorpresa facciamo abbastanza fatica a trovare da dormire per la notte. Grazie però all’ufficio del turismo di Turku riusciamo a trovare un posto carino (un cottoge con vista mare e sauna) a una decina di chilometri dalla citta'.
    La giornata si conclude con un’ottima sauna (che sara' poi l’ultima del nostro viaggio).

    Totale Km: 562

    Mercoledì 13 agosto 2003
    Grazie alla gentilezza della padrona del cottage che ci permette di lasciare a bagagli nei suoi locali riusciamo a visitare Turku totalmente scarichi.
    La principale attrazione di Turku è il castello, ma sono senz’altro da non perdere una passeggiata sulle sponde del fiume Aurajoki nel centro citta' e il giro del centro.
    Le principali attrazioni del centro sono la cattedrale (le cui parti piu’ antiche risalgono al XIII secolo) che è la piu’ importante di tutte le chiese dalla Finlandia, la casa Qwensel che è la casa in legno piu’ antica di Turku (costruita attorno al 1700) nella quale è ospitato il piccolo museo della farmacia e la chiesa ortodossa.
    Alle 21.00 ci imbarchiamo per Stoccolma. La prima cosa che facciamo, dopo essere andati a portare le nostre cose in cabina, è andare al ristorante. Optiamo per la cena a buffè, molto abbondate e buona ma un po’ cara.
    La nave offre anche la discoteca, ma dato quello che abbiamo in programma per il giorno successivo (visitare Stoccolma) decidiamo di andare a nanna, tanto piu’ che ritornando al fuso orario italiano perderemo un’ora di sonno.

    Totale Km: 28

    Pernottamenti:
    10 agosto 2003 WillaNuttu Varparanta (20Km a nord di Savonlinna Tel. (+358)(0)15649239
    12 agosto 2003 Villa Rauhala Ruisallo, 25 – 20100 Turku Tel. (+358)(0)2589018 http://www.villarauhala.com
    13 agosto 2003 Nave (Isabella) compagnia Viking Line

    La sorpresa Svezia


    Giovedì 14 agosto 2003
    Come da programma la nave attracca al porto di Stoccolma prima della 07.00 .
    Grazie alla cartina della citta' fornitaci a Turku dall’ufficio del turismo e all’orario (la citta' dorme ancora) in meno di 15 minuti siamo in centro e abbiamo gia' trovato il parcheggio per la moto.
    Dopo una bella colazione iniziamo a visitare (a piedi) la citta' seguendo scrupolosamente le indicazioni forniteci dalla nostra guida EDP (Lonely Planet).
    La prima cosa che notiamo, dopo 15 giorni di Finlandia dove madre natura faceva da padrona e dove anche le citta' piu’ grandi non rientrano nei nostri “canoni di citta'” (grandi palazzi, traffico, ….) è l’imponenza dei palazzi di Stoccolma.
    L’impressione che da' la citta' è di estremo ordine.

    Senz’altro di tutte le cose viste spicca il “Kungliga Slottet” (“il nuovo palazzo reale”), che è il castello reale piu’ grande del mondo ancora utilizzato per il suo scopo originario.
    Anche se abbastanza costoso (circa 12 euro a testa) consiglio di effettuare il biglietto cumulativo che offre la possibilita' di visitare tutte e quattro le sezioni in cui è diviso il castello :
    • Gli appartamenti di Stato
    • Il Museo Tre Kronor
    • Il museo delle antichita' di Gustavo III
    • La tesoreria Reale (dove si possono trovare le insegne reali di Svezia cioè le corone, gli scettri, i globi e le chiavi)
    Come ciliegina sulla torta è possibile assistere (verso mezzogiorno) al cambio della guardia che dura circa 40 minuti.

    E’ inoltre da non perdere la visita alla cattedrale, situata accanto al palazzo reale, all’interno della quale si può ammirare la statua di “San Giorgio e il drago” scolpita nel 1494.
    Al ritorno alla moto, con sorpresa, abbiamo notato che la piazza nella quale l’avevamo lasciata, che la mattina era “VUOTA”, non era altro che la piazza principale della citta' dove in quei giorni si stava svolgendo una specie di festival con musica e varie attivita'.
    La sera lasciando la citta' ci rendiamo conto di lasciarci alle spalle un “qualcosa” di veramente inaspettato, dove il tipico “ordine” che nel nostro immaginario hanno le popolazioni nordiche è mixato con la gioia e la felicita' latina.

    Totale Km: 24

    Venerdì 15 agosto 2003
    La giornata che doveva essere solo di puro trasferimento, dato il chilometraggio da coprire, invece ci ha dato l’opportunita' di avere una conferma dell’impressione avuta il giorno prima sugli svedesi; cioè una popolazione che sa fondere molto bene la precisione e il raziocinio (delle popolazioni nordiche) con una voglia di divertirsi tipica delle popolazioni latine.
    Grazie ad un trasferimento tutto sommato abbastanza veloce, arriviamo a Malmo alle 16:30 . Dopo aver sistemato le cose in camera andiamo in centro (a piedi) per cercare un ristorantino, visto che come al solito a mezzogiorno avevamo praticamente saltato il pranzo.
    Ed eccoci alla sorpresa. In quei giorni c’era il “Malmo Festival” , cioè giornate nelle quali tutta la citta' è in festa, ad ogni piazza, ma anche in ogni angolo ci sono concerti di tutti i tipi. Non mi era veramente mai capitato di vedere un citta' festeggiare in quel modo.
    Prima però di mangiare ci rechiamo all’ufficio del turismo dove oltre a darci tutte le informazioni sulla citta' ci danno anche un cartina di Copenaghen e qualche dritta per visitarla.
    Un consiglio che ci viene dato e che il giorno seguente abbiamo seguito è di andare a Copenaghen in treno.

    Totale Km: 608

    Pernottamenti:
    14 agosto 2003: Formule 1 Stockholm (Cod. 5798) - Mikrofonvagen 30 -126 37 Stockholm - Tel. +46(0)87442044
    15-08-2003: Formule 1 MALMO (Cod. 5770)- Lundavagen 28 - 21218 MALMO - Tel. +46(0)40930580

    Copenaghen


    Sabato 16/08/2003
    Come deciso la sera precedente, il tratto Malmo/Copenaghen lo faremo in treno, visto che il prezzo del biglietto equivale circa al costo del ponte ed inoltre ci evitiamo il problema di dover girare, in moto, Copenaghen nel casino di una grossa citta' e il problema di dove mettere caschi e giubbetti.
    La giornata la passiamo quasi interamente a giringirare per Copenaghen, seguendo (come sempre) i consigli dalla nostra inseparabile guida EDT (Lonely Planet).

    Le cose che piu’ ci hanno colpito sono senz’altro il pittoresco canale di Nyhavn (dove si trova la casa nella quale visse Hans Christian Andersen), la Sirenetta (simbolo di Copenaghen, “…… ma è piccola!!!!!!”) ed in fine l’isola pedonale (è la piu’ lunga del mondo, 9Km)

    Abbiamo avuto anche la “fortuna” di assistere ad una sfilata che molto difficilmente potremo vedere in Italia, soprattutto per il modo in cui si è svolta. Eravamo nella piazza dal radhus (municipio) dove si svolgevano le prove di un concerto, quando ad un certo punto in una della vie laterali si è cominciato ad udire un gran casino e tutta la gente che c’era in piazza si è spostata in quella direzione, ovviamente anche noi, incuriositi, l’abbiamo seguita. Stava iniziando a passare una sfilata di omosessuali e lesbiche, l’ora successiva è stato un susseguirsi di camion con sopra gente che ballava (non serve che vi dica l’abbigliamento di queste persone, … su un po’ di immaginazione!!!) con musica ad altissimo volume e calici di birra che comparivano da ogni dove. Le due cose che mi hanno lasciato piu’ “sorpreso” sono state il vedere nello stesso posto il contrasto tra la trasgressione (gente che ballava semi-nuda su i camion) e le rigide regole islamiche (donne che osservavano le sfilata con indosso il chador) e che nonostante il casino che c’era e i fiumi di birra che scorrevano, erano poche le forze dell’ordine e tutta la manifestazione si è svolta senza il minimo disordine.
    Lasciata Copenaghen con negli occhi quella marea di gente che si divertiva siamo rientrati a Malmo …………e ci siamo trovati immersi in un’altra citta' in festa ……”……….. e per fortuna che i nordici sono freddi!!!”

    Totale Km: 0

    Pernottamenti:
    16 agosto 2003 Formule 1 MALMO (Cod. 5770) Lundavagen 28 - 21218 MALMO Tel. +46(0)40930580

    Germania Ovest


    Domenica 17 agosto 2003
    Come si immagina dai chilometri percorsi, è stata un giornata di trasferimento, per avvicinarci agli obbiettivi dei giorni successivi (Acquisgrana, Colonia, …).
    L’unico evento da sottolineare in tutta la giornata è stato il passaggio sul ponte che unisce Malmo a Copenaghen, che sarebbe poi il ponte piu’ lungo d’Europa. E stato veramente strano partire dal suolo svedese e dopo un paio di chilometri essere a oltre 60 metri sopra il mare, per poi arrivare su un’isoletta e buttarsi “sotto il mare” e quindi arrivare sul suolo danese.

    Totale Km: 636

    Lunedì 18 agosto 2003
    Dopo tanti giorni di bel tempo, ci alziamo con un cielo scuro, decidiamo comunque di partire senza indossare l’attrezzatura anti-pioggia, ma si rivela un scelta sbagliata, infatti dopo una cinquantina di chilometri inizia a piovere, ovviamente ha iniziato a piovere in modo abbondante nel momento in cui eravamo bloccati in coda su un viadotto!!!!! Dopo 10 minuti fermi sotto l’acqua, appena passato il viadotto, siamo riusciti a trovare un “riparo” per indossare l’attrezzatura anti-pioggia e abbiamo quindi proseguito il trasferimento. La pioggia ci accompagnera' fino a sera.
    Nel primo pomeriggio siamo arrivati ad Acquisgrana, e dopo aver sistemato le cose in camera, abbiamo visitato la citta'.
    Fiore all’occhiello della citta' è senz’altro la sua cattedrale dove furono incoronati circa 30 imperatori del Sacro Romano Impero. La chiesa fu costruita per volonta' di Carlo Magno che è sepolto nel suo interno. All’interno della cattedrale si trova anche il trono di Carlo Magno.
    Da non perdere è anche una visita al Rathaus (edificio del comune) che si affaccia su Markt (una grande piazza), dove si trova una fontana con la statua di Carlo Magno.
    Altro elemento caratteristico della citta' sono le numerose fontane, di diversi tipi e forme.

    Totale Km: 221

    Martedì 19 agosto 2003
    La giornata di oggi è dedicata alla visita di Colonia.
    Come avevamo gia' fatto in precedenza per il trasferimento Malmo-Copenaghen, anche questa volta (per fare i 75Km che separano Acquisgrana da Colonia) optiamo per il treno. La scelta del treno si rivelera' azzeccatissima (anche se non economicissima : andata/ritorno per 2 = 30 euro) infatti la stazione si trova proprio ai piedi del Kolner Dom (la cattedrale di Colonia), vero scopo delle visita alla citta'.

    Il Kolner Dom non delude affatto le nostre aspettative. E’ veramente imponente!! La sua costruzione è iniziata nel 1248 e terminata nel 1880 (ovviamente tra mille vicissitudini). La parte che spicca sul resto sono senz’altro la due guglie gemelle alte 157 metri. Il Dom fu l’edificio più alto d’Europa fino alla costruzione della Torre Eiffel . All’interno è doveroso segnalare i “banchi del coro” (del 1310), la “croce di Gerone” (del 970) e la “campana di pietro” (1923) che è la campana funzionante più grande del mondo.
    La cattedrale è stata dichiarata patrimonio dell’umanita' dall’UNESCO nel 1996.
    Per visitarla tutta (compresa la visita sulle torri) impieghiamo quasi tre ore.
    Il resto della giornata la passiamo a giringirare per Colonia a visitare le innumerevoli chiese presenti. Conclusione degna sono senz’altro due passi lungo le sponde del Reno.
    Rientriamo ad Acquisgrana nel tardo pomeriggio, ma grazie ad una giornata meteorologicamente perfetta (sole e temperatura ottimale) riusciamo ri-visitare Acquisgrana, e devo ammettere che vista col bel tempo è tutt’altra cosa!!!

    Totale Km: 0

    Mercoledì 20 agosto 2003
    La destinazione di oggi è Treviri, ma sinceramente siamo “troppo” vicini a un circuito storico per la F1 (Spa-Francorshamps) per non fare una piccola deviazione.
    Quindi lasciamo Acquisgrana entrando subito in Belgio direzione Spa.
    Troviamo il circuito senza troppi problemi e il bello e che riusciamo ad arrivare ai bordi della pista indisturbati, dove scattiamo due foto al punto piu’ caratteristico del circuito (dove si trova la “compressione”).
    Puntiamo quindi diretti a Treviri dove arriviamo all’ora di pranzo.
    Per prima cosa cerchiamo l’ostello dove avevamo prenotato per la notte, per scaricare i bagagli, e sinceramente nella “nostra collezione” di posti per pernottare ci mancava un ostello di questo genere sullo stile “figli dei fiori”, che comunque si rilava molto accogliente e con gente disponibilissima, …. insomma … lo consiglio :-)
    Ci dedichiamo quindi alla visita della citta'.
    Treviri è forse la piu’ antica citta' di tutta la Germania, è stata infatti fondata dai romani nel 15 a.c. . Nel terzo secolo divenne una della capitali imperiali e residenza di imperatori. Oltre ai resti romani si trovano anche vari gioielli architettonici di epoche successiva tutti in ottimo stato.
    Grazie a questo mix di epoche diverse ma soprattutto ai resti romani Treviri (tutta la citta'!!!!!) è stata dichiarata patrimonio mondiale dall’UNESCO gia' nel 1986.

    Nonostante TUTTA la citta' sia molto bella tre sono le “cose” che mi hanno colpito di piu’ : la “Porta Nigra” (imponente porta del II secolo) , la “Romische Palastaula” (edificio del IV secolo di dimensioni sorprendenti, 67 metri di lunghezza e 37 metri di altezza con un immenso soffitto a cassettoni non sostenuto ne da pilastri ne da balconate) e le rovine della Kaiserthermer (le terme imperiali risalenti al IV secolo).

    Devo ammettere che nonostante la bellezza di Treviri io e Anna ci rendiamo conto di non riuscire ad apprezzarla fino in fondo “a causa” della quantita' di cose viste e di esperienze provate nell’ultimo mese. Decidiamo quindi di saltare l’ultima tappa che prevedeva la visita a Friburgo, sicuri che non saremmo riusciti a apprezzarla, e rientrare a casa un giorno prima.

    Totale Km: 188

    Giovedì 21 agosto 2003
    Ed eccoci arrivati al giorno del rientro a casa; la decisione di anticipare di un giorno il rientro ci obbliga ad un tappone bello tosto.
    Partiamo quindi alle 05.30, Treviri è ancora avvolta nel buio.
    Imbocchiamo subito l’autostrada, per le prime due ore patiamo il freddo con la temperatura, che, nonostante il cielo sereno, si aggira attorno ai 15°C.
    I primi 400Km filano via lisci sulle veloci autostrade tedesche, mentre le seconda parte del viaggio la effettuiamo interamente su statale, passando dall’Austria, dal Liechtenstein per poi attraversare la Svizzera e quindi rientrare in Italia.
    Al nostro rientro in Italia veniamo accolti da un caldo al quale ormai non eravamo piu’ abituati, il termometro si assesta fisso sui 35°C.
    Arriviamo a casa, dopo oltre 800Km percorsi nell’ultimo giorno e oltre 8.500Km nell’ultimo mese, distrutti ma convinti di aver vissuto un’esperienza che ci ricorderemo per tutta la vita.

    Totale Km: 809

    Pernottamenti:
    17 agosto 2003 Ibis Munster (Cod. 2206) Engelstrasse 53 48143 MUENSTER Tel. +49(0)25148130
    18 agosto 2003 Ibis Aachen Normaluhr (Cod. 1437) Zollernstrasse 2 52070 AACHEN Tel. +49(0)241 51840
    19 agosto 2003 Ibis Aachen Normaluhr (Cod. 1437) Zollernstrasse 2 52070 AACHEN Tel. +49(0)241 51840
    20 agosto 2003 Hilles Hostel Hildegard Neu Gartenfeldstrasse 7 54295 TRIER Tel. +49(0)6517102785

    Conclusioni
    Eccoci arrivati a tirare le somme di questo viaggio, di questi 8.500Km in giro per l’Europa.
    E’ stato un viaggio a dir poco fantastico, ed è andato oltre ogni mia piu’ rosea aspettativa.
    Ho visto cose e vissuto esperienze che mi rimarranno per sempre nel cuore : le capitali “nordiche”, le sterminate foreste della Finlandia, i laghi del Saima, la Renne, NORD KAPP, i fiordi norvegesi, BABBO NATALE, il bagno nel lago dopo la sauna, ………… solo per nominarne qualcuna.
    I miei compagni di viaggio sono stati anche loro una sorpresa positiva, non li conoscevo a “fondo” e avevo un pò di timore che questo fattore, associato ad una diversa visione “dell’andare in moto”, potesse rovinare il viaggio a tutti, invece è stato sufficiente il rispetto reciproco e un po’ di buona volonta' a farci divenire un ottimo e affiatato “gruppo di viaggio”.

    Come conferma di quanto appena detto, devo dire un grosso grazie a tutti e tre i nostri compagni di viaggio per i fantastici momenti che ci hanno fatto vivere e hanno vissuto con noi.
    Devo inoltre dire un immenso GRAZIE, per aver condiviso con me tutti gli 8.500Km, ad Anna, che ha “sopportato” le mille cose che ci sono successe sempre (o quasi) con il sorriso sulle labbra …… e finalmente ora posso affermare che mi ha seguito sino “in capo al mondo” (non so quanti mariti lo possono dire!!

    Non so se questo mio racconto sia riuscito a trasmettervi qualcuna delle sensazioni che ho provato, ma sono convinto che se solo siete riusciti a provare la meta' di quello che volevo trasmettervi …. sicuramente uno dei vostri prossimi viaggi avra' come “OBBIETTIVO …” il “…. NORD”. E per concludere ecco alcuni numeri che possono darvi un’ulteriore idea dove siamo andati :

    45° 36’ 49’’ Latitudine Nord di Vimercate (citta' di partenza e arrivo)
    66º 32' 35 Latitudine Nord del Circolo polare artico
    71° 10’ 21’’ Latitudine Nod Kapp
    8.509 Totale Chilometri percorsi
    809 Maggior numero di Km percorsi in un giorno
    512,79 Litri consumati
    16,59 Consumo medio (Km/litro)
    1,404 Massimo costo della benzina (euro/litro) (Norvegia)
    0,903 Minimo costo della benzina (euro/litro) (Austria)
    252 Numero delle foto fatte (con la nostra macchinetta)
    27 Numero totale giorni di viaggio
    15 Numero giorni di viaggio passati con i nostri compagni di viaggio
    12 Numero giorni di viaggio passati io & anna “da soli”
    1.151 Numero totale delle foto fatte dai “fotografi” del viaggio
    10 Numero degli stati attraversati
    8 Numero dei “patrimoni dell’umanita'” (by UNESCO) visitati. Centro storico di Bamberga, La RESIDENZ a Wurzburg, Lubecca (tutta la citta'), la Suomenlinna (l’isola fortificata di fronte a Helsinki, la chiesa di Petajavesi, la cattedrale di Acquisgrana, la cattedrale di Colonia, Treviri (tutta la citta').

    2003 - Tour dell'Irlanda (EIRE) di Francesco "ZioFra" Noferi



    Info Generali

    Documenti:
    Carta d’identita' valida per l’espatrio o Passaporto

    Clima:
    Il clima migliore con minor piovosita' è a Luglio e Agosto e comunque da meta' Aprile fino a meta' settembre. Le piogge si verificano spesso ma in genere durano poco.

    Moneta:
    La moneta è l’Euro ( € ) quindi nessun problema con il cambio.

    Elettricita':
    L’elettricita' è come in Italia a 220 V. Unico problema le spine degli elettrodomestici sono di tipo inglese quindi bisogna munirsi di un adattatore (costo circa 10/15 €). Io ho trovato un cavo di alimentazione per PC con spina inglese e l’ho messo su una ciabatta a 4 posti.

    Telefono:
    Per telefonare in Italia basta mettere il +39 (oppure 0039) davanti a qualsiasi numero italiano seguito dal numero compreso del prefisso.

    Ambasciata Italiana:
    Per qualsiasi problema l’ambasciata è a Dublino in 63/65 Northumberland Road.
    Tel.: 01/6601744
    Fax: 01/6682759
    E-Mail: italianembassy@tinet.ie

    Guidare in Irlanda

    La guida in Irlanda è tutto al contrario che da noi cioè è a sinistra come in Inghilterra con la precedenza da destra. Ciò messo un paio d’ore ad abituarmi alla guida (giusto il tempo di capire dov’ero finito, essermi perso per Dublino e aver trovato l’albergo).
    Le rotonde si girano al contrario (cioè verso sinistra, in senso orario) chi entra prima in rotonda ha la precedenza sugli altri.
    Come in quasi tutto il mondo per i motociclisti è obbligatorio l’uso del casco. In auto sono obbligatorie le cinture di sicurezza per tutti gli occupanti.
    La polizia locale si chiama GARDA, si riconoscono facilmente perchè hanno una pettorina gialla fluorescente con scritto su GARDA. Sono molto gentili come tutti gli irlandesi ma sono anche molto intransigenti. Sulle strade di interesse nazionale (denominate appunto Nxx) li trovate spesso con in mano il telelaser pronti a immortalarvi nelle varie pose.

    Noleggio:
    Si può noleggiare un auto dai 23 ai 70 anni, i prezzi non sono esosi (Punto circa 250€ per una settimana assicurazione "kasko" inclusa). Sotto i 23 anni alcune compagnie tipo AVIS noleggiano la macchina con un aumento della tariffa spaventoso (circa il 300% in più). E’ vietato in tutta l’isola il noleggio di moto o motorini.

    Limiti di velocita':
    I limiti di velocita' sono espressi in mi/h (miglia orarie) quindi sui cartelli i 40 non sono 40 Km/h ma bensi 64 Km/h. (1 miglio = 1,6 Km). In compenso, tanto per confondere le cose e le idee, le distanze tra citta' espresse sui cartelli sono in Km.
    I limiti di velocita' sono di 30/40 mi/h in citta' (48/64 Km/h), 50/60 mi/h su tutte le strade extraurbane (80/96 Km/h) e 70 mi/h in autostrada (113 Km/h). Per chi avesse intenzione di andare in auto tenga presente che l’autostada è vietata ad auto con la guida a sinistra pena il ritiro immediato della patente.

    Benzina:
    Aimè tasto dolente ... Per noi poveri italiani abituati a pagare il liquido verde come se fosse oro in Irlanda è tutta un’altra cosa. Il prezzo della benzina è libero, ma libero veramente non come in Italia. Il prezzo più alto che ho pagato per un litro di verde è stato di 0.930 € a Dublino. Il prezzo più basso è stato di 0.762 € a Cork.

    Mangiare, Bere e Dormire in Irlanda

    Mangiare:
    Dove mangiare in Irlandaa'Dipende da quanti soldi volete spendere e da cosa volete mangiare.
    Se volete mangiare molto e spendere il giusto o in molti casi risparmiare andate a colpo sicuro nei PUB.
    Piccolo esempio 1/2 pollo arrosto (circa 400 gr) con 300 gr di patate fritte (tagliate a mano non quelle che trovi prefatte al supermercato) 6.50 €.
    I piatti sono tutti fatti al momento, non c’è niente di precotto (si vede dal tempo che ci mettono a portarti quello che hai ordinato).
    Il salmone, il merluzzo, i gamberi e gamberetti vanno per la maggiore a un costo decente (circa 10 € a porzione) con una quantita alta (circa 1/2 kg).

    Bere:
    Irlanda, patria della GUINNES. Non c’è posto pub, ristorante, albergo che non serva la birra stout più famosa al mondo. Secondo me vale la pena di andare in Irlanda solo per bere la vera Guinnes (quella che beviamo in Italia ha tutto un altro sapore...).
    Oltre alla Guinness nella zona Sud dell’Irlanda trovate molto diffusa la Murphy e la Harp.
    Ed ora un’altra bella doccia fredda, i prezzi...
    Che ci crediate o no il prezzo di una pinta di Guinnes varia tra i 2,80 € a Cork e i 3,25 € a Clifden (Connemara) niente a che vedere con i prezzi di Milano e provincia a cui sono abituato. Le altre birre hanno un prezzo medio di 2,50 € alla pinta e di 2,00 € la mezza pinta.
    P.S. Per quanto riguarda la misura della pinta loro usano la misura inglese (circa 50 cc per la pinta e circa 25 cc per la mezza) a differenza della misura europea (circa 40 cc per la pinta e 20 cc per la mezza).

    Dormire:
    Dormire in Irlanda è forse la cosa più facile e molte volte economica di questo mondo. Personalmente consiglio B&B (bed & breakfast = dormire e colazione). Sono decisamente economici (in media tra i 20 e 30 €), hanno il parcheggio privato, le camere sono spaziose con bagno privato e televisione (anche se in Irlanda ci sono solo 4 canali TV), non ci sono problemi se arrivi tardi la sera e la colazione al mattino è molto abbondante.
    A chi piace consiglio la Full Irish Breakfast comprendente toast, wurstel, bacon, uova, pomodoro, patè, marmellata, burro, te o caffè. In alteernativa cereali e frutta.
    Per chi non si fidasse dei B&B o volesse qualcosa di meglio ci sono sempre gli alberghi ma con prezzi decisamente più alti. Attenzione agli alberghi, alcuni non hanno compreso nel prezzo la prima colazione quindi rischiate di trovarvela sul conto. In media una colazione consumata in albergo va da 15 ai 25 € a cranio.

    1° giorno: Da dublino a Cork (Mi 290 - Km 460)
    Uscite da Dublino prendendo la N11 e successivamente la M11. Da qui seguire per Wicklow. Arrivati a Wicklow prendete la R750, questa è la “via del Mare” e segue per circa 17 miglia (27 Km) la costa. In molti punti potrete arrivare al mare tramite stradine laterali, altrimente troverete un’ingresso sulla sinistra per la Brittas Bay c’è un parcheggio da un centinaio di posti auto con all’interno dei bagni per bisogni fisiologici. Questa è la spiaggia di tutti i Dublinesi è una spiaggia di sabbia lunga 10 Km.
    Riprendete la R750 e poi N11 direzione Wexford, percorse 18 miglia (30 Km) arrivate a Enniscorthy da qui prendete la N30 direzione New Ross per 21 miglia (34 Km) e poi la N25 direzione Waterford. A Waterford verrete accolti da una bellissima Torre Tonda, Waterford è conosciuta anche per la Fabbrica dei Cristalli (2 Km a sud della citta') esportati in quasi tutto il mondo (c'è anche uno spaccio interno con sconti variabili dal 30 al 50%).
    Da Waterford prendete prima la N9 e poi la N10 direzione Kilkenny e ci arrivate dopo 29 miglia (47 Km).Interessante a Kilkenny il locale castello.
    Da Kilkenny prendete la R693 fino a Urlingford, da qui la N8 fino a Cahir. Arrivate a Cahir cercate i cartelli per la R668 denominata “Strada del Vee”, questa è una strada panoramica e molto piegaiola (asfalto spettacolo se non piove) per una decina di chilometri fino a Lismore dove c’è un castello stupendo. Da Lismore proseguite fino a Youghal e prendete la N25 direzione Cork.
    Da Youghal dopo 17 miglia (23 Km) trovate Midleton paese sede delle distillerie Jameson (per i non addetti il più famoso Whiskey Irlandese). Se fate un giro dentro la distilleria alla fine vi offrono anche da bere (ingresso 5€ con 2 assaggi di whiskey). Dopo questo giro alcolico si arriva a Cork citta' non particolarmente interessante, uniche note positive vi hanno costruito il Titanic e si può vedere il castello di Blarney, sugli spalti c’è una pietra la cui leggenda narra che chi la bacia ricevera' il dono dell’eloquenza.


    Castello di Killarney 1


    Castello di Killarney 1

    2° giorno: Da Cork a Killarney via Penisola Beara (Mi 203 - Km 300)
    Dopo una serata passata a bere Guinness, Murphy e Irish Coffee in un Pub di Cork eccomi di nuovo in strada direzione Killarney... stranamente non ho strascichi di alcool e mi sento al massimo.
    Si prende la N22 direzione Killarney fino a Macroom per 25 miglia (40 Km), da qui la R584 direzione Bantry/Glengarriff per 32 miglia (52 Km), arrivati a Ballylickey si segue per Glengarriff sulla N71 per 10 miglia (16 Km). Arrivati a Glengarriff siete all’inizio della Penisola del Beara la più selvaggia e autentica delle 3. La penisola ha strade stresse e molto piegaiole ma attenzione che in molti casi sono a strapiombo sul mare. I paesaggi si alternano, da una parte il mare dall’altra i monti, anche i paesi si alternano alcuni sono grigi come Adrigole altri hanno una marea di colori come Eyeries.
    Si segue la R572 per Adrigole e poi per Cahermore, da qui si prende la R575 per Eyeries e per finire la R571 fino a Kenmare. Il giro completo della penisola di Beara è di circa 80 miglia (128 Km).
    Arrivati a Kenmare si prende la R569 per poi ricongiungersi dopo 18 miglia (30 Km) alla N22 ed arrivare a Killarney dopo 15 miglia (24 Km).
    Killarney è una interessante cittadina sul Lago Leane (oltretutto è anche parco naturale) il centro è caratteristico e ci si può tranquillamente spostare a piedi. C’è un ristorante italiano (Robertino’s) ma a meno che non vogliate spendere 16 € per una pizza margherita direi che è meglio andare nel Pub a fianco (1/2 Kg di pollo arrosto con patate 6,50 €).


    Cliffs of Moher 1


    Cliffs of Moher 2


    Cliffs of Moher 3

    3° giorno: Killarney con giro penisole Kerry e Dingle (Mi 202 - Km 303)
    Inutile dire dove ho passato la serata e cosa ho bevuto tanto ormai lo sapete.
    Da Killarney si prende la N71 direzione Kenmare 21 miglia (34 Km) di pieghe continue, arrivati a Kenmare prendere la N70 verso Sneem e proseguire verso Waterville. Waterville è un piccolo paese sul mare, la spiaggia è mista a sassi ed ha come particolarita' di aver dato accoglienza per molto tempo a Charlie Chaplin (sul lungo mare trovate anche una stele con una statua a grandezza naturale). Da Waterville si prosegue per Cahersiveen e per Killorglin dove finisce il giro della Penisola di Kerry. Il giro completo della penisola è di 97 miglia (155 Km).
    Da Killorglin si prosegue sulla N70 fino a Castemaine e da qui prendere la R561 in direzione di Dingle. E’ imperativo fermarsi alla spiaggia di Inch "Inch Bay" (famosa per averci girato il film “La figlia di Ryan” nel 1969). La spiaggia è sicuramente la più bella di tutta l’Irlanda. Il parcheggio è piccolissimo ma è possibile parcheggiare in spiaggia, la spiaggia è una favola...
    Da Inch si prosegue per Anascaut sempre sulla R561 e da Anascaut si prende la N86 per Dingle paese di pescatori molto carino ma affollatissimo. Da dingle si prende la R559 per il Slea Head con visione delle Blaket Island, il giro è di 23 miglia (37 Km), è molto spettacolare in quanto tutte le strade sono a strapiombo sul mare. Si parte da Dingle e vi si ritorna alla fine del giro.
    Da Dingle si prosegue per il Connor Pass spettacolarissimo, ripidissimo e piegaiolo passo tra le montagne fino a Kilcummin, proseguire sulla R560 fino a Camp e da qui si riprende la N86 fino a Tralee dove finisce il giro della penisola. Il giro completo della penisola è di 60 miglia (96 Km).
    Da Tralee sono ritornato a Killarney prendendo la N21 per 4 miglia (6 Km) poi la N22 direzione Farranfore per 20 miglia (32 Km) e quindi riarrivato a Killarney.


    Bar in pietra sulla penisola di Dingle


    Veduta costiera di Dingle

    4° giorno: Da Killarney a Clifden (Mi 281 - Km 450)
    Dopo un’abbondante colazione ci accingo a quello che sulla carta potrebbe essere uno dei viaggi più lunghi in terra Irlandese. Parto alle ore 8:30 locali destinazione finale Clifden all’apice del Connemara... Esco da Killarney sulla N22 direzione Tralee per 35 miglia (55 Km) e da Tralee seguo la N69 fino a Tarbert 33 miglia (53 Km).
    A Tarbert prendo il treghetto (oddio ... "traghetto" forse sarebbe meglio chiamarlo Chiatta) che per la modica cifra di 8 € mi porta dall’altra parte della riva dello Shannon (il più grosso fiume Irlandese); precisamente arrivo a Money Point. Il traghetto c’è ogni mezz’ora e la traversata dura 15 minuti circa.
    Da Money Point, punto di arrivo del traghetto, prendo la N67 per Kilkee e proseguo sempre sulla N67 fino a Lahinch 62 miglia (100 Km). Da Lahinch si prende la R478 per Lisdoonvarna 25 miglia (40 Km). Tappa obbligata a una delle bellezze mondiali... le scogliere di Moher (Cliffs of Moher). Dette scogliere si innalzano per 250 metri sul livello del mare, piccolo particolare che ho notato solo in Irlanda... l’ingresso delle scogliere e libero ma l’uscita è a pagamento (3 € per il parcheggio).
    Dopo la sosta alle scogliere si riprende la strada R478 verso Lisdoonvarna e da qui la N67 fino a Kilcolgan per un totale di 42 miglia (67 Km). Da Kilcolgan si prende la N18 e poi la N6 per 20 miglia (32 Km) fino ad arrivare a Galway capoluogo del Connemara. Breve sosta per sgranchire le gambe e via verso Clifden sulla N59 per 65 miglia (104 Km). La strada che porta a Clifden è un susseguirsi di prati, laghi e curve, uno spettacolo increbile quello che tutti vorrebbero vedere dell’Irlanda, unico pericolo su questo tragitto i greggi di pecore che ti attraversano la strada all’improvviso. Centimetri di gomma in meno e alle volte una striscia marrone per terra.
    Finalmente sono arrivato a Clifden e vado subito a cercare il B&B prenotato per prendere possesso della camera. Smonto le valige e torno di corsa in paese anche perchè è quasi ora di cena, sono le 18:30 cioè 12 ore dopo la partenza ... stanco, distrutto ma felice e con un sorriso che non riesco a togliermi dalla faccia. Una cena abbondante a base di stufato Irlandese e patate fritte innaffiato tutto da abbondante Guinnes.
    Riassumendo: 1 porzione di stufato irlandese + 1 porzione (enormi) di patate fritte + 4 guinnes + 2 Irish Coffee = 20 € (e 1 Irish Coffee me l’hanno offerto loro)!!! Torno a letto quasi choccato per quello che ho speso in rapporto a quello che ho mangiato e bevuto.


    Via principale di Kenmare


    Veduta costiera di Dingle

    5° giorno: Giro del Connemara, Mayo e Sligo (Mi 302 - Km 484)
    Dopo l’abbuffata della sera prima e una colazione modello sono 3 giorni che non mangio decido di fare il giro del Connemara e forse qualcosa di più (vediamo cosa mi viene in mente durante la strada).
    Parto da Clifden per la N59 direzione Westport e mi fermo poco dopo Letterfrack a vedere la stupenda Kylemore Abbey costruita nel 1860. Foto di rito e ripartenza destinazione Devilsmother dove prendo la R335 per arrivare a Westport dopo 50 miglia (80 Km).
    Arrivato a Westport sosta per birra e via sempre sulla N59 fino a Mulfrany 20 miglia (32 Km) dove, dopo avere passato un ponte sul mare, prendo la R319 per Keel, la R319 fa il giro della Achill Island il giro è abbastanza corto 40 miglia (67 Km) ma molto interessante a livello panoramico. Tornato nuovamente a Mulrany riprendo la N59 per Ballina e proseguo per Sligo dove arrivo dopo 79 miglia (126 Km).
    Sligo è situata sotto uno sperone roccioso ed è la patria del poeta Yates. Da Sligo prendo la N4 prima e poi la N17 fino a Claremorris per 40 miglia (64 Km); arrivato a Claremorris prendo la R331 fino a Cong 25 miglia (40 km). Da Cong si prende la R346 per 3 miglia (5 Km), poi la R345 per Ternakill 10 miglia (16 Km), da Ternakill la R336 per Maam Cross 5 miglia (8 Km) e da qui la N59 per Clifden 30 miglia (46 Km).
    Sulla carta non sembrava ma il contachilometri segnava 484 Km il giro più lungo in assoluto della mia permanenza Irlandese.


    Stele commemorativa del film la Figlia di Ryan - 1969


    Stele commemorativa di Charlie Chaplin a Waterville

    6° giorno: Giro del Connemara (Mi 157 - Km 251)
    Oggi giro per quanto possibile del Connemara.
    Parto da Clifden e prendo la N59 direzione Leenane per 22 miglia (35 Km). Da Lleenane si prende la R336 per Cong costeggiando il Lago Nafooey e attraversando il Lago Mask si arriva a Cong dopo 23 miglia (37 Km). Da Cong si prosegue sulla R334 fino a Headford e poi sulla N84 fino a Galway 25 miglia (40 Km).
    Sosta per pranzo a Galway poi prendo la R336 per Ballynahown 25 miglia (40 Km). Da Ballynahown si sale sempre sulla R336 fino a Screeb Cross per 15 miglia (24 Km); da Screeb Cross deviazione sulla R340 direzione Cashel per 25 miglia (40 Km). Questa è una strada costiera molto bella e panoramica. Da Cashel si prende la R341 per Clifden dove si arriva dopo 22 miglia (35 Km).


    Connemara al tramonto (vicino Clifden)


    Abbazia di Kylemore

    7° giorno: Da Clifden a Dublino (Mi 228 - Km 364)
    Tappa di ritorno verso Dublino (ormai sono arrivato al penultimo giorno della mia permanenza in Irlanda).
    Da Clifden si prende la N59 in direzione Galway per 65 miglia (104 Km), da Galway si prosegue sulla N6 in direzione di Ballinasloe, da Ballinasloe si prosegue fino a Athlone e da qui fino a Kinegad dove si prende la N4 chi porta fino a Dublino. La distanza tra Galway e Dublino è di 163 miglia (260 Km). Niente di particolare da segnalare sul percorso se non il classico paesaggio di campagna irlandese.

    8° giorno: Tour di Dublino
    Ultimo giorno in Irlanda e tour obbligato di Dublino o per meglio dire del centro di Dublino. Sicuramente non si può andare a Dublino senza vedere Grafton Street centro nevralgico dello shopping dublinese nonchè isola pedonale. Alla fine di Grafton Street vi potete immergere nella tranquillita' di St. Stephens Green un parco nel centro di Dublino ritrovo di ragazzi universitari e non.
    La cattedrale di San Patrizio è meta obbligata, purtroppo quando ci sono passato io c’era un funerale quindi anche per rispetto non ho avuto voglia di fare il solito turista invadente.
    Altra tappa fondamentale di Dublino la sede della Guinness, un palazzo di 6 piani con tutta la storia della famosa birra con annesso bar per degustazione e negozio allegato e la sera rigorosamente al Temple Bar un quartiere composto di viuzze e pieno di PUB logicamente avete solo l’imbarazzo della scelta.

    Totale Miglia 1663 - Totale Km 2612

    2004 - Caponord e le capitali scandinave (by Nicola "Nik" Galli)

    Ciao visitatore, questo è l'ennesimo report che puoi leggere su un viaggio a Caponord.
    Il viaggio di per se è stato deciso poco più di un mese prima della partenza ma grazie ad una certa esperienza io e il mio compagno di viaggio Alessandro Vergine (Dott.sVergine) non abbiamo avuto nessun problema ad organizzarci ed a macinare 9200Km circa in 16 giorni dormendo ogni notte in un posto diverso. Purtroppo le ferie non sono mai abbastanza.


    Nulla di nuovo quindi, ma ci tengo a condividere con te questa esperienza perchè seguendo il consiglio di un amico per la prima volta in vita mia ho tenuto un diario di bordo. Un semplice taccuino su quale annotavo fatti e pensieri nel momento stesso in cui questi accadevano. Il risultato è un report un pò sgrammaticato che ho riportato in maniera fedele sperando di suscitare in te almeno una piccola parte delle emozioni vissute, la differenza dei pensieri tra il viaggio di andata in cui Caponord era un pensiero mai rivelato ma sempre presente in maniera quasi ossessiva e il ritorno a casa vissuto come una vera zingarata per le strade d'Europa.

    Cliccando sull'immagine qui sotto puoi accedere al mio sito personale direttamente sulle pagine del report del viaggio.
    Ti auguro una buona e divertente lettura.

    2005 - La Provenza (by Matteo "Mat" Ricchetti)

    La Provenza (Francia del sud)


    Itinerario

    Itinerario

    Di seguito il diario di viaggio di Matteo e Martina, e del loro VFR V-Tec 02 Blu

    Sabato 3 Settembre: da Parma verso le Gole del Verdon

    La partenza è programmata alle ore 8.00 ma viene posticipata per le manovre di carico del VFR alle ore 8.30. A Soragna iniziamo il nostro viaggio imboccando l'autostrada A1 direzione Parma per poi entrare in quella della Cisa verso Genova da dove proseguiamo verso il confine.

    Il tempo è soleggiato e, a parte il traffico in zona Genova, il viaggio procede senza problemi fino verso Ventimiglia.

    La prima sosta é appena dopo il confine in zona Monte-Carlo per un pranzo veloce a base di pane, prosciutto e..dell'immancabile burro.


    Martina sul V-Tec

    Il viaggio prosegue in autostrada fino a Cannes da cui proseguiamo sulla N85 verso le favolose ed impressionanti Gole del Verdon. in questa soleggiata giornata ci godiamo il panorama dei canyon

    Verso le gole del Verdon

    In questa soleggiata giornata ci godiamo il panorama dei canyon grazie a balconcini che si affacciano sullo strapiombo....e le foto si sprecano!!!!

    Le gole del Verdon

    Terrazza sulle gole

    Attraversando il fantastico ponte che collega le due rive del canyon, notiamo una manifestazione di Bangee Jumping (o Saut en elastique) e, presi dalla febbre del reporter, immortaliamo anche un salto ed i relativi rimbalzi!!

    Base Jumper

    Terminata la spettacolare strada delle gole (D 71) ci dirigiamo verso Aix en provence, lasciandoci alle spalle uno dei più spettacolari paesaggi della Provenza.

    Le gole

    Cercando la strada per Aix ci imbattiamo in questo fiabesco maniero che ci consola del tempo perso nel tentativo di imbroccare la strada giusta!! Nel tardo pomeriggio arriviamo ad Aix dopo ben 650 Km percorsi. La serata passa nella piazza principale dopo aver mangiato l'immancabile entrecotte.

    Reggia

    Domenica 4 Settembre: da Aix a St. Remy de Provence...

    La mattinata passa girando per le strade di Aix di cui non ci è rimasto un gran ricordo, quello più fervido è sono i cattivi odori della sporcizia per strada. Lasciata Aix ci dirigiamo verso St. Remy dove ci istalliamo in un albergo carino ed un pò decadente con bel giardino e buona colazione in terrazza. Dopo esserci rifocillari in una brasserie, puntiamo verso l'incredibile Les Baux, paesino medioevale arroccato su un massiccio da cui si gode una vista meravigliosa sulle campagne invase da vigne ed ulivi.


    Strada per Le Beaux

    Le Beaux fortezza

    Dopo aver visitato i resti della fortezza ed aver fotografato tutto il possibile, facciamo ritorno a St. Remy dove ceniamo in un ristorante italiano che di italiano non aveva proprio niente se non il nome!!!

    Le Beaux paese


    Lunedì 5 Settembre: da St. Remy ad Avignone.

    La destinazione di oggi è Avignone la città dei Papi che visitiamo sotto l'acqua. Il palazzo dei Papi è assolutamente da visitare per comprendere lo sfarzo ed il lusso clericale. Oltre al palazzo dei papi merita una visita anche il ponte Benecet soprattutto per comprendere la forza e la potenza del Rodano.


    Interno palazzo Papale

    Piazza palazzo Papale

    Dopo pranzo riprendiamo il nostro povero Vufero bagnato e sporco come non mai per dirigerci oltre il Rodano dove visitiamo il monastero e la rocca.

    Rocca di Avignone...

    La serata la passiamo a Tarascon dove mangiamo in un carino ristorante sul Rodano.

    Rocca di Tarascon...

    Martedì 6 Settembre: Arles, Camargue e St.Marie .

    Già al mattino il tempo è brutto e promette acqua che non si fa attendere...ma noi non ci arrendiamo e ci dirigiamo ad Arles dove facciamo una rapida visita nella parte romana della città per poi dirigerci verso S.tes Marie de la Mer.

    Il viaggio verso S.tes Marie è stato un'impresa visto il forte vento che sferzava la strada e la nostra moto. Purtroppo il pessimo tempo non ci ha consetito di godere del meraviglioso paesaggio delle Camargue con i suoi tori ed i cavalli bianchi.

    Allevamento tori

    Arrivati a S.tes Marie parcheggiamo velocemente la moto per trovare riparo in un ristorante dalla cui vetrata abbiamo potuto ammirare il mare in burrasca.

    St. Marie de la mer

    Dopo aver fatto un rapido giro nel centro del paese, abbiamo approfittato di una minima schiarita per andare ad ammirare i fenicotteri rosa che popolano il parco naturale della foce del Rodano.

    Parco naturale

    Il ritorno a St. Remy è stato funestato dal vento e dalla pioggia che è andata aumentando in serata.

    Mercoledì 7 Settembre: da St. Remy a Carcassonne.

    Mercoledì è stata la giornata peggiore per le condizioni meteo: purtroppo quasi tutto il viaggio verso Carcassonne è avvenuto sotto la pioggia battente. Dopo queste ore passate sotto l'acqua cominciano i primi sintomi di sconforto che scompaiono quasi del tutto una volta raggiunta la fantastica Cité di Carcassonne.

    Sosta forzata

    Carcassonne si rivela assolutamente meravigliosa anche se in alcuni angoli un pò finta ma comunque ....fiabesca, soprattutto la sera in cui le luci e l'assenza di persone ci hanno fatto piombare in dietro nel tempo!!

    Cité in versione notturna

    Cité in versione notturna

    Cité in versione notturna

    Cité in versione diurna


    Giovedì 8 Settembre: da Carcassone a Ganges


    Dopo una breve visita alla cattedrale di Carcassonne, lasciamo la città sotto un cielo minaccioso per dirigersi verso Mazamet a cui giungiamo percorrendo strade immerse nel bosco e fra nubi basse...da film!! Lasciatoci alle spalle Mazamet, proseguiamo verso Bedarieux dove non riusciamo a trovare un panino in tutto il paese alla tarda ora, le 14:15..in Italia non sarebbe MAI successo!! Il viaggio prosegue verso Ganges passando da Clermont-l'Herault percorrendo la via dell'acqua per St. Guilhem le Desertche. Questa spettacolare strada si snoda a fianco del fiume Herault offrendo scorci panoramici meravigliosi e pittoreschi. Raggiunto Ganges ci avviamo verso Ales ma il tempo non ci consente di proseguire quindi decidiamo di fermarci per la notte.

    La via dell'acqua: il ponte

    La via dell'acqua: lo sbarramento

    La via dell'acqua: la foresta


    Venerdì 9 Settembre: da Ganges a Barcelonette.

    Finalmente il tempo è bello quindi ne aprofittiamo per macinare km in tranquillità e da Ganges ci dirigiamo verso il massiccio del Mt. Ventoux attraversando la zona delle centrali nucleari: all'improvviso compare all'orizzonte una nuvola bianca dalla strana forma che solo successivamente capiamo provenire dalle impressionanti ciminiere della prima centrale nucleare che incontreremo, infatti in pochi km ne oltrepassiomo tre!!!


    Le centrali atomiche

    Arrivati ai piedi del Mt. Ventoux notiamo che la cima è offuscata dalle nuvole ma, non paghi di tutta l'acqua che avevamo già preso, decidiamo di proseguire. L'inizio della salita ci offre paesaggi incredibili ma purtroppo siamo poi ingoiati dalla nuvola e dal temporale che l'accompagna. In tutta fretta siamo scesi dal monte per trovare riparo e cibo a Sault da dove ci siamo diretti a Barcelonette costeggiando il fiume Durrance, che come sempre mostra gole meravigliose.

    Zona viti

    Strada panoramica

    Strada panoramica

    Bacino


    Sabato 10 Settembre: da Barecelonnette a ...casa.


    La mattina lasciamo Barcelonette con un cielo soleggiato e senza nubi e decidiamo di oltrepassare il confine percorrendo il colle di Larche (colle della Maddalena). Come sempre le alpi non deludono ed in questa gionata piena di luce godiamo di meravigliosi paesaggi rocciosi: veramente non si sa dove guardare!!!

    Il Colle

    In questa soleggiata giornata anche le marmotte sebrano essersi riattivate infatti ne troviamo numerose lungo la strada!

    La marmotta

    Ci lasciamo alle spalle la Francia ed arriviamo a Cuneo da dove ci avviamo a tornare a casa passando da Savona per prendere l'A 15.

    Uno sguardo indietro...

    Costa ligure...

    Dopo tanti km e tanta acqua, si rende necessaria un' ultima ingrassata alla catena per poi proseguire fino a casa dove arriviamo nel tardo pomerggio stanchi e pieni di nuove esperienze!!

    W il cardano...

    Alcune informazioni

    Giorni di viaggio: 8

    Km percorsi: 2500

    Tempo dei peggiori per la zona/stagione (tre/quattro giorni di pioggia su otto!)

    Il Vufero, gommato Michelin Pilot Sport, si è comportato bene nonostante la caduta in parcheggio causa nubifragio :-(

    I francesi? Dei veri signori con i centauri



    Matteo & Marti

    2006 - Corsica (by Matteo "Mat" Ricchetti)

    LA CORSICA (Francia)

    Percorsi viaggio

    Di seguito il diario di viaggio di Matteo e Martina, e del loro VFR V-Tec 02 Blu sfregiato !


    Sabato 24 Giugno: da Parma verso Calvi

    La partenza è alle ore 5.00 da Soragna dove si prende l'autostrada A1 a Fidenza
    in direzione Parma per poi entrare in quella della Cisa verso Livorno.

    Se l'imbarco e la traversata sono tranquilli, lo sbarco e l'uscita dal porto
    di Bastia risultano un vero incubo: casino pazzesco sotto un sole stordente!!

    Matteo sul Moby

    Dopo un breve pasto, ci dirigiamo verso Calvi attaversando la base del dito percorrendo la
    D81: appena fuori da Bastia iniziano subito vedute meravigliose della laguna e successivamente della
    zona del famoso Patrimonio, vino locale molto rinomato.

    La laguna

    Da St-Florent la D81 prosegue attraversando il deserto delle Agriates: paesaggio decisamente lunare
    in cui non c'è assolutamente nulla se non pietre rosse, macchia intricata a perdita d'occhio e ... un meraviglioso bar
    da noi denominato "L'oasi".

    Il deserto delle griates

    Dopo una giornata così faticosa ci godiamo la nostra prima serata a Calvi: cittadina carina ma molto turistica.

    Meritato riposo..

    Domenica 25 Giugno: da Calvi a Porto ed entroterra

    Partenza tranquilla con destinazione Porto lungo la N197, strada con paesaggio spettacolare ma dal fondo disastro. Infatti
    per un buon tratto il piano stradale è costituito da ghiaia: da questa sassaia sia noi che la povera moto ne usciamo lerci
    e ...distrutti!!

    Che spettacolo!!

    La non strada

    Ma è il VFR?

    Dopo un pranzo sul golfo di Porto, ci dirigiamo verso Piana con destinazione la spiaggia di Ficajola, raggiungibile grazie
    ad una stretta e tortuosa strada che termina con un percorso fattibile esclusivamente a piedi. In questa splendida spiaggia
    facciamo il primo bagno.

    la Ficajola

    La giornata è ancora lunga quindi ripartiamo velocemente e ci dirigiamo verso Evisa e Calacuccia (entroterra di Porto):
    giro assolutamente emozionante per i suggestivi ed impressionanti paesaggi (in particolare Scala di Santa Regina) e per
    gli animali che vivono allo stato semibrado e che tranquillamente invadono la strada...ATTENZIONE!!!

    la Scala

    Le capre

    I maiali voraci

    Giro impegnativo ma veramente splendido, con paesaggi incredibili sia sul mare che nell'entroterra!!

    Lunedì 26 Giugno: da Calvi a Balagna

    Oggi giro breve in vista degli ottavi del mondiale Italia-Australia (1-0) in programma nel pomeriggio.
    Da Calvi ci dirigiamo nell'entroterra seguendo la "via delle arti" che tocca numerosi paesini
    abbarbicati sui monti della Balagna.

    La Balagna

    La mattinata si conclude con un bagnetto sulla spiaggia dell'Ile-Rousse e pranzo sul mare.

    Bagnetto

    Il ritorno a Calvi avviene sempre attraversando la Balagna. Il ritorno in albergo è preceduto
    da un doveroso lavaggio del VFR che, dopo quella sterrata, sembrava una moto da trial!!

    Il lavaggio

    Durante il giro per asciugare la moto, torniamo ad ammirare la spiaggia della Revellata: meravigliosa
    caletta non lontano dal centro di Calvi ma raggiungibile solo grazie ad una sterrata ripida e con
    tornanti...per ora non siamo ancora sufficientemente motivati per affrontarla!!

    La Revellata

    Dopo la partita cambiamo albergo per incomprensioni e poi cena!!

    Martedì 27 Giugno: da Calvi ad Asco

    Oggi affrontiamo la prima destinazione "alpina" cioè le gole dell'Asco a cui arriviamo attraversando
    la Balagna ed il Giunssani percorrendo una strada bella ma un pò monotona in cui le indicazioni stradali
    sono così mal ridotte da indurci a chiedere un secondo parere a chiunque !!

    Segnaletica

    Il più informato

    Il paesaggio nella valle d'Asco è veramente alpino con meravigliose cime in parte innevate. L'Haut Asco, cioè la cima,
    non offre grande ricezione quindi mangiamo nell'unico posto disponibile che non ci delude!!

    Asco

    Il ritorno è funestato da una caduta in manovra su una sassaia che per fortuna ha arrecato danni persistenti solo alla moto!!
    Per rilassarci un poco ci dedichiamo ad un bagno nella calma spiaggia di Calvi: km di spiaggia sabbiosa senza ombrelloni e
    senza gente!! (P.S.: la caduta risulterà una motivazione sufficiente per affrontare la famosa discesa alla Revellata!!)

    Ferite di guerra

    Mercoledì 28 Giugno: il Dito

    Oggi giro del dito seguendo la D80. Prima tappa Nonza, paese abbarbicato sulla costa montuosa, resa famosa dalla pittoresca
    spiaggia nera decorata dalle innumerevoli scritte di sassi bianchi.

    La spiaggia nera

    Dopo il pranzo a Nonza, ripartiamo pieni di entusiasmo ben presto smorzato, almeno in parte, dalla strada: careggiata stretta,
    fondo in parte ghiaioso o comunque danneggiato e automobilisti pazzi!! Ad aggiungere pathos ci pensa il paesaggio: vedute
    assolutamente mozzafiato, calette incredibile e vertiginosi strapiombi sul mare .... veramente emozionante.....imperdibile!!!

    Meraviglioso

    Che strada!!

    Arrivati sul versante EST le cose cambiano decisamente: la strada migliora sensibilmente ma il paesaggio si appiattisce
    notevolmente. Dopo tante curve decidiamo di tornare a Calvi seguendo la strada princiale, la N193, ma purtroppo incontriamo
    un traffico pazzesco ben oltre Bastia; la parte interna di questa statale è invece scorrevole e piacevole.

    Giovedì 29 Giugno: da Calvi verso Galeria

    Oggi decidiamo di riposarci facendo un breve giro. La destinazione è Galeria raggiunta utilizzando la D81b: paesaggi
    meravigliosi con il solito asfalto saltellante!!

    Bellissimo

    La spiaggia di Galeria, come le altre, è estremamente pittoresca e quasi deserta: il gruppo più numeroso è costituito da vacche
    che si abbeverano in un fiume che sfocia proprio in quel punto!

    Galeria

    Le bagnanti

    Peccato che il tempo non sia dei migliori: nuvoloso e ventoso!! Pazienza, non potendo fare il bagno ci dedichiamo alla fotografia
    immortalando gli scorci migliori!

    Che acqua!!

    Il VFReero!!

    Venerdì 30 Giugno: valle Restonica

    Oggi la nostra meta è la valle della Restonica a cui arriviamo utilizzando la N1197 e poi la N197 fino a Corte.
    Appena arrivati sulla strada che conduce alle cime il paesaggio cambia immediatamente diventando marcatamente alpino,
    con scorci quasi dolomitici ed invitandi specchi d'acqua.

    Le dolomiti corse

    Restonica

    Che acqua!

    Dopo una sosta per ammirare le cime della restonica, torniamo a Corte per pranzare nella famosa ed incasinata
    piazzetta..che caldo!!

    Corte

    Il ritorno avviene seguendo la N197 che si insinua nella Balagna offrendo i pesaggi dolci e morbidi con i paesini abbarbicati
    sulle rive dei monti.

    La Balagna

    Belgodere

    Fatto ritorno a Calvi, viene il fatidico momento di scendere alla Revellata affrontando la stradina ghiaiata da terrore!!
    ...... Ci siamo riusciti anche se con qualche (per così dire) difficoltà!!!! La spiaggia è splendida e l'acqua incantevole!!

    La discesa della paura

    Sabato 1 Luglio: la Laguna

    Il giro di oggi è nuovamente montuoso lungo la D71, strada assolutamente spettacolare, che da Ponte Leccia porta a Cervione
    da cui si ha una meravigliosa veduta sia della costa che dell'interno.

    L'interno e il VFR

    La strada

    La mattinata si conclude ancora sul mare e precisamente alla laguna di Bastia, attraversata da una strada da cui, purtroppo,
    non si vede molto a causa della fitta vegetazione. Il ritorno a Calvi avviene nuovamente utilizzando la D81 .... il deserto
    è sempre affasciante!!

    Le Agriates

    L'ultimo bagno è particolaremente sofferto causa stradine impraticabili e meduse infestanti...comunque ci riusciamo
    nella spiaggia di Lumio. Siamo alla fine della memory card della macchina digitale ed anche alla fine della vacanza quindi mi
    sfogo in foto artistiche....

    Che artista!!

    Domenica 2 Luglio: il ritorno

    Purtroppo oggi si torna a casa e si lascia questa meravigliosa isola che offre scorci di un ambiente che sembra ancora inviolato
    e selvaggio e che accomuna coste spettacolari e pittoresche a monti dal fascino alpino....insomma bisogna visitarla e girarla il più possibile.

    Alcune informazioni

    Km percorsi: 2500

    Tempo dei migliori e assenza di traffico (otto giorni di sole) ***

    Il Vufero, gommato Michelin Pilot Power, si è comportato bene nonostante la caduta in manovra *** Sad

    I corsi? Dei veri signori con i centauri

    Matteo & Marti

    2007 - Austria (by Matteo "Mat" Ricchetti)

    Percorsi viaggio


    Di seguito il diario di viaggio di Matteo e Martina, e del loro VFR V-Tec 02 Blu
    (PARTE UNO)



    Sabato 23 Giugno: da Parma verso Lienz


    Dopo aver salutato i nostri Scussi (Castor e Riply, i nostri 2 Rottweiller) partiamo con tranquillità verso l'Austria. La prima parte del viaggio, fino a Bressanone, è autostradale, quindi abbastanza barbosa a parte un incontro con un gruppo di Ferrari che risveglia inesorabilmente il senso di competizione in Matteo. Lasciata finalmente l'autostrada, ci dirigiamo verso il confine passando da San Candido dove facciamo sosta per indossare i windstopper: stiamo lascinado l'Italia e si sente!!!! Arrivati a Lienz verso le 16.00, troviamo una sistemazione alberghiera, facciamo una doccia rigenerante e poi usciamo per vedere il primo paesino austriaco e .....inizia a piovere!!!! Il giro del paese è quindi breve ma qualche foto carina riusciamo comunque a farla.

    Lienz


    Lienz

    Cena con pizza (gramuccia) e serata in un caffè dove iniziamo ad assaggiare le loro fantasmagoriche torte.

    Domenica 24 Giugno: da Lienz a Admont


    Fortunantamente alla mattina il tempo promette bene, quindi partiamo verso il ghiaccaio del Grossglockner. La salita verso il Franz-Josefs-Hohe purtoppo avviene tra le nuvole quindi il paesaggio è invisibile ma arrivati sul ghiacciaio la situazione migliora decisamente consentendoci una buona visuale.


    Che spettacolo!!

    Matteo e la cascata

    Per la prima volta ci rendiamo conto dell'innalzametno della temperatura terrestre: il ghiaccio che c'era 15 anni fa non c'è più.....il paesaggio è sicuramente imponente ma la lingua di ghiaccio è quasi irriconoscibile!!

    il Grossglockner

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    Matteo ed il ghiacciaio

    Oltrepassato Hochtor a 2500 m. il paesaggio si apre completamente con una visuale molto migliore e suggestiva dei monti circostanti soprattutto dalla terrazza di Edelweisspitze, il rovescio della medaglia è che c'è un vento pazzesco.... non si può avere tutto!!! Mattinata finita a Zell am See dove contavamo, invano, di mangiare.



    spettacolo

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    Che vento!!

    Da Zell am See ci dirigiamo verso Est lungo il corso del fiume Pongau sfruttando la 311 fino a St. Johann da dove raggiungiamo Radstadt punto d'entrata della 320 che ci porta fino ad Admont, sperduto paesino in cui pernottiamo dopo una pessima cena ma un buon dolce. I paesi attraversati oggi ci danno un'idea di come si presenti l'Austria: ogni casa è curata ed in ordine così come i giardini ed i campi coltivati, il bestiame è beatamente allevato in modo estensivo,il paesaggio naturale è suggestivo ed infonde tranquillità ma la gente DOV'E'??!! In ogni paese va bene se si vedono 3-4 persone per strada, nessuno nei bar, non ci sono bambini che giocano in strada o girano in bicilcetta... stranissimo per noi che combattiamo per ogni spazio!!



    E la gente?!

    Lunedì 25 Giugno: da Admont a Vienna


    Oggi la meta finale è la splendida Vienna a cui arriviamo partendo da Admont, paesino interno al Parco Nationale del Gesause che attraversiamo affiancando il fiume Enns: il paesaggio è veramente splendido e la strada divertente (strada 146). Da Hieflau che chiude il parco, proseguiamo verso Mariazell utilizzando la 24 e da lì con la 21 arriviamo a Pernitz nei cui dintorni prendiamo l'autostrada per Vienna.



    Gesause

    Gesause2

    Dopo un frugale pasto in autostrada in un mini autogrill, arriviamo finalmente a Vienna nel primissimo pomeriggio e, al contrario di quello che ci aspettiamo, troviamo un caldo incredibile. La ricerca dell'albergo è abbastanza traumatica a causa della temperatura soffocante e del traffico ma abbiamo abbastanza fortuna e in mezz'ora siamo a posto e sotto la doccia!! Dopo esserci ripresi e aver sistemato il VFR nel garage al sicuro partiamo alla scoperta della città che cominciamo a conoscere iniziando dal Duomo di S. Stefano e dalla via centrale estremamente commerciale del Graben con la sua colonna barocca chiamata Pestaulle. L'impatto è quello di una città estremamente ricca: palazzi spettacolari tenuti alla perfezione con negozi fantasmagorici, gente elegante, metropolitane pulite, assenza totale di venditori ambulanti e di bancarelle varie!!! Il duomo con la sua campanona da 23 tonnellate è imponente, peccato che, al contrario di tutti gli altri edifici, sia sporco e nero!!

    Il Duomo

    Il Graben

    Dopo un giretto sul Danubio, andiamo a mangiare e finiamo nel Graben in un locale ultra commerciale ma che ha le foto sul menù e quindi non si può sbagliare visto che la traduzione, inglese compreso, non è scontata!!! Il giro serale è molto più piacevole di quello pomeridiano: meno caldo, meno gente, palazzi illuminati e negozi più in ombra!!


    La Pestaulle

    Martedì 26 Giugno: Vienna


    La mattinata la passiamo a visitare la residenza invernale degli Asburgo: il palazzo chiamato Hofburg nel centro cittadino in cui la famiglia imperiale usava passare l'inverno. A parte le stanze e gli arredi, la maggior attrazione è rappresentata dagli incredibili set di stoviglie (per così dire) in oro, argento e porcellana decorata in ogni modo possibile e dai vari centrotavola tra cui il più piccolo sarà cinque metri!!! Visitando la residenza imperiale, si può capire un pò meglio lo stile di vita e la personalità di grandi figure storiche che spesso ci vengono presentate in modo molto diverso dalla cinematografia: la famosa Sisi che si crede essere una rivoluzionaria bella ed un pò egocentrica era invece una "first lady" asociale, depressa, maniacale nelle cure estetiche e vittima del suo tempo e della sua società!! Mentre ascoltiamo tutte le usanze imperiali e pensiamo che le cose sono cambiate veniamo subito smentiti dall'arrivo in pompa magna di un capo di stato...il nostro Presidente Napolitano (che casualità) che viene accolto dal Presidente austriaco e dalla Sua corte in modo non molto diverso da quello che avrebbe potuto fare l'imperatore Francesco Giuseppe!!


    Cemtrotavola

    Hofburg

    Terminata la visita al Hofburg, pranziamo in un locale carino vicino al teatro e poi ci dirigiamo verso il museo di storia dell'arte Kunshistorisches: 4 km di sale che ospitano le collezioni artistiche raccolte dagli Asburgo durante il loro regno. Dagli Egizi, passando per i Greci ed i Romani, arriviamo all'800 europeo grazie ad opere di numerosi artisti raccolte in una delle più importanti e complete pinacoteche europee.


    Le teste

    Dopo una doccia, andiamo a mangiare in centro e troviamo un ristorante all'italiana in cui mangiamo veramente bene e siamo serviti altrettanto bene. Evidentemente mossi da chemiotassi verso gli Italiani, dopo cena ci fermiamo a prendere un maxigelato e chi ci serve?.?... un italiano, il grande Sergio!!! Dopo aver fatto un giretto e qualche foto artistica, andiamo a dormire sognando imperatori, palazzi sfarzosi e quadri meravigliosi.


    Foto artistiche


    Mercoledì 27 Giugno: il Dito


    Oggi altra giornata alla scoperta di Vienna: la residenza estiva degli Asburgo cioè Schloss Schonbrunn. Il castello è poco lontano dal centro della città ed appare come una piccola Versaille; l'edificio è impregnato di storia infatti è stato sede di numerosi eventi artistci, storici e politici. Oltre all'imponente edificio, è veramente gradevole il parco ornato dall'immancabile fontana e da un palazzo stile arco di trionfo chiamato Gloriette dalla cui terrazza si può godere di una spettacolare panoramica sul castello ed il giardino.


    Schonbrunn

    Il giardino

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    Mica male!!!

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    Dopo il pranzo a base di gelato, la prima tappa è la cripta degli Imperatori dove sono ospitati decine d sarcofagi degli Imperatori asburgici alcuni dei quali sono veramente imponenti e anche un pò inquietanti!!


    Maria Teresa e consorte


    Che atmosfera!!

    Un pò stanchini passiamo il resto della giornata girando senza mete particolari, ma godendoci la città nelle ultime ore di permanenza; in particolare ci soffermiamo a visitare la chiesa di San Carlo dove siamo riusciti a raggiungere la cupola affrescata, grazie ai ponteggi utilizzati dai restauratori. Dopo una cena al nostro ristorantino italiano, facciamo un giro lungo il bel Danubio Blu prima di andare a nanna.


    La cupola

    Giovedì 28 Giugno: da Vienna a Graz


    Oggi ripartiamo da Vienna diretti verso Graz a cui arriviamo facendo un lungo percorso (vedi mappa) attraverso il Burgerland che è il Land più orientale ad attività prevalentemente agricola con enormi campi e bellissimi vigneti.


    Campi

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    Lungo il percorso facciamo una tappa anche al più vasto lago austriaco: il Neusiedler see. Purtroppo l'accesso alla costa non è libero quindi la sosta è breve. Dopo un lungo ma piacevole percorso nelle campagne arriviamo a Graz dove ci fermiamo per fare una succulenta cena e per dormire.



    La cena

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    Venerdì 29 Giugno: da Graz a Forni di sopra


    E' giunta l'ora di ritornare in Italia, così da Graz partiamo in direzione del Tarvisio a cui arriviamo nel primo pomeriggio. Riusciamo a vedere una parte del parco del Tarvisio facendo una deviazione al percorso prestabilito cioè percorriamo la strada della Sella Nevea....merita, il paesaggio è veramente pittoresco!!

    Il Tarvisio

    A causa di un forte temporale e all'ora ormai tarda, siamo costretti a fermarci ai piedi del passo Mauria e precisamente a Forni di sopra dove troviamo un albergo carino in cui siamo stati proprio bene!!



    Pioveee

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    Sabato 30 Giugno: ....a casa!!


    Oggi giornata di passi....Il primo che affrontiamo è P.sso Mauria: strada carina ma un pò sconnessa!!

    Che bel!!

    In mattinata facciamo altri 3 passi cioè il Cibiana, il Duran ed il Valles ma di questi quello che ci è piaciuto di più per la strada e per il paesaggio è stato l'ultimo. Dal Valles siamo scesi a Predazzo per dirigerci a Cavalese in cui ci fermiamo per mangiare (benissimo!!) e per guardare il GP.

    Spettacolare!!

    Il nostro vuferro

    Purtroppo anche questa volta le vacanze sono finite e dobbiamo lasciare queste meravigliose montagne a cui speriamo di tornare presto!!!

    A presto!!




    Alcune informazioni:

    Km percorsi 2000

    Tempo buono (e fresco) e poco traffico

    Il Vufero, gommato Metz Z6, si è comportato (abbastanza..) bene (..queste gomme col freddo mi mollavano nelle prime 3 curve!)




    Di seguito il diario di viaggio di Matteo e Martina, e del loro VFR V-Tec 02 Blu
    (PARTE DUE)




    Sabato 25 Agosto: da Parma verso Vipiteno


    Anche questa volta lasciamo i nostri cani imbronciatissimi per dirigerci verso le insuperabili Alpi. Oggi la destinazione finale è Vipiteno che raggiungiamo in tarda serata dopo aver gironzolato tra valli meravigliose e monti strepitosi. Oggi passo nuovo e decisamente carino: passo Giovo con le immancabili mucche al pascolo!!

    vallata

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    il Giovo



    Domenica 26 Agosto: da Vipiteno ad Innsbruck

    Anche questa volta non riusciamo ad evitare l'autostrada: passo Brennero chiuso per corsa ciclistica e quindi ci tocca farne alcuni km ma appena possibile ne usciamo pagando, a ns sorpresa, l'entrata (non a buon mercato) in Tirolo!! Giunti a Innsbruck iniziamo a vìsitare questa pittoresca cittadina incastonata tra meravigliose vette. Nota negativa in questo piacevole soggiorno è l'albergo: un tre stelle costoso, senza garage per il ns vufero e con una amoquette inquietante.


    Tirolo

    Innsbruck

    Innsbruck

    Innsbruck



    Lunedì 27 Agosto: da Innsbruck a Samedan


    Ripartiamo da Innsbruck per goderci il Tirolo ed il bellissimo (e carissimo) passo Rombo.

    Tirolo

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    Tirolo

    Verso passo Rombo

    Passo Rombo

    Dopo il pranzo ci dirigiamo a Merano per arrivare in Svizzera dal passo Resia: assolutamante inesistente...una delusione!! Ci fermiamo a Sameden in attesa del Bernina.


    Svizzera

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    Svizzera

    Svizzera



    Martedì 28 Agosto: da Sameden a CASA


    Oggi si torna ma non prima di aver fatto alcuni altri passi ed il primo che affrontiamo è il Bernina che ci è piaciuto tantissimo.

    Il Bernina

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    Passo Bernina


    Dopo una breve e tattica sosta a Bormio causa pioggia finalmente andiamo sul Gavia. Dico finalmente perchè dal primo anno che abbiamo la moto ci è stato presentato come adatto solo ad esperti a causa della strada stretta e tortuosa, quindi è stata una soddisfazione baciata dal sole: unici dieci minuti in tutto il giorno (strada ancora fumante)!!! Comunque le aspettative sono soddisfatte: strada impegnativa e paesaggio spettacolare.


    il Gavia

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    il Gavia


    il Gavia


    il Gavia


    Dopo il Gavia altro passo strettino: passo Vivione. Questo passo è una piacevole sorpresa per la strada immersa in un meraviglioso bosco e per il paesaggio che decisamente merita ed ha un effetto rilassante


    il Vivione

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    il Vivione

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    Ultimo passo prima dela noioso pianura Padana (x fortuna hanno inventato le rotonde..) è il passo Presolana che, direi, non è niente di particolare: ormai siamo abituati troppo bene!!!!


    La casa nella roccia

    il Presolana


    Come sempre alla fine di ogni viaggio la stanchezza si fa sentire e dopo aver costeggiato il lago d'Iseo lungo la costa occidentale ci dirigiamo verso Brescia quindi verso casa dove ci aspettano ansiosi da diversi giorni i ns due cagnoni!!!!


    Stanchezza


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    I nostri rott


    Da Matteo & Marti ... alla prossima!

    2007 - Centovalli (by Vladimiro "Conte Vlad" Gessi)

    Centovalli, l’idea, la preparazione.

    Stavamo facendo il Duri & Puri del 2006, in Svizzera, quando ad una delle rare e brevi soste, a metà pomeriggio dopo 400 e rotti km di tornanti, mi viene in mente che sarebbe bello fare una settimana in moto, in compagnia, sui passi alpini, e magari da Ventimiglia a Trieste.
    La butto li, e l’idea piace.
    Poi penso al nome (fra una curva e l’altra) e il centopassi lo ha già preso la Ducati. Pensa pensa, mentre passiamo per la valle Centovalli (da Locarno in direzione Domodossola) mi rimane attaccato il nome.

    Detto fatto, il lunedì posto l’idea e la data scelta in lista VIC (con 11 mesi di anticipo), ed ho subito le prime adesioni nonostante il programma sia chiaramente appena abbozzato.
    Ma l’idea piace e quindi si prosegue nello studio del percorso.

    Fuori le cartine delle alpi che ho, le scannerizzo e le unisco fra di loro, così da avere una pianta dettagliata di tutte le alpi.
    E inizia lo studio, avvalendomi anche delle piante per motociclisti che si trovano su http://www.uem-online.org/

    Punti fermi dell’idea:
    non deve costare molto, non si può esagerare con i km giornalieri, l’andatura non deve essere da duri & puri ma un turistico bel veloce, le soste non possono necessariamente essere troppe, non dobbiamo essere in troppi, bisogna avere delle scappatoie per accorciare in caso di pioggia la mattina o in caso ci sia qualcuno stanco ed anche delle strade belle da fare in più, se si è affiatati e si vogliono fare più km.

    Prima 3 percorsi, poi li riduco a due, poi con la consulenza di tantissimi del VIC che mi hanno mandato a dire strade belle e brutte per ogni dove, riesco a ridurli a quello effettivo.

    Nel frattempo, da 14 equipaggi (meno male che non sono venuti, chissà a trovare i pernotti) si scende, si scende, si scende, fino ad arrivare ai due folli che invece l’avventura la vogliono a tutti i costi.

    Così rimaniamo io e Agadisen, prenoto già tutti i pernotti, preparo le cartine dettagliate di ogni giornata, di dove si dorme, dei telefoni utili, insomma, pianifico tutto quanto.

    E alla fine, meraviglia, dopo un anno di studi, si parte!

    I giorno: 14 luglio

    1° giorno, 14 luglio 2007, sabato, Milano-Castellane. Milano, Cuneo, Col di Tenda, col de Brouis, Col del Tourinì, Vence, Grasse, Route Napoleon, Castellane. Km 549. Ore 0800. Finalmente, dopo un anno di attesa, si parte. Bacio a moglie e figlio, bauletto, borsa serbatoio, casco, tuta in pelle, si carica la moto e via, una nuova avventura ci aspetta. Ci troviamo io e Aga sulla MI-GE, a Binasco, sigaretta, il pieno lo abbiamo, si parte. E qui c’è il mio primo errore. Per andare a Cuneo, la strada migliore da fare è sicuramente andare a Torino e poi prendere per Savona. Lunga ma veloce. Dopo Asti ci tocca fare strade e stradine, autostrade iniziate e non terminate, paesi e città. Tutta esperienza. Superato Cuneo, via verso il primo passo il Colle di Tenda, che proprio un passo non è perché in cima c’è una galleria. L’alternativa è una bella mulattiera che porta in cima. OK, galleria. La salita è molto bella con dei tornantoni a piena visibilità, ma con in mezzo dei giunti che quando ci arrivi… invece sono perfettamente a filo e tengono benissimo. Anche la discesa e tutta la valle in Francia sono belli e panoramici. Poi giriamo insieme ad un gruppo di smanettoni italiani verso il col de Brouis,




    molto piacevole ma con strada un po “diroccata”. Proseguiamo quindi per il col de Tourinì in una stretta vallata, con strada decisamente in cattive condizioni (avvallamenti, sembrava di essere in un frullatore) fino a 5 km dalla cima, dove invece diventa una pista ad asfalto rosso, come anche tutta la discesa. Gran bei panorami, ed essendo il primo giorno approfittiamo delle strade così così per goderceli appieno. Scendiamo lungo la bellissima vallata piena di gole calcaree, in direzione di Vence e ci fermiamo a pranzare in una trattorietta a buon prezzo. Da Vence a Grasse, la strada è bellissima, di mezza costa, con vista fino al mare e delle righe di mezzeria alte così e scivolosissime. A Grasse iniziamo a trovarci in difficoltà con la benzina, perché non si trova un distributore e quello self service funziona (come al solito in Francia) solo con le loro carte, che sono bancomat e non di credito. Per fortuna ho un bancomat della “Maestro” che funziona. Abbiamo perso un’oretta ma finalmente si può ripartire per la mitica Route Napoleon. Che dire, Napoleone era veramente un genio, a costruire strade. Giocando a far numeri, ci sono 4 colli da Grasse a Castellane, quindi oggi siamo a 7. A Castellane, agriturismo, costume e andiamo ad infilarci nel fiume per rinfrescarci.








    Fuori c’era una notte splendida e una stellata come non ne vedevo da tempo, ma d’altronde attorno a Castellane per 50 km non ci sono città e solo pochi paesini, quindi pochissimo inquinamento luminoso. Bella bella.

    II giorno: 15 luglio

    2° giorno, 15 luglio 2007, domenica, Castellane-Embrun giro del Verdon, Moustiers, Digne (ancora Route Napoleon), Col de Labouret, Col de Magne, Embrun, 320 km Ore 0830, colazione già intutati e partenza per il giro panoramico del Verdon.




    La Corniche Sublim è sempre … sublime. Varie soste per ammirare la possenza della natura in questo canyon, e per strade strette con segnali tipo “attenzione curve pericolose per 25 Km” arriviamo al lago di St. Croix e alla vista del canyon che finisce nel lago.




    Lago di St Croix dal ponte




    E sempre dal ponte, la fine del Canyon. Per chi avesse più tempo, è molto bello risalire il canyon con Kayak, canoe, pedalò et simili che noleggiano sul lago. Ma noi avevamo altre strade da fare, e allora via, su verso La Palud, 30 km di strada splendida. Qui facciamo anche il giro ad anello della barre d’escalade, il posto secondo me più spettacolare, per chi non soffre di vertigini. Falchi fermi a mezz’aria, arrampicatori che salgono e scendono, salti nel vuoto di 500 metri, un panorama bellissimo. Un consiglio: questo anello, fatelo in senso orario, fidatevi, è meglio.






    Dopo il Verdon, ritorno a Castellane per cercare un posto in cui vedere la MotoGP, e lo troviamo. Bar sulla via centrale, megaschermo e 250 in onda. Chiediamo al gestore se possiamo mangiare qualcosa, e ci dice che lui non ha nulla da mangiare, di prenderlo al negozio di fronte e poi andare nel suo bar a mangiarlo…. Me lo immagino in Italia… Bella gara, si riparte per la Route Napoleon in direzione Digne. Strada splendida, posti idem. Una valanga di moto. A Digne, vai a capire il Garmin che strada ci ha fatto fare invece del Col de Labouret e del Col de Magne, ma tant’è, era bellina, e verso le 16 vediamo una bella gola, un ponticello, della gente che fa il bagnetto e allora…




    Ci fermiamo anche noi a darci una bella rinfrescata fra le pozze del torrente.




    Moto-appendino con tutto abbandonato sopra su strada pubblica, una immagine molto ricorrente nel nostro giro.




    Dopo una bella rinfrescata, si rientra nella tuta e via di nuovo verso il lago di Serre Poncon, con dei colori incredibili, che superiamo per la splendida strada ad est, che non è una litoranea bensì sale fino a quasi 1000 metri, con dei panorami… e delle pieghe… Lungo questa, troviamo le Demoiselle Coiffees, formazioni rocciose alquanto particolari che meritano almeno una sosta per la foto (e la sigaretta di rito).




    Ad Embrun, la sorpresa che stanno rifacendo la tangenziale e quindi ci tocca sorbirci tutta la coda in paese, ma tanto in quattro e quattr’otto siamo arrivati all’albergo, in un paesino di nome Châteauroux les Alpes, carino ma un mortorio… Comunque, doccia, cena, 4 passi al fresco e a nanna. A Digne, vai a capire il Garmin che strada ci ha fatto fare invece del Col de Labouret e del Col de Magne, ma tant’è, era bellina, e verso le 16 vediamo una bella gola, un ponticello, della gente che fa il bagnetto e allora… Ci fermiamo anche noi a darci una bella rinfrescata fra le pozze del torrente.

    III giorno: 16 luglio

    3° giorno, 16 luglio 2007, lunedì, Embrun-Annecy Embrun, Guillestre, salita e discesa del Col de Vars (ne vale la pena), col d'Izoard, Col de Lautaret, ol de la Croix de Fer, col du Glandon, Col de la Madleine, Albertville, Annecy 427 km.

    Partiamo e per scaldare le gomme ci facciamo subito qualche giretto su e giù dal Col du Vars, non in programma (…), ma visto che è li, e che i primi 5 km sono una vera e propria pista, perché no! Alla mattina, col fresco, per carburare e scaldare le gomme… Poi col D’Izoard, molto bello, fresco e con paesaggi dolomitici, e discesa verso Briancon. Poi fondovalle e risalita sul colle di Lautatet (tranquillamente evitabile, un’autostrada in montagna) In realtà il percorso era più breve, 320 km, ma dopo il Lautatet non ci hanno fatto fare il Galibier, perché il Tour de France passava di li “il giorno dopo”. Roba da matti. Allora tocca fare una “piccola deviazione” di 100 km, per aggirare l’ostacolo. Quindi giù dal Lautatet (mooolto più bello a scendere) e poi splendide pinete a fondovalle fino a risalire (dopo 60 km) per il Col de la Croix de Fer, dove ci fermiamo a farci un panozzo con burro, aglio, cipolle e tutto ciò che hanno di buono in Francia. Bellissima la diga a “gradoni”, strada non male, panorami ottimi.




    Però la prossima volta devo ricordarmi di portare una borraccia, di quelle tipo Boy scout con il vellutino all’esterno che bagnato tiene tutto ben fresco da attaccare alla moto con il ragno, perché all’estero nei locali nessuno fa facce strane (come in Italia), a riempire una borraccia, mentre fanno le facce felici quando gli chiedi una bottiglia di acqua (sarà il prezzo?). Dal Fer torniamo indietro 2 km e facciamo anche il col du Glandon, che in pratica è solo discesa, ma la prossima volta scelgo di scendere dal Fer, perché di la i panorami sono magnifici, ma la strada è piuttosto brutta, dissestata, a dossi ecc. Ma è più corta per risalire al Col de la Madleine. Anche sul Madleine strada a tratti bellissima, appena riasfaltata, a tratti molto sconnessa. Quando finiranno l’asfalto, sarà uno spettacolo, come la discesa verso Albertville, del resto. Nel complesso molto bello. Ad Albertville (visto che è ancora piuttosto presto) cerchiamo un gommista per cambiare le gomme di Aga, Continental che appena partiti sembravano poter durare una vita e dopo 1000 km non erano alle tele ma poco ci mancava. E i gommisti in Francia, al Lunedì sono chiusi. Quindi partiamo per Annecy, trovando lungo la litoranea del lago un discreto traffico e ci dirigiamo poi all’hotel Formula1. Per chi non li conoscesse, gli hotel della catena Formula 1 sono… unici… In pratica sono tutti uguali, prenotabili via internet, una camera costa 32 euro e la colazione 3,20 a persona. Quindi ho prenotato 2 camere. Ma non sapevo che ogni camera era per 3 persone (quindi in realtà, 10 euro e spiccoli a testa). Che il bagno è esterno e unico ogni 10 camere (30 persone!!), come la doccia, e che è, visto il prezzo, pieno di extracomunitari….. Comunque molliamo i bagagli, ci informiamo dove trovare un centro commerciale che abbia un gommista ed andiamo a cercarlo. Lo troviamo alle 1925 e questo ci dà il 2 di picche per il cambio gomme al momento, rimandandoci alla mattina successiva. Torniamo quindi in Hotel e via a fare la doccia…. Cambiarci ed andare a fare cena e 4 passi ad Annecy. Annecy, splendida città sul lago, con il centro, molto folcloristico, circondato di canali, meriterebbe una visita più approfondita dei nostri 4 passi.




    Vabbè, andiamo a dormire. Dormire, parola grossa. Dovete sapere che i Formula 1 hanno una tettoia con delle panche e tavoli davanti all’ingresso, il fatto che fossero pieni di negher lo ho già accennato, manca giusto il fatto che la finestra della mia stanza (aria condizionata neppure a parlarne, caldo caldissimo) era a un metro e mezzo dal festival del marocchino ubriaco urlante che si teneva sotto alla tettoia. Buona che non mi hanno pisciato sotto alla finestra. Ma di dormire, fino alle 3, fra il caldo, il casino, e l’incazzatura, neppure a parlarne.

    IV giorno: 17 luglio

    4° giorno, 17 luglio 2007, martedì, Annecy-Gstaad Col de Beaufort, Col de Bellecombe, col des aravis, col de la colombiere, Chamonix, col des Montet col de la forclaz, (swizzera) Martigny, col de la croix, col du pillon, Gstaad 290 km

    La mattina, dopo la nottaccia inizia con un pessimo risveglio alle 0700. Siccome non c’erano le federe, avevo avvolto i cuscini nel lenzuolo sotto, ma al risveglio… orrore, si sono sciolti i cuscini e ci ho dormito sopra. Sembravano nuovi, appena tinti di marroncino e crema………. Doccia! doccia subitissimo! Bagagli, colazione intuitati e via a cambiare le gomme ad Aga. Poi riscendiamo verso Albertville per fare la bella serie di colli e passi prevista per oggi, ed iniziamo daal Col de la Forclaz, che parte da Ugine. Strada non bella, panorama sulla vallata bellissimo. E poi inizia il pezzo forte, il trittico Saises, Aravis, Colombiere. Bellissimi sotto tutti i punti di vista, ma come in tanti altri posti durante questo viaggio, strade perfette e panorami stupendi mal si conciliano, potresti godere di tutti e due al 200 % e invece devi rinunciare a qualcosina. Per cui godi solo al 198%. Ma veniamo ai fatti.




    Col de Saises, bellissima la vallata all’inizio, con anche una splendida vista sul massiccio del Monte Bianco, leggermente incappucciato. Strada perfetta, e quando poi inizia la salita vera, uno sballo.




    Poi col des Aravis. Sempre viste splendide, bel fresco, una pista a salire, con dei cavatappi bellissimi. Peccato che in uno ci hanno costruito un paese in mezzo (ma che modi), in un altro c’erano le mucche al pascolo ed un bellissimo paesaggio alpestre e il terzo, invece, bello, bello, bello. Quindi Col de la Colombiere. Bellissimo anche lui, ho finito gli aggettivi . Scendendo, a la Reposoire, abbiamo preso a destra, per la strada panoramica. Un’altra pista, fino a scendere a Cluses. Sarei curioso di sapere come era l’altra… ma lo scoprirò ;-). A Cluses prendiamo l’autostrada (15 km, che credete?) verso Chamonix, e ad una curva si affaccia di nuovo il Bianco. Per cui, a 140 tolgo i guanti, estraggo la macchina fotografica e mi diletto a far foto.








    Prima di Chamonix finisce l’autostrada e quindi iniziamo la vallata dell’Argentiere, con la splendida vista sulla Mer de Glace, l’Aigulle Verte, le Grand Jorasses, e vai così che è uno spettacolo. Dopo l’Argentiere abbiamo il col des Montet, che ha solo 4 tornanti, ma avranno un raggio di 100 metri e asfalto perfetto. Per qualche minuto tocca distrarsi dal panorama , e in cima ci si ferma a mangiare. Quindi discesina, confine svizzero, benzina a 1,05 Euro !!!! Poi un altro Col de la Forclaz, questa volta che porta a Martigny. Bello, da fare al contario. Quindi fondovalle caldo fino ad Ollon e poi salita verso il Col de la Croix (ma non hanno fantasia con i nomi dei colli). Strada magnifica fino a Village, poi sarebbe una pista ma ha troppi dossi per tenere una andatura veloce. Quindi discesa su tipica vallata svizzera e risalita per il Col du Pillon, anche qui troppi dossi a salire mentre a scendere troppi dossi e il festival del ghiaietto ogni 100 metri. . Probabilmente era meglio fare il col des Mosses, un po più a nord, perché poi il giorno dopo abbiamo fatto il seguito di quella strada ed era spettacolare. Comunque scendiamo dal Pillon ed arriviamo a Feutersoey, a pochi chilometri da Gstaad, un posto eccezionale, bellissimo. Tutti chalet svizzeri, pinete, pratoni, case distanziate le une dalle altre, troviamo il nostro B&B, e scopriamo che è in uno chalet tutto in legno di abete non verniciato e montata tutta a viti. Un profumo di pino, all’interno! Fuori, la stalla, le mucche erano al pascolo in montagna, le caprette, piscinetta, una vista spettacolare…










    Bucato fatto e steso in camera (fuori per la prima volta c’era un qualche lontano rischio pioggia). E poi cena. Dal B&B dove eravamo, partiva una stradina, a pagamento (per le auto) che saliva per 6 km fino al laghetto di Arnensee. Qui lago, pinete, e un ristorante. All’aperto, a 20 gradi, una bella fonduta, pane all’aglio, birra. Poi abbiamo scoperto che anche le trote erano freschissime, ma purtroppo avevamo già cenato. In pratica avevano sul retro delle vasche piene di trote belle vive e vispe…




    Dopo cena decidiamo di andare a vedere Gstaad, quindi scendiamo per qualche km, parcheggiamo bene (mica come da noi) e ci addentriamo nel paese. Veramente bello, caratteristico e … vuoto. Avremo contato 20 persone in tutto il centro, camerieri compresi. Vabbè, torniamo nella nostra isola felice a dormire.

    V giorno: 18 luglio

    5° giorno, 18 luglio 2007, mercoledì, Gstaad-Menzenswald (foresta nera) (Jaunapass, spiez, thun, olten, sissach, lorrach, (germania) e un giro splendido in Foresta nera, Menzenschwand 519 km

    Si, oggi l’abbiamo fatta un po lunghetta. Tutta colpa di Atzeboia . Partiamo da Gstaad scendendo in fondovalle e prendiamo la strada che porta verso Thun. Bellissima, salite, discese, pinete, torrenti, cascate, e anche abbastanza veloce. Senonchè, a sinistra c’è il cartello Jaunapass, e che si fa, lo si salta? Macchè, salita, sosta sigaretta e discesa. Molto bello. Continuiamo per questo bellissimo fondovalle fino a Wimmis e qui usciamo per passre Thun ad ovest invece che infilarci in città. Strade bellissime, campagna e montagna, panorami veramente da cartolina svizzera. Continuiamo poi per statali in mezzo a colline fino a Wittenville e poi a Konolfingen e Burgdorf, Sumiswald. Tutte collinone, strade e panorami bellissimi. Poi fra Langhenthal e Olten, strada veloce in zone industriali, ad Olten benzina 95 ottani a 0,878 Euro!!!! E inizia la pista. In direzione di Basel, una pista tipo le Coste, con tanto di cartelli di attenzione moto dappertutto e Bikers bar in cima (dove ci facciamo il classico Bradwurst.




    Continuiamo quindi verso Sissach, e qui prendiamo una strada panoramica bellissima che porta verso Rheinfelden ed il reno. Attraversiamo la frontiera con la Germania e ci addentriamo in foresta nera. La prima strada che facciamo, una strada che le mie carte danno come di “collegamento” è già spettacolare, ma il meglio deve ancora arrivare. Ci sentiamo con Atzeboia (che vive a Basilea) e ci diamo un puntello verso le 1700 a Todtnau ed arriviamo giusti giusti, per vedere un messaggino “in germania o in svizzera?” Cacchio, sono le 1700, lui non c’è, quindi è andato a beccarci in svizzera invece che in germania. Rapida decisione, si guarda la carta, a 15 km c’è lo schlussee, un bel laghetto fresco, messaggio “ti aspettiamo a mollo”. Detto e fatto, ripartiamo per il lago, lasciamo la solita moto-appendiabiti al parcheggio e ci infiliamo nell’acqua, non senza un certo disgusto, perché sembra marrone. Ma c’è altra gente che fa il bagno, per cui.. dentro! Gelata, una meraviglia, e il colore non è dell’acqua che è limpidissima ma del fondo. Poco dopo, neanche il tempo di sentire arrivare un vufero e anche Stefano è già a mollo. Si chiacchiera, si cazzeggia, ci si rinfresca per una mezzora e poi via, a lasciare i bagagli in albergo (strada bella bella bella, peccato il brecciolino su un tornantone, roba da brividi) e a fare un bel giro con Stefano. Tiriamo fuori la cartina con le mappe per moto, e decidiamo di andare verso nord, poi tagliare a est e ridiscendere per cenare insieme. Inutile dirlo, che siano strade di collegamento piuttosto che passi o stradoni veloci o superstrada, in foresta nera i panorami sono sempre belli e le strade…… ancora meglio. C’era un pezzetto di superstrada a 4 corsie con limite 40 per le auto, con dei tornanti che li vedevi finire in aaalto a sinistra, e poi l’opposto a destra, a 100 all’ora, il festival della saponetta. Alla fine con Stefano ci siamo fatti un bel giretto di circa 120 km, e nonostante ne avessimo 400 già sul groppone dalla mattina, alla sera nessuna stanchezza, solo una fame da lupi. Il gestore della Gesthouse ci dice di andare al ristorante a sinistra, a 140 metri. A sinistra, fino ai 300 metri nulla. Richiediamo, idem. Riproviamo, nulla. Intanto eravamo in giro con le tute in pelle e affamati, ma veramente affamati. Alla fine troviamo il locale, dopo 40 minuti a gironzolare per ‘sto paesone disperso in mezzo alla foresta, ma ci dicono “la cucina chiude alle 2100” ed erano appunto le 2100. Avanti, a cercare altro, ne troviamo un altro, ma anche qui “la cucina chiude alle 2100” ed erano le 2120. “Se volete vi posso preparare qualcosa di freddo”. OOOh, a questo punto va bene TUTTO. Quindi bistecca alla milanese con insalata, bradwurst fatti in casa, birra nei boccali di terracotta, dolce fatto in casa, tutto ottimo, mancavano solo le patatine. Quindi a pancia piena ritorno verso l’albergo e Stefano verso casa, al buio, nella foresta nera. Che più buio di così non si può.




    Ma, alla fine, una domanda. Come si fa ad andare a vivere a Basilea, immatricolare la moto in svizzera ed averla targata Brescia?

    VI giorno: 19 luglio

    6° giorno, 19 luglio 2007, mercoledì, Menzenswald-Landek Menzenschwand, Bad Schussenried, Isny, Hochtannbergpass, flexenpass, Albergpass, Landeck, 310 km (in realtà 376 km)

    O, almeno, l’idea era questa, ma le cose sono andate diversamente. D’altronde, eravamo in due e l’unico obbligo che avevamo era l’arrivo a Landek, per cui… Dopo avere parlato la sera prima con Stefano, che da quelle parti ci bazzica abbastanza, decidiamo di modificare il percorso. La mattina andiamo verso sud, con l’intenzione di passare a Schaffausen, vedere le cascate del Reno e risalire verso nord per fare ancora un po di foresta nera in più, ma stavolta (l’unica in tutta la vacanza) il meteo ci ha messo le mani. Il primo messaggio della mattina è di Stefano, per avvisarci che a Basilea piove di brutto. Io e Sergio ci troviamo all’incirca a Berau quando le nuvole belle minacciose iniziano anche a mandare acqua. A questo punto, tanto vale mettersi ad andare verso ovest, l’unica direzione in cui il cielo appare “decente”, perché anche a nord, dove dovremmo ritornare, il cielo non promette nulla di buono, e il Colonnello Bernacca, alias Stefano dal suo PC a colpi di SMS ci consiglia di puntare secchi ad ovest. Per cui, mano ai navigatori e impostiamo la strada più veloce per andare verso Winterthur e poi Will, in svizzera. Dopo un po di stradine sperdute in mezzo alla foresta, col cielo plumbeo, praticamente al buio alle 9 di mattina, scendiamo verso il Reno e non so bene dove lo attraversiamo e passiamo la frontiera. Dopodichè la strada logica è quella di costeggiare il Reno, cosa che facciamo, lasciandoci il brutto tempo alle spalle. Strada bella, romantica pure, non fosse che da una parte hai il bellissimo Reno, dall’altra prima una centrale nucleare, poi una serie infinita di stalle con relativo odore allucinante… Poi strada bloccata per lavori e relativo giro allucinante per evitare il blocco, con segnalazioni pessime, roba non da svizzeri, veramente. E non dimentichiamo che siamo a fondovalle, fa caldo e non ci siamo abituati… Arriviamo a Wil. E da qui, secondo le cartine ci dovrebbe essere una bellissima strada che porta a rorschach, sul lago di Costanza. Ma invece non si trova, per cui stanco di rettilinei mi metto a suonare ad orecchio guardando il sole, salgo a nord verso le colline e poi punto ad ovest, cercando sempre di seguire le colline. Ne esce una strada bella, molto meno calda, con panorami simpatici, fino alla vista del lago. Da qualche parte ci fermiamo a mangiare, e dalla cameriera - unica persona nel locale e che parla persino italiano – apprendiamo di esserci fermati in quello che fino ad un paio di mesi prima era un casino (si, senza la ò finale). Arriviamo sempre in ritardo…  Si riparte con l’idea di arrivare in qualche maniera a Dornbirn, e il problema è che il lungolago di Costanza è un macello. Stratraffico turistico e CALDO! Ma Sergio ed il suo Garmin ci mettono lo zampino. Con un’idea degna di un genio imposta sullo strafigo Garmin “evita strade principali” e… libidine. Ci spara su sui collinoni (ben alti, a dire il vero) sopra Roschach e ci troviamo su splendide strade, prima di collina con paesini e villette “svizzere” sparse e poi di montagna, fra pinete e malghe con tanto di mucche. Il traffico ed il caldo sono spariti d’incanto, e in parecchi punti abbiamo in più una stupenda vista dall’alto delle malghe fino al lago con la città ai nostri piedi, una miriade di windsurf e barche a vela. Che dire, dalle stalle alle stelle. Grazie. Ridiscendiamo in pianura, attraversiamo la frontiera austriaca e poco dopo Dornbirn iniziamo a salire verso il Hochtannbergpass lungo una fondovalle a tratti misto stretto, a tratti veloce con lunghissimi curvoni, panorami molto piacevoli e soprattutto di nuovo fresco. Il torrente di fondovalle ci tenta, ci tenta, ma attendiamo di trovarlo più ripido e con delle belle pozze… ed arriviamo al Hochtannbergpass, o almeno, quasi.








    Se guardate bene la foto, noterete una ragazza carina seduta sotto ad un ombrellone ed il cartello (traduco in qualche maniera) “attenzione, soste di 30 minuti”. Dico, mezz’ora di sosta. Poco più avanti stavano smantellando e rifacendo la strada, per cui lavoravano tranquilli per mezzora (40 minuti nel nostro caso), poi si fermavano, facevano partire quelli fermi in cima e poi quelli che salivano. Roba da metterci un chiosco abusivo e vendere bradwurst e bibite, ma li eravamo in Austria, mica da noi. E così addio bagnetto. Intanto conosciamo anche un Croato che era in giro da solo per una settimana in Austria, con le gomme “sgualcite” dal Nurgburgring ed una targa simpaticissima (me ne sono accorto solo quando siamo ripartiti) che diceva solo: SUCA 9. Alla fine si riparte, ci facciamo anche il Flexenpass ed il Albergpass (tutti e due, nulla di che, a parte i panorami) e arriviamo a Landeck, dove ci aspetta un albergo, una cena a lume di candela (subito spenta) nell’unico ristorante della vivissima () città. Alle 10 non riuscivo a dormire (Sergio invece ha una capacità di dormire tanto e spesso veramente incredibile) quindi scendo al bar dell’albergo a bere una birra e uno del posto attacca bottone in inglese. Ci siamo raccontati la rava e la fava fino a mezzanotte e poi a nanna.

    VII giorno: 20 luglio

    7° giorno, 20 luglio 2007, mercoledì, Landek-Kaprun Landek, Hahntennjock, Garmish, achenpass, pertisau, gerlosspass, Krapun, 280km In teoria era questo, invece… guarda caso abbiamo deciso di allungarlo (ma solo di 200 km….).
    Landek, Pillerhohe, Hahntennjock, Stanzach, Billbach, Fernpass, Holzleitner sattle, Oetz, Kuhtaisattel, Seefelder Sattel, Mittenwald, Aachenpass, Aachensee, Gerlosspass, Krapun. 491 km.

    Il passo Pillerhohe, a trovarlo subito sarebbe stato bello, invece alla mattina alle 9 ci siamo fatti, per riscaldamento, una ventina di km extra e un bel 4 o 5 km di sterrato.


    Non poteva mancare, almeno un pezzettino di sterrato.
    Poi, ridiscesi fino in paese ed affidatici ai navigatori (segnaletica inesistente) riusciamo a trovare la strada, il tutto sempre con una vista splendida sulla vallata e sulle dolomiti in fondo.


    Strada strettina ma bella, panorami favolosi.
    Scendiamo e risaliamo per l’Hantennjoch, splendido, pieno raso di motociclisti. In cima il vufero di Aga inizia a pisciare liquido di raffreddamento, ma era talmente piena la vaschetta che è strano non lo avesse fatto prima.


    Bellissima la discesa, ma il pezzo più bello è stato sicuramente fra Stanzach e Berwang, strada larga, asfalto perfetto, salita e discesa, a metà valle, curve medie e veloci, traffico inesistente, per una trentina di km. Spettacolo.


    Sosta acqua e sigaretta.

    Fernpass bello ma molto trafficato, poi prendiamo il bollino delle autostrade (4 euro per 10 giorni) perché il Holzleitner Sattel è autostrada. Ma che autostrada!
    Ci sono 4 tornanti che si possono fare (non io) almeno a 130/140 all’ora.
    Scendiamo dal passo, e con ancora un pezzetto di autostrada a fondovalle risaliamo verso Oetz per poi fare il Kuhtaisallte, bel passo, alto, dove in cima troviamo un paesone e ci fermiamo a pranzo. Chiediamo un toast, e ci arriva un piattone con su di tutto e di più, al modico prezzo di 6 euro.
    Bella anche a scendere, fresca, finché dopo una curva non sbuchiamo nella torrida vallata di Innsbruck. Visto il caldo, non ci fermiamo neanche per idea e risaliamo per il Seefelder Sattel (nulla di che) e sconfiniamo in Germania. Caldo caldo caldo.
    A Willagau prendiamo una fresca stradina (privata ma non a pagamento) che costeggia tutto il fiume fino al bellissimo lago (artificiale) proseguiamo per l’Aachenpass (strada veloce e stupenda) e scendiamo all’Aachensee, dove ci facciamo la sosta bagno. (FREDDA FREDDA FREDDA l’acqua, ma non ci si accontenta mai!). Il lago è veramente splendido.


    Barca trasformata in appendino.

    Dopo la sosta rigenerante ci vestiamo e ripartiamo verso Strass (bella la discesa) e poi fondovalle fino a Zell am Zimmer, da dove comincia il Gerlospass. Salita bellissima, si tira, e ad un certo punto dietro una curva ci vediamo davanti una moto della polizia a passo "regolare"...
    FRENAAAAAAA. Rallentaaa, e ci mettiamo nostro malgrado al suo passo. Il poliziotto, invece, molto cortesemente accosta e ci fa segno di passare. Come da noi, uguale uguale...
    A Gerlos inizia la Alpenstrasse, a pagamento, che fa il passo. 4 Euro e si parte. Fino in cima bello, bei panorami ma nulla più, in discesa invece lo spettacolo delle cascate di Krimml. Ma lo spettacolo era soprattutto la strada. Che roba, larga, perfetta, curve di tutti i tipi, guard rail verniciati tipo cordoli, peccato che era tardi e non volevamo mangiare freddo un’altra sera, altrimenti era da fare almeno tre o quattro volte, come i gruppetti di smanettoni del posto.


    Le cascate di Krimml, in realtà sono 4, ma la mia macchina fotografica è quel che è.
    Fondovalle bello e veloce fino a Kaprun, dove ci fermiamo per la cena e la notte. Dai che domani c’è il famoso Grossglokner, lo vediamo già la sera, li, in alto, con qualche nuvola sopra...


    Kaprun.

    IIX giorno: 21 luglio

    8° giorno, 21 luglio 2007, mercoledì, Kaprun-Soboth Krapun, (glossgloknerpass (da leccarsi le dita), Obervellach, Leoben, Nationalpark Nochbergp, Feldkirchen, Ebendorf, Bleiburg, Lavamunden, Soboth, Eibiswald, Soboth) 497 km

    Che dire, il Grossglokner è una figata in tutti i sensi, a parte il prezzo (18 euro per moto…) Strade belle, panorami magnifici, roba da starci tutto il giorno.


    L’ultimo pezzo di salita al Grossglokner.
    Dopo alcune soste per guardarci in giro, abbiamo preso anche la strada (chiusa) che porta ai piedi del ghiacciaio.


    Avete presente i giorni in cui a Milano c’erano oltre 40°? Beh, noi li faticavamo ad arrivare a 20, si stava divinamente bene.
    Scendiamo poi verso Obervellach e con qualche km di autostrada (una decina) risaliamo verso Leoben, dove inizia un’altra strada a pagamento. La Nationalpark Nochbergp. Stavolta sono solo 7 euro a moto. Anche questa molto bella, ben tenuta, con alcuni tornantoni addirittura in parabolica e soprattutto panorami stupendi.
    Se il Grossglokner è alta montagna e pista, qui invece è prati, boschi, mucche, malghe, natura incontaminata.


    Mucche in legno dipinte.

    Comunque ci prendiamo un bel panino con l’idea di trovare un laghetto e mangiarcelo li, alla fine il laghetto lo troviamo ma niente bagno, fondo limaccioso e papere affamate (come noi).


    Gli adesivi aumentano.

    Finita anche questa, scendiamo per il veloce e piacevole fondovalle fino circa a Feldkirchen, dove troviamo un laghetto sulla nostra strada, con pratone, alberi fronzuti, spogliatoio e doccia. Tutto gratis.
    Indovinate un po? Ci tuffiamo, per quanto l’acqua non abbia certo un bel colore, ma se ci vanno quelli del posto… e poi verso il fondovalle, fa caldo.


    Feldkirchen.

    Proseguiamo poi a colpi i navigatore in direzione Ebendorf, (con anche una trentina di km di autostrada in fondovalle), poi Bleiburg, ed infine Lavamunden.
    Da qui inizia una strada che bella è dir poco. Piena di cartelli attenzione motociclisti, in alcuni posti le balle di fieno alle staccate, i guard rail completamente coperti con dei pannelli che li fanno diventare lisci invece che pericolosi, insomma, il posto giusto per andarci in moto.
    Il primo pezzo, in salita, è bellissimo, ma il meglio viene dopo, tutte curve minimo da 100 all’ora (segnalate 70) ed un passo veramente godurioso. Mai un rettilineo, paesaggi stupendi, boschi freschissimi. Il tutto, per 43 km! Arriviamo a Soboth (in mezzo fra Lavamunden ed Eibiswald), lasciamo giù le valige, prendiamo solo il costume e via di nuovo a fare il bagno (al tramonto) in un lago a 5 km di distanza, anche questo gelato come pochi.


    Lago a Soboth.

    Rinfrescatici, partiamo verso l’albergo, ma a Sergio (non contento dei “soli 450 km di oggi”) la strada piace (a me invece noooooo! ) e allora la butta li.
    Facciamo un salto fino in fondo? Evvai, altri 50 km fra andata e ritorno. Ma che bellezza di strada!
    Ottima cena in albergo, 4 passi per l’inesistente paese e poi a nanna, che domani è l’ultimo giorno (che magone), è lunga e si parte presto.

    IX giorno: 22 luglio

    9° giorno, 22 luglio 2007, mercoledì, Soboth-Milano (Eibiswald, radlpass, dravograd, Kranj, Bled, Tarvisio, Passo Perdil, Passo Tanamea, Udine, Milano) 759 km
    (per i suggerimenti, grazie a Macho)

    Che tristezza, è finito. Questo è il primo pensiero che mi passa per la mente, quando alle 0700 suona la sveglia. No, non è finito, manca ancora tutto oggi. Per cui, godiamocelo fino in fondo.
    Colazione intuitati e alle 0800 si parte.
    Rifacciamo la strada stupenda che porta fino ad Eibiswald e da li prendiamo il Radlpass, che è splendido in Austria, ma in Slovenia… diciamo che l’asfalto non è dei migliori.
    Scendiamo nella vallata della Drava (panorami splendidi, strada molto bella anche in direzione est) e proseguiamo verso ovest per Dravograd e poi Prevalje e il passo Dolga Bra (carino) che ci riporta in Austria. Qui fondovalle per Bad Eisenkappel e poi la splendida salita al passo Seebergsattle. La discesa dalla parte opposta sarebbe bellissima, ma come sempre gli asfalti Sloveni per le moto non sono il top. In compenso la benzina costa 1,050 Euro al litro, i panorami sono stupendi, il fiume ci tenta con le sue bellissime pozze e sembra che ci sia il festival della ciclista gnocca. Ma quante! Se non sapete dove andare a fare le vacanze e siete single, vi consiglio la zona!


    Scendiamo quindi fin verso Kranj e prendiamo la simil autostrada che porta verso l’Italia. Simil perché sono più i tratti a corsia singola e fermi per il traffico che quelli scorrevoli. Una faticata. A Bled usciamo per andare a vedere il famoso lago, ma il traffico è tale da farci decidere di cambiare itinerario (auto completamente ferme).
    Quindi ci riinfiliamo nella simil autostrada e andiamo verso Kranisca Gora. L’ultima trentina di km sono su di una bella statale, veloce e divertente, non fosse che, dopo 8 giorni che non ne vedevamo, iniziano le pattuglie imboscate e armate di telelaser. Ma solo in Italia e in Slovenia! In cima al passo Ratece ci fermiamo per una pizza e ripartiamo entrando in Italia. A Tarvisio giriamo per il bellissimo Passo Predil (proprio non ne vogliamo sapere di scendere in pianura e andare verso casa) con i suoi fortini e i ricordi della prima guerra mondiale e riscendiamo in Slovenia per poi risalire verso l’ancora bellissimo passo Tanamea.
    Molto bella anche la discesa verso Udine, ma quando giungiamo in pianura ci rendiamo conto che purtroppo la festa è finita. Tocca prendere l’autostrada, ed è pomeriggio e fa un caldazzo boia. 390 km di autostrada sotto il sole cocente e in mezzo al traffico cancellano dai nostri volti il sorriso dei giorni passati.
    È proprio finita, e oggi per la prima volta mi sento stanco.
    Ma se mi dicessero di ripartire ora, subito, alle 5 di pomeriggio, dopo 759 km e di andare fino in Verdon per ricominciare e farmi quindi altri 550 km, ripartirei immediatamente. E senza stanchezza.
    Comunque, un giro stupendo, sempre bellissimo, con un compagno eccezionale (Aga, grazie mille) e due VFR (RC 36 del 1993 il mio, RC 46 III del 2005 quello di Aga) che non hanno dato (come sempre) nessun problema nel farci fare 4279 km in 9 giorni.
    Splendide cavalcature, l’ideale per un Centovalli!

    Media giornaliera: 475,44 km
    Tappa più corta: 320 km
    Tappa più lunga: 759 km
    Benzina consumata: 258,64 litri
    Km/litro: 16,80
    Spesa totale: 834,69 Euro

    2007 - Elefantentreffen (by Flavio "Er secco")

    Il motivo conduttore dell'Elefantentreffen è il continuo confronto con la natura avversa.
    Siamo a Loh, nei pressi di Thurmansbang-Solla, dove la Germania confina con Austria e Repubblica Ceca con delle movimentate colline alberate dove normalmente, a fine gennaio, c'è la neve e le temperature sono una decina di gradi sotto lo zero.

    L'attività al campo base consiste soprattutto nel riuscire a sopravvivere, con l'ausilio di fuochi, cibo e tende per la notte.

    C'è anche chi dorme in albergo, chi si porta la moto col furgone, chi arriva in auto, ma qui si deve parlare di gente che va a vedere l'Elefantentreffen. (i cosiddetti fighetti) ma va bene anche così.

    I mezzi con i quali si arriva e ci si muove, e quelli con i quali si sopravvive fanno si che si crei un piccolo circo che di sicuro trova i suoi estimatori tra gli amanti del genere o semplici curiosi.

    Come tutte le cose particolari che hanno un fascino ed una storia, nel secondo millennio è diventato una "firma", cosicché in molti ne parlano e molti altri ci vanno, spesso rimanendo delusi ma fieri di aver messo anche quella tacca sulla canna del fucile.

    Il nostro Elefantetreffen 2007 inizia dalla fine di quello 2006.
    Infatti, dopo le vicissitudini del viaggio di andata, tutti (Emanuele in testa), abbiamo detto: “ BASTA, ci siamo già stati, la nostra esperienza l’abbiamo fatta, è stato bello e indimenticabile, non vale la pena rischiare tanto, ecc.”.
    Quando ci siamo incontrati per scambiarci le foto sento Emanuele che mentre chiude il portatile dice: “Però l’anno prossimo ci organizziamo meglio”, lo guardo tra lo stupito e il divertito e da lì ho capito che l’avventura sarebbe continuata.

    Le temperature primaverili e campi fioriti in tutta Europa ci fanno desistere e decidiamo che non vale la pena sciropparsi 2.400 Km per una scampagnata. Se non c’è la neve che gusto c’è?

    Domenica 21 verso l’ora di pranzo mi chiama Emanuele e mi dice :”Arriva il freddo e la neve, io vado, tu che fai?".
    Secondo voi potevo mandarlo da solo?
    Attacco il telefono e dico a Rita: "Giovedì parto" e lei: "Allora ti devo preparare la roba?".
    Tutto qui.
    Di corsa vado al lavoro per chiedere le ferie e qui trovo il capo di turno (motociclista) che mi dice "vai tranquillo".


    Poi la corsa per preparare la moto e l’attrezzatura necessaria.
    Per la moto in realtà c’è poco da fare se non montare le moffole impellicciate sui semimanubri e controllare per scrupolo il livello olio, ma il giorno prima di partire ho un problema alla pinza del freno anteriore che riesco a risolvere in giornata smontando e rimontando l'impianto.
    Ci voleva ben altro ormai per fermarmi.
    Poi inizia lo scervellamento.
    Cosa potrà servire?
    Sacco a pelo -30°, materassino, vettovaglie, vestiti no perché avevo già tutto addosso, ecc.
    C’è sempre la paura di dimenticarti qualcosa di importante.

    Quindi si parte e si fa il conto di chi c'è, infatti a causa dell'incertezza molti hanno preso altri impegni ed alla fine ci ritroviamo io con il mitico VFR 750 ed Emanuele Mansuel con il GS e, come dice Venditti: “Partirono in due ed erano abbastanza”

    L'equipaggio è collaudato, insieme nel 2006 siamo già stati al raduno.
    Notte insonne come da copione a rigirarsi nel letto, prima dell'alba si carica la moto e si parte alle 7.00 di giovedì dall'autogrill a Roma Nord.

    Con Emanuele vado tranquillo, se c'è da stare sulla moto a fare chilometri e poco al bar non si tira indietro.
    Le soste sono cadenzate dal serbatoio del mio VFR e ci fermiamo sempre prima dei 200 km.
    Colazione ad Arezzo, l'Appennino ci risparmia la temuta neve e ci ritempriamo con una cioccolata calda a Modena dove incontriamo i primi "colleghi" elefanti, un gruppo misto di romani e toscani col quale ci ritroveremo anche a Trento ed a Solla.
    Qualche parola con i simpatici incontri e poi di nuovo in sella.
    Il viaggio non è poi stato neanche troppo monotono, qualche goccia d’acqua, un pò di nebbia e tutta la pianura Padana in piega per il forte vento trasversale.

    Alle 16,30 arriviamo a Irshenberg, poco sotto Monaco dove troviamo subito una gastehaus per la notte.

    Il morale è buono, il paesaggio è innevato e siamo in pieno clima da raduno, cerco di parlare in tedesco ed è già molto che riusciamo a farci capire per mangiare qualcosa!!!

    Ci mettiamo a letto con il proposito di partire l’indomani mattina alle 8,00 pronosticando l’arrivo nella fossa in circa due ore.
    La mattina seguente inizia a nevicare, decidiamo di farci una foto in moto sulla neve per far vedere che ci abbiamo guidato sopra, metti che non ci sarebbe più capitato?
    Meschini, non immaginavamo neppure lontanamente quello che ci attendeva da lì in poi.

    Dopo accurato sopralluogo scendo la rampa del garage, giro largo per trovarmi dritto sulla stradina innevata che immette sulla strada principale in curva ed in salita ma con l’asfalto abbastanza gripposo.
    Lancio la moto a 10 Km/h, tiro la frizione per farla scorrere liscia e dritta ed ad un tratto...
    SBAMM la moto scivola di lato e mi ritrovo il piede sinistro ( già reduce da recente frattura) incastrato sotto la carena, lo sfilo e tentiamo di rialzare la moto.
    Macchè, noi la tiriamo su e lei continua a scivolare.
    Alla fine ci riusciamo, Emanuele mi accompagna reggendomi il posteriore, arrivo sulla strada, mi faccio la salita poi scendo per aiutarlo a fare altrettanto e partiamo convinti che una volta raggiunta l’Autobahn saremmo stati a cavallo. Un calvario per arrivarci, sulla strada bianca e ghiacciata si andava lentamente e con i piedi per terra lasciandoci dietro una coda di auto impazienti.
    Giunti in autostrada con la neve sui bordi e la strada bagnata, iniziamo ad allungare.
    Improvvisamente sento l'anterione moooolto leggero, rallento un poco ma a ogni tir che mi sorpassava sentivo la moto scivolare sulla destra , rallento drasticamente ed inizio a pregare, lì mi sono letteralmente ca@ato sotto, ed è allora che mi sono venuti mille pensieri tipo:
    "ma chi me l'ha fatto fare",
    "ma ci sono già stato l'anno scorso" ,
    "se scivolo sulla destra la moto va verso sinistra e me la spalmano come quella di Snoopy ma se scivolo sulla sinistra......"
    con questi allegri pensieri siamo andati avanti finchè non ci siamo fermati in una piazzola per poter fare un summit.
    Decidiamo di proseguire con massima cautela fino all'autogrill distante una ventina di Km per poi decidere se proseguire o tornare indietro.
    All'autogrill troviamo tre colleghi alle prese nel rimettere in piedi le moto noi entriamo lentamente, facciamo benzina, incrociamo gli sguardi e contemporaneamente partiamo: dobbiamo continuare.
    Arriviamo senza problemi all'uscita dell'autostrada a Hengersberg e ci concediamo un buon cioccolato caldo, facciamo benzina, Emanuele monta il Garmin e prima di partire un gruppo di inglesi che cerca di arrivare al raduno con delle enduro monocilindriche, ci chiede di poterci seguire e volentieri acconsentiamo.
    Scopriamo con stupore che il Garmin col freddo fa tilt e così ci perdiamo sulle alture della Bayerischer Wald .
    Dovevate vedere che spettacolo: questo trenino in giro per le colline innevate e ogni tanto Emanuele che alzava il braccio per dire: "Avemo sbagliato dovevamo girare di là" e gli inglesi imperterriti che ci seguivano .
    Ci hanno pure ringraziato! Ma per averli portati alla fossa o per il giro turistico nei boschi ghiacciati?
    Alla fine però, arriviamo al raduno.
    L'emozione che si prova alla vista di quello spettacolo è unica e non c'è un modo per poterla esprimere a parole, bisogna starci per capirlo.
    Ok, una cosa l'abbiamo fatta, ce ne mancano due: sopravvivere qui dentro e tornare sani a casa.

    Si parcheggia e ci si porta dietro qualche borsa, giusto per andare a prendere il posto per la tenda.
    Una volta trovato bisogna spalare la neve, accendere il fuoco e mettere della paglia come base isolante per la tenda.
    Io mi occupo del fuoco che con un'accetta e un paio di "Bild" si accende senza molte difficoltà.
    Emanuele si occupa invece della paglia e che spettacolo vederlo arrivare nella fossa con la moto carica come un mulo e con le catene.
    La scena da sola valeva il prezzo del biglietto.
    Finalmente ci siamo e ci godiamo un po' di relax montando la tenda e divertendoci con la vita da campo, parlando in lingue indecifrabili con i vicini, bevendo vinbrulé e grigliando arrosticini di pecora, salsicce e polenta fatta nel paiolo portato da casa e innaffiando il tutto con vino rosso e grappa.
    Il contesto è quello classico dell'Elefantentreffen.
    E poi fuochi, botti, bengala e razzi che illuminano il buio e contribuiscono a tenere su il morale.

    Quando la stanchezza prende il sopravvento troviamo la strada della tenda, non prima di aver misurato la temperatura: -14°C ma siamo bene equipaggiati - cosa fondamentale - e stiamo benone.

    L'unica avventura notturna consiste nel lento ed inesorabile rotolamento del nostro igloo lungo il pendio, io ed Emanuele sembravamo due criceti dentro il rullo.
    Durante la notte però perdo un po' di serenità, la temperatura si è alzata repentinamente ed ha iniziato a nevicare!
    Sbaraccare tutto e fare le borse mentre nevica è difficoltoso, così come è problematico far muovere il VFR su trenta centimetri di neve fresca in salita.

    Quindi non ci proviamo neanche!
    Facciamo un sopralluogo sulla strada e c'è la conferma che si muovono solo i mezzi con i tasselli, le ruote stradali non hanno presa.
    Non c'è altro da fare che aspettare che le condizioni migliorino.

    Una cosa è certa, escludiamo di passare un'altra notte in tenda, quindi Emanule mi propone di attendere ancora qualche ora, se continuasse a nevicare prenderemo il GS per cercare un albergo e se tutto fosse pieno chiederemo ospitalità in un fienile.
    Il VFR lo recupereremo quando sarà possibile.

    Questa era l'ipotesi peggiore che si poteva configurare, e siccome ci sembrava niente male l'umore ha iniziato a migliorare.
    Il VFR è ancora lì, ricoperto da 30 cm di neve.

    Sconsolato lo pulisco con amorevole cura, si avvia al secondo tentativo e, quando la sento in moto, quel sound mi rigalvanizza perchè sembrava dirmi:
    "Và tutto bene non può succedere niente di male mai a due come noi" come canta Max Pezzali.

    Iniziamo a smontare la tenda sfruttando una breve tregua e quando siamo pronti Emanuele mi fa la "proposta indecente": tentare di fare la salita col VFR, lui mi avrebbe assistito seguendomi a piedi.

    Parto con molta perplessità ma poi vedo che riesco ad andare e dopo cento metri mi lascia solo per tornare a prendere il GS.

    L'andatura sulle colline è comunque ridotta perché nevica meno ma si è alzata una bufera di vento che porta neve sulla strada.
    Finalmente raggiungiamo l'autogrill e ci rimettiamo in ordine, ci si cambiano gli indumenti bagnati e si sistemano i bagagli che temporaneamente erano tutti sul GS.

    Siamo nel primo pomeriggio e decidiamo di cercare di arrivare a Monaco dove ci fermeremo per la notte.
    Preferiamo continuare col sano principio di non viaggiare di notte.

    La pianura bavarese sembra accoglierci nel migliore dei modi addirittura con un pallido sole.

    Quindi la velocità aumenta, il freddo è pungente ma quello che sorprende è il vento forte e teso.
    Tanto che siamo costretti a rallentare dato che il fondo è comunque bagnato.

    Ma non è finita qui.

    Procedendo con la moto bella inclinata per contrastare il vento a circa centotrenta si delinea sulla strada qualcosa di mai visto prima.
    Il vento ha portato dai campi attigui delle lingue di neve trasversali alla strada, tipo quello che succede con la sabbia nel deserto.

    Non c'è tempo di fare altro che spaventarsi e sperare di passare indenni nonostante la velocità.
    Fortunatamente così avviene e ci prepariamo a superare le altre in sequenza.

    Non c'è modo di allentare la tensione del viaggio, ad ogni angolo ne spunta una nuova.

    Comunque Monaco si avvicina, nonostante tutto, e la mente già è sintonizzata con la doccia calda della gastehaus.

    E invece no, il cielo si copre, la visiera si sporca, è neve o sono davanti che alzano l'acqua?

    Superati i camion si vede chiaramente che si tratta di neve, nevica e si attacca sull'asfalto.

    Al lato della strada c'è un gruppo di motard fermi, forse sono scivolati.

    Qualche centinaio di metri a seguire vedo il secondo gruppo di moto ferme ed un rallentamento generale del traffico.

    Emanuele decide che è cosa saggia mettersi a passo d'uomo, magari nella corsia di destra per non dare fastidio.
    Ma in questa manovra, probabilmente troppo brusca, la moto si intraversa e va giù in mezzo all'autostrada.
    Fortuna che io avevo rallentato per tempo, l'ho puntato mentre scivolava per avere modo di raggiungere una velocità che mi permettesse di non montargli sopra per poi passarlo come una porta dello slalom speciale, riuscendo a portare a termine la manovra con la dolcezza necessaria.

    I motociclisti a bordo strada sono spagnoli e corrono a tirarlo su, anche loro sono scivolati in quel punto esatto.

    Ci fermiamo per fare il punto della situazione, io avevo anche deciso di non muovermi da lì a costo di montare la tenda e dormire nel sacco a pelo fino all'arrivo di qualcosa, ma che cosa?

    Si avvicina una pattuglia di Polizia Stradale, dopo esserci sincerati sulle nostre condizioni gli spieghiamo, in un perfetto italo-anglo-tedesco, che aspetteremo il passaggio dello spargisale prima di proseguire.
    Ci rincuora sapere che la prossima uscita dista un chilometro ed un altro chilometro ci separa da un alberghetto.
    Due chilometri si fanno, piano quanto si vuole ma si fanno.

    Gli spagnoli ripartono, noi ci apprestiamo a seguirli quando Emanuele si gira per controllare che io sia in partenza.
    In quel momento vede una Golf stationwagon che schizza fuori dalle normali corsie, ora è in sbandata e procede a velocità sostenuta in un principio di testacoda.
    Il problema è che la direzione è quella mia che però non lo so perché guardo avanti a me, vorrebbe gridare ma non ce n'è il tempo.
    L'auto conclude la sua corsa col posteriore nel fosso laterale e solo con quell'ultimo tonfo mi giro a guardare, il conducente esce incolume e ci guarda con aria aggressiva, come fosse colpa nostra, almeno quella è la sensazione.
    Siccome non ci teniamo a concludere la giornata con una scazzottata ripartiamo subito e guadagniamo l'uscita e più avanti raggiungiamo l'hotel, la nevicata continua e per raggiungere l'entrata ci sono dieci centimetri di neve fresca, Emanuele tira giù le zampe e tira dritto, io lo seguo a ruota col VFR.

    Siamo gli unici ospiti della gastehaus gestita da una coppia di signori gentilissimi, difficile capirsi però, parlano inglese quasi come io parlo il tedesco.
    Sono veramente squisiti: lei ci guardava con aria preoccupata come guardasse i suoi figli, lui invece non era stupito più di tanto.
    Appena giunto nel garage mi sono abbassato per baciare la mia piccola, se lo è meritato: è stata veramente grande.
    Andiamo a letto presto, ripensando alle vicende della giornata e godendoci i nostri caldi piumini, invero molto meglio del fienile che agognavamo!
    Parlando con Emanuele dicevo che se e quando saremmo arrivati a casa,ci sarebbe rimasto dentro qualcosa di unico.Così è stato.

    Dopo una fantastica colazione che ci fa commuovere partiamo alle 9.00 in punto giacché ormai abbiamo capito che prima il ghiaccio potrebbe essere un possibile inconveniente.

    Passiamo veloci la "tangenziale" di Monaco superata la quale ci accorgiamo che la bassa temperatura e la strada bagnata (e la perenne neve a bordo strada.) sono poco amichevoli e ci potrebbero tirare qualche scherzetto.

    Così superiamo anche l'ultima insidia appostata in uno svincolo autostradale ghiacciato, affrontato a velocità moderata Emanuele passa liscio, io sbando ma riesco a controllare, alziamo lo sguardo e vediamo un Audi fuoristrada con già i primi soccorsi.

    Un pallido sole fa capolino tra nuvole e la strada a tratti si asciuga.

    Passiamo veloci Innsbruch e tiriamo avanti, vogliamo passare la Alpi prima possibile, poi si potrà stare più tranquilli.

    Il Brennero ci accoglie con un sole splendente che ci fomenta in un discesone a manetta spalancata.
    Sulle ali dell'entusiasmo arriviamo quasi a Verona dove ci fermiamo per un pranzo frugale e prendere un pò di sole.

    Per noi è fatta, ancora a centinaia di chilometri da casa sappiamo bene che è solo questione di tempo, gli amici al telefono ci consigliano di passare gli Appennini prima che faccia buio.

    Detto fatto, di nuovo in sella arriviamo a Firenze con le ultime luci del giorno ed alle sette siamo a casa.
    Inizio a pensare che oltre al famoso "mal d'Africa" si possa iniziare a delineare qualcosa di simile per il raduno degli Elefanti.

    Il rigraziamento maggiore comunque va al mio compagno di viaggio Emanuele con il quale ho condiviso tutte le difficoltà di questa strana avventura e con il quale, aiutandoci a vicenda, siamo riusciti a divertirci ed a tornare a casa senza danni degni di nota.
    Aggiungo che non ho parole per ringraziarlo degli intensi momenti passati insieme. Lo so che è una frase un po' "equivoca" ma non ci sono altri termini adatti :-)))

    P.S. E come detto perentoriamente l'anno scorso:adesso basta,questo è l'ultimo!!! :-)

    Flavio er secco

    2007 - La Terrazza del Brivido (by Mat e Marti)


    Terrazza del Brivido (by Mat e Marti)

    Info http://www.terrazzadelbrivido.it/

    Percorso viaggio verso la Terrazza


    Di seguito il report di una piacevole giornata alla Terrazza del Brivido



    Domenica 15 Luglio 2007: da Parma verso la Terrazza del Brivido


    Da Soragna (PR) ci avviciniamo su strade basse verso Brescia, e da li' ci dirigiamo verso le Coste di Sant'Eusebio, passando per Nave, Caino, Sant'Eusebio e proseguendo verso Odolo. Queste strade rappresentano x i Bresciani quello che per i Parmigiani rappresenta la strada che porta al passo della Cisa ;-)

    Le coste sono spettacolari in quanto panorama, strade e asfalto. Il percorso e' curvaiolo e di certo in grado di soddisfare gli amanti delle pieghe estreme..

    Da Odolo decidiamo di proseguire verso Idro attraversando Barghe, Nozza, Vestone e, costeggiando sulla sinistra il lago d'Idro, arriviamo a Darzo. Anche qui il percorso risulta piacevolmente curvaiolo e il panorama offerto dal lago ci invita a soffermarci giusto il tempo per un paio di foto.

    Verso il lago d'Idro

    Passato Darzo, poco dopo sulla destra, giriamo seguendo le indicazioni per la Val di Ledro. Il primo paese che incontriamo e' Storo, dopodiche' ci concediamo ancora una volta ad una ottima strada, sia per panorama che per le curve e un asfalto di tutto rispetto.

    A Pieve di Ledro sosta per le solite foto di rito sul lago e poi proseguiamo Molina di Ledro e infine arriviamo a Riva, da dove cominciamo a costeggiare il lago di Garda. Qui il percorso si trasforma in turistico (anche troppo visto il traffico...) e non si puo' fare altro che gustarsi il lungo lago fino a Limone sul Garda.

    Una volta raggiunto Limone, giriamo sulla destra verso Pieve di Tremosine, il posto dove e' situato l'hotel Paradiso che ospita il ristorante e la terrazza. La strada ritorna curvaiola anche se da meta' in poi il fondo stradale non e' dei migliori e anche la carreggiata si riduce notevolmente...quindi attenzione! Il lago, dopo qualche curva sparisce dalla vista e ci sembra quasi di avere sbagliato strada... al contrario, semplicemente il percorso e' interno ai monti e sale velocemente verso Pieve di T.

    Lago di Garda

    A Pieve di Tremosine, bisogna seguire le indicazioni per Hotel Paradiso. Dopo alcuni minuti sulla sinistra appare l'hotel con piscina dietro al quale e' situato il ristorante con annessa terrazza.

    Ristorante con vista panoramica sul Lago di Garda

    Non appena la si scorge, brividi a parte..., si e' subito appagati per la tanta strada fatta. Se si e' in pochi (2 o 4 persone) non e' necessario prenotare, altrimenti conviene e in particolare se si pensa di arrivare dopo le tredici.

    Vista panoramica sul Lago di Garda

    Vista panoramica sul Lago di Garda

    Posa da Titanic sul Lago di Garda


    Vista sul lago di Garda dalla Terrazza

    Cliccare sull'immagine per ingrandire


    Dalla terrazza di puo' scorgere una buona fetta del lago e la strada tortuosa (ed estremamente panoramica...) che avremmo percorso in seguito per scendere verso la statale che lo costeggia.

    Altro ristorante panoramico

    Strada panoramica per scendere verso il lago

    Pranziamo all'aperto con un primo e un caffe', e poi ci prepariamo per discendere attraverso quella che non ci saremmo mai immaginati di trovare: una strada nascosta, e questa volta all'interno del monte nel vero senso della parola! Panorama veramente incantevole da godersi in tutta tranquillita', visto anche il percorso di discesa caratterizzato da carreggiata stretta, diversi tornanti e parecchie gallerie nella roccia con poca o nulla illuminazione.

    Strada nella roccia

    Ponte in pietra

    Ponte in pietra

    Galleria

    Una volta discesi, continuiamo costeggiando il lago di Garda fino a Desenzano del Garda (in seguito, grazie al Papero abbiamo scopertola val Vestino, una strada piu' che piacevole che congiunge la sponda del lago di Garda con il lago d'Idro) da dove, dopo una breve sosta gelato, concludiamo il giro ritornando sulla strada di casa.



    Informazioni di viaggio

    Giro da fare in giornata con tranquillita'.

    Km percorsi: 250km circa

    Tempo molto buono (indispensabile per apprezzare il panorama della Terrazza! )

    Buona cucina, panorama mozzafiato !



    Un saluto da Mat & Marti

    2008 - 'Pluto' alla Castione - Bazzano

    "Da dove sei arrivato??" mi chiedeva il casellante dell'autostrada, vedendomi su questa datata VFR 750, con ancora visibile su tabella gialla il numero #66 e uno scarico aperto che al minimo faceva tremare la sua casetta...

    Gia'...da dove?..."ho fatto un giretto" gli ho detto, ho pagato, sono tornato a casa, ho scaricato tutto dalla moto: cavalletto,stivali bauletto con un mix misurato e minimo di attrezzi indispensabili, pezzi di moto e vestiti di ricambio...borsa da serbatoio zeppa da scoppiare...
    Salgo in casa e 1 ora di vasca da bagno bollente...

    Gia', un viaggio, un viaggio splendido, iniziato ben prima di sabato mattina alle 6 quando ho caricato la moto; una settimana febbrile di preparativi: smonta la moto la mattina e rimontala il pomeriggio perche' mi serviva per andare a lavorare la sera. Venerdi' sera sono anche arrivato in ritardo, ho lavorato fino alla 1:30 e poi a casa a finire di ritagliare gli adesivi, fino alle 3:30 quando finalmente ero sul letto a rigirarmi per dormire prima che alle 6 suonasse la sveglia che dava il via al mio weekend di gara...

    La mia prima gara in salita, un sogno che inizio' tanti anni fa, quando con il mio mitico Ciao scalavo le dolomiti mettendo all'attivo tutti i passi che potevo, del resto Belluno ha una storia di cronoscalate automobilistiche che quando andavo a vederle non potevo non immaginare di farle in moto.
    Come nei giorni seguenti alle gare, quando a cavallo della mia ET3 salivo e scendevo il Nevegal facendo scintille con la scocca...
    Poi 3 anni fa la folgorazione! Non ricordo dove, credo su SportAutoMoto un breve articolino parlava del trofeo della salita...bello, mi dissi...sarebbe divertente provarci...poi cominciai a leggere il sito di Viviani...da li' a costruirmi una moto fu solo un inverno passato dentro un garage buio in affitto, a provare e riprovare pezzi, andare da un amico tornitore a farmeli fare, costruirmi il cupolino in vtr e ad aprile usci' il prototipo su base ZZR600 del 90, purtroppo finito contro una parete di granito....insieme a me...ad agosto causa un mare di ghiaino in piena curva e, mancato quello, una bella pezza di asfalto fresco...

    Che volete che vi dica...capita, fa parte del gioco.

    Non mi arrendo e 40gg dopo le 5 fratture acquisto una seconda ZZr ma per imbecillita' di un automobilista che non considera le precedenze...mannaggia...
    Presi i soldi dell'assicurazione, decido di prendermi questa VFR.

    Bella moto, non molto adatta alla bisogna ma pensavo che mi fosse passata la voglia di provarci...niente da fare, tempo due mesi e mi sono messo a fare la licenza, e' piu forte di me.

    Dopo una incomprensione, in cui mi han fatto la licenza sbagliata, cambio licenza e vuoi per impegni di lavoro, vuoi per la patente sospesa dal prefetto nonostante mi fosse stata data la piena ragione nel secondo incidente, ho perso 2 delle 3 gare che mi ero preposto di fare, ma arrivato agosto cascasse il modo ci dovevo riuscire!

    Sabato mattina ore 7:03 sono montato in autostrada alla volta di Parma e proseguo per Castione Baratti, sede del Paddock !!!!
    Quando arrivo, tra gli sguardi divertiti e increduli di alcuni, chiedo ospitalità presso il box di Mad Cris e Gigi Smusss (600 e 250); scarico tutto dalla moto, giu' il cupolino, via il fanale, via il cavalletto e avanti per inscrizione e verifiche.

    Tutto ok !!!! non ci posso credere sono ufficialmente nel mondo delle mitiche gare in salita!!!!!!!!!

    A quel punto cerco un posto dove piantare la tenda e apro il bagaglio, l'espansione del tutto riempie la tenda...ma come avrò fatto a infilare tutto e caricarlo? Giuro che non ne ho idea, ma riusciro' a rifarlo a fine gare!

    Piantando la tenda trovo diversi attrezzi di due ragazzi che corrono con dei 125, uno in motard e uno con la RS, pezzi di motore ovunque, l'RS ha spaccato il cambio la notte prima e i due hanno lavorato tutta la notte a rimettere insieme i pezzi, mi offrono la disponibilità dei loro attrezzi ed io non posso che ricambiare con un pezzo di carta adesiva per chiudere il buco del fanale sulla sua carena.

    Il paddock lentamente si popola di gente, furgoni, rumore di moto e di risate...

    A questo punto arrivano Carlo e Diego, due della Motard, l'amicizia scocca spontanea mentre montano il tendone a fianco di me, risate, chiacchere e informazioni.

    Si' perche io non ho la minima idea di come si svolga il tutto, in men che non si dica mi dicono che mi conviene scaldare le gomme....ma come? devo correre? di già? AIUTOOOOOOOOOOOO!!!

    Il panico mi assale...il cervello perde neuroni nel prato e mentre infilo la tuta e comincio a scorrazzare avanti indietro zigzagando partono le Naked...le partenze sono in funzione del numero di gara, quindi dopo il 53 (mi pare aveva un Zaza scritto sulla carena, poi guardo) tocca a me.
    Mi avvicino alla linea di partenza e il direttore di gara o quel che è mi guarda e mi mette davanti una mano con 3 dita fuori, due...uno...VIA!
    La moto non fa che 10cm e si alza a candela...il nulla mi assale con violenza, spingo giu' la moto e salendo scopro che i giri fatti su e giu' la settimana prima non servivano a nulla cosi come il filmatino fatto con il cellulare, non mi ricordo una sola curva, la strada era praticamente a me sconosciuta!
    Il cervello è in pappa, non azzecco una marcia ne' una curva, quando a metà del rettilineo vedo la S fatta con le balle di paglia piu' che una S assomiglia a una Z, ma tra una cavolata e una sfollata qua e la' arrivo in cima...l'agognato traguardo...

    La prima salita è fatta, in totale saranno 7: le 3 libere oggi, 1 domattina poi 1 di qualifica e le due manche di gara.

    La seconda salita, sbaglio la curva e arrivo lungo, il ragazzo dietro di me mi supera (ci sono 15 secondi che scaglionano le partenze), mi accodo a lui e pur perdendo un po' di terreno lo tengo sempre a vista, il che mi da' coraggio e arrivato in cima, mentre tutti a cavallo dei loro bolidi attendono i sidecar per poi scendere, si fa amicizia e chiacchere.
    Mi sento un po' ridicolo, ma non c'e' stizza nelle salite...tra un conforto ed un aneddoto delle loro prime volte e' ora di scendere e prepararsi per l'ultima libera del sabato.

    Salgo piu' pulito e mi superano solo agli ultimi tornantini, l'ho visto dietro ed ho allargato per lasciarlo passare, non ho velleita' di risultati, inutile rompere le scatole a chi ci sa fare, mi accodo ma le traiettorie che si puo' permettere lui con una sportiva sono ben diverse dalle mie ed il davanti mi scivola via.
    Alzo la moto per guadagnare aderenza e giu' di nuovo, anche questa e' andata, sono di nuovo sulla vetta! Ora scendo a valle e collasso!!!!

    Arrivo alla tenda e finalmente cerco di raccogliere le idee, non posso che ridere della mia incapacità di guidare, so che non sono io altrimenti avrei cambiato passione anni fa. Ma ho avuto modo di capire che qualcosa non andava nel anteriore, infatti smollo tutto tranne la piastra inferiore e riallineo, la fretta di rimontarla per andare a lavorare venerdi'...la moto era dritta, ma una tensione torceva sullo sterzo.
    Riallineo, richiudo tutto e provo, la moto ora va meglio, inizialmente pensavo si trattasse solo di un problema dovuto alla mancanza del fanale anteriore che pesa come un muretto, invece...

    La sera scorre veloce con Diego e Carlo alla cena organizzata dai ragazzi del MC su a Bazzano; a mezzanotte non ne posso piu', Diego mi riporta giu' alla tenda, sono cotto...e devo trovare benzina...cavolo il Vuffero beve come un cammello...
    Mi faccio spazio tra la montagna di cose e svengo avvolto nella coperta.

    Domenica il sole si alza e anch'io, trovo la benzina e stramazzo fuori dalla tenda dopo aver fatto colazione, il paddock si ripopola e arrivano gli ulimi piloti, amici etc etc...

    La libera finalmente va benone, ho riacquistato fiducia nell'anteriore, alle qualifiche appare il semaforo (!?!?) continuo a guardarlo mentre i 3 davanti a me partono e mentalmente simulo la partenza...
    Arrivo ovviamente ultimo, del resto 50kg in piu e 50cv in meno...ebbene si', corro in Open! Sono comunque soddisfatto, 5" di ritardo dal penultimo, bene considerata la timidezza dovuta al pubblico, la tensione che tutto sommato e' solo calata, ma non passata. Uffff, che fatica....

    Pranzo al bar con due panini con salciccia e collassino in tenda.

    Ore 14.00 e i microfoni annunciano l'orario delle prime partenze, ok si riaprono i giochi !!!
    Il saper di partire per ultimo mi da' piu' relax, poi ora ci sono 30" tra uno e l'altro come nelle qualifiche; arriva il momento atteso della prima partenza, uno mi si avvicina facendomi i complimenti per essere arrivato in moto, molti mi han dimostrato questo per la mia iniziativa, mi sentivo molto peones hehe....ma io non possiedo auto, non mi piacciono.

    Il semaforo si accende!...conto alla rovescia e...Via!

    Scatto abbastanza bene, sbaglio una curva, ero convinto di essere in 3a marcia invece ero in 2a scalo e...azzz il posteriore scivola e saltella, pinzo finche il culo non si stabilizza e giu' dentro in curva!!!
    Arrivo al traguardo e dopo poco scopro che ho tolto 2" alle mie qualifiche! Sono contento!

    Seconda manche, alla partenza la moto mi si impenna ma questa volta almeno avanza. Scende, metto la seconda e, tranne una derapata in un tornantino a dx, salgo bene e tolgo un altro mezzo secondo al mio tempo, bene se magari non partivo male...

    Ma anche questa è fatta, ricomprimo tutti i miei averi, rimonto il fanale, specchietti e carico il mulo, saluto chiunque mi viene a tiro, tutti mi augurano di rivedermi alle prossime salite.
    Salgo verso Bazzano, ma stavolta al minimo, con il carico era impossibile hehe, saluto per l'ultima volta quello striscione "arrivo" sopra all'asfalto della SP99 e vado alle premiazioni.
    Cerco il Viviani, dopo 3 anni che lo leggo...quantomeno vederlo in faccia e stringergli la mano! Lo trovo con il mitico Ceppa che intervistano il grande Manici, mi sorridono e quando capiscono che sono il pazzo che e' arrivato con la moto carica e non la moto caricata...hehe mi intervistano.
    Mi sono sentito un po' imbecille, devo aver farfugliato cose senza senso, vengono a fotografarmi con il mulo...opsss la moto carica e ci salutiamo.

    Parto alla volta di Castelnovo ne' Monti dove ho prenotato il divano di un amico, cena e svengo nel letto offertomi prima delle 11.
    La mattina dopo in piedi, trovo il caffe' gia' pronto e pentolino x scaldarlo, grande Mirco! (lui è gia a lavorare).
    Giu' fino a Reggio, autostrada ed eccomi qua che chiudo questa avventura in queste righe piene di commozione, finalmente sono entrato in questo splendido mondo fatto di gente comune e di una grande passione, dai 16 a credo oltre i 60 anni una comunita'di piloti sorridenti e matti come cavalli.

    Un grazie a tutti Voi e attento penultimo che alla prossima stagione ti metto nel mirino, voglio il tuo posto!

    Un sentito grazie anche ai ragazzi di Bazzano che si sono bruciati le ferie per garantirci la sicurezza del tracciato ed un fine settimana di puro divertimento.

    Ciao - Pluto #66

    2008 - Monti Sibillini (by Mat e Marti)


    Monti Sibillini (by Mat e Marti)

    Info http://www.sibillini.net/

    Percorso viaggio


    Di seguito il diario di viaggio di Matteo e Martina, e del loro VFR V-Tec 02 Blu



    Venerdì 25 Aprile: da Parma verso Camerino


    Partenza da Soragna poco intelligente...decidiamo di fare l'autostrada e ci becchiamo traffico intenso e code kilometriche fino a Forlì dove abbandoniamo a loro stessi gli automobilisti per dirigerci finalemnte verso gli Appennini. Dopo questa pallosa mattinata, ci meritiamo (soprattutto Matteo!!) un buon pranzo e ci fermiamo a Castrocaro Terme dove troviamo un locale molto carino che ricorda la cantina di un castello: osteria Postierla.

    Accesso al risorante

    Dopo questo buon pranzo, riprendiamo il viaggio in direzione Bibbiena e di seguito per Città di Catello. Fino a Gubbio nessun problema con le strade poi inizia il solito caos dell indicazioni tipiche della zona ma alla fine riusciamo a raggiungere Camerino dove alloggiamo all'Hotel I Duchi...carino senza troppe pretese. Dopo la cena al ristorante dell'albergo dormiano il sonno dei giusti.

    Martina a tavola

    Avvicinamento a Camerino

    Sabato 26 Aprile: i monti Sibillini


    Se l'albergo non è il massimo la veduta che si ha dalla camera è assolutamente spettacolare!!! Oggi la meta sono i Monti Sibillini verso cui partiamo dopo una colazione che ci ha provati entrambi....siamo stati avvelenati da uno strano te (buono però...)!!!



    Vista da Camerino

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    Vista dall'Hotel I DUCHI

    Verso i Sibillini


    Verso i Sibillini

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    Purtoppo il meteo non è dei migliori. Dopo Fiastra ci dirigiamo verso Sarnano ma siamo costretti a fermarci in un caldo e accogliente rifugio a causa di un una grandinata a quota 1000m (questa ancora ci mancava!!). Poi sosta a Bolognola.



    Sibillini innevati



    Borghi di Sarnano



    Ristorante Il Vicolo (Sarnano)



    Passato il grosso del tempaccio, ripartiamo per Sarnano dove ci fermiamo a pranzare in un altro locale tipico e con buon cibo...siamo fortunati anche se, effettivamente, in questa zona non si deve faticare troppo per trovare delle ottime trattorie!!! Dopo una gustosa pastasciutta ci fermiamo qualche minuto nella piazza per goderci quello spiraglio di sole che ci è concesso. Poi si riparte verso Acquasanta Terme per arrivare a Castelluccio attraversando paesaggi spettacolari arricchiti da paesisini pittoreschi.



    Terrazza con vista



    Terrazza con vista.



    Verso Castelluccio



    Verso Castelluccio



    Poco prima di arrivare a Castelluccio ci fermiamo per ammirare la pianura composta da tasselli di varie tonalità di verde resi ancora più variegati da un gioco di sole-ombra dato dalla parziale copertura..non tutto il male vien per nuocere ;-))



    Parco dei Sibillini



    Parco dei Sibillini



    Piana di Norcia



    Piana di Norcia



    Piana di Castelluccio



    Piana di Castelluccio


    Dopo alcune foto di rito, ripartiamo per Castelluccio, paesino che si trova al termine di una strada che ricorda un pò quelle sterminate degli States e che attraversa un bassopiano contornato dai monti e ricoperto da un meraviglioso prato in cui pascolano cavalli, vacche e pecore con degli inconfondibili cani Maremmani come guardie del corpo. Purtoppo il periodo non è quello ottimale, infatti in Giugno questa distesa verde si contraddistingue per una variopinta fioritura.. deve essere uno spettacolo assoluto!!! Intirizziti dal freddo, ci fermiamo a prendere un te con crostata a Castelluccio dove approfittiamo per acquistare un loro prodotto tipico, le lenticchie.


    Strada per Castelluccio





    Piana di Castelluccio




    Piana di Norcia

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    Piana di Castelluccio

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    Università di Camerino



    Università di Camerino



    Proseguiamo il nostro giro passando per Visso da cui giungiamo a Camerino che visitiamo velocemente: si gela dal freddo..sembra di essere in Svizzera!!! Per scaldarci torniamo in albergo in attesa di cenare.



    Domenica 27 Aprile: il rientro da Camerino


    Giornata di ritorno verso casa, ma sempre con un percorso di avvicinamento curvaiolo ;-)) Da Camerino prendiamo in direzione di Foligno attraversando la strada delle "patate": una distesa piana a circa 800 m sul livello del mare, dove ogni 100metri si incontrano sacchi di patate a bordo strada. Purtroppo il posto sulla moto è quello che è...!! Da qui, le strade risultano veramente divertenti e piacevoli.



    Strada x Foligno (via delle patate: 850m slm)




    Strada x Foligno (via delle patate: 850m slm)

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    Passando da Perugia, proseguiamo verso il lago Trasimeno, dove la nostra attenzione viene catturata da un paesino di nome Monte del Lago, dove approfittiamo per una sosta e qualche foto panoramica.


    Lago Trasimeno




    Lago Trasimeno

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    Monte del Lago



    Monte del Lago



    Costeggiamo il lago fino a Cortona per andare verso Arezzo ma, colti dalla fame, ci fermiamo a Castiglion Fiorentino all'Osteria da Muzzicone e ci lanciamo su di una fiorentina, che più che di Chianina sembra di brontosauro: buona buona e ancora buona!!!


    Vista da Castiglion Fiorentino

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    Alquanto pienotti a causa del lauto pasto, ci rimettiamo in sella diretti verso Dicomano dove ci fermiamo per un gelato al limone per favorire la digestione 8-( Da Dicomano avanziamo faticosamente verso casa facendo il passo della Futa (ottimo asfalto e gran panorama) per prendere l'autostrada a Loiano, che ci sembra irraggiungibile... dopo tanta strada fatta! Rientriamo a casa dopo le 21 stanchi ma soddisfatti e contenti di poter annoverare un altro bel viaggio :-))




    Passo Futa

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    Informazioni di viaggio

    Giorni: 3

    Km percorsi: 1000 circa

    Tempo buono, anche se freschino per un fine Aprile (meglio fine Maggio, così da apprezzare anche la fioritura)

    Ottima cucina tipica dell'entroterra



    Un saluto da Mat & Marti

    2009 - Dal passo Crocedomini al passo Maniva attraverso la "Strada delle Tre Valli"


    Dal passo Crocedomini al passo Maniva attraverso la "Strada delle Tre Valli" (by Matteo e Paolo)

    Info Strada delle Tre Valli

    Strada delle Tre Valli


    Di seguito il report di un bel percorso panoramico da fare in giornata.

    Cartina completa Mappa google



    Sabato 5 Settembre 2009: verso il passo Crocedomini


    Iniziamo il giro avvicinandoci su strade basse verso Brescia, e da lì ci dirigiamo verso le Coste di Sant'Eusebio, passando per Nave, Caino, Sant'Eusebio e proseguendo verso Odolo. Queste strade rappresentano x i Bresciani quello che per i Parmigiani rappresenta la strada che porta al passo della Cisa ;-)

    Proseguiamo poi verso Idro attraversando Barghe, Nozza, Vestone e, costeggiando il lago d'Idro prendiamo a sinistra per il passo Crocedomini. Anche qui il percorco risulta piacevolmente curvaiolo.

    La strada per il passo in alcuni punti risulta rotta e sporca rendendo impegnativa la guida, ma il panorama ripaga dello sforzo fatto.

    Passo Crocedomini

    Decidiamo per un pranzo veloce con un panino speck e formaggio, rilassandoci per una mezz'ora prima di ripartire per il passo Maniva attraverso la sterrata appena sopra il rifugio.

    Strada delle Tre Valli

    Un momento di esitazione del sottoscritto per le condizioni della strada, ma vengo subito rassicurato da Paolo che l'aveva già percorsa durante un'altra occasione con zavorra e in senso contrario. Grazie alla splendida giornata di sole, si capisce subito che la strada vale la pena di essere percorsa.

    Vista panoramica dalla strada delle Tre Valli

    Vista panoramica dalla strada delle Tre Valli

    Vista panoramica dalla strada delle Tre Valli


    Vista panoramica dalla strada delle Tre Valli

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    Sullo sterrato si procede a velocità moderata alternando la prima con la seconda marcia, non solo per le condizioni della strada, ma anche perchè si possono incrociare auto, bici, moto e...qualche abitante del posto :)

    I veri abitanti del posto

    Vista panoramica dalla strada delle Tre Valli

    Più ci si addentra e più il paesaggio si mostra nella sua interezza rendendo d'obbligo fare alcune foto di rito, anche perchè le moto pretendono la loro parte.. A questo punto di certo l'esitazione iniziale è un ricordo e la strada comincia a mostrare alcuni tratti di asfalto rendendo piacevole anche la guida.

    Foto di rito

    Foto di rito

    Verso il passo Maniva, ci imbattiamo in una vecchia postazione radar ormai in disuso. Volendo è possibile percorrere la strada fino a raggiungere l'impianto e godersi una vista delle valli sottostanti.

    Postazione radar

    Dopo qualche minuto arriviamo nei pressi del passo Maniva e il panorama sembra non volere smettere di sorprenderci, raggiungendo il suo apice e mostrandoci una vista particolare del lago.

    Verso il passo Maniva


    Panoramica con lago

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    Una volta nei pressi del passo Maniva, ci fermiamo appena prima in una locanda per gustare una crostata di pere al cioccolato (da non perdere se transitate da queste parti..) in compagnia di un buon bicchiere di prosecco.

    Passo Maniva



    Informazioni di viaggio

    Giro da fare in giornata con tranquillità.

    Km percorsi: 300km circa

    Tempo molto buono, un fattore indispensabile per apprezzare il panorama dalla strada delle Tre Valli!

    Belle strade e panorama mozzafiato !



    Un saluto da Mat & Paolo

    2009 - Girello Svizzero-Austriaco di 3 giorni


    Girello Svizzero-Austriaco di 3 giorni (by Jack The Crash)

    Tutti gli anni un piccolo manipolo di Orsi della colonna Trentina ad Aprile dedica 3 giorni alle pieghe e alla birra. Quest’anno l’appuntamento (causa la nascita di 2 nuovi vikinghi proprio ad aprile) e' stato posticipato a meta' settembre.

    Primo giorno - Da Trento ad Acquarossa



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    Si parte, anzi partono tutti tranne me e Franz, la mattina di venerdi' 11 da Trento, io e Franz partiremo solo il primo pomeriggio.... Destinazione Bellinzona in Svizzera.

    La strada che scegliamo e' quella che, passando per Val di Non, Val di Sole e salendo verso il Tonale, ci porta a Tirano. Gli altri la prendono con calma, noi due assatanati, un po’ meno. Le curve si susseguono con ritmo elevato, le moto bauletto munite faticano a toccare le pedane... ma ce la mettiamo tutta. La salita verso il Tonale e' sempre bella, in questa stagione poi di traffico assente ancora di piu'. Queste sono le nostre strade, le conosciamo bene, la loro bellezza non ci sorprende piu' , ma ci affascina sempre. A Tirano valichiamo la frontiera e il primo acquazzone ci coglie... viaggiare in mezzo alle rotaie dei trenini con l’asfalto bagnato e' per me una sensazione nuova e non molto bella.

    La strada che passa da Poschiavo per poi arrivare in cima al Bernina sara' la prima di una serie di strade a dir poco spettacolari, gli scenari sono si' simili ai nostri, ma molto piu' perfetti. Evidentemente non e' solo una diceria che la Svizzera sembra finta, i paesaggi sembrano dipinti, le strade disegnate da una mano che non conosce sbavature, il traffico... assente. Arriviamo in cima al Bernina ubriachi di curve, ma si sa... Passato un certo limite non si smetterebbe piu' di bere. E infatti anche la discesa ci porta a danzare tra una curva e l’altra da tanto la strada e' perfetta e permette un ritmo costante e... allegro.
    La prossima meta e' St. Moritz, ma non abbiamo il tempo di visitarla, facciamo solo una tappa tecnica per toglierci le tute e... poi si riparte, siamo solo a meta' della nostra gita.
    La strada che ci porta prima a Savognin e poi a Thusis e' piu' avara di curve e quindi ci dedichiamo a guardare i paesaggi che tolgono il fiato. Passiamo attraverso una serie di paesini, prati pieni di fiori, mucche ovunque, il traffico fatto solo di qualche trattore sembra riportarci indietro di 50 anni... Solo qualche macchina taroccata pesantemente ci riporta alla realta'. La salita verso il passo del San Bernardino parte con un piccolo inconveniente... siamo finiti in un campo di tiro militare per carri armati, ma nessuno ci aggredisce per dircelo, nessun ALT militare; solo quando ci troviamo circondati da camion tutti pinti di verde e carri armati, una specie di sesto senso ci allerta e ci fa tornare al galoppo sui nostri passi. Che dire, a parte la location mozzafiato per farci un campo di tiro, avremmo potuto tranquillamente venire via con un camion e un carro armato che nessuno ci avrebbe detto nulla!!! Beata Svizzera.
    Il San Bernardino e' un parco giochi per chi ama guidare, sia in su che in giu'. La strada sembra la abbiano chiusa per noi, non incontriamo nessuna macchina e il divario con gli altri 6 si affievolisce ad ogni staccata. Ma anche la vista viene appagata con scorci mozzafiato.

    Ormai la stanchezza si fa sentire e il resto del viaggio verso Acquarossa prosegue senza sosta. Acquarossa si trova in una valletta laterale della strada che domani ci portera' verso il proseguo del giro. Arriviamo dieci minuti dopo il resto del gruppone... praticamente gli abbiamo recuperato le 4 ore ½ che avevano di vantaggio, ma noi non ci siamo fermati mai!!!! A parte benzina e tuta anti pioggia.
    La sera una bella pizza, qualche birra e le solite chiacchiere da motociclista: 'Ma tu quanto consumi', 'le tue saponette sono a PH neutro?!', 'le gomme le consumi fino al bordo o le sputi prima perche' perdono la fragranza?!', e per motivi di censura tralasciamo gli altri, tipici dei maschietti in libera uscita.!!

    Secondo giorno - Da Acquarossa a Bregenz



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    Mattina del sabato, vestiti di tutto punto ( o quasi ) in una giornata di sole strepitoso ma freschina, dopo aver fatto uscire le nostre fide alleate dal "garage" dell’hotel, partiamo per la nostra seconda giornata ludico piegaiola.
    Il San Gottardo e' la nostra prima meta... La Svizzera non smette di stupirci, la strada vecchia che sale a questo passo e' chiusa, quindi usiamo quella nuova, praticamente una autostrada con soluzioni ingegneristiche mai viste da noi, come i tornanti a sbalzo per non intaccare la montagna.
    Poi in successione Furkapass.

    Grimselpass
    Sustenpass
    Che dire, bello... bello... bello. Dopo aver scollinato l’ennesimo passo, l’Oberalpass, ci dirigiamo verso la nostra seconda tappa, Bregenz in Austria sul lago di Costanza. Passando da Chur facciamo una capatina a Vaduz, la capitale del Liechtenstein dove il direttore della banca nazionale ci accoglie a braccia aperte mostrandoci i dividendi delle nostre obbligazioni depositate qui... Ops... la stanchezza comincia a farsi sentire... niente direttore... ma tanti autovelox in questo micro stato. Arrivati all’hotel di Bregenz, doccia e via di corsa a vedere se e' avanzato qualche posto a sedere per vedere l’Aida nel "teatro" piu' particolare che io abbia mai visto.

    Si', direi che c’e' ancora posto

    La cena e qualche birra di troppo scalda gli animi portandoci a fare quello che solitamente fanno gli altri turisti da noi... I VANDALI
    Tranquilli................ e' una scultura di cemento, ma che particolari, sembra vera!!!!!

    Terzo giorno - Da Bregenz a Mezzolombardo



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    Il terzo giorno ci accoglie con un bel nebbione che sembra importato direttamente dalla Val Padana, con scrosci di acqua da mettere in allerta anche Bertolaso, ma l’Austria non si scompone; infagottati nelle tute antipioggia proseguiamo il nostro viaggio attraverso l’Austria toccando Feldkirk dove penso di aver bevuto il peggior caffe' della mia vita, Bludenz, St.Anton. Fin qui niente da raccontare, la nebbia la faceva da padrona.

    Dopo Landen il tempo migliora e arriviamo a Solden proprio nel bel mezzo della festa che sancisce la fine dell’alpeggio per le mucche, le quali agghindate di tutto punto e portate per strada dai malgari vestiti a festa, sembrano non gradire molto il passaggio rasopelo dei vuferi, mentre sembrano meglio digerire i bizilinder teutonici... Evidentemente parlano la stessa lingua.
    L’arrivo in parata sul Rombo viene fermato da un casellante che ci scuce 11 euri a moto per passare... complimenti. Durante la discesa ci fermiamo a mangiare in un tipico locale. Anche il Rombo e' veramente bello, una strada rimasta quasi intatta negli anni con i suoi vecchi muretti a strapiombo e una vecchia galleria con tanto di portone per l’inverno.
    Ripartiamo sempre infagottati nelle nostre tute, scendiamo lungo la val Passiria e arriviamo a Merano. Stanchi ma non ancora sazi di curve optiamo per la Val D’Ultimo che dopo averci lavato abbondantemente con acqua fredda, ci porta in val di Non, a pochi kilometri da Cles.
    Il nostro viaggio sta per concludersi scendendo verso Mezzolombardo dove la tappa per i saluti d’obbligo divide il gruppo

    In tre giorni abbiamo fatto 1200 km giusti giusti, consumato circa 70 litri di benzina, 5 litri di birra, 2 grigliate miste, una serie di caffe' schifosi e finito l’ennesimo treno di gomme per quest’anno.
    Abbiamo visitato dei posti spettacolari, la Svizzera e' veramente bella, in tutti i suoi aspetti, l’Austria non sta a guardare e anche lei ci ha gratificato con passi e strade indimenticabili.

    La compagnia e' stata perfetta, a parte qualche perditempo, qualcuno che la notte russava, qualcuno d’altro che non voleva bere birra e un paio che nella disperata ricerca di locali trendy sono andati a dormire 5 minuti dopo gli altri.

    Un grazie di cuore a tutti e all’anno prossimo

    Jack the Crasch


    Capo Palinuro (by Giancalo Lombardi)

    Giovedì pomeriggio tardi, finalmente si parte. Io e Ro, in sella a "Marilyn" addobbata per l’occasione:
    Prima sosta: Pistoia. (SV-PT, km 245)
    Il poco tempo a disposizione ci permette solo una noiosa tratta in sardostrada (245km). Comunque, tra Chiavari e Sestri sosta forzata di mezz’ora, causa brutto incidente ad un’auto, schiantatasi contro l’uscita da una galleria.
    La sosta a Pistoia è l’occasione per ritrovare una coppia di amici carissimi. Serata a cena insieme, naturalmente. E poi, centellinando una favolosa grappa di Brunello, ci raccontiamo dei nostri prossimi viaggi. Paolo e M.Pia, (bmwisti convinti, insieme ad altri 4 equipaggi di bmwisti), a fine luglio, si faranno più di 5000 km tra Francia, Olanda, Germania, Liechtstein.
    A volte, quando ascolto i loro resoconti sento più vicino il momento in cui o un GS o un RT potrebbe essere la mia prossima cavalcatura…ma poi il VFR mi "riacchiappa".
    Venerdì mattina, Paolo ci accompagna fino al casello di Montecatini. Lui consiglia “l’orcianese pisana” passando da Cecina, per arrivare sull’Aurelia e raggiungere Sabaudia, prossima tappa. Noi avevamo pensato di tagliare da Siena fino a Grosseto. Seguiamo, però, le sue indicazioni.
    L’orcianese è una gran bella stradina tra le colline pisane, curvosa (!) ma riposante e poco trafficata. Necessita di attenzione per la pavimentazione sconnessa. Ci si arriva passando da Altopascio, via Bientina (qui speriamo di aver scampato due autovelox segnalatici da colleghi motociclisti). Il paesaggio è proprio quello toscano classico, rotonde sommita' sormontate da “ciuffi” di cipressi. Dopo una novantina di km ecco Cecina. Imbocchiamo un’Aurelia, trafficata e ventosissima.
    Per ora di pranzo ci fermiamo a Tarquinia. Un’occhiata al centro storico. Vi incontriamo le maestranze savonesi di una ditta che sta restaurando la sinagoga. Giusto il tempo di riconoscerci come compaesani e farci consigliare il Ristorante "All’Olivo". Freschissima grigliata di pesce per due, orate, mazzancolle etc. buona a €. 50. Niente vino però.
    Alle tre in punto si riprende il viaggio verso Sabaudia. Le condizioni climatiche non ci aiutano, fa caldo e continua a spirare un forte vento laterale, fastidiosissimo da cui il nuovo cupolino non riesce a proteggerci molto. Il traffico però, per fortuna, è scarso. Persino sul raccordo non troviamo grossi intoppi. Ma la Pontina... mamma mia! Più di 70 km in un imbuto senza regole né limiti, sembra un tutti contro tutti, che rischi!
    Comunque prima delle cinque siamo sul bellissimo viale che dalla Pontina porta fino a Sabaudia attraverso i boschi del Parco.



    Seconda sosta: Sabaudia (da Pistoia, Cecina, Tarquinia fino Sabaudia, km. 456)
    Non conoscevamo questa parte del litorale pontino, né Sabaudia. Il ponte sul lago, la spiaggia di sabbia che degrada lentamente nel mare, l’acqua limpidissima ed un riposante silenzio ci hanno conquistati.
    Persino l’architettura fascista, qui, ha un suo fascino.
    L’albergo ha l’accesso diretto al lago e, attraversata la litoranea, siamo sulla spiaggia, il tutto sovrastato dal Circeo. Il cielo, però, è scuro.



    La sera, in centro, si scatena il temporale che ci costringe a cenare nella prima pizzeria che troviamo. L’acquazzone dura poco, ma siamo stanchi per il tappone, si va a nanna presto.
    La mattina di buon ora, di nuovo a mare. C’è un sole splendido e la spiaggia si sta popolando, soprattutto famigliole con bambini. Prima di mezzogiorno, però, decidiamo di proseguire per Sperlonga, Gaeta, senza fermarci a Terracina che visiteremo poi.

    Terza sosta: Gaeta. (Sabaudia-Gaeta km 54)
    Sperlonga e le sue case bianche arroccate le vediamo dalla piazzetta del paese, però il bagno, si fa, rigorosamente, a Serapo con pranzetto frugale in spiaggia. Ma la cena la ricorderemo a lungo. Un ristorantino a conduzione familiare. Il padrone fa il cuoco, la moglie serve a tavola la figlia aiuta entrambi, un po’ in cucina un po’ tra i tavoli. Divini spaghetti allo scoglio, mitica frittura mista. Vino bianco a volonta'. Per fortuna avevano pure una camera libera.
    Il giorno dopo, ancora mare a Serapo e nel tardo pomeriggio un salto a Terracina per visitare il tempio di Giove Anxur. Un sito archeologico mozzafiato per la struttura architettonica innovativa e per la vista sulla cittadina e sulla piana, si tocca il cielo con le dita.





    Quarta sosta: Benevento (Gaeta, Benevento km 150 circa)
    Lunedì e martedì alla scoperta delle mura longobarde, dell’anfiteatro romano.Visitiamo la Chiesa di Santa Sofia e l’Arco di Traiano, opere da poco restaurate. Dimenticavo la stele egizia! L’ex Maleventum è zeppa di tesori.

    Arrivo a Palinuro (Benevento-Palinuro km.190)
    Da Benevento autostrada per Avellino, raccordo Avellino-Salerno, Salerno-Reggio fino a Battipaglia poi via via, con una superstrada fino a Futani. Lassù in cima alle montagne del Parco del Cilento e del Vallo di Diano c’è un interruzione della superstrada, per lavori, ed allora ci precipitiamo verso il mare di Palinuro, su una stradina immersa nel verde ma che stanca i polsi.



    I km cominciano a farsi sentire, entriamo in Palinuro ed il primo albergo, in vista, è nostro. Hotel San Pietro. A due passi dal centro del Paese, ma direttamente sul mare, con discesa privata alla spiaggia di scogli, piscina confinante con l’orizzonte, camera smisurata, con balcone sul tramonto e vista del porticciolo.



    Un tuffo nel mare, una doccia e (pagata la mezza pensione) a cena in ambiente soft e sufficientemente raffinato. Il maitre prende le ordinazioni ed i camerieri con i guanti ci servono le portate. Per la verità c’è anche un buffet fornitissimo sul quale, tentando di non dare troppo nell’occhio ci tuffiamo, con un certo appetito (eufemismo).
    E dopo cena, usciamo ad esplorare il paese. Piccolo ma grazioso. Negozi ad ogni angolo, pizzerie, Hotels, pubs, ma ancora, per fortuna, poco popolato di turisti. In albergo ci hanno spiegato che la "stagione" comincia a metà luglio e finisce poco dopo ferragosto.A me e a Ro non dispiacerebbe certo una casetta, qui, sul mare, per la vecchiaia.

    I tesori li scopriamo il giorno dopo.
    Al mattino passeggiata dall’albergo verso il porticciolo. Splendida.



    Ci avevano consigliato una gita in barca verso la grotta azzurra, la grotta d’argento, la grotta del sangue, la baia del buon dormire, l’arco naturale. E noi obbedienti e curiosi saliamo sul gozzo ligure di Alessandro per la mini crociera (12 € a testa).
    Spettacoli entusiasmanti, le parole non riusciranno mai a rendere quanto le immagini. Una per tutte anche se sfocata: la grotta azzurra.



    Pomeriggio a poltrire tra spiaggia e bordo della piscina, immagazzinando e catalogando le sensazioni forti che questo angolo di paradiso ci sta trasmettendo.
    Un’altra ottima cena, poi ancora passeggiata serale. Stavolta l’obbiettivo sono proprio i negozi per recuperare qualche souvenir e regalini per i figli.

    Il Rientro ( 2 tappe Palinuro – Roma // Roma – Savona km. 938)
    Alle 11 del venerdì, riprendiamo la strada per il nord. Questa volta, però, seguiamo la litoranea fino a Vallo. Un’ora di panorami mozzafiato, Marina di Pisciotta, Marina di Ascea, Casalvelino, Acciaroli. A Battipaglia, ci fermiamo, in un caseificio artigianale, lungo la strada, per assaggiare la famosa mozzarella di bufala campana. 400gr. finiscono in un battibaleno. Merita proprio tutti i marchi di protezione del mondo. Inarrivabile. Anche il confronto con la stessa mozzarella di bufala della zona di Mondragone non regge!
    La sera ospiti attesi, a Roma, dai cugini di Ro ed il giorno dopo nel primo pomeriggio siamo di nuovo a Casa, pioviggina.

    P.S. dimenticavo: il VFR non ha mostrato alcun segno di affaticamento pur con un carico di bagagli notevole e due passeggeri. Ho caricato avantreno e ammortizzatore post. al massimo. Moto rigida ma stabile. Il consumo è stato forse più alto di quanto mi aspettassi, ma il peso e, probabilmente, anche il cupolino più alto avranno avuto la loro influenza. Le gomme (metz. Z6) sono da cambiare.

    Francia di Davide "Edivad" Beretta

    Castelli della Loira / Caen (sbarco in normandia) / Le Moint Saint Michel / Bretagna / Parigi



    Quello che seguira' sara' un “diario” (se così lo si può chiamare) delle mie prime ferie in moto.
    Alla partenza siamo in quattro persone e due moto (la mia Honda VFR800 - il BMW GS1100 di Francesco).

    Sabato 4 agosto (Milano-Vichy : 660 Km)

    E’ arrivato il giorno fatidico della partenza, il ritrovo è fissato alle 07:30 all’ingresso della tangenziale Ovest (Sesto San Giovanni). La partenza avviene più o meno in orario ovviamente (quasi fosse un preludio dei giorni che seguiranno) il cielo si presenta grigio.

    Per il primo tratto (fino a Torino), si sceglie l’autostrada (sara' l’unico pezzo di autostrada che faremo). Arrivati a meta' strada tra Milano e Torino ecco che appare ... che cosa? ... che cosa? ... ma la PIOGGIA :-((((( . Ci fermiamo sotto un ponte e per fortuna smette quasi subito. Dopo qualche km si decide la sosta per la colazione e dato il colore del cielo si opta per indossare le tute anti-pioggia.
    La seconda sosta viene fatta per “pranzo” appena entrati in Francia, nel parco nazionale Des Ecris. E poi via una “tirata unica” fino a Vichy dove è prevista la sosta per la prima notte.

    A Vichy arriviamo verso le 21.00 (per fortuna avevamo prenotato!!!) con una temperatura quasi invernale (circa 10°C), e il sottoscritto (dato che non aveva portato i guanti pesanti) si portera' per qualche giorno il ricordino (un principio di congelamento a due dita della mano destra).

    Ultima annotazione è da riservare al panorama che abbiamo incontrato, è stato molto vario. Dalla noiosa autostrada (MI-TO) alle alte vette delle alpi (vedi Alpe-Duex), per poi arrivare nella zona centrale della Francia (diciamo collinosa), si può dire che se non fosse per la pioggerellina che ci ha accompagnato, l’ultimo tratto della giornata presentava una strada per così dire invitante (chi ha orecchie per intendere ...)


    Domenica 5 agosto (Vichy-Tourquant/Tours : 430 Km)

    Il secondo giorno è puro trasferimento, il panorama che si incontra per tutto il percorso è bello ma un po’ monotono (su e giù per le colline piene di girasoli su strade larghissime). Ovviamente il sottoscritto per ravvivare un po’ il viaggio decide di star male ... Una bella congestione che mi colpisce negli ultimi 100km ... che logicamente diventano un calvario ... e non vi dico ... guidare su strade che non si conoscono, con il mal di stomaco e per giunta inizia a piovere NOOOOOOO.

    A Tourquant arriviamo in serata. Anche lì avevamo gia' prenotato in quello che sara' il nostro campo base per un paio di giorni. Il posto è molto bello (Hotel De Charme – http://www.demeure-vignole.com) La particolarit? ? Le camere sono in tufo e ogni camera è arredata con uno stile diverso (la nostra era Giapponese). Unica pecca è la posizione infatti Tourquant si trova all’estrema sinistra della zona dei castelli della Loira.


    Lunedì 6 agosto / Martedì 7 agosto (Castelli della Loira)

    Sono due giorni dedicati alla visita dei famosi castelli della Loira. Per prima cosa bisogna fare una scelta perchè sono tantissimi.

    Tra quelli da noi visitati vi consiglio “Villandry” (che ha dei giardini FANTASTICI) e “Amboise” (dove oltre al “castello” si può visitare la dimora dove visse gli ultimi tre anni della sua vita Leonardo Da Vinci - Castello del Clos-Luce) nei quali siamo entrati.

    Gli altri da noi visitati sono stati: Samur, Montsoreau, Chateau d’Azay-le-Rideau, e Chinon (dove vale la pena fare due passi nel paesino).

    Per nostra sfortuna sono stati, meteorologicamente parlando, i due giorni più brutti, acqua, acqua, cielo coperto, poi ancora acqua, acqua, acqua.



    Mercoledì 8 Agosto (Tourquant/Tours-Caen : 350 Km)

    Tappa tutto sommato cortina, che ci ha permesso partendo relativamente presto da Tourquant di arrivare nel primo pomeriggio, cercare il posto per la notte e visitare la citt? .

    Per dormire consigliamo l’IBIS (catena di alberghi molto diffusa in Francia – http://www.ibishotel.com) che si trova nel centro della citt? . Da visitare a Caen c’è senz’altro il castello dal quale si gode un’ottima veduta.


    Giovedì 9 Agosto (Sbarco in Normandia)

    Alla mattina ci dirigiamo (sotto un cielo poco promettente) alla ricerca del famoso Museo dello sbarco, ma fate attenzione perché ce ne sono due, quello “giusto” (cioè quello più completo e piu’ grande) è: LE MEMORIAL, UN MOSEE POUR LA PAIX http://www.memorial-caen.fr

    Beh che dire sul museo ... Molto, molto bello !!!!!! Per visitarlo tutto ci impieghiamo tutta la mattina (sono necessarie almeno 3-4 ore), nel frattempo fuori imperversava un vero diluvio.

    Ma per fortuna questa volta la buona sorte è con noi infatti quando usciamo ha smesso di piovere e ci si presente un cielo stupendo con i nuvoloni bianchi che si sovrappongono al cielo turchese (aoooo stò a diventa' un poeta).

    Ci dirigiamo come da programma verso le spiagge dove il 6 giugno 1944 avvenne uno degli eventi che, si può ben dire, abbia cambiato la storia del mondo. Inizialmente avevamo in programma di visitarne solo qualcuna, ma alla fine le abbiamo visitate tutte Arromanches – Longues sur mer – Cimetiere Americain – Omaha Beach – Point du hoc).

    Senz’altro il luogo che mi ha colpito di più è stata la "spiaggia" di "Cimetiere Americain"situato sotto una scogliera che sovrasta il cimitero; qui sono seppelliti i militari americani di quei 2-3 giorni di battaglia (in quel cimitero si trovano 9387 croci bianche!!!!!!!!!).

    Una raccomandazione attenti alla benzina!!!!! Non si trovano benzinai.



    Venerdì 10 Agosto (Caen-Le Mont-St-Michel : 160 Km)

    Tappa molto breve che ci permise di arrivare presto a Le Moint-St-Michel (l’abbazia che è raggiungibile solo tramite una strada in alcuni periodi dell’anno perchè, causa maree, viene sommersa; questo fenomeno in agosto non si verifica).

    La scelta è stata quella di dormire all’interno dell’abbazia (http://http://www.mere-poulard.fr), scelta gia' maturata prima della nostra partenza da Milano, quindi avevamo gia' prenotato. Inizialmente ero scettico sul fatto di dormire all’interno dell’abbazia (a causa soprattutto dei costi) ma ripensandoci, ne è valsa veramente la pena, per due motivi:

  • 1°: di giorno c’è una ressa incredibile mentre la sera è più “vivibile”;
  • 2°: un tramonto come quello che ho visto quella sera non è una cosa da tutti i giorni!
  • Quella sera prendiamo una decisione di cui ci saremo poi pentiti, cioè di eliminare i due giorni previsti nel nord della Bretagna e farli nel sud della Bretagna (quindi i giorni previsti nel sud della Bretagna diventano 5)


    Sabato 11 Agosto (Le Mont-St-Michel – Rennes : 400 Km)

    Dato che il punto previsto di arrivo della giornata doveva essere un “piccolo” paesino sull’oceano, teoricamente sperduto, e che distava solo 270 Km (Carnac), ce la prendiamo con calma, fermandoci così più di un’ora per la sosta, etc, etc... ma arrivati a Carnac ecco la sorpresa... 3 Km di coda per entrare in paese?!?!?!?! Dopo vari tentativi di trovare un posto per la notte optiamo per tornare al paese più grosso, che avevamo incontrato sulla strada (Vannas). Stessa sorte e all’alba delle 18.00 scopriamo l’arcano ... in quel periodo c’è la “festa celtica” !!!!!! E all’ufficio del turismo ci dicono che nel raggio di 80Km non si trova una stanza!!!!!! Che fare per la notte? Decidiamo di dirigerci nella citta' più grande della Bretagna (Rennes) e tutto sommato ci va bene, troviamo da dormire alle 20.30 in un alberghetto a due stelle.


    Domenica 12 Agosto - Broceliande (terre de leggend), (Cioè la foresta del mago merlino)

    Un giornata immersa nel verde, c’è da elogiare i Francesi, che hanno saputo valorizzare molto bene la zona. In poche parole è un percorso (asfaltato) di circa 70Km tutti in una foresta con diverse tappe (la tomba del mago merlino, la sorgente di Barenton, la Sorgente della giovinezza, i Megaliti, ….).

    Il punto base dal quale si possono avere informazione sul tour è la citta' di Paimpont.


    Lunedì 13 Agosto (Rennes-Parigi : 390 Km)

    A questo punto noi (io e Anna) ci dirigiamo verso Parigi, mentre Francesco e Roberta si tornano verso i Castelli della Loira.

    Partiamo alla volta di Parigi alle sette del mattino con un freddo (12°C) e una nebbia che sembra di stare a novembre in pianura padana. Per fortuna verso le nove appare un sole caldo che ci accompagnera' per i tre giorni successivi.

    Arrivati a Parigi decidiamo di pernottare (per tutti e tre i giorni)in un hotel della catena IBIS (vi evito le peripezie che ci capitano a Parigi per trovare un’albergo, e che ci fanno decidere di mettere a riposo il VFR per i successivi due giorni).


    Martedì 14 Agosto / Mercoledì 15 Agosto

    Su questi due giorni abbiamo fatto i classici turisti girando (a piedi) tutta la citta' (Tour Eiffel-Cattedrale di Notre Dame – Arc de Triomphe – Camps Elise - Place de la Concorde – Louvre - ...)


    Giovedì 16 Agosto / Venerdì 17 Agosto (Parigi-St.Etienne : 500 Km ----St.Etienne-Milano: 550 Km)

    E’ giunta l’ora di tornare a casa, per evitare un tappone unico facciamo sosta e St.Etienne (tanto per cambiare in un IBIS).

    Il tempo, dopo qualche giorno tregua, torna a perseguitarci e il Giovedì lo passiamo tutto il giorno con la tuta antipioggia; mentre il Venerdì prendiamo un acquazzone biblico (guarda caso in un tratto dove non trovo riparo) che dura, però, solo 10 minuti.

    Tanto per cambiare paesaggisticamente l’ultimo giorno è fantastico (le alpi sono sempre le alpi).

    L’ultimo tratto (Torino-Milano) lo facciamo in sardostrada.


    Conclusioni

    Il Viaggio: nonostante il tempo devo dire che ne è valsa la pena

    La moto: NO COMMENT ... Semplicemente perfetta!!!!! VFRforever

    I voti sui posti visitati: Sbarco in Normandia 10 – Castelli della Loira 8 – Le Mont Saint Michel e Bretagna 7,5 – Parigi 7

    I Francesi: Ero partito con molti pregiudizi nei loro confronti ma mi sono dovuto parzialmente ricredere, da elogiare la loro educazione stradale (quanto vedono arrivare in moto manca poco che accostino per farla passare).

    Totale = 4000 Km


    edivad - alias Davide
    VFR 800 Fix - '99 - red

    Il nostro viaggio in Croazia - Il viaggio di John John & Sy

    Il nostro viaggio in Croazia - by JJ& Sy -

    Introduzione

    Sul traghetto veloce della SNAV che da da Hvar ci sta riportando in Italia, ripenso agli undici giorni di luglio trascorsi in Croazia con la mia compagna Sy e la nostra fedele VFR.
    Il pensiero torna ai giorni precedenti la partenza, quando prendeva corpo l'idea di salire da Roma, evitando il più possibile le autostrade, fino a raggiungere l'Istria, dove avremmo fatto la prima tappa in terra straniera!
    Preziosi, devo dire, sono stati i consigli dei VFRatelli: Macho, Diegone, Aigor, Alessandro Fiorencis, Brancalion e Renzo Raseni!

    La VFR, come in altri viaggi, è stata dotata del "Kit Gran Turismo" comprendente:

    Il Viaggio

    Venerdi 16 luglio, ore 18,30 > pronti a partire: foto di rito, contatto e... "cic": come "cic"?! Batteria a terra e orologio azzerato!
    Il pensiero va subito a... ma no, è un V-Tec (almeno lo penso per scaramanzia!), ma è tardi, e poi bisogna essere ottimisti!
    Così: giù dalla moto, via caschi, giacche, bauletto, sella, fino ad accedere alla batteria; collegamento con i cavi alla macchina e... vrooouuum > sììììììì !!! Il tempo di rimontare tutto, sistemare l'orologio, rivestirci e... sono le 19 quando partiamo!
    che percorriamo i primi Km. a fari spenti per permettere una più rapida carica della batteria, mi rendo conto che io stesso sono stato involontariamente l'artefice del black out, avendo regolato l'altezza dei fari, alcuni giorni prima, dimenticando di controllare poi, lo stato di carica!
    Lasciamo alle nostre spalle Roma e il suo traffico convulso, imboccando, visto che s'è fatto tardi, la A1 fino ad Orte.
    Percorrendo la E45 al crepuscolo, capisco perché Andrea di Faenza, che la percorre spesso, mi aveva raccomandato prudenza; la pavimentazione piena di buche, oltre alle numerose deviazioni, ne fanno una strada assai insidiosa!
    Comunque alle 22.15 giungiamo a Cesena dove passeremo la notte!
    Siamo attesi da Andrea di Faenza, col quale ceniamo non prima d'aver scaricato i bagagli ed esserci ripuliti dagli strati di moscerini spiaccicati un po' dappertutto; l'indomani, di buonora, torniamo in sella per continuare il nostro viaggio.

    Il traffico del sabato sulla via Romea rallenta la nostra media sconsigliandoci di deviare verso Sacile dove eravamo stati invitati da Macho, ma vista l'ora, proseguiamo verso il confine.
    A Trieste siamo accolti da Renzo Raseni e Tiziana che, assai carinamente ci portano in un ristorante delizioso dove, loro ospiti, gustiamo delle squisitezze a base di pesce. Quindi veniamo amorevolmente scortati per Trieste, quindi fino al confine Italo-Sloveno: un abbraccio suggella un'amicizia e un saluto!

    Entrati in Slovenia, poi in Croazia, scendiamo lungo l'Istria fino a Porec (Porenzo) che raggiungiamo alle 19,30 e ci mettiamo subito a caccia per la sistemazione notturna!
    Ne troviamo una, nei dintorni della cittadina, veramente confortevole, oltre ad essere colpiti dalla gentilezza della padrona di casa!
    Decidiamo di restare a Porec due giorni anche per vedere, pur sommariamente, l'Istria.

    Scopro con piacere che non solo la Croazia è bella paesaggisticamente, ma è notevole anche dal punto di vista culinario: come non ricordare le salsiccette (cepvacici) o i maialini che, a qualsiasi ora, girano sugli spiedi, o lo squisito ed abbondante pescea'E se state pensando che gli spaghetti allo scoglio non possono essere che italiani, sappiate che questa foto non è stata scattata in un ristorante italico!

    Abbiamo tempo per vedere un'altra perla dell'Istria Rovinj (Rovigno)

    dopodiché tagliamo questa penisola trasversalmente per giungere a Brestova da dove traghettiamo per l'isola di Cres (Cherso).
    Seguendo i consigli di Macho e Diegone attraversiamo l'isola fino a raggiungere l'isola di Losinj (Lossino) attraverso un piccolo ponte che la collega a Cres.

    Il senso di bellezza e tranquillita' insieme, fanno di questi luoghi un posto perfetto per chi ha bisogno di relax! Così ne approfittiamo per trascorrere tre giorni indimenticabili tra Mali e Veli Losinj.

    Con molto dispiacere lasciamo questi posti al mattino presto, ripercorrendo a ritroso parte delle due isole collegate, fino a Merag, da dove traghettiamo su KRK, isola (o penisola?) collegata alla costa.
    Con una strada fatta apposta per la moto, ci portiamo all'interno fino a Plitvice, dove, il giorno dopo, visitiamo il parco naturale, tra laghi, torrenti, cascate ed un verde intenso: un paradiso terrestre!
    Il percorso occupa l'intera giornata, ma alla fine, anche se stanchi, porteremo d'ora in poi sempre con noi il ricordo della bellezza di Plitvice!

    L'indomani ripartiamo con una lunga trasferta fino a Split (Spalato) dove troviamo il traghetto pomeridiano che va a Hvar.

    Sono gli ultimi due giorni in questa bella isola. Al mattino del terzo giorno ci stiamo imbarcando, insieme ad una coppia italica, conosciuta a Hvar, sul traghetto veloce Snav che ci portera' a Pescara!

    Pescara ci saluta con dei nuvoloni che presto diventeranno un nubifragio che ci accompagnera' fino a Roma

    Ma che faa'Ormai la nostra vacanza è finita!

    Considerazioni