Carene

Qui potrai trovare tutti gli articoli interenti le carene

Costruzione artigianale carene in vetroresina

(più un racconto che un sussidio)

Ecco che finalmente mi sono deciso a scrivere un dettagliato report su un’attività che potrebbe interessare a molti.
Però prima di addentrarmi nelle spiegazioni desidero fare alcune premesse: Quello che sarà descritto è esattamente quello che ho fatto io e non pretendo di avere usato il miglior metodo possibile. E’ semplicemente il metodo con cui mi son trovato meglio. Qualunque miglioria al mio lavoro sarà bene accetta.
La qualità dei pezzi finiti dipende in larga misura da come vengono eseguite le varie fasi del lavoro, specialmente la finitura. Io mi sono migliorato molto con l’esperienza, però penso di essere ancora lontano dal realizzare carene da poter spacciare come originali. Del resto non è mai stato il mio obbiettivo. Mi servivano per la pista. Le cose “professionali” le lascio fare ai professionisti. Altro punto… Fare un lavoro del genere richiede una buona dose di manualità e anche alcuni attrezzi che non tutti hanno in garage….però se ce l’ho fatta io che solitamente lavoro con computer, cacciavite e tester….

Conclusioni

No so se queste poche righe di spiegazione possano bastare per fare un lavoro così complesso, il mio consiglio è di documentarsi bene prima di iniziare e confrontare diversi modi di operare per scegliere quello che sembra migliore.
Conosco altra gente che ha fatto lavori simili, magari meno completi, ma c’è sempre da imparare.

Buon lavoro.

Nota importante sulla sicurezza: I vapori della resina, oltre che puzzare più della vostra tuta di pelle a fine stagione, sono TOSSICI. Evitate assolutamente di lavorare in un ambiente chiuso, ci vorrebbero delle maschere con filtri appositi, almeno cercate di operare all’aperto. Ovviamente la responsabilità di ciò che fate è vostra.

Gel coat

Nelle prime carene che ho fatto non l’ho usato e il 70% del lavoro è stato di finitura (dù palle!!!) e nonostante ciò son venute da schifo, poi mi sono meglio documentato e ho capito l’errore.
Il gel coat fornisce una superfice liscia e bianca e, se ce n’è bisogno, facile da levigare. In più copia perfettamente lo stampo (da qui i segni delle pennellate…)
Bisogna catalizzare (come da istruzioni fornite dal produttore) con una certa precisione poi si stende il gel coat come fosse una vernice densa sullo stampo verniciato e incerato.

E’ meglio evitare grossi spessori di gel in quanto le resine poliestere soffrono di un certo ritiro durante la polimerizzazione e ci si potrebbe ritrovare con gli angoli -specialmente - che si distaccano dagli stampi. (ovviamente anche questo mi è successo) Al limite due mani di gel.

Gli stampi

La prima cosa che avevo in mente quando ho iniziato il lavoro era che non dovevo per nessun motivo e in alcun modo rovinare le carene originali, così, dopo vari esperimenti con la carta pesta, la schiuma poliuretanica, per fare gli stampi ho optato per il gesso, che è poco costoso (gesso scagliola - sacco da 25 Kg – pochi EU castorama), facile da lavorare e non rovina l’originale.
Lo svantaggio è che lo stampo di gesso, una volta solidificato, sarà un monolito di diversi kili… In più si butta via ogni volta…
Per ovviare all’inconveniente del peso ho deciso di “armare” il gesso con una rete metallica. Questa và sagomata per seguire il più possibile le curvature del pezzo originale.

Dopo avere incerato il pezzo originale ( cera per mobili – 3,60 EU esselunga) per facilitare il distacco ho applicato una prima passata di gesso dello spessore di qualche mm, poi dopo una mezzoretta ( il tempo che ci vuole al gesso per solidificare) ho messo sopra la rete metallica di armatura e poi ho riempito tutto con altro gesso. La parte difficile sono i bordi.



Dopo un paio di giorni si estrae con delicatezza la carena originale e si controlla che non ci siano troppe imperfezioni nello stampo. Quest’ultimo sarà il negativo del pezzo e se non sarà venuto bene di certo anche il pezzo finito ne risentirà. Il mio consiglio è di rifare casomai lo stampo, perché lavorare poi con stucco e levigatrice per rimediare a grossi difetti è molto più faticoso.( io l’ho fatto)



Se lo stampo vi soddisfa bisogna aspettare un altro paio di giorni per fare asciugare completamente il gesso, quindi possiamo passare alla fase successiva che è la verniciatura dello stampo.
Quest’operazione è necessaria in quanto la resina altrimenti si attaccherebbe al gesso che è molto poroso.
Io ho usato della vernice acrilica a pennello ( ce l’avevo in casa – per limitare i costi) ma la prossima volta userò della vernice a spruzzo, perché sui pezzi che ho fatto si vedevano i segni delle pennellate.
Una volta seccata bene la vernice vi ho spalmato sopra una buona dose di cera usata come distaccante e poi l’ho lucidata ma senza levarla completamente. Meglio sarebbe stato usare una cera specifica distaccante ma non l’ho mai comprata. (tosto eh!!)

La vetroresina (VTR)

In pratica la VTR è costituita (come dice la parola ) da VETRO sotto forma di fibre di vetro e da RESINA.
Le fibre di vetro possono essere di diversa fattura: Possono essere MAT cioè fibre disordinate tenute insieme da una lacca, possono essere STUOIA cioè fibre ordinate e intrecciate come un tessuto.
Per avere un’idea: La resina usata per impregnare le fibre di vetro è la economica resina poliestere, che puzza in una maniera micidiale e deve essere catalizzata con l’apposito catalizzatore.
Un altro tipo di resina è il GEL COAT che viene usato per la parte superficiale dei pezzi.

Mat e stuoia di vetro

Quando il gel coat è indurito (da pochi minuti a qualche ora – dipende dalla percentuale di catalizzatore e dalla temperatura) si può passare alla stesura della fibra di vetro dando prima una mano di resina poliestere catalizzata sopra il gel coat e quindi applicando la fibra. Quest’ultima si deve impregnare completamente di resina e allo stesso tempo deve aderire allo stampo altrimenti quando indurisce avremo delle bolle d’aria tra lo strato superficiale e la vtr. Naturalmente a me è capitato, quindi, ore di lavoro con stucco e levigatrice.
Per fare aderire la fibra allo stampo e nel contempo impregnarla con la resina ho usato un pennello al quale ho accorciato la chioma, picchettando la fibra nei vari punti.

Nella foto si vede il primo strato di mat già indurito e la stuoia per il secondo strato pronta da applicare.
Una cosa che ho capito è che per “ricopiare” gli angoli più stretti il segreto è usare del mat o stuoia di basso peso. Magari uno strato in più, ma lo spessore ridotto della fibra assicura un risultato migliore. Se mentre si picchetta con il pennello si scalda con un phon, la resina diventa più liquida e penetra meglio.
Indurito il primo strato si passa al secondo e così via. A seconda del peso della fibra impiegata e della robustezza richiesta si possono fare tutti gli strati che si vogliono.
Nelle mie carene ho usato del mat piuttosto pesante (errore…) come primo strato, poi della stuoia come secondo strato per dare più robustezza e un altro strato di mat.
Quando il tutto è indurito, diciamo il giorno dopo meglio due, si estrae il pezzo grezzo dallo stampo.

Come si vede nella foto alcune parti di vernice dello stampo sono rimaste attaccate alla VTR, rendendo lo stampo inutilizzabile , mentre altre volte ho dovuto rompere lo stampo a martellate per estrarre i pezzi. Prima o poi userò anche la cera distaccante vera, chissà….
A questo punto bisogna ritagliare i bordi del pezzo. Io questo l’ho fatto con un seghetto alternativo e lama per taglio ferro onde evitare crepe e sbeccature. E’ a questo punto che, di solito, ci si accorge dell’importanza di fare bene i bordi nelle fasi precedenti.

Qui si vedono i pezzi parzialmente assemblati.
Inizialmente l’obbiettivo era di fare i pezzi assolutamente uguali agli originali anche nei vari incastri, ma, onestamente, è difficilissimo (ma non impossibile..)e quindi o optato per un montaggio “hard” con inserti incollati in vtr all’interno così da ottenere degli insiemi, eliminando i problemi degli incastri. Del resto anche le carene vtr commerciali mi pare che vengano fornite in pezzi unici.

A questo punto inizia la fase di finitura con la stuccatura delle giunzioni tra li pezzi e delle imperfezioni varie.
Lo stucco impiegato è stucco vetroresina (si chiama proprio così, ma guarda..) che và catalizzato come la resina.
Esiste anche dello stucco spray che, nei casi difficili cioè quando ci sia una larga superficie da “tirare in pari”, può servire.

Quindi sotto con la levigatrice. Io ho impiegato una levigatrice orbitale con il piattello triangolare che consente di accedere anche nei punti difficili.

Un capitolo a parte rappresenta la creazione degli attacchi interni, oppure, peggio quelli per i fari o frecce.
Nelle carene per la pista questo problema non c’è ma, se si vogliono usare anche su strada, bisogna inventarsi qualcosa.
Io sono riuscito a fare qualcosa in questo senso con dadi annegati nello stucco poi rinforzando con vtr, ma qui la fantasia si spreca…

Una volta finito di assemblare e levigare, quando il livello di finitura è quello desiderato, si passa all’applicazione del fondo o primier, meglio a spruzzo (altrimenti si vedono le pennellate, non c’è verso) e poi la verniciatura finale a piacimento.