Capo Palinuro (by Giancalo Lombardi)
Giovedì pomeriggio tardi, finalmente si parte. Io e Ro, in sella a "Marilyn" addobbata per l’occasione:
- borse laterali Honda,
- capiente borsa morbida da sella piazzata sul codone, fissata con il ragno e corda elastica. Non riesco proprio a digerire il bauletto posteriore fisso e rigido,
- borsa da serbatoio,
- cupolino Zero Gravity Double Boubble fumè, nuovo nuovo, consigliatomi da John John (ex socio Vic - ndr).
Prima sosta: Pistoia. (SV-PT, km 245)
Il poco tempo a disposizione ci permette solo una noiosa tratta in sardostrada (245km). Comunque, tra Chiavari e Sestri sosta forzata di mezz’ora, causa brutto incidente ad un’auto, schiantatasi contro l’uscita da una galleria.
La sosta a Pistoia è l’occasione per ritrovare una coppia di amici carissimi. Serata a cena insieme, naturalmente. E poi, centellinando una favolosa grappa di Brunello, ci raccontiamo dei nostri prossimi viaggi. Paolo e M.Pia, (bmwisti convinti, insieme ad altri 4 equipaggi di bmwisti), a fine luglio, si faranno più di 5000 km tra Francia, Olanda, Germania, Liechtstein.
A volte, quando ascolto i loro resoconti sento più vicino il momento in cui o un GS o un RT potrebbe essere la mia prossima cavalcatura…ma poi il VFR mi "riacchiappa".
Venerdì mattina, Paolo ci accompagna fino al casello di Montecatini. Lui consiglia “l’orcianese pisana” passando da Cecina, per arrivare sull’Aurelia e raggiungere Sabaudia, prossima tappa. Noi avevamo pensato di tagliare da Siena fino a Grosseto. Seguiamo, però, le sue indicazioni.
L’orcianese è una gran bella stradina tra le colline pisane, curvosa (!) ma riposante e poco trafficata. Necessita di attenzione per la pavimentazione sconnessa. Ci si arriva passando da Altopascio, via Bientina (qui speriamo di aver scampato due autovelox segnalatici da colleghi motociclisti). Il paesaggio è proprio quello toscano classico, rotonde sommita' sormontate da “ciuffi” di cipressi. Dopo una novantina di km ecco Cecina. Imbocchiamo un’Aurelia, trafficata e ventosissima.
Per ora di pranzo ci fermiamo a Tarquinia. Un’occhiata al centro storico. Vi incontriamo le maestranze savonesi di una ditta che sta restaurando la sinagoga. Giusto il tempo di riconoscerci come compaesani e farci consigliare il Ristorante "All’Olivo". Freschissima grigliata di pesce per due, orate, mazzancolle etc. buona a €. 50. Niente vino però.
Alle tre in punto si riprende il viaggio verso Sabaudia. Le condizioni climatiche non ci aiutano, fa caldo e continua a spirare un forte vento laterale, fastidiosissimo da cui il nuovo cupolino non riesce a proteggerci molto. Il traffico però, per fortuna, è scarso. Persino sul raccordo non troviamo grossi intoppi. Ma la Pontina... mamma mia! Più di 70 km in un imbuto senza regole né limiti, sembra un tutti contro tutti, che rischi!
Comunque prima delle cinque siamo sul bellissimo viale che dalla Pontina porta fino a Sabaudia attraverso i boschi del Parco.
Seconda sosta: Sabaudia (da Pistoia, Cecina, Tarquinia fino Sabaudia, km. 456)
Non conoscevamo questa parte del litorale pontino, né Sabaudia. Il ponte sul lago, la spiaggia di sabbia che degrada lentamente nel mare, l’acqua limpidissima ed un riposante silenzio ci hanno conquistati.
Persino l’architettura fascista, qui, ha un suo fascino.
L’albergo ha l’accesso diretto al lago e, attraversata la litoranea, siamo sulla spiaggia, il tutto sovrastato dal Circeo. Il cielo, però, è scuro.

La sera, in centro, si scatena il temporale che ci costringe a cenare nella prima pizzeria che troviamo. L’acquazzone dura poco, ma siamo stanchi per il tappone, si va a nanna presto.
La mattina di buon ora, di nuovo a mare. C’è un sole splendido e la spiaggia si sta popolando, soprattutto famigliole con bambini. Prima di mezzogiorno, però, decidiamo di proseguire per Sperlonga, Gaeta, senza fermarci a Terracina che visiteremo poi.
Terza sosta: Gaeta. (Sabaudia-Gaeta km 54)
Sperlonga e le sue case bianche arroccate le vediamo dalla piazzetta del paese, però il bagno, si fa, rigorosamente, a Serapo con pranzetto frugale in spiaggia. Ma la cena la ricorderemo a lungo. Un ristorantino a conduzione familiare. Il padrone fa il cuoco, la moglie serve a tavola la figlia aiuta entrambi, un po’ in cucina un po’ tra i tavoli. Divini spaghetti allo scoglio, mitica frittura mista. Vino bianco a volonta'. Per fortuna avevano pure una camera libera.
Il giorno dopo, ancora mare a Serapo e nel tardo pomeriggio un salto a Terracina per visitare il tempio di Giove Anxur. Un sito archeologico mozzafiato per la struttura architettonica innovativa e per la vista sulla cittadina e sulla piana, si tocca il cielo con le dita.
Quarta sosta: Benevento (Gaeta, Benevento km 150 circa)
Lunedì e martedì alla scoperta delle mura longobarde, dell’anfiteatro romano.Visitiamo la Chiesa di Santa Sofia e l’Arco di Traiano, opere da poco restaurate. Dimenticavo la stele egizia! L’ex Maleventum è zeppa di tesori.
Arrivo a Palinuro (Benevento-Palinuro km.190)
Da Benevento autostrada per Avellino, raccordo Avellino-Salerno, Salerno-Reggio fino a Battipaglia poi via via, con una superstrada fino a Futani. Lassù in cima alle montagne del Parco del Cilento e del Vallo di Diano c’è un interruzione della superstrada, per lavori, ed allora ci precipitiamo verso il mare di Palinuro, su una stradina immersa nel verde ma che stanca i polsi.

I km cominciano a farsi sentire, entriamo in Palinuro ed il primo albergo, in vista, è nostro. Hotel San Pietro. A due passi dal centro del Paese, ma direttamente sul mare, con discesa privata alla spiaggia di scogli, piscina confinante con l’orizzonte, camera smisurata, con balcone sul tramonto e vista del porticciolo.

Un tuffo nel mare, una doccia e (pagata la mezza pensione) a cena in ambiente soft e sufficientemente raffinato. Il maitre prende le ordinazioni ed i camerieri con i guanti ci servono le portate. Per la verità c’è anche un buffet fornitissimo sul quale, tentando di non dare troppo nell’occhio ci tuffiamo, con un certo appetito (eufemismo).
E dopo cena, usciamo ad esplorare il paese. Piccolo ma grazioso. Negozi ad ogni angolo, pizzerie, Hotels, pubs, ma ancora, per fortuna, poco popolato di turisti. In albergo ci hanno spiegato che la "stagione" comincia a metà luglio e finisce poco dopo ferragosto.A me e a Ro non dispiacerebbe certo una casetta, qui, sul mare, per la vecchiaia.
I tesori li scopriamo il giorno dopo.
Al mattino passeggiata dall’albergo verso il porticciolo. Splendida.

Ci avevano consigliato una gita in barca verso la grotta azzurra, la grotta d’argento, la grotta del sangue, la baia del buon dormire, l’arco naturale. E noi obbedienti e curiosi saliamo sul gozzo ligure di Alessandro per la mini crociera (12 € a testa).
Spettacoli entusiasmanti, le parole non riusciranno mai a rendere quanto le immagini. Una per tutte anche se sfocata: la grotta azzurra.

Pomeriggio a poltrire tra spiaggia e bordo della piscina, immagazzinando e catalogando le sensazioni forti che questo angolo di paradiso ci sta trasmettendo.
Un’altra ottima cena, poi ancora passeggiata serale. Stavolta l’obbiettivo sono proprio i negozi per recuperare qualche souvenir e regalini per i figli.
Il Rientro ( 2 tappe Palinuro – Roma // Roma – Savona km. 938)
Alle 11 del venerdì, riprendiamo la strada per il nord. Questa volta, però, seguiamo la litoranea fino a Vallo. Un’ora di panorami mozzafiato, Marina di Pisciotta, Marina di Ascea, Casalvelino, Acciaroli.
A Battipaglia, ci fermiamo, in un caseificio artigianale, lungo la strada, per assaggiare la famosa mozzarella di bufala campana. 400gr. finiscono in un battibaleno. Merita proprio tutti i marchi di protezione del mondo. Inarrivabile. Anche il confronto con la stessa mozzarella di bufala della zona di Mondragone non regge!
La sera ospiti attesi, a Roma, dai cugini di Ro ed il giorno dopo nel primo pomeriggio siamo di nuovo a Casa, pioviggina.
P.S. dimenticavo: il VFR non ha mostrato alcun segno di affaticamento pur con un carico di bagagli notevole e due passeggeri. Ho caricato avantreno e ammortizzatore post. al massimo. Moto rigida ma stabile. Il consumo è stato forse più alto di quanto mi aspettassi, ma il peso e, probabilmente, anche il cupolino più alto avranno avuto la loro influenza. Le gomme (metz. Z6) sono da cambiare.